Il secondo modulo del percorso “In Relazione Con Te – Fede, psiche e libertà affettiva alla scuola di Cristo” ci porta al pozzo di Sicar, nell’incontro tra Gesù e la Samaritana, raccontato nel Vangelo di Giovanni (Gv 4,1-42). Dopo aver lavorato, nel primo modulo, sugli Stati dell’Io e sulla capacità di riconoscere da quale parte di noi entriamo nelle relazioni, facciamo ora un passo ulteriore: imparare ad ascoltare davvero e a comunicare con autenticità. Perché possiamo conoscere molte cose di noi stessi, ma se non sappiamo incontrare l’altro attraverso una comunicazione capace di unire verità, rispetto ed empatia, le nostre relazioni continueranno facilmente a riempirsi di incomprensioni. Il tema centrale di questo secondo modulo sarà quindi l’ascolto attivo e la comunicazione efficace: accogliere l’altro ed esprimersi con autenticità.
Un incontro che non avrebbe dovuto esserci
La scena raccontata da Giovanni è molto più sorprendente di quanto possa sembrare a una lettura veloce. Gesù arriva stanco presso un pozzo della Samaria. È mezzogiorno. Una donna viene ad attingere acqua e Gesù le rivolge una richiesta molto semplice: «Dammi da bere». Potremmo passare oltre velocemente, ma già in queste poche parole succede qualcosa di straordinario. Un uomo giudeo sta parlando con una donna samaritana. Due mondi che, secondo le convenzioni dell’epoca, avrebbero dovuto restare distanti si incontrano.
La donna stessa resta stupita: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». In altre parole: “Perché stai parlando con me?”. Forse è una domanda che tante persone portano dentro, anche se non la esprimono apertamente. “Perché dovresti interessarti davvero a ciò che provo?”. “Perché dovresti ascoltarmi?”. “Perché dovresti accogliermi se conoscessi fino in fondo la mia storia?”.
Gesù fa qualcosa che nelle nostre relazioni spesso ci riesce difficile: rimane nel dialogo. Non si lascia bloccare dalle difese della donna, non la giudica, non la mette immediatamente davanti ai suoi errori, non cerca di dimostrarle di avere ragione. La accompagna lentamente verso qualcosa di più profondo.
Ascoltare non significa semplicemente stare zitti
Spesso pensiamo di saper ascoltare perché restiamo in silenzio mentre l’altro parla. Ma ascoltare davvero è molto di più. Possiamo tacere e, nel frattempo, preparare mentalmente la nostra risposta. Possiamo ascoltare solo per trovare il punto debole dell’argomentazione dell’altro. Possiamo aspettare che finisca per spiegargli perché ha torto. Possiamo perfino fingere attenzione mentre dentro di noi abbiamo già emesso una sentenza.
L’ascolto attivo richiede invece di provare a comprendere ciò che l’altra persona sta realmente comunicando, non soltanto attraverso le parole ma anche attraverso le emozioni, i bisogni, le paure e le attese che quelle parole portano con sé. Significa chiedersi: “Che cosa mi sta dicendo davvero questa persona?”. Non per interpretarla arbitrariamente, ma per offrirle uno spazio nel quale possa esprimersi senza sentirsi immediatamente giudicata.
Gesù fa proprio questo con la Samaritana. Le permette di parlare, risponde alle sue domande, entra nella sua esperienza e progressivamente la conduce più in profondità. Il dialogo non resta sulla superficie dell’acqua del pozzo. Arriva alla sua sete più vera.
Verità ed empatia possono stare insieme
C’è però un aspetto fondamentale. Gesù non confonde l’accoglienza con il dire che tutto va bene. A un certo punto le dice: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui». La donna risponde: «Io non ho marito». Gesù le fa sapere di conoscere la verità della sua situazione. Eppure quella verità non diventa un’arma.
Questa è forse una delle cose più difficili da imparare nelle relazioni: dire la verità senza usarla contro l’altro. Molte volte conosciamo benissimo i punti deboli delle persone che ci sono vicine. In una coppia, dopo anni di matrimonio, sappiamo perfettamente quali parole possono ferire il coniuge. In famiglia conosciamo