Che di noi non resti niente

“Del nostro Matrimonio non è rimasto niente”.

Altolà. Non in quel senso. È la frase che, sostanzialmente, mi auguro di poter dire a fine corsa: che ci siamo spesi talmente tanto da donare tutto quello che potevamo donare. Abbiamo amato imperfettamente al massimo. Siamo stati fedeli nel poco, senza trattenere nulla per noi. Decisamente impegnativo e alto, come desiderio! Eppure siamo chiamati, tutti, a questa spesa fuori misura.

I progetti di Dio ci superano. Sono più di noi stessi, vanno oltre i nostri nomi, le nostre vite e i nostri orizzonti. Se un progetto è da noi, risulta piccolo, dimenticabile, passeggero come i reel che vediamo scrollando il telefono – oggi virali, domani nell’oblìo. Se un progetto è da noi, torna sempre a noi e finisce con noi: creiamo e ci impegniamo, da una dubbìa iniziativa privata, per una ricompensa immediata (che sia in like, followers, ringraziamenti, lodi…). Di fatto, non ha lunga vita né frutti eterni.

Al contrario, un progetto di Dio supera ogni nostra aspettativa, sforzo e ricompensa. Non iniziando da noi, nemmeno finirà con noi ma, appunto, ci supererà. Non ci appartiene. Una grande scuola dei doni di Dio sono i figli: la scintilla della vita è divina, noi ne siamo il tramite, e la vita che accogliamo nel mondo va oltre noi. Ogni cosa che viene da Dio porta frutti invisibili ed eterni, guidata da Lui arriva dove l’uomo non potrebbe mai giungere. Lasciarsi superare è difficile ma oltremodo necessario.

Ogni genitore, ad esempio, dovrebbe augurarsi di vedere i propri figli spiccare il volo, andare molto più in alto di lui o di lei: padri e madri dovrebbero gioire per un figlio felice, realizzato, che ha capito cosa è chiamato a fare ed è felice di viverlo. “Dio ti ama così come sei, ma ti sogna migliore” ha detto Papa Leone XIV. Quanto è vero anche per noi sposi, per noi genitori! Dio sogna la versione migliore di noi sposi: vuole operare per la nostra gioia piena, chiedendoci solo di lasciarci superare dalla Sua grazia, di aprirGli le porte del nostro cuore.

Di noi sposi, lo ripetiamo con forza, non deve rimanere niente. Non per augurarci di venir dimenticati ma proprio perché di noi resti solo l’amore dato e ricevuto, attraverso tutta la nostra storia – niente di più. Il nostro posto lavorativo? Sarà occupato da qualcun altro. La nostra casa? pure. I nostri beni e conti in banca? Dati alla nostra discendenza o a chi vorremo lasciarli. Quello che abbiamo, la “roba” verghiana, non è certo eterna.

Il motore che ci muove è, spesso, la paura. Paura di perdere quanto abbiamo, di avere il serbatoio vuoto, di non potersi permettere quei piccoli lussi che crediamo meritati, di non poter provvedere a chi amiamo. Ma della paura non ci si può fidare – e ci impedirà di spiccare davvero il volo, di osare, di lanciarci con Dio dove ci vuole inviare, di metterci in cammino unendo fede e ragione, che il Signore tiene unite.

Chiediamoci, con onestà: cosa stiamo trattenendo di noi, per paura di perderlo? In quale ambito della nostra vita non lasciamo, veramente, entrare Dio? Proprio lì, in quello che ci verrà in mente, Gesù sicuramente ci sta parlando. Proprio dove non ti vuoi spendere, ecco l’occasione di incontro con il Signore! Proprio dove non vorresti andare, dove sei disgustato, inorridito, intimorito, proprio nel deserto attende Dio – per dimostrarti che Egli non ti abbandona ma fa nuove tutte le cose, anche le più impensabili. È il Dio dell’impossibile.

Francesco di Assisi arriva a baciare un lebbroso e questo gesto non è improvvisato, dettato da uno slancio mistico, da un proposito di impegno e buona volontà. Può andare oltre il suo disgusto e la paura grazie al Signore – Lui è, e sarà, nella vita del Santo, il motore delle sue sce

lte. Che di voi non resti nulla, cari sposi! Che possiate consumarvi, nel servizio e nell’amore per ciò che davvero conta! Che possiate andare a letto esausti e felici, perché anche oggi avete lavorato per il Regno, per la vostra vocazione! Che possiate, a fine corsa, aver dato tutto quanto potevate dare, senza trattenere nulla per voi! Che possiate essere ricompensati, già ora, con il centuplo promesso a chi cerca Dio!

Giada Moneti @nesentilavoce

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