Ci sono relazioni che sembrano procedere verso qualcosa di importante. Due persone si conoscono, iniziano a sentirsi con frequenza, condividono pensieri, emozioni, esperienze personali. Nasce una confidenza profonda, ci si cerca, si sta bene insieme e si avverte una sintonia che sembra andare oltre una semplice conoscenza. Poi, però, quando uno dei due prova a dare un nome a ciò che sta accadendo o manifesta il desiderio di costruire qualcosa di più, l’altro si tira indietro.
Chi riceve questo rifiuto arriva quasi inevitabilmente a una conclusione: evidentemente non gli piaccio abbastanza. Forse non c’è attrazione, non c’è desiderio, oppure tutta quella vicinanza aveva per lui un significato diverso. È una spiegazione comprensibile e, in molti casi, può essere anche quella corretta. Non ogni amicizia profonda è destinata a diventare una relazione sentimentale e non sempre i sentimenti crescono allo stesso modo in entrambe le persone.
Esistono però situazioni più complesse, nelle quali il passo indietro non nasce necessariamente da una mancanza di attrazione. Può accadere che una persona si allontani proprio quando comincia a sentirsi davvero coinvolta. Il problema, quindi, non è sempre l’assenza del desiderio, ma la difficoltà a sostenere ciò che quel desiderio comporta: esporsi, affidarsi, perdere alcune difese e accettare il rischio che la relazione un giorno possa finire.
Questo accade soprattutto a chi ha alle spalle diverse esperienze di rifiuto. Dopo essere stato respinto molte volte, può formarsi una convinzione profonda: ogni volta che mi avvicino davvero a qualcuno, prima o poi rimango deluso. Non è necessariamente un pensiero lucido e consapevole. La persona può desiderare sinceramente una relazione, cercare vicinanza e costruire un legame molto intenso, senza rendersi conto che, quando quel legame diventa possibile, dentro di lei si attiva una paura. Potremmo parlare di un copione di rifiuto. La persona si aspetta che una relazione finisca nello stesso modo delle precedenti e comincia a leggere anche la nuova esperienza attraverso quella previsione. In apparenza ha finalmente incontrato qualcuno che la sceglie, ma interiormente può non riuscire a fidarsi di quella scelta. Può temere che l’altro sia soltanto entusiasta del momento, che prima o poi cambi idea oppure che, conoscendola ancora meglio, non provi più lo stesso interesse.
Finché il rapporto rimane nell’ambito dell’amicizia, tutto può sembrare più semplice. C’è vicinanza, c’è complicità, ci si raccontano aspetti molto personali, ma resta una certa protezione. Non occorre prendere una posizione definitiva, non bisogna affidarsi completamente e si può continuare a vivere la relazione in uno spazio non ancora definito. Questa ambiguità può risultare rassicurante per chi ha paura del rifiuto. Quando invece l’altro manifesta chiaramente un sentimento, la relazione cambia. Non è più soltanto una possibilità immaginata: diventa qualcosa di concreto. A quel punto la persona dovrebbe accettare di essere scelta, ma anche di scegliere. Dovrebbe permettere all’altro di avvicinarsi maggiormente e affrontare l’incertezza che accompagna ogni relazione autentica.
È proprio in questo momento che può avvenire il passo indietro. Non necessariamente perché l’attrazione è scomparsa, ma perché la paura diventa più forte del desiderio. Si può cominciare a mettere in dubbio il rapporto, a trovare improvvisamente ostacoli che prima non sembravano così importanti o a ripetere che è meglio restare amici. Talvolta la persona arriva persino a convincersi di non provare abbastanza, perché questa spiegazione è più facile da gestire rispetto al riconoscere la propria paura. Rifiutando per prima, evita almeno il rischio di essere nuovamente rifiutata. Può mantenere una sensazione di controllo: non ha aspettato che fosse l’altro ad allontanarsi, ma ha interrotto lei il percorso. In questo modo, però, il copione continua a ripetersi. La persona desidera una relazione, ma quando quella relazione diventa possibile mette in atto comportamenti che la rendono impossibile.
Naturalmente bisogna essere prudenti. Non possiamo interpretare ogni rifiuto come una prova nascosta d’amore o di attrazione. Sarebbe pericoloso convincersi che l’altro ci desideri anche quando ha chiaramente detto di non voler costruire una relazione. Un rifiuto va comunque rispettato. Non possiamo conoscere fino in fondo ciò che accade nell’interiorità di un’altra persona e non dobbiamo usare questa lettura per inseguirla o forzarla a cambiare idea.
Questa dinamica può però aiutarci a comprendere alcune situazioni apparentemente contraddittorie: persone che cercano una grande vicinanza e poi fuggono proprio quando viene loro offerto ciò che sembravano desiderare; persone che costruiscono una profonda intimità emotiva e improvvisamente prendono le distanze; persone che dicono di desiderare una relazione, ma si sentono soffocare quando qualcuno le sceglie realmente.
Chi si trova dall’altra parte può facilmente pensare che tutta la relazione fosse stata fraintesa. Può chiedersi come sia possibile che ci siano stati tanta sintonia, ricerca reciproca e coinvolgimento, se poi l’altro sostiene di non volere nulla di più. La risposta non è sempre che mancasse attrazione. Talvolta attrazione e paura possono convivere. Si può desiderare qualcuno e, nello stesso tempo, avere paura delle conseguenze di quel desiderio.
Comprendere questo non significa dover aspettare l’altro, convincerlo o diventare responsabili della sua guarigione. Possiamo riconoscere che dietro il suo comportamento potrebbe esserci una ferita, ma resta lui a doverla vedere e affrontare. La nostra disponibilità e il nostro affetto non possono sostituire la sua decisione di mettersi in gioco. Non tutti i rifiuti, quindi, raccontano la stessa storia. A volte indicano semplicemente che l’attrazione non è reciproca. Altre volte esprimono una difficoltà a sostenere una relazione che sta diventando troppo importante. In questi casi la persona non si tira indietro perché non sente nulla, ma perché non riesce ancora ad affidarsi a ciò che sente.
Il risultato, almeno nel presente, non cambia: la relazione non può procedere senza la libertà e la disponibilità di entrambi. Cambia però il modo di interpretare ciò che è accaduto. Dietro alcune porte che si chiudono non c’è necessariamente assenza di desiderio. Può esserci anche il timore che, aprendole davvero, torni a ripetersi un dolore già conosciuto.
Antonio e Luisa
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