Crisi, alba di una rinascita

Non so quanti ricorderanno la data del 29 maggio 2012. Di sicuro chi all’epoca, come me, abitava in zona nord Italia avrà ben presente la forte scossa di terremoto che danneggiò soprattutto la bassa modenese.

Un mio amico lavorava in un capannone industriale; ai primi sussulti, una trave di varie tonnellate si schiantò, sfiorandolo a mezzo metro… Che era successo? Semplicemente che la costruzione non era stata pensata con criteri sismici e di conseguenza le travi erano semplicemente appoggiate sui piloni, anziché fissate.

La Parola di questa domenica, sin dalla prima lettura, ci può turbare alquanto per lo scenario apocalittico. Tuttavia, i toni usati e le immagini impiegate non sono che in sintonia col momento liturgico. Siamo infatti alla penultima domenica del Tempo Ordinario e la prossima è la solennità di Cristo Re dell’Universo. Per questo tutto il tono del discorso ruota attorno a due poli: il fine e la fine della storia che coincidono in Cristo.

Vorrei concentrarmi sul fatto che Cristo è il nostro fine esistenziale, Lui è il nostro Alpha e Omega, inizio e compimento. Siamo nati a sua immagine e alla comunione piena con Lui siamo chiamati ad andare, come ha insistito Von Balthasar.

Ma che succede però? Che noi ci costruiamo un mondo a nostra immagine e somiglianza, a nostro gusto e piacimento, a nostra misura. È fatica lasciarci guidare concretamente e nel dettaglio dallo Sposo, dallo Spirito Santo. Le nostre vite vanno di corsa e questa frenesia ci espone lentamente a chiudere prima gli occhi, poi orecchi e infine il cuore al Signore che ci chiama a seguirLo.

Cosa accade, il più delle volte, quando viviamo così? Che il Signore, non per cattiveria, non per sadismo, non per prepotenza, bensì per pura misericordia permette che avvengano le crisi. Sul momento però ci sembra di piombare in un tornado e perdiamo il senso dell’orientamento. È vero, si può stare molto male. Ma nel fondo il Signore ha voluto solo mettere in crisi il nostro modo di essere cristiani, di essere coppia, di essere genitori….

Se, però, prendiamo la parola “crisi” e la svisceriamo, troviamo qualcosa di interessante: “crisi deriva dal verbo greco krino = separare, cernere, in senso più lato, discernere, giudicare, valutare. Nell’uso comune ha assunto un’accezione negativa in quanto vuole significare un peggioramento di una situazione”. Invece, andando oltre la facciata, si vede che essa ha un lato assai positivo, perché diventa: “un momento di riflessione, di valutazione, di discernimento e può trasformarsi nel presupposto necessario per un miglioramento, per una rinascita”. Così un laico, esperto di etimologie.

            Mi colpisce questo perché è esattamente quanto diceva la settimana scorsa il Papa alle coppie dell’Associazione Retrouvaille: “questo è molto importante, non dobbiamo spaventarci della crisi. La crisi ci aiuta a crescere… dalla crisi si può uscire, a patto che si esca migliori”.

            Don Fabio Rosini, agli inizi del suo libro “L’arte di guarire”, spiega come appunto la guarigione, metafora di ogni cambiamento in positivo, sia mentale, spirituale, fisico, emotivo… parte dal presupposto che noi si vive adagiati in poltrona, cercando di sistemare comodamente il didietro nel modo più rilassante e sperando di poter vivere così il maggior tempo possibile. Però il Signore lo sa e allora permette le crisi, persino quelle coniugali, in modo che siamo sollecitati a guarire, a crescere, a metterci veramente alla Sua sequela.

            Mentre vi stavo scrivendo, ho ricevuto una chiamata da una cara amica, sposata da qualche anno. Conosco il suo percorso di vita e di coppia, sono al corrente delle “crisi” passate, così come di quella in corso. Senza che, ovviamente, le raccontassi di quanto stavo componendo, lei riepiloga il discorso con un “sono le doglie del parto”. Ma è proprio così. Nella mente di Dio la crisi, pure nel matrimonio, vorrebbe essere sprone di una rinascita, di una risurrezione.

            Vi auguro, perciò, di guardare alle vostre crisi come una palla da prendere al balzo, in cui far discernimento e, con la grazia di Dio e la vicinanza di persone che vi vogliono bene, poter diventare sposi in cammino, seguendo Gesù.

ANTONIO E LUISA

Non so voi, ma per noi la crisi non ha mai avuto un significato positivo. Mi viene in mente la fatica, la sofferenza, i litigi, la distanza. Eppure se ci ripenso bene la crisi è sempre stata DECISIVA. Non perchè sia bello soffrire. Soffrire fa SCHIFO. Non è quello che pensiamo io e Luisa e non credo lo pensi neanche padre Luca.

La crisi è benedetta per un altro motivo. Ti mette davanti alla tua imperfezione, al fatto che il matrimonio basato solo sulle mie forze e quelle di Luisa non funziona. La crisi ti mette a nudo e ti permette di guardarti con tutta la tua povertà. In questi casi o scappi e molli tutto o rilanci. Per rilanciare devi però mettere mano a tutte le tue ricchezze. Devi cercare ricchezze dove non le cercavi prima, raschiando il barile. E li forse ti rendi conto di quanto sia importante Gesù per la tua vita e per il tuo matrimonio.

Più ci penso e più capisco come le nostre crisi ci abbiano sempre avvicinato un po’ più l’uno all’altro e a Gesù. La crisi è come un bivio. Sta a noi se prendere la strada che ci allontana sempre più o invece quella che ci avvicina. Scegliete bene.

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