In competizione con Gesù ? Non ne vale la pena…

Cari sposi,

esattamente 30 anni fa Riccardo Cocciante cantava: “Se stiamo insieme ci sarà un perché e vorrei riscoprirlo stasera. Se stiamo insieme qualche cosa c’è, che ci unisce ancora stasera…”.

Quanto è importante tra voi che sia ben chiaro perché ci si ama e che tale motivazione si consolidi e cresca nel tempo.

Non è un caso che questo desiderio sia anche in Gesù verso gli apostoli e i discepoli. Del resto, non è forse questo il senso nascosto dietro la domanda: “voi chi dite che io sia?”.

Ma oggi sono due apostoli che vogliono, pare, toccare con mano “la paga” della loro sequela. E sembra che puntino a cose molto ma molto concrete: ricevere i posti più alti di onore nella gloria futura. Per Gesù avevano lasciato tutto – erano infatti promettenti pescatori – ma adesso però volevano essere certi che tutto quel loro sacrificio non andasse a ramengo.

Che lezione ci danno Giacomo e Giovanni? Anzitutto mi fa sorridere la loro venalità e questo lato così umano del loro essere apostoli. Uno pensa sempre a gente particolarmente dotata ma qui vediamo che sono proprio come noi. E questo sinceramente mi consola assai.

Credo proprio che tale scena evangelica ci mostri quanto sia fallace imporre a Dio le nostre decisioni. È una tentazione sempre dietro l’angolo, anche in chi ha dedicato la vita al Signore. Il Signore potrebbe diventare una specie di McDrive a cui chiedere quello che ti piace e che ti deve accontentare per forza.

Occhio perché se abbiamo questo atteggiamento con Lui, poi non tarderemo per proiettarlo anche nella coppia e in famiglia, diventando impositivi, o anche solo iniziando a guardare solo a sé stessi, ai propri bisogni e necessità e smettendo di avere uno sguardo di apertura e condivisione. Tant’è che poi Giacomo e Giovanni finiscono per litigare con gli altri 10…

Finisco dicendo che in realtà a ben vedere il Signore non è in competizione o, peggio, in opposizione a quello che il nostro cuore cerca. Cioè, non è che seguendo Gesù poi rimarremo fregati o che dovremo fare una vita di continue rinunce e di masochismo spirituale.

Nel Vangelo si vede come Gesù vuole dare a Giacomo e Giovanni esattamente quello che cercano pure loro ma… al modo divino e non umano. Si potrebbe dire esattamente la stessa cosa di Adamo ed Eva circa la “mela” e il diventare come Dio, ma non mi dilungo ora.

Vi lascio una pagina stupenda di Sant’Agostino. Uno che di piaceri e desideri nella vita, mi pare, ne abbia cercato e voluti parecchio, ma sentite cosa dice a questo riguardo

“Che significa essere attratti dal piacere? «Cerca la gioia nel Signore, esaudirà i desideri del tuo cuore» (Sal 36, 4). Esiste dunque una certa delizia del cuore, per cui esso gode di quel pane celeste. Il poeta Virgilio poté affermare: Ciascuno è attratto dal proprio piacere. Non dunque dalla necessità, ma dal piacere, non dalla costrizione, ma dal diletto. Tanto più noi possiamo dire che viene attirato a Cristo l’uomo che trova la sua delizia nella verità, nella beatitudine, nella giustizia, nella vita eterna, dal momento che Cristo è proprio tutto questo” (sant’Agostino, Trattati su Giovanni, Tratt. 26, 4).

Cari sposi, non temete di aprire sinceramente il vostro cuore e svuotarlo a Gesù e abbiate la certezza che con la medesima sincerità il Signore vi guiderà a saziarlo e trovare veramente quello che cercate.

ANTONIO E LUISA

Spesso sbagliamo il punto su cui focalizzare la nostra attenzione. Siamo sempre pronti a riscontrare ogni mancanza del nostro sposo (o sposa), sempre pronti a sentirci offesi da un atteggiamento poco accogliente, sempre pronti a sentirci poco curati e ascoltati. Ci sentiamo spesso incompresi, trascurati, dati per scontato. In realtà, se ci pensiamo bene, l’altro non sarà mai perfetto (o perfetta, vale per entrambi). Sbagliamo atteggiamento. Dovremmo invece chiederci altro. Come posso aiutarlo/a? Cosa posso fare per farlo felice? Cosa gli piace? Posso cambiare qualcosa nella mia relazione con lui/lei per rendermi più amabile?

Cambia tutta la prospettiva e cambia la relazione. Solo così diventa un vero matrimonio, una vocazione all’amore e non solo due povertà che cercano di prendere qualcosa dall’altro come mendicanti.

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