Il sapore “nuziale” del Battesimo

Cari sposi,

ci troviamo all’inizio di un nuovo anno, circostanza che solitamente genera speranza e attesa fiduciosa, su cui tuttavia l’ombra del recente passato pare ancora stagliarsi minaccioso. La crisi pandemica ha avuto conseguenze pesanti anche sul vissuto familiare, spesso moltiplicando i problemi.

A tale riguardo, proprio poche settimane fa, Papa Francesco ha scritto: “Per alcune coppie, la convivenza a cui si sono visti costretti durante la quarantena è stata particolarmente difficile. I problemi che già esistevano si sono aggravati, generando conflitti che in molti casi sono diventati quasi insopportabili. Tanti hanno persino vissuto la rottura di una relazione in cui si trascinava una crisi che non si è saputo o non si è potuto superare” (Lettera del Santo Padre Francesco agli sposi in occasione dell’anno “Famiglia Amoris Laetitia”).

Come mai, con o senza Covid, le crisi matrimoniali aumentano e calano le nozze? Il dato Istat del 2019 dice che: “sono stati celebrati in Italia 184.088 matrimoni, 11.690 in meno rispetto all’anno precedente (-6,0%). Il calo riguarda soprattutto i primi matrimoni” e che “i divorzi diminuiscono leggermente (85.349, -13,9% rispetto al 2016, anno di massimo relativo) dopo il boom dovuto agli effetti delle norme introdotte nel 2014 e nel 2015 che hanno semplificato e velocizzato le procedure”. Cioè, calano i matrimoni e restano invariati i divorzi… per cui comunque la crisi permane.

Volendo andare al di sotto di ogni spiegazione sociologica e psicologica, comunque plausibile (crisi dei legami, immaturità, lavoro incerto…), trovo che il matrimonio diventa insostenibile se manca del senso e la consapevolezza del Battesimo cristiano. Mi spiego.

Se non facciamo l’esperienza di essere amati in modo incondizionato da Dio Padre come è possibile essere fedeli per tutta una vita a una promessa di amore? Per essere sposi, cioè per divenire abitualmente un’offerta per un’altra persona, bisogna prima aver fatto l’esperienza di essere un dono, devo essermi percepito come un bene, qualcuno unico e insostituibile, voluto e desiderato per sé stesso. Che bello quel passaggio del salmo 139: “Ti lodo, perché mi hai fatto come un prodigio; sono stupende le tue opere, tu mi conosci fino in fondo”!

Chi di noi sinceramente si vede come un prodigio di Dio Padre? Quanti di voi sentite su di voi lo sguardo pieno di amore e misericordia di Gesù?

Vi faccio due esempi concreti. Uno è di una santa, Teresa di Lisieux. Era tale la consapevolezza di essere amata infinitamente da Dio che scrisse quella frase sbalorditiva: “Se avessi mai commesso il peggiore dei crimini, per sempre manterrei la stessa fiducia, poiché io so che questa moltitudine di offese non è che goccia d’acqua in un braciere ardente”. Quale e quanta fiducia totale in Dio e non nei propri meriti, quale e quanta certezza è questa che Dio mi ama!

Il secondo è di Gianna Jessen, una donna sopravvissuta a un aborto, che sua mamma tentò quando la gravidanza era già al settimo mese. Da tempo Gianna sta dedicando la sua vita a testimoniare la bellezza della vita e ha raccontato il momento in cui, durante un incontro pubblico, ha rivisto sua madre. Al di là di ogni sentimento di rabbia e rancore, ha pensato solo: “io appartengo a Cristo, sono la sua bambina”.

Ecco il frutto di quello sguardo, ecco cosa vuol dire sentirsi amati oltre i limiti umani! Senza di esso, rimarremmo solo con la nostra povera capacità di amare, che prima o poi deve fare i conti con il peso del peccato, nostro e altrui. Come dice don Fabio Rosini, dopo l’incanto del capitolo 1 della Genesi, in cui è tutto bello e incantevole tra Adamo ed Eva, arriva la tragedia del capitolo 3, in cui il peccato lacera quell’unione meravigliosa tra i due. Chi può far fronte a questo male se non la forza dell’amore infinito di Cristo?

Appunto per questo, il Battesimo è ben di più di un certificato custodito gelosamente nell’archivio parrocchiale. È il dono di una grazia indelebile per la quale anche a noi Dio Padre ripete di continuo: “Tu sei il Figlio mio, l’amato” (Lc 3, 22).

Se potessimo far germogliare questo dono di continuo! Se tornassimo ogni giorno a contemplarlo! Se riuscissimo a farci “toccare” il cuore da Dio, superando ogni ferita, incomprensione, distanza ricevuta nel rapporto con i nostri genitori o familiari, allora vivremmo su un’altra dimensione, non più solo orizzontale ma anzitutto verticale.

È lì, in quella dimensione, che troviamo la misura dell’amore vero. Io ho sempre visto che quegli sposi che si donano generosamente, è perché hanno respirato e continuano a respirare su di sé questo amore.

Perciò il matrimonio, come insegna giustamente il Magistero, nasce e si rigenera continuamente dal Battesimo. Lo esprimono bene Antonio e Luisa nel libro “Sposi profeti dell’amore” proprio all’inizio.

E lo dice in un modo sublime un documento dei Vescovi italiani, “Evangelizzazione e sacramento del matrimonio” in questi termini: “L’Ordine e il Matrimonio significano e attuano una nuova e particolare forma del continuo rinnovarsi della alleanza nella storia. L’uno e l’altro specificano la comune e fondamentale vocazione battesimale ed hanno una diretta finalità di costruzione e di dilatazione del popolo di Dio” (ESM, 32).

Il matrimonio specifica il Battesimo, cioè concretizza con più precisione la grazia ricevuta. Perciò se nel Battesimo siamo ricoperti e investiti dall’amore del Padre, con la grazia matrimoniale siamo in grado di farne dono ad altri: al coniuge, ai figli, alla Chiesa…

Nel Battesimo divento figlio amato nel Figlio Amato, e con quell’amore, vissuto, gustato, assaporato, posso poi farmi dono e diventare Sposo.

Cari sposi,

vi auguro una continua conversione interiore, quella di “appropriarvi” di continuo del dono di essere figli amati. Se sei un figlio o una figlia benedetta da questo amore, possa tu crescere senza sosta. Se ancora non sei arrivato a questo sguardo su di te, possa lo Spirito Santo togliere il velo ai tuoi occhi e mostrarti quanto vali. E sulla roccia di questo amore, possiate costruire la vostra casa, piccola chiesa domestica.

Padre Luca Frontali L.C.

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