Non ci siamo sposati per noi stessi

Le lampade sono accese. Aspettiamo lo Sposo”. Questo l’ultimo SMS di Enrico e Chiara Petrillo, prima che lei entrasse in agonia, 10 anni or sono. Una coppia che ha capito molto bene il senso del loro amore e Chi fosse il vero Sposo. Proprio di questo vorrei parlarvi approfittando della Liturgia odierna.

Il Vangelo appena letto non è, a prima vista, molto piacevole: pare che Gesù voglia proprio dipingerci tutti come servi e non piace a nessuno essere ascritto alla servitù, dover essere sempre sull’attenti, sgobbare dalla mattina alla sera, magari ripresi e trattati male in modo arbitrario. Questa era la misera sorte dei servi ai tempi di Gesù ma qui nel Vangelo appaiono tratti alquanto particolari.

Chi è in definitiva il servo per Gesù? Non è tanto quello che si sfianca “a gratis” bensì colui che non si possiede, colui che vive in una relazione vitale con un Altro, la persona che sa, in fin dei conti, che la sua non dipende da sé stesso. Se questa è l’essenza del servo, beh, allora lo siamo proprio tutti, dal Papa a scendere.

A tale riguardo, non è un caso che la parola “famiglia” venga dal latino “famulus”, ossia l’insieme dei servi che vivono sotto uno stesso tetto. E se al posto di “servire” usassimo il suo sinonimo di “appartenere”? In fondo il servo lo è sempre in relazione a un signore, a un padrone, quindi gli appartiene. Ma nel Vangelo il padrone di cui parla Gesù non è uno qualsiasi, è lo Sposo e sappiamo bene che è Gesù stesso a fregiarsi di questo titolo.

Ecco allora che voi sposi siete servi, cioè appartenenti in maniera più stretta allo Sposo ed è per questo che vi siete sposati in Cristo: per non vivere più per voi stessi ma per Colui che è morto e risorto per voi (cfr. 2 Cor 5,15) quindi per accogliere anzitutto Gesù Sposo nel vostro amore, farLo abitare tra voi, renderLo partecipe del vostro amore. Solo così poi tutto il resto ha veramente senso, altrimenti cadreste, prima o poi, in quella noiosissima autoreferenzialità che troppo spesso le coppie cristiane mostrano, giunte sul far dei 30 / 40 anni.

Cari sposi, vi auguro di cercare sempre assieme quel Volto stupendo dello Sposo, come fecero Chiara ed Enrico. Egli, infatti, è l’unico capace di custodire in eterno il tesoro del vostro amore.

ANTONIO E LUISA

Le parole di padre Luca aprono diverse piste di riflessione. Cosa significa sposarci sacramentalmente? Sicuramente che la nostra relazione è abitata dalla Grazia, che siamo cioè sostenuti da Dio, ma non solo. Con il sacramento del matrimonio la nostra relazione non è più solo nostra ma appartiene a Dio. Il nostro amore lo doniamo a Lui perchè ne faccia cosa sua. Ciò significa che tutte le volte che vengo meno alla mia promessa verso Luisa non sto mancando solo a lei ma anche a Dio. In un certo senso, ogni volta che sottraggo amore a Luisa sto compiendo un sacrilegio. Ogni volta che invece mi offro a lei, sto compiendo non solo la cosa giusta con mia moglie, ma un vero sacrificio a Dio. Questo è il matrimonio.

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