Vostre maestà marito e moglie!

Nel freddissimo febbraio 1945 il palazzo Livadja a Yalta, città della Crimea con vista al Mar Nero, ospitò la riunione dei vincitori della Seconda Guerra Mondiale: Roosevelt, Stalin e Churchill. Si trattava di decidere le sorti del mondo dopo lo sconvolgimento bellico, tra l’altro nemmeno concluso.

Il grande Papa Pio XII, che in tutti i modi aveva tentato di scongiurare il conflitto sei anni prima, ora mirava a dare il proprio contributo alla pace tra i popoli tramite i suoi nunzi apostolici. Si dice che Stalin, quando seppe di tutto ciò, affermò sarcasticamente: «E quante divisioni ha il Papa?».

Anche in quel caso si ripeteva la storia. La storia del Figlio di Dio, Onnipotente, la Seconda Persona fatta carne, che, dopo essere stato flagellato e con una corona di spine conficcata nel cuoio capelluto, se ne stava lì, tremante di dolore, dinanzi a Pilato e gli susurrava: “io sono re”.

Ma di che regno stiamo parlando? Quello comprato grazie a suon di miliardi di dollari? O che si affida a sterminati giacimenti di petrolio? Oppure fa leva su una schiera di F-35 o di satelliti spia?

Il Regno di Cristo si fonda su una cosa ben precisa: essere testimone alla Verità. Perciò, brevemente vediamo cosa intende dirci Gesù con questa frase.

Nel linguaggio corrente si dice vero un pensiero, una parola conforme alla realtà. Ma è vera anche una realtà che si svela, che è chiara, evidente per l’intelletto. Per i Greci verità era alètheia, cioè a-lethès = non nascosto e come per loro così anche per noi. La nozione biblica di verità però è diversa, perché si fonda su un’esperienza religiosa, quella dell’incontro con Dio. Mentre nella Bibbia la verità è anzitutto la fedeltà all’alleanza con Yahvé, nel Nuovo Testamento essa diventa la pienezza della rivelazione che ha fatto Gesù. Il verbo ebraico ‘amari, da cui è formato hemet ossia verità, significa alla lettera, essere solido, sicuro, degno di fiducia. La verità è quindi la qualità di ciò che è stabile, provato, ciò su cui si può costruire con sicurezza e qualcuno di cui ti puoi fidare incondizionatamente.

Perciò quando Gesù parla di verità fa riferimento alla fedeltà (hemet) e all’amore (hesed) di suo Padre. Di esse Lui è venuto a testimoniare, a esserne l’icona, la manifestazione.

Ma in un certo senso la parola verità per Gesù include l’accezione sia greca che ebraica. Difatti san Paolo è questo che ha in mente quando parla del Mistero Grande agli Efesini (cfr. Ef 5, 32). Gesù ha svelato il volto fedele, buono, misericordioso di Dio Padre e questo dono lo ha dato prima di tutto agli sposi.

Cari sposi, a questo punto è chiaro che per voi, battezzati e coniugati in Cristo, la regalità non può assolutamente essere dominio sull’altro. Se una certa cultura maschilista ha deformato l’immagine del matrimonio come il predominio del marito sulla moglie, oggi vediamo l’esatto contrario secondo un sedicente femminismo.

Ma non ci siamo in nessuno dei due casi. Solo Gesù può svelarci la chiave di lettura corretta del matrimonio. Voi sposi siete re, lo siete appunto grazie al battesimo e questa regalità viene specificata ancor di più nel matrimonio. Come essere re e regine? Lo sarete solo essendo essere testimoni a vicenda, della fedeltà e misericordia di Dio.

Vivrete la regalità battesimale e matrimoniale se svelerete “a partire dalle cose semplici, ordinarie, l’amore con cui Cristo ama la sua Chiesa” (Amoris Laetitia 121).

Come Gesù Sposo ci ha svelato quel Mistero Grande con tutto il suo amore smisurato per gli apostoli, per i poveri, per i piccoli, per i malati e sofferenti, così voi continuate a svelarlo, anzitutto tra di voi e nella vostra famiglia, sempre con i vostri piccoli gesti di donazione, di servizio, di fedeltà, di misericordia.

Così facendo voi siete quei re e regine di cui il mondo ha bisogno oggi, tanto bisogno! Grazie di cuore per provarci e riprovarci ogni giorno, benché non sia facile.

ANTONIO E LUISA

Per essere re, come Gesù è re, dobbiamo recuperare, custodire e sviluppare due valori: la dignità e la libertà.  Gesù è Re perchè la Sua legge è la legge dell’amore. Il re ha una missione: essere sale e lievito. Essere quindi luce. Essere testimone. Il re è capace di mostrare la bellezza di Dio e della Sua Legge.  Il re  sa perdonare, non perchè sia debole e non sia capace di combattere e di lottare, ma perchè il perdono è uno dei gesti che più di tutti rappresentano la sua regalità. Il perdono è colmo di libertà e di dignità. La vendetta fa male a chi la perpetra e a chi la subisce. Per questo se mia moglie mi fa del male io resto re e la perdono continuando a farle del bene. Perchè sono libero da quel male che mi ha fatto. Perchè sono degno, nonostante ciò che lei può aver fatto o detto. La mia regalità viene da Dio. Nessuna persona, neanche mia moglie o mio marito, può distruggerla. Questo significa essere davvero liberi e degni. La mia dignità viene da Dio e non da mia moglie o da mio marito.

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