Vocazione o autorealizzazione?

Qualche tempo fa, leggendo un libro, non ricordo ora il titolo, mi ha colpito una riflessione dell’autrice. Non era un testo specifico sul matrimonio, ma c’erano diversi spunti interessanti. Non ci avevo mai pensato, ma vocazione e autorealizzazione possono sembrare solo in apparenza due parole che indicano la stessa cosa. In realtà possono essere molto diverse e fare tutta la differenza del mondo poi nel nostro matrimonio.

Noi ci sposiamo per vocazione o per autorealizzarci? Dove sta la differenza? La vocazione implica un noi, una relazione, uno scambio, un mettere al centro la relazione stessa e non me stesso. L’autorealizzazione mette al centro me stesso e non la relazione, non l’altro. La relazione, e di conseguenza l’altro, diventa funzionale alla mia autorealizzazione. Capite bene che così non funziona. Che così siamo completamente fuori da ogni verità sull’amore. Ciò che salva, che mi salva, non è la mia autorealizzazione, ma la mia capacità di comprendere e di entrare fino in fondo nella mia vocazione.

La vocazione ti spinge a fare posto dentro di te, ti spinge a donarti, ti spinge all’empatia, ti spinge a condividere gioie e dolori della persona che hai accanto, ti aiuta a combattere l’egoismo. L’autorealizzazione nulla di tutto questo. L’autorealizzazione ti spinge solo ad usare chi hai accanto. Ti porta a buttare quella persona quando non sarà più capace di darti quello che vuoi. Nell’autorealizzazione non c’è nulla di amore ma c’è solo uno sguardo ripiegato su di sè.

Metterò ora in evidenza alcuni diversi atteggiamenti del cuore di chi vuole autorealizzarsi e di chi invece cerca di amare in una vocazione sincera.

La promessa del per sempre. Questa è una grande prima diversità. Chi si vuole autorealizzare nel matrimonio dovrebbe essere coerente e non sposarsi in chiesa. Sono troppo cattivo? No per nulla, solo realista. Chi si vuole autorealizzare non può promettere il per sempre. La relazione sarà costantemente messa sotto esame. Se stare con quella persona non mi dà quello che cerco oppure se trovo qualcuno che mi fa stare meglio devo avere tutto il diritto di cambiare. E’ stato bello ma tanti saluti e buona vita. E i figli? I figli desiderano dei genitori felici e realizzati e capiranno! Capite il centro sono sempre e solo io. In questa modalità non c’è amore. Non c’è la capacità di farsi pane spezzato per l’altro. Questa modalità di amare non mi cambia e non mi fa crescere e maturare. Chi vuole invece realizzare la propria vocazione, sa che in quella promessa può trovare senso e pace. Perchè amare dando tutto di te, senza chiedere nulla, è il modo di amare di Cristo e nel dono puoi trovare chi sei davvero e fare esperienza di Gesù nella tua vita. Restare fedele alla promessa nella gioia e nel dolore permette a te di crescere e alla persona che hai accanto di sperimentare l’amore gratuito di Gesù.

Passione o amore? Altra differenza fondamentale. Chi si vuole autorealizzare mette al centro, di tutto il matrimonio, la passione e il sentimento. Cosa c’è di male? Non c’è nulla di male a desiderare che nel matrimonio si possa mantenere passione e sentimento. Ciò che non va affatto bene è farci influenzare da questa parte più emotiva. Perchè poi diventa un cane che si morde la coda. Quando il vino verrà a mancare cosa si fa? Si smette di curare la relazione? Ci si ignora oppure ci si rivolge all’altro solo per la lista della spesa? Comprendete la menzogna che c’è dietro questo significato che possiamo dare all’amore? Quando c’è passione facciamo fuoco e fiamme. Fuoco di paglia però! Un fuoco che si può spegnere facilmente e poi? Chi vive il matrimonio come vocazione è capace di andare oltre. Sa che i momenti in cui la passione latita sono quelli in cui deve donarsi ancora di più all’altro. Perchè l’amore va curato e nutrito come una piccola pianta. Se non bagno spesso la piantina in casa poi questa muore. Stessa cosa vale per il matrimonio. Mi devo donare che ne abbia voglia o meno. Questa modalità è quella vincente perchè l’altro si sente amato per quello che è e non per quello che fa (quindi sarà riconoscente) e la passione sarà stimolata dall’intimità che non faremo mai cessare.

Un’ultima puntualizzazione. Non si nasce imparati. Io mi sono sposato probabilmente con un’idea più vicina all’autorealizzazione che alla vocazione. Poi, però, con il tempo, se non ti tiri indietro e ci provi a dare tutto, il matrimonio ti cambia, poco alla volta, ma radicalmente. Se ora ho capito qual è la mia vocazione devo solo dire grazie a Dio e a Luisa che mi ha sostenuto e sopportato in questi anni.

Antonio e Luisa

Per acquistare i nostri libri L’ecologia dell’amore – Sposi sacerdoti dell’amore – Sposi profeti dell’amore

2 Pensieri su &Idquo;Vocazione o autorealizzazione?

  1. Mi piace questo commento perché è estremamente vero e reale. Anch’io mi sono sposato per compensare tante mie mancanze e debolezze e in mia moglie avevo trovato il sostegno. Ma poi è stato il mio egoismo a prevalere e ha portato a litigi furibondi e errori di ogni sorta. La misericordia di Dìo però non mi/ci ha mai abbandonato e ora vivo anch’io più il matrimonio come vocazione e mi sento più in pace. Bello vedere che la strada si spiana e questo è merito di un Dio che ci ama .grazie

    Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...