Domenica e famiglia : un connubio possibile / 24

Terminata la preghiera universale, ci si siede e comincia l’Offertorio, che ci sembra un momento troppo svalutato forse perché poco compreso, sicuramente è poco spiegato ; perciò tenteremo di entrarvi in punta di piedi, consci del fatto di non poter essere esaurienti in un articolo solo e consapevoli dei nostri grandi limiti. Cercheremo quindi di fare non tanto un trattato teologico o catechetico, ma di lasciar trasparire ciò che anche noi abbiamo imparato a vivere nell’Offertorio, aiutati dalle indicazioni del Messale da un lato, e dall’altro supportati dalle catechesi di numerosi santi nonché da quelle di bravi sacerdoti.

I saggi insegnano che cominciare dal principio è sempre un buon inizio, perciò ci chiediamo il motivo del nome e chi sono i protagonisti di questo Offertorio. Il nome indica che c’è un’offerta, ma cosa e a chi bisogna offrire ? Inoltre, chi la deve compiere e perché ?

Innanzitutto torniamo a ribadire che la Messa è azione di Cristo e del popolo di Dio ; significa che Cristo ha agito da solo alla “Sua prima Messa“, cioè la Sua Passione, ma ha bisogno dell’intermediazione della Chiesa per perpetuare questa Passione redentiva nei secoli della storia umana ; l’attore principale è Gesù, il sacerdote sommo e principale è sempre Gesù, la vittima sacrificale è Gesù, Egli è allo stesso tempo offerente ed offerta, ma ha deciso di aver bisogno degli uomini per rinnovare continuamente il suo sacrificio al Padre, quello che è avvenuto circa duemila anni fa si riattualizza sugli altari delle nostre chiese ad ogni Messa. Ma verso chi è rivolto il sacrificio di Cristo, la sua offerta ? Al Padre.

Per dare a Dio Padre un’adorazione degna di Dio non poteva essere scelto un comune mortale, perché sebbene molto santo rimane sempre una creatura fragile, limitata e macchiata dal peccato, di conseguenza il suo atto di adorazione sarebbe rimasto limitato ed imperfetto ; ecco perché a fare l’atto supremo di adorazione a Dio Padre è nientedimeno che il Figlio di Dio, così da dare a Dio un’adorazione perfetta, degna di Dio, e la vittima è purissima ed immacolata.

Capiamo bene che l’offerta di Gesù è ineguagliabile ed insostituibile, ma siccome Lui ha assunto anche la nostra natura umana (lo celebriamo nel Natale), significa che in qualche modo anche l’uomo è incluso in questa offerta ; è come se Gesù abbia voluto essere il capostipite di una nuova umanità, una nuova generazione. E’ la generazione dei figli nel Figlio, cioè di coloro che, da diseredati a causa del peccato originale, sono stati elevati alla dignità di figli di Dio (eredi) grazie al Battesimo.

Questa dignità che abbiamo immeritatamente assunto, ci ha dato la facoltà di assomigliare al Figlio, seppur con i limiti della condizione umana e creaturale ; se Gesù, lo abbiamo sopra ricordato, è sacerdote (offerente) allora anche noi lo siamo, se Gesù è offerta allora anche noi lo diveniamo. Non si tratta di fare un parallelismo tra noi e Gesù alla pari, sarebbe impossibile, ma se Lui non ha rifiutato (qualcuno direbbe “non si è schifato”) di assumere la nostra condizione umana (eccetto il peccato), significa che l’uomo può fare cose grandi nel rapportarsi con Dio Padre, non è una mera somma di cellule assemblate dal caso, non è una creatura un po’ più intelligente delle altre, è molto di più.

Una di queste cose grandi nel rapportarsi con Dio Padre è quella di avvalersi della facoltà di offrire sacrifici a Lui, e questa facoltà deriva dal nostro sacerdozio battesimale, grazie al quale noi abbiamo la possibilità di esercitare una forma di sacerdozio, e cioè quella di offrire sacrifici a Dio con diverse finalità ; sicuramente la più gettonata è quella di impetrare grazie e favori da Dio.

A causa della nostra condizione dopo il peccato originale, non potevamo offrire a Dio sacrifici degni di lui, ma con la grazia del sacerdozio battesimale siamo stati incorporati a Cristo sommo ed eterno sacerdote, per cui nella sua offerta ci siamo in qualche modo anche noi ; inoltre il nostro sacerdozio battesimale ci ha abilitati ad imitare questo sommo ed eterno sacerdote nel gesto di offrire alla maestà Divina un’offerta a lui gradita.

Per questa settimana ci basti riscoprire il nostro sacerdozio battesimale per sentirci un poco più uniti a Gesù, nei prossimi articoli vedremo di approfondire qualche aspetto.

Cari sposi, quando partecipiamo alla Messa (ancor meglio se vicini anche fisicamente) abbiamo la possibilità di fare una “triplice offerta” , un’offerta ciascuno come singolo individuo ed una insieme come coppia. Poiché anche il nostro amore trova la sua sorgente nell’offerta di Gesù al Padre, da questa Domenica proviamo a vivere l’Offertorio come un momento in cui ri-offriamo al Padre lo stesso amore che è partito da Lui, quasi come a volerlo restituire al mittente… il Signore non se lo tratterrà, al contrario, ce lo ridonerà pulito dalle scorie e ne avrà aggiunto un po’, perché in amore Lui è uno sprecone.

Giorgio e Valentina.

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