Una madre non tiene per sè ma spinge verso la missione

Oggi ho deciso di tornare sul Vangelo di ieri. Ciò che è accaduto alle nozze di Cana è qualcosa che è stato esaminato, raccontato e spiegato in tutti i modi. C’è però un particolare che rischia un po’ di passare in secondo piano. Perchè non è un dettaglio all’apparenza importante. I protagonisti sono Gesù, naturalmente, i due sposi, e il maestro della tavola. Poi c’è anche Maria. Maria sembra la madre rompiscatole. Gesù è lì con i suoi amici, i primi discepoli, sta bevendo e mangiando in allegria, almeno io lo immagino così, e sembra non accorgersi del “dramma” che sta avvenendo. E’ finito il vino, la festa di nozze sta per essere rovinata irrimediabilmente. Il matrimonio rischia di iniziare molto male. Eppure, lui che è Dio, sembra non accorgersi di nulla.

Io non voglio entrare in riflessioni teologiche od esegetiche, perchè non ne ho la competenza. Da figlio prima e da genitore oggi mi è balzato all’occhio una dinamica che Dio ci vuole insegnare attraverso questo avvenimento. L’importanza della madre e dei genitori in genere. Maria è la madre che ama il proprio figlio. Lo ama nel modo giusto. Lo ama nella verità. Maria era consapevole che Gesù, iniziando la Sua missione, sarebbe andato incontro a dolore e sofferenza. Non sappiamo in quale misura ne fosse consapevole, ma ci sono due versetti del Vangelo di Luca che sono inequivocabili.

Simeone li benedisse e parlò a Maria, sua madre: «Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l’anima».

Maria sapeva che lasciare andare quel figlio per la sua strada sarebbe stato un pericolo, un viaggio verso l’ignoto. Eppure lo ha spinto a a partire. Ha capito che quello era il kairos, il momento giusto. Lo ha spinto a compiere il primo “segno”, sapendo che da quel momento non si sarebbe più potuto tornare indietro. I romani avrebbero detto Alea iacta est (il dado è tratto). Perchè lo ha fatto allora? Maria sa benissimo che ogni uomo e ogni donna hanno bisogno di lasciare il padre e la madre per realizzare la propria vita. Per realizzare la propria personale missione in questo mondo che è diversa da quella dei genitori. Maria, sicuramente con un po’ di pesantezza nel cuore e un po’ di paura, ha insistito affinchè Gesù si decidesse a prendere in mano la propria vita e realizzare il progetto del Padre su di Lui. Sembra che il Vangelo ci voglia dire che anche Dio ha scelto di aver bisogno di una madre per diventare Dio.

Veniamo a noi! Quante madri e quanti padri non sono capaci di comprendere che il figlio non è una loro costola, non è qualcosa che appartiene loro. Quanti non capiscono che amare i propri figli significa lasciarli andare. Lasciarli andare EMOTIVAMENTE e PSICOLOGICAMENTE. Molti genitori pensano di amare i proprio figli tenendoli legati a sè. Molti genitori non sono capaci di mollare la presa e di tagliare il cordone ombelicale. Quante famiglie si rompono per l’incapacità dei genitori di non intromettersi. Maria oggi ci ricorda proprio questo: se amate i vostri figli lasciateli liberi di realizzare la loro missione, Liberi di essere quelli che sono. Liberi di essere persone diverse da voi e che non vi appartengono. Una madre (vale anche per il padre) accompagna con la presenza e con la preghiera, è pronta a consolare e ad abbracciare, ma senza mai impedire al figlio di percorrere la propria strada nel mondo. Purtroppo spesso si confonde l’amore con il cercare di evitare ai figli ogni sofferenza e ogni dolore. Questo non è amore. E’ come quel servo che sotterra il talento per non correre il rischio di perderlo. Il figlio ha bisogno di crescere come uomo o come donna, ha bisogno di confrontarsi con la vita e la vita comprende anche il dolore e il fallimento. Amare significa non trattenere, ma lasciare andare. Lasciare andare affinchè il figlio trovi il senso della vita. Della sua vita e della sua personale storia. Affinchè il figlio, lasciando padre e madre comprenda chi è: un figlio amato. Amato da Dio.

Antonio e Luisa

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