Salmo 101 Signore, ascolta la mia preghiera, * a te giunga il mio grido. Non nascondermi il tuo volto; † nel giorno della mia angoscia piega verso di me l’orecchio. * Quando ti invoco: presto, rispondimi. […] I popoli temeranno il nome del Signore * e tutti i re della terra la tua gloria, quando il Signore avrà ricostruito Sion * e sarà apparso in tutto il suo splendore. Egli si volge alla preghiera del misero *e non disprezza la sua supplica. Questo si scriva per la generazione futura * e un popolo nuovo darà lode al Signore. Il Signore si è affacciato dall’alto del suo santuario, * dal cielo ha guardato la terra, per ascoltare il gemito del prigioniero, * per liberare i condannati a morte; perché sia annunziato in Sion il nome del Signore * e la sua lode in Gerusalemme, quando si aduneranno insieme i popoli * e i regni per servire il Signore.
Oggi la Chiesa ci fa pregare questo Salmo impregnato di richiesta fiduciosa al Signore. Sembrerebbe quasi scontato che sia così, visto che ci hanno insegnato che Dio è tale e quindi riporre in Lui la nostra fiducia è come fare un investimento di sicura riuscita. Sul fatto che Lui sia Dio nessun cristiano farà fatica ad ammetterlo, ma quanti cristiani vivono di fatto da figli del Padre?
Il problema non sta nel fatto che Dio ascolti o no le nostre preghiere, le nostre richieste più o meno giuste, il problema non sta nemmeno nel fatto che Dio consideri le nostre preghiere più o meno importanti. Il problema sta in ciò che muove la nostra preghiera, sgorga da un cuore di figlio o da un cuore di schiavo, da un cuore che ripone nel Padre la propria fiducia o da un cuore che ha paura di Dio?
Sicuramente ci sarà capitato di rapportarci con un bimbo che vuole interagire con noi nel suo gioco, di solito allunga le sue manine verso noi per farci vedere qualche giocattolo, oppure in qualche altro modo cerca la nostra attenzione e ci fa (anche silenziosamente) la richiesta di giocare con lui, di aiutarlo ad esplorare il mondo. Il modo col quale affida la sua richiesta all’adulto è talmente potente da riuscire a far giocare anche quelle persone più restìe a lasciarsi andare al gioco spensierato.
E questo succede perché la richiesta del piccolo è piena di fiducia nell’adulto, al punto che anche quando un adulto si sente non all’altezza di giocare con lui, alla fine cede perché si sente investito di una fiducia da parte del bimbo che forse non merita, ecco allora che il cuore si scioglie e comincia il rapporto. E’ come se questo bimbo fosse un professionista motivatore, ha più fiducia il bimbo nell’adulto che l’adulto in se stesso. Riportiamo questa esperienza nel nostro rapporto col Padre, dove l’adulto è Lui e noi siamo quel bimbo. Noi dobbiamo vivere con l’atteggiamento di quel bimbo, sicuri che il Padre in qualche modo ci verrà in soccorso.
Cari sposi, il futuro della Chiesa è (anche) nelle nostre mani, poiché i nuovi santi di cui la Chiesa ha bisogno sono quelli che hanno visto lo stile con cui Cristo ama a cominciare dalla propria casa, dalla vita ordinaria di un grande sacramento quale è il matrimonio, sono quelli che hanno visto come si prega da mamma e papà, chè lo hanno imparato in famiglia.
…e un popolo nuovo darà lode al Signore. Questo popolo nuovo vive tra le nostre case, è un popolo di sposi che prima vive da figli del Padre e poi da genitori, non il contrario altrimenti si invertono le priorità.
…dal cielo ha guardato la terra, per ascoltare il gemito del prigioniero, * per liberare i condannati a morte A volte siamo proprio noi sposi questi prigionieri, e lo diventiamo se seguiamo ciò che il mondo ci proprina sul matrimonio, sulla castità, sull’affettività, sulla sessualità, sull’intimità coniugale… così facendo siamo condannati a morte perché il mondo ci fa vivere in una cultura della morte. Ma gli sposi sacramentati sanno che c’è un liberatore, un Salvatore, che ci ha (già) salvato dalla condanna a morte che gravava su di noi: Cristo Gesù.
Coraggio allora cari sposi, non temiamo di presentare le nostre richieste al Padre, non abbiamo un Dio lontano, poiché si è fatto uomo come noi (fuorché il peccato) vi lasciamo con qualche riga a tal riguardo del prossimamente beato card. Fulton Sheen:
NON C’È NESSUNA PREGHIERA SENZA UNA RISPOSTA: “Avvicinati a Dio in piena fiducia e anche con l’audacia di un figlio amorevole che ha il diritto di chiedere favori a un Padre. Dio non risponde immediatamente per insegnarci ad affidarci completamente a Lui. L’attesa è una “palestra spirituale” che ci libera dalla fretta e dall’egocentrismo. Dio è sempre vicino: Quando Dio sembra silenzioso, in realtà è più vicino che mai, accompagnandoci nelle difficoltà e nel dolore.
Giorgio e Valentina
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