Occhi nuovi per scoprirTi in mezzo a noi

Cari sposi,

ci siamo, è arrivato di nuovo l’Avvento. In un batter d’occhio è iniziato il “rush” finale di questo 2022 e sembra quasi udire ancora Lucio Dalla cantare “L’anno che verrà”. La liturgia della Parola di oggi ci mette davanti a due grandi movimenti: uno più dinamico, il mettersi in viaggio verso una mèta e uno più statico, il preparare sé stessi a un incontro.

Nel primo caso, si tratta del pellegrinaggio per eccellenza, gli Shalosh Regalim che ogni pio ebreo, fino ai tempi di Gesù, era invitato a fare 3 volte all’anno a Gerusalemme. Nel secondo caso, siamo noi a dover cambiare noi stessi per essere pronti ad accogliere un Ospite unico e particolarissimo. Due moti che in definitiva convergono nel viaggio interiore, nel “in te ipsum redi” di Sant’Agostino (De vera religione, XXXIX, 72). I percorsi spirituali di guarigione e di trasformazione non sono meno impegnativi di pellegrinaggi e spostamenti chilometrici, ce lo insegnano tanti santi quali appunto Sant’Agostino, Sant’Ignazio, San Charles de Foucauld…

Tutti questi movimenti coincidono appunto in un viaggio che nel fondo è la ricerca del Volto di una Persona. Sia l’andare che l’accogliere cercano proprio di trovare e incontrare Qualcuno. La domanda ora è se vediamo così il Natale, se in esso c’è l’anelito verso l’abbraccio con il Signore o solo una ricorrenza importante da celebrare, che nel fondo non mi cambia la vita. Come sposi, il Natale vi ricorda che è Cristo da cercare assieme. Voi sposi siete invitati a unirvi in questo sforzo di vigilanza reciproca per andare in coppia incontro a Cristo che già viene a cercarvi. Mi piace offrirvi, per la vostra meditazione, questo testo di Papa Francesco:

“Questo è vegliare! Il sonno da cui dobbiamo svegliarci è costituito dall’indifferenza, dalla vanità, dall’incapacità di instaurare rapporti genuinamente umani, dell’incapacità di farsi carico del fratello solo, abbandonato o malato. L’attesa di Gesù che viene si deve tradurre, dunque, in un impegno di vigilanza. Si tratta anzitutto di meravigliarsi davanti all’azione di Dio, alle sue sorprese, e di dare a Lui il primato. Vigilanza significa anche, concretamente, essere attenti al nostro prossimo in difficoltà, lasciarsi interpellare dalle sue necessità, senza aspettare che lui o lei ci chiedano aiuto, ma imparare a prevenire, ad anticipare, come fa sempre Dio con noi” (Angelus, 1° dicembre 2019).

Quanti spunti concreti vi pone tale riflessione! Accogliere Gesù anzitutto nel coniuge, divenire più accoglienti nel rapporto con lui, porre attenzione alle parole, i gesti, venire incontro alle difficoltà. Il Signore vi invita in definitiva a iniziare proprio da lì la vostra preparazione di Avvento. Vi invito quindi ad approfittare di questo tempo forte di grazia, per ottenere da Gesù la grazia di avere occhi nuovi, uno sguardo diverso sul coniuge, tale da saper cogliere in lui e nella vostra coppia la presenza del Risorto, dell’Emmanuele, il “Dio con voi”.

ANTONIO E LUISA

Il matrimonio è quella palestra che non ti permette di fare troppa filosofia nella vita. Il matrimonio non permette di avere una fede astratta ma ti riporta continuamente alla concretezza della carne, la carne della persona che Dio stesso ti ha posto accanto il giorno delle nozze. Ecco in questo Avvento cerchiamo di fare due semplici “esercizi”. Trsformiamo la nostra preghiera in gesti concreti per nostro marito o nostra moglie. Gesti di tenerezza, di servizio, di ascolto. E poi troviamo almeno pochi minuti ogni giorno per guardarci e per riscoprire di nuovo, nella contemplazione reciproca, quanto siamo belli, perchè cari sposi noi siamo tutti una meraviglia, dobbiamo solo riscoprirlo.

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