Cari sposi, non so a voi ma a me, di primo acchito, sembra che il Vangelo di oggi abbia toni un tantino settari. A prima vista, Gesù ci sta chiedendo di isolarci di ogni legame naturale per concentrarci solo ed esclusivamente su di Lui, in una relazione polarizzata ed escludente. Ma, gira e rigira, per quanto si cerchi di dare giustificazioni ai toni perentori di Cristo, una delle chiavi di più corrette per comprendere le sue parole odierne, resta quella nuziale.
Se, infatti, Cristo è lo Sposo della Chiesa, come asserisce chiaramente San Paolo in Efesini 5, e vuole unirsi totalmente a ciascuno di noi, in un legame eterno, è chiaro che Egli desideri ed aspiri ad una appartenenza reciproca totalizzante. L’abbiamo contemplato di recente nella Solennità del Sacro Cuore, in cui Egli ci dona tutto sé stesso, con il Suo Cuore offerto a noi sul palmo della Sua mano e che chiede umilmente di essere ricambiato. Perciò Gesù ci invoca di collocarlo nella parte più profonda del nostro animo, quella che non si condivide con nessuno.
Detto questo, ci addentriamo nell’oceano della teologia spirituale e mistica, che per noi cattolici è assai arricchita da giganti come San Giovanni della Croce, Santa Caterina da Siena, Santa Teresa D’Avila, Edith Stein… tutti autori che parlano di Gesù come lo Sposo dell’anima. In particolar modo, San Giovanni della Croce, approfondisce il concetto di “cuore indiviso” nella sua opera straordinaria, la “Fiamma d’amor viva” in cui egli spiega che nel fondo dell’anima esiste un recesso che appartiene solo a Dio e che nessuna persona e tantomeno cosa può comprendere: “Dio dimora in segreto nel seno dell’anima… Perché in quell’anima in cui non abita alcun appetito né altre immagini o forme di cose create, lo Sposo abita in modo totalmente segreto, con tanto maggiore intimità e tanto più strettamente quanto più l’anima è pura e vuota da ogni altra cosa che non sia Dio” (Strofa 4, 14).
Fin qui, umanamente parlando, ci sta di affermare che, in un rapporto nuziale, ci debba essere una certa esclusività. Ma nel caso di Gesù la cosa va ben oltre, perché il suo voler appartenere a noi e l’anelito di essere corrisposto non sono una Sua necessità! Dio è eternamente felice e completo nei propri rapporti trinitari! Perciò, se Gesù ce lo chiede, è solo e unicamente per il nostro bene, per la nostra felicità.
Gesù non viene a impoverire le relazioni sacrosante che prima ho menzionato (padre/madre, fratello/sorella, figlio/a) ma vuole metterle in ordine. Se Lui abita in fondo al nostro cuore, là dove solo c’è spazio per una persona, allora tutte le altre relazioni trovano equilibrio e consistenza, perché Dio solo è la fonte di ogni amore autentico. Provare per credere!
E allora, tutti i problemi di gelosia all’ordine del giorno dovuti alla presenza di nuore e suocere in famiglia; patemi d’animo con parenti vari; quanto tempo dedichi ai nipotini rispetto al coniuge, se non al cane e gatto di turno… vengono surclassati alla luce di come Cristo mi ama e di come mi fa ristrutturare e riplasmare i miei rapporti, dando il giusto peso ad ogni cosa. Cari sposi, non abbiate paura a lasciare a Gesù Sposo il posto d’onore nel vostro cuore. Come disse Papa Benedetto iniziando il suo Pontificato: “non abbiate paura di Cristo! Egli non toglie nulla, e dona tutto. Chi si dona a lui, riceve il centuplo. Sì, aprite, spalancate le porte a Cristo – e troverete la vera vita” (Omelia, 24 aprile 2005).
ANTONIO E LUISA
Dio non è geloso come lo siamo noi, quando vogliamo possedere qualcuno. Dio non chiede il primo posto per togliere spazio agli amori umani, ma per salvarli. Sa che, se mettiamo sulle persone il peso di essere il nostro tutto, prima o poi le soffochiamo o restiamo delusi. Un coniuge, un figlio, un genitore non possono diventare il nostro dio. Solo l’amore di Dio è abbastanza grande da reggere la nostra fame di infinito. Per questo Gesù è esigente: non perché disprezzi la famiglia, ma perché vuole renderla libera. Quando viviamo radicati nel suo amore, smettiamo di amare per bisogno, controllo o paura di perdere. Possiamo amare gratuitamente, senza pretendere che l’altro ci salvi. Allora anche la croce diventa feconda: non sacrificio sterile, ma dono. E perfino un bicchiere d’acqua dato con amore diventa eterno.
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