Ci siamo lasciati, che peccato!

Quando termina un fidanzamento o una storia d’amore, spesso ho sentito dire: “Che peccato! Stavate così bene insieme!”. Vorrei soffermarmi proprio sul termine “peccato”. Siamo abituati a pensare che il peccato sia qualcosa di strettamente legato alla violazione di una norma, all’infrazione di un comando e così leghiamo subito il concetto di peccato a quello di punizione. Ma è interessante approfondire l’origine della parola. In ebraico la radice del termine ha un significato letterale preciso: “mancare il bersaglio”. Se il termine “peccato” è letto in questa prospettiva, allora tutto cambia. 

Allora possiamo capire perché la fine di una storia d’amore sia un peccato. Perché abbiamo mancato il bersaglio, non abbiamo permesso a quell’amore di trasformarsi in qualcosa di radicato nella nostra vita. La fine di una storia d’amore ci spinge a chiederci quali motivi non hanno permesso all’amore di crescere.

Abbiamo predisposto il nostro cuore ad una vera apertura verso l’altro? Siamo stati in grado di accogliere le sue fragilità, i suoi limiti e farlo sentire amato? Spesso si commette l’errore di pensare che l’amore debba procedere da solo, in modo spontaneo e naturale, e se questo non accade, si preferisce terminare la storia. Questa è una visione dell’amore che ci immobilizza e ci deresponsabilizza. Come può l’amore procedere da solo se noi non lo alimentiamo?

Siamo cresciuti con l’idea che l’amore sia qualcosa di travolgente, che ci rapisce in modo inaspettato. Ma la verità è che l’amore cresce solo laddove siamo noi a porre le condizioni per farlo maturare. L’amore cresce se impariamo a gestire insieme i conflitti e le sfide che la vita ci riserva. L’amore cresce se impariamo a gestire insieme tutto ciò che potrebbe minare l’equilibrio della coppia e ci impegniamo a preservare l’intimità della relazione. È qualcosa di estremamente delicato, da costruire giorno dopo giorno. Comporta uno sforzo costante, la fatica di uscire da sé e mettersi nella prospettiva di un’altra persona.

La vita ci mette di fronte a situazioni sempre nuove: i cambiamenti lavorativi, la crescita dei figli, il confronto con le famiglie di origine. L’amore è una realtà da rinnovare ogni giorno, non è qualcosa di cui si può campare di rendita. Ed è qualcosa di intimamente legato al senso di responsabilità. Io mi assumo la responsabilità di esserci per l’altro, a prescindere da quello che accadrà.

Solo se non ci stancheremo mai di rinnovare ogni giorno l’amore, allora potremo dire di non aver mancato il bersaglio. Se avremo impiegato tutte le nostre forze per la costruzione dell’amore.

Quando un bambino muove i primi passi, a volte può cadere. E può capitare che si faccia male e pianga. Ma la gioia di poter camminare ed esplorare il mondo è tale da spingerlo ogni volta a rialzarsi e ricominciare a camminare. Prendiamo esempio dai bambini che non si arrendono e ogni volta si rialzano dopo una caduta. Solo così saremo sicuri di non aver mancato il nostro bersaglio dell’amore perché in fondo siamo responsabili di tutto l’amore che non abbiamo donato.

Francesca Parlangeli 

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