Solo perché è la moglie di un calciatore

«Solo perché è la moglie di un calciatore». Quante volte abbiamo letto, ascoltato e – forse – anche detto una frase così? «È sempre al centro del gossip, solo perché è la moglie di un calciatore». «Ha i vestiti, i gioielli, le scarpe e le borse costose e griffate solo perché è la moglie di un calciatore». «Non lavora, non fatica ma è piena di soldi solo perché è la moglie di un calciatore». «Ha un fisico pazzesco e può allenarsi quando vuole solo perché è la moglie di un calciatore». E potremmo andare avanti all’infinito. È addirittura stato coniato un termine specifico per identificarle: WAGS. Ossia Wifes And Girlfriends. Già, le WAG: onnipresenti nei rotocalchi e nei social, protagoniste del jet-set, delle pubblicità, dei brand di lusso.

Eppure, è proprio da una WAG che è arrivata una lezione di vita enorme e gigantesca. Si chiamava Andrea, ed era la moglie del calciatore venezuelano Héctor Bello. Aveva una vita, dei sogni, una famiglia. E soprattutto aveva una figlia di appena un anno, il suo piccolo tesoro. Poi la terra ha tremato. Il Venezuela è stato scosso dalla violenza del terremoto anzi, dei terremoti. Due scosse violentissime a distanza di nemmeno un minuto. In pochi secondi il mondo di tante famiglie è crollato. Muri, case, certezze. In quei momenti non c’è il tempo di pensare, di calcolare, di riflettere. C’è solo l’istinto più profondo che abita il cuore umano. E nel cuore di una madre vive una legge che nessuna teoria è mai riuscita a spiegare fino in fondo: dare la vita per i propri figli.

Quando tutto intorno cadeva, Andrea ha compiuto il gesto più grande che un essere umano possa compiere: ha protetto la sua bambina con il proprio corpo. Ha fatto scudo con sé stessa. Ha trasformato il suo abbraccio nell’ultimo rifugio per quella creatura di un anno che aveva messo al mondo. La piccola, fisicamente, si è salvata. Lei no. Esiste qualcosa di più smisurato di questo?

La domanda attraversa il Vangelo e trova una risposta nelle parole di Gesù: «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici» (Gv 15,13). Andrea non è morta per un ideale astratto. Non è morta per la gloria, per il successo, per il denaro. Quella gloria, quel successo e quel denaro che ci dà tanto fastidio nelle WAG. Quella gloria, quel successo e quel denaro che tanto invidiamo alle WAG. Per Andrea, in quel momento, non erano nulla. Meno di zero. Andrea è morta per amore. Ha compiuto, nel silenzio e nel terrore di un terremoto, ciò che il cristianesimo indica da duemila anni come la forma più alta della vita: il dono totale di sé.

Per questo la sua storia ci commuove così profondamente. Perché ci ricorda una verità che il rumore del mondo spesso cerca di soffocare: il valore di una persona non si misura dai follower, dai vestiti che indossa, dal conto in banca o dal cognome che porta. Andrea non era “solo la moglie di un calciatore”. Era una madre. Era una sposa. Era una donna capace di amare fino all’estremo. E in quell’istante terribile è diventata un’immagine vivente di quell’amore che Cristo ha mostrato sulla croce: un amore che si consegna perché un altro possa vivere.

Quante volte giudichiamo le persone dalla superficie. Quante volte etichettiamo, semplifichiamo, riduciamo una vita a uno stereotipo. Le WAG, diciamo. Come se dietro quella sigla non ci fossero persone vere, con le loro paure, le loro fragilità, le loro virtù nascoste. Poi arriva una storia come questa e ci obbliga a fermarci. Perché davanti a una madre che dona la propria vita per la figlia cadono tutte le categorie, tutti i pregiudizi, tutte le ironie, tutte le etichette, tutte le maschere.

Resta soltanto il mistero dell’amore. Un amore che sa farsi sacrificio. Un amore che sa dire, senza parole: «Prendi la mia vita, purché tu possa avere la tua». Forse è questo il messaggio più grande che Andrea lascia al mondo. Gli eroi, molto spesso, non indossano una divisa o una corona da sovrani. A volte indossano i vestiti semplici di una madre e stringono al petto una bambina di un anno mentre il mondo crolla. E mentre tanti la ricorderanno come la moglie di un calciatore, il Cielo – ne siamo certi – la conosce con il suo vero nome, quello più bello: madre. Una madre che, in tutti i sensi, ha donato la sua vita alla figlia, fino all’ultimo, fino all’estremo, con amore e per amore

L’eterno riposo, Andrea, e grazie per il tuo esempio! Ci fa dire che nel mondo non ci sono solo buio e male. C’è ancora tanto Bene! E il Bene, quando donato per la salvezza altrui, diventa testimonianza e profumo di Paradiso.

Fabrizia Perrachon

Battiti d’amore vero”: testo di Fabrizia Perrachon, voce e musica di Marco Mammoli, realizzazione artistica di Michele Rosati. LA PRIMA CANZONE D’AMORE PER I BAMBINI NATI IN CIELO! Ascoltatela, cantatela, imparatela e diffondetela da questo link. Per acquistare i miei libri clicca qui. Desideri offrirmi un caffè, un cappuccino o una spremuta? Clicca qui! Mi darai una mano fondamentale nel sostenere tutte le mie numerose attività di evangelizzazione e diffusione della speranza cristiana! Grazie davvero dal profondo del cuore. Fabrizia

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