Fecondità non è solo fertilità

Quando proponiamo i nostri percorsi ci capita di dover trattare la fecondità nel matrimonio. La fecondità è una delle caratteristiche fondamentali di un matrimonio naturale e, di conseguenza, anche sacramentale. Allora chi non può concepire figli non può sposarsi? Se si sposa è un matrimonio di second’ordine? Nulla di tutto questo! Se una coppia non può concepire figli può comunque essere feconda e vivere un matrimonio pieno. Ciò che impedisce il sorgere del matrimonio non è l’impossibilità di averne, ma la volontà di non averne. Come può una coppia essere feconda anche se non può essere fertile? Ce lo insegna don Carlo Rocchetta che ha trovato ben tre modalità di essere fecondi anche nell’infertilità. Naturalmente queste fecondità riguardano tutti e non solo chi non può avere figli, Tutti gli sposi sono chiamati a viverle. Cercherò di scrivere qualcosa su ognuna di queste modalità di vivere la fecondità.

  1. Generare la presenza di Dio nel coniuge. Vivere la nostra relazione alla luce di Dio. Amare il nostro coniuge con la modalità di Gesù. Quindi amare sempre e amare per primo. Essere capace di perdonare e di incoraggiare. Guardare lo sposo con lo sguardo di Gesù che è innamorato di ognuno di noi e riesce a vedere oltre le nostre miserie e fragilità. Un marito o una moglie capace di guardare così l’altra/o può davvero compiere miracoli nel cuore dell’amata/o. Ci sono persone che si sono convertite non perchè la moglie o il marito hanno insistito e obbligato ma perchè hanno visto l’amore che la moglie o il marito erano capaci di offrire loro e hanno voluto conoscere la fonte di quell’amore. Io stesso, come ho più volte raccontato, ho cercato davvero Gesù quando ho sperimentato la capacità di amarmi in modo gratuito e incondizionato della mia sposa, capacità che nasceva dalla sua fede in Cristo.
  2. Generare il coniuge come persona amata. Come dice la nostra amica Cristina Righi, il primo figlio della coppia è il noi. Lo sposo e la sposa donandosi e accogliendosi a vicenda diventano un noi. Il coniuge diventa il prossimo più prossimo della nostra vita. Tanto prossimo da essere uno con lui/lei. Ciò significa che la sua santità diventa il nostro obiettivo. Il nostro matrimonio è, prima di ogni altra cosa, farci carico della santità dell’altro/a. Essere capaci di apprezzarlo/a, di incoraggiarlo/a, di consigliarlo/a, di correggerlo/a, di perdonarlo/a. Sempre. Facendo questo l’uno per l’altra, giorno dopo giorno, anno dopo anno, il nostro amore diventerà sempre più forte e più grande, perchè si arricchirà di tutta una vita che diventa dono vicendevole.
  3. Generare la famiglia come comunità in missione. Questa fecondità è conseguenza delle altre. Dio Trinità perchè ha creato l’uomo? Ne aveva bisogno? No! Lo ha fatto per un eccesso d’amore. Viveva un’amore così grande che non lo ha contenuto in se stesso ma è traboccato divenendo desiderio di generare l’uomo. Così deve essere per noi. La missione è una conseguenza dell’amore che generiamo nella coppia. Un amore che è così bello e così tanto che desideriamo condividerlo anche con gli altri. Prima di tutto con i nostri figli, se ne abbiamo, ma non solo. Il servizio alla comunità diventa così qualcosa che nasce dall’amore di sposi e diventa fecondo in tanti modi diversi. Ci sarà chi opererà in parrocchia, all’oratorio, nel volontariato, nel tessuto associativo. Ci sarà chi si aprirà all’adozione o all’affido. Le modalità sono davvero molteplici. L’importante, ed è fondamentale capirlo, è che sia un desiderio che nasce dall’amore di coppia e non il cercare una realizzazione che non si riesce a trovare nella coppia. Sarebbe una fuga. La nostra vocazione è il matrimonio ed è lì che ci giochiamo la nostra santità.

