Non si inginocchia in chiesa ma sulla mia malattia

Luisa ed io siamo appena rientrati da una settimana di ritiro in montagna. Non avevo nulla di pronto per oggi. Mi è però arrivata una testimonianza inaspettata, un vero dono per me e credo anche per tutti voi. Abbiamo scritto mille volte come il sacramento del matrimonio sia qualcosa di molto bello, ma che può diventare anche molto esigente. Il matrimonio è per sempre, vale in salute ma anche nella malattia. Esigente perchè l’amore vero è tale solo quando è disinteressato, gratuito ed incondizionato. L’amore non è sentimento, emozione e passione. Si, tutti questi ingredienti sono importanti ed è bello che ci siano ed è necessario fare di tutto per nutrire e custodire il nostro reciproco innamoramento e alimentare il nostro desiderio. L’amore matrimoniale però non è questo. Amare è un verbo, è la scelta di mettere l’altro al centro sempre, quando mi fa stare bene e quando è difficile farlo. Amare quella persona perchè è lei e non per quello che fa e per come mi fa stare. Così è l’amore di Gesù per ognuno di noi ed è ciò che siamo chiamati a replicare nella nostra relazione. Perchè tutta questa premessa? Perchè Paola, a causa di una brutta depressione, non sentiva più Gesù e la Sua presenza. Lo ha però ritrovato. Lo ha trovato nell’amore gratuito del marito. Questo è grande! Vi lascio con le parole di Paola.

Cari Antonio e Luisa, vi riporto la mia esperienza non proprio “rose e fiori” circa il mio Matrimonio, fortemente minacciato da una malattia subdola e feroce: la depressione. Una mattina di tre anni fa, mi sono svegliata con un macigno addosso, che mi impediva di alzarmi dal letto e di svolgere le consuete attività. Mi sentivo sprofondare in un abisso. Fino ad oggi non sono guarita, pur avendo consultato diversi professori. Che c’entra il Matrimonio? Ve lo dico subito: la depressione ti toglie tutti i sentimenti, non provi più niente, non sai dov’è Dio e non capisci perché ti senti così abbandonato, sofferente, devastato dalla depressione. È questo il momento di sforzarsi e guardare oltre il proprio dolore.  Io non ho un marito “fervente”, di quelli che pregano insieme a te, che ti abbracciano facilmente ecc. Tuttavia lui c’è, è rimasto lì, dove un altro forse sarebbe fuggito, è rimasto lì a stirare, a preparare il pranzo o la cena, ad assicurarsi che tutto restasse dignitoso malgrado la mia “assenza” senza mai un lamento. In questo io ho visto la presenza di Dio nel Matrimonio. Mio marito non si inginocchia facilmente in Chiesa, però partecipa alla Messa, il suo inginocchiarsi vuol dire “esserci” per me. Anche questo è Matrimonio cristiano.

Antonio e Luisa

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