Cari sposi, Gesù ci invita a non temere ciò che è esterno a noi. Chiaramente è la prima cosa che vediamo e che ci spaventa: il pericolo di una guerra, di una crisi economica, di una pandemia… Ma Gesù ci invita a guardare oltre le circostanze, per quanto siano concrete le conseguenze sulla nostra pelle. Sebbene i TG non ne parlino, sappiamo del silenzioso genocidio dei cristiani in Nigeria ed anche di testimonianze commoventi di martirio di tanti di loro che hanno preferito morire piuttosto che abbandonare Cristo.
Sorprende che Gesù faccia una netta distinzione tra una paura umana che in fin dei conti condanna ed una paura buona, lecita. Ma come si fa a dire a una persona: “non avere paura” dinanzi a un pericolo? In effetti la paura è un’emozione primaria di difesa, attivata dalla percezione di un danno, reale o presunto, la quale attiva un meccanismo che cerca la sopravvivenza. Quindi non si possono comandare a bacchetta le emozioni e sentimenti, esse vanno e vengono e le possiamo solo riconoscere.
Ma se c’è Uno che sa come è fatta la persona umana quello è proprio Nostro Signore, pertanto, ben consapevole di tutto ciò, come mai per ben 3 volte ci dice “non avere paura” riferendosi addirittura alla morte? La risposta viene guardando piuttosto a quello che invece dovremmo davvero temere di perdere: la Grazia, la vita eterna, la relazione con Cristo.
Cioè, il timore di cui parla Gesù non ha niente a che vedere con quello che oggi la cultura e la mentalità imperante ci incutono. Recentemente l’OMS ha commentato che l’ansia è proprio uno dei 3 problemi a cui le persone vogliono risolvere ricorrendo a specialisti. In effetti è soprattutto il mondo social a farci sentire il peso e la pressione di non deludere chi ci sta attorno, di essere performanti nell’aspetto esteriore (vestito, fisico) o di possedere certi oggetti ritenuti indispensabili. Questo genera ansia, nonché paura di non essere all’altezza delle aspettative altrui e non viene certamente da Dio ma da un sottile egoismo, dalla vanità di voler apparire in un certo modo davanti agli altri.
Gesù vi contrappone un timore buono, sano, che viene dallo Spirito; esso non teme castighi di Dio perché Dio è Padre ed è per questo che ne teme piuttosto la separazione. La “sana paura” di perdere la fede o la carità non è ansia nevrotica ma vigilanza nell’amore. È il timore di diventare indifferenti, di scivolare nella tiepidezza, di non corrispondere all’amore di Chi ha dato tutto per noi. Essendo un dono dello Spirito, il timore, produce frutti quali l’umiltà di riconoscere i propri limiti evitando la presunzione, la vigilanza operosa fatta di preghiera e di sacramenti e, soprattutto, una profonda pace del cuore.
Tra marito e moglie ci possono essere paure di vario tipo: paura che il coniuge non cambi e migliori mai; oppure paura che possa peggiorare il suo modo di essere; paura di non farcela economicamente; paura per i figli, per la salute, per il lavoro…
L’esperienza insegna che non abbiamo certezze assolute sulle cose materiali che pur ci servono e ci fanno molto comodo. Eppure, la storia della Chiesa, anche recente e senza andare così indietro, mostra che quando una coppia sa di essere unita in Cristo e di essere stata acquistata a caro prezzo sulla Croce, affronta le paure diversamente. Umanamente parlando si sentono ancora, sono lì ben presenti ma le si affronta con un altro sguardo e un altro atteggiamento interiore.
Quando penso a questo timore di cui parla Gesù mi sovviene la testimonianza di una moglie che scoprì la relazione extraconiugale del marito. Dopo tanto litigare e tentare di rilanciare il loro matrimonio, lui decise di andarsene di casa. Questa donna non si agitò, non perse il controllo della sua vita ma rispettò la sua decisione ed ebbe il coraggio di dirgli: “vai pure, solo ti chiedo di non lasciare il Signore”. Una frase rimasta scolpita nella mente del marito e che, a distanza di tempo, fu l’inizio della sua conversione e della rinascita della coppia. Cari sposi, il vostro sacramento nuziale era contenuto in quel Sangue e Acqua usciti dal Cuore di Cristo. Rimanendo in Lui non potete andare persi ma perseverare uniti nell’Amore.
ANTONIO E LUISA
La paura non è un nemico da eliminare. È una realtà profondamente umana che Dio stesso ha posto dentro di noi per proteggerci dai pericoli e aiutarci a riconoscere i nostri limiti. Senza paura saremmo imprudenti, incapaci di valutare i rischi e di custodire la nostra vita. Il problema nasce quando la paura smette di essere una sentinella e diventa una prigione. Quando non ci aiuta più a discernere, ma ci impedisce di vivere. Quando per paura di soffrire non amiamo più, per paura di sbagliare non scegliamo più, per paura di essere feriti non ci doniamo più.
Nessuno riesce a vincere davvero la paura contando soltanto sulle proprie forze. Possiamo controllarla per un po’, possiamo nasconderla, ma prima o poi ritorna. È la relazione con Cristo che cambia tutto. Non perché cancella magicamente le nostre fragilità, ma perché ci permette di attraversarle senza esserne schiacciati. Quando sai di essere amato da Dio così come sei, senza doverti guadagnare il Suo affetto, qualcosa dentro di te cambia. Anche nei giorni in cui ti senti fragile, inadeguato o confuso, rimane una certezza: non sei solo. C’è un Padre che ti sostiene, che non ti abbandona e che continua ad amarti anche quando fai fatica ad amare te stesso. Per questo il coraggio cristiano non è assenza di paura. È scegliere di andare avanti nonostante la paura, tenendo la mano di Cristo.
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