È solo da un cuore guarito che può nascere un amore che guarisce.

Fabrizia, in occasione della festa di San Giuseppe Lavoratore, ha scritto su questo blog delle bellissime riflessioni che mi hanno dato tanti spunti. Oggi, quindi, voglio parlare del lavoro che mi sta più a cuore: non quello che faccio fuori casa, ma quello che faccio dentro di me. È un lavoro silenzioso, nascosto, faticoso, ma profondamente liberante. È il lavoro di accogliere il mio bambino interiore, imparare ad ascoltarlo e a volergli bene. Solo così ho potuto iniziare davvero ad abbracciare anche i miei figli.

L’Analisi Transazionale, che tanto mi sta aiutando nel cammino spirituale e umano, parla di tre stati dell’Io: il Genitore, l’Adulto e il Bambino. Per anni ho agito da Genitore Normativo Negativo: severo, giudicante, impaziente. Perché mio padre era così con me. Vedevo solo ciò che non funzionava, ciò che andava corretto. Mi arrabbiavo facilmente, convinto che fosse il modo giusto per educare.

Ma dentro di me c’era un bambino ferito, che non chiedeva altro che essere ascoltato. C’era un bisogno antico di tenerezza, di approvazione, di sentirsi visto. E non potevo davvero essere padre finché non ho permesso a quel bambino di esistere, finché non ho smesso di vergognarmi delle mie fragilità.

Scrive Luigi Maria Epicoco: “San Giuseppe è il santo della tenerezza silenziosa. Non fa grandi discorsi, ma custodisce. E custodire vuol dire anche accettare le proprie ferite senza nasconderle, senza scappare.”

Ecco, in questo tempo ho imparato che per custodire i miei figli, dovevo prima custodire me stesso. Accogliere le mie emozioni, anche quelle scomode. Riconoscere le paure, il senso di inadeguatezza, la fatica di essere uomo. È un lavoro interiore che mi chiede tempo, coraggio e tanta grazia. Ma è anche il lavoro che dà più frutto. Un terapeuta di Analisi Transazionale, Muriel James, scriveva: “Il Bambino interiore è la parte più viva, creativa e vulnerabile di noi. Se non lo accogliamo, rischiamo di diventare adulti efficienti ma emotivamente vuoti.”

Ed è proprio accogliendo quel bambino in me che ho potuto cambiare come padre. Sto imparando a passare da un Genitore Normativo a un Genitore Empatico. A vedere non solo gli errori, ma anche le difficoltà e l’impegno dei miei figli. A dire loro grazie per quello che sono, a incoraggiarli invece di correggerli continuamente. E da lì… vedo che stanno cambiando le cose. Vedo nei loro occhi una fiducia nuova, una gioia che prima era soffocata. Vedo che la relazione si fa più vera, più libera, più reciproca.

E oggi, con commozione, voglio dire grazie ai miei figli. Grazie perché, senza saperlo, mi hanno aiutato a rimettermi in cammino. La relazione con loro, all’inizio, è stata difficile. Hanno mostrato disagio, ferite, silenzi che mi hanno interrogato nel profondo. Mi sono posto delle domande, domande vere, scomode. E proprio da quelle domande è nato il lavoro su me stesso. Non per cercare colpe da espiare, ma perché non volevo lasciare che il dolore diventasse destino.

Perché – e questo lo sento profondamente – non è importante avere rimorsi o rimpianti, ma riconoscere che c’è ancora tutto un futuro su cui lavorare. Un futuro da costruire insieme, giorno per giorno, con gesti nuovi, parole vere, e quella tenerezza che non è debolezza, ma forza redenta.

E qui, nel mio cammino da padre, riscopro la figura di Dio Padre. Non come un giudice severo, pronto a punire, ma come quel Padre tenero e accogliente che Gesù ci ha rivelato. Un Padre che ci viene incontro quando siamo ancora lontani, che ci rialza quando cadiamo, che ci guarda con amore anche quando sbagliamo.

“Chi vede me, vede il Padre” (Gv 14,9). E in Gesù, uomo mite e forte, accolgo ogni giorno un riflesso di ciò che anch’io, nella mia piccolezza, posso diventare: un padre che ama senza condizioni, come San Giuseppe. Come Dio.

Il lavoro su di sé non si vede, non si misura, non si paga. Ma cambia tutto. Perché è solo da un cuore guarito che può nascere un amore che guarisce.

Antonio e Luisa

Acquista il libro con gli articoli più belli del blog

Acquista il libro Il dono del corpo. La sessualità come dono sacro tra gli sposi.

Acquista L’ecologia dell’amore

Lascia un commento