Comincia dalla tua casa

Cari sposi, il tempo post-pasquale, con le sue solennità proprie, è concluso. Ora inizia un lungo tempo ordinario in cui siamo sfidati a mettere in pratica, nell’ordinario – a volte così monotono – le grandi lezioni che Gesù ci ha testimoniato e indicato per vari mesi: la Quaresima, la Risurrezione, l’Ascensione, la Pentecoste, la Trinità, il Corpus Domini, il Sacro Cuore… Se siamo onesti, anche noi, alla luce della contemplazione di quanto ha operato Gesù in ciascuna di quelle ricorrenze ha fatto per ciascuno di noi, possiamo esclamare, come leggiamo nella Prima Lettura: “Voi stessi avete visto ciò che io ho fatto all’Egitto e come ho sollevato voi su ali di aquile e vi ho fatti venire fino a me”. Siamo davvero benedetti e amati da Gesù! E la Parola di oggi è in piena sintonia con questo pensiero.

In questo tempo di inizio estate gran parte dei nostri territori è allietato da grandi distese di campi di grano, ormai pronto alla mietitura; è bello constatare che le parole di Gesù sono di fatto state pronunciate in questo periodo. Ecco allora che Lui utilizza tale immagine per concludere: “la messe è molta, gli operai sono pochi”. Oggi disponiamo di grandi trebbiatrici che in poche ore possono mietere ingenti estensioni di campi, ma all’epoca il lavoro era tutto manuale, a base di falcetto e olio di gomito. Ma l’idea sottesa è comunque identica: le necessità della Chiesa sono sconfinate: dalla pace, alla giustizia sociale, all’impellenza dell’evangelizzazione, alla crisi educativa, alle incognite dell’intelligenza artificiale… come ci ha segnalato la recente enciclica Magnifica humanitas.

Cosa fa Gesù dinanzi ad una missione immane e sovrumana? Chiama per nome dodici persone, non proprio i maggiori leaders di quel momento… non c’era nessun imperatore romano tipo Augusto, nessun filosofo greco del calibro di Platone o Aristotele, nessun capo militare somigliante ad Alessandro Magno… ma che razza di squadra ha composto Gesù se voleva portare il Vangelo in tutto il mondo?

Lui chiama persone che ha incontrato predicando nella sua terra natale, la Galilea e ha convocato pescatori, esattori di tasse, ribelli nazionalisti… gente del popolo, semplice, persone che, se non fosse stato per Lui, sarebbero rimaste sepolte nell’anonimato più totale.

Cari sposi, Gesù ha chiamato voi due sposi per rendervi partecipi della Sua missione sublime, predicare e testimoniare il più grande Amore possibile, l’unico capace di donare vita. E indicando la missione fissa anche alcuni criteri semplici: inizia da casa tua, dalla tua gente. Non li manda in trasferta ai 4 punti cardinali, quello verrà dopo con la Pentecoste. Ora Gesù chiede di concentrarsi sui rapporti più stretti, quelli più costosi e difficili, che richiedono il maggior grado di autenticità. Bello sostenere gli studi di bambini africani, lodevole contribuire alla creazione di un ospedale in India… molto più esigente vivere il Vangelo con il coniuge.

Quando Madre Teresa di Calcutta ricevette il Nobel per la pace nel 1979 lei pronunciò quella celebre frase: “Cosa puoi fare per promuovere la pace nel mondo? Vai a casa e ama la tua famiglia”. È lo stesso principio di Gesù nel Vangelo odierno. Lo disse chiaramente San Giovanni Paolo II parlando a tutti i vescovi latinoamericani: “Fate ogni sforzo affinché vi sia una pastorale della famiglia. Dedicatevi a un settore così prioritario, con la certezza che l’evangelizzazione nel futuro dipende in gran parte dalla «Chiesa domestica». È la scuola dell’amore, della conoscenza di Dio, del rispetto alla vita, alla dignità dell’uomo”.

Cari sposi, Gesù vi ha insignito di una vocazione meravigliosa, rendendovi sposi nel sacramento nuziale. In voi c’è un tesoro inesauribile di grazia per iniziare ad amare nella semplicità della casa, educando i vostri figli, testimoniando un amore fatto di vera concretezza, il solo che può essere la miccia per accendere l’evangelizzazione. Non temete perché lo Sposo è con voi e cammina quotidianamente con voi.

ANTONIO E LUISA

Per anni ho pensato che la missione degli sposi consistesse soprattutto nel fare: impegnarsi in parrocchia, partecipare ai gruppi, fare volontariato, organizzare incontri, testimoniare con le parole. Tutte cose belle e preziose. Ma col tempo ho capito che la prima e più importante missione degli sposi è un’altra: essere sposi. Dio non ci ha chiamati anzitutto a svolgere attività, ma a vivere fino in fondo il sacramento del matrimonio. La nostra vocazione è amarci, donarci reciprocamente, custodirci, perdonarci, sostenerci e rendere visibile l’amore di Cristo attraverso la nostra vita quotidiana.

Se trascuriamo questa missione fondamentale, rischiamo di fare molte cose per Dio dimenticando il dono che Dio ci ha affidato. Quando invece mettiamo al centro il nostro essere sposi, tutto il resto trova il suo posto. Anche il servizio, l’evangelizzazione e l’impegno ecclesiale diventano fecondi, perché nascono da un amore vissuto e non semplicemente da un’attività svolta. Il primo apostolato degli sposi è il loro amore.

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