Antonio e Luisa

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3 Pensieri su &Idquo;Fecondità non è solo fertilità

  1. Pingback: Fertilità e fecondità nel matrimonio cristiano

  2. Carissimi Antonio e Luisa,
    Vi seguo con gioia da parecchi mesi. Mi permetto di scrivervi queste poche righe in quanto noi siamo una coppia senza figli cosidetta “sine causa”. Grazie x aver trattato questo argomento. Proprio x ribadire che tutte le coppie sono feconde ed è inscritto nel DNA del Sacramento e che ci rende tutte uguali indipendentemente dal numero dei figli. Vi ringrazio per aver detto che l’impossibilità di avere figli non è di ostacolo né prima, né dopo il Sacramento delle Nozze. Non sempre questo è chiaro. inolte nons sempre è compreso il fatto che TUTTE LE COPPIE sono chiamate ad aprire le porte del cuore e della propria casa in diverse modalità ma con la stessa dignità, indipendentemente dal numero di figli. Perché l’affido e l’adozione, oltre alle attività a servizio della comunità, dimostrano l’azione di Gesù amante vs ogni fratello che incontriamo ed attraverso questi gesti d’amore concreto, Lo rendiamo presente. Perché questa è la missione di tutte le coppie di sposi cristiani. Ma dobbiamo fare attenzione a non considerare l’adozione e l’affido come l’unica modalità ed esclusivo “moto consolatorio” di chi non ha figli. Spesso non si conosce il fatto che una coppia, che non può avere figli, deve curare una ferita che non sarà mai completamente guarita e rimane, non per far vedere un minore amore dello Sposo Gesù, ma al contrario, per ricordare nella ns carne ferita ed in quella mancanza, proprio la Sua Presenza e la Sua Grazia. Che non vanno a coprire un vuoto, ma a trasformarlo in Lui ed attraverso il suo Amore ed il suo esempio in grazia per la ns coppia e per tutti i “figli nello Spirito” che ci donerà di accogliere e generare nel Suo Nome. E quindi abbiamo scoperto questa immensa Grazia attraverso Armando e Lorella genitori di due splendi figli nella carne, che per primi ci hanno accolti ed amati come figli e ci hanno dato la dignità (e non la compassione) per crescere indicandoci l’esempio. Attraverso Simone che ha 30 anni e che dal 2015(dopo che la sua mamma è salita in cielo) sa e considera la ns casa, come la sua seconda casa, e con libertà si autoinvita a cena o pranzo e ci dona la gioia di condividere e crescere insieme alla scoperta della sua vita e della sua vocazione… grazie a Davide e Cristina Michael e Maia, Alberto e Carla, Antonio e Gloria, Nicola e Mariangela che con noi condividono la condizione di viatta ed un cammino per crescere nella consapevolezza di questo dono della fecondità… Attraverso le tante persone della cfe ed in parrocchia e non solo, anche nelle amicizie e sul lavoro, che incontriamo e che ci aiutano a crescere come “genitori” lasciandosi amare ed abbracciare da noi e dalla nostra semplice accoglienza, dalla ns fragile umanità. e dall’amore che riusciamo, in diversi modi, a trasmettere e che per grazia è riflesso del Suo Amore. Forse proprio perché coscienti di non avere figli nella carne da chiamare “propri” ci rendiamo conto che a ns volta veniamo “generati” ad ogni incontro e scopriamo di vivere in una grande familiarità, che ci ricorda quella che ci aspetterà un giorno in Cielo (ma che intravvediamo già quaggiù). Quando incontreremo lo Sposo Gesù viso a viso e che potremo contemplare per sempre e ringraziare x aver scelto, per noi questa strada, anche se umanamente faticosa ed non facilmente comprensibile. Ringraziare perché, attraverso questa ferita, ci ha mostrato una feritoia che porta ad un Oltre che ci fa crescere e fa dilatare il ns cuore a misura del Suo.
    Desy con Luigi

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