Le vette dell’amore coniugale

Il Vangelo di oggi ci mostra le situazioni dove maggiormente si manifesta la nostra debolezza e impotenza in un crescendo di intensità. Si va dal pianto, poi al dolore, passando dalla povertà fino a provare la fame e la sete e da ultimo la persecuzione. Il Signore in quelle circostanze ci fa sbattere contro il nostro niente, ci fa assaporare fino in fondo la polvere di cui siamo fatti.

Chi di noi è stato esente da queste situazioni? O piuttosto tutti noi qualcosa di queste situazioni-limite le abbiamo o le stiamo provando.

Le beatitudini le possiamo vedere in chiave sponsale, è una lettura assolutamente lecita. Lo dico perché tali situazioni dolorose si vivono spessissimo proprio all’interno del matrimonio. Quanti pianti! Quanto dolore! Quanta fame e sete di amore vero! Perfino si può sperimentare di essere perseguitati dal coniuge… ha ragione chi dice che i casi reali superano quelli immaginari!

E allora non restano che due strade: o tentare di venirne fuori con le nostre forze o anzitutto confidare nel Signore Onnipotente e buono.

Nel primo caso si fa la fine del tamerisco, una pianta che gli ebrei conoscevano bene, assai diffusa nelle zone aride o semidesertiche della Palestina, contraddistinta dalle poche foglie ma priva di alcunché di commestibile. È l’immagine di una vita sterile, senza frutti, senza un lascito di bene per gli altri. È il destino di chi vuole farcela da sé, senza la grazia di Dio, senza donare la propria vita con amore.

Purtroppo, si può soffrire in modo sterile, si può portare la croce senza che essa diventi causa di rinascita e di fecondità. E purtroppo tante coppie che passano per momenti difficili, assomigliano più ai tamerischi che ad alberi carichi di frutti.

Oppure si può scommettere il tutto per tutto e mettere Cristo al centro della propria vita, senza aspettare di essere perfetti e santi. RegalarGli le nostre lacrime, il nostro dolore, la nostra rabbia, il nostro non-senso, le nostre povertà e frustrazioni. E allora avviene il miracolo. Quella steppa fiorisce, cosa che è vera anche dal punto di vista naturale ad ogni primavera; laddove c’era un terreno screpolato e sabbioso, nasce qualcosa di nuovo e inaspettato.

Ecco la bellezza delle Beatitudini! I momenti esistenziali in cui si svela la Potenza di Cristo che vuole passare sempre dalla nostra pochezza e cambiarla da dentro.

Vi invito cari sposi ad ascoltare le catechesi di don Renzo Bonetti su questo argomento, sono davvero molto profonde e originali e vi portano a contemplare il vostro amore sponsale nelle pieghe di ciascuna delle otto Beatitudini.

So che la nostra povertà e fragilità sempre ci spaventa e ci toglie entusiasmo, ma confidiamo che è solo con Gesù che tutto può cambiare per il meglio. Dio benedica ogni vostro sforzo su questa strada.

ANTONIO E LUISA

Mi piace utilizzare queste poche righe per integrare la bella riflessione di don Luca. Non solo è importante confidare nel Signore e affrontare la sofferenza e le difficoltà abbandonandoci a Lui per non essere sterili. E’ importante ricordare che noi sposi possiamo essere manifestazione concreta di Gesù l’uno per l’altra. Non tiriamoci indietro! Nell’abbandono a Gesù cerchiamo di aprirci a Lui per poi portare il Suo amore a nostro marito o a nostra moglie. Possiamo farlo in modo concreto: con le nostre parole, con i nostri abbracci, con i nostri sorrisi, con il nostro sostegno, con il nostro perdono. E in tantissimi altri modi. Io ringrazierò sempre Luisa per avermi mostrato il volto di Cristo attraverso l’amore che mi ha donato. Un amore che mi ha toccato e mi ha condotto all’origine: a Gesù!

Antonio e Luisa

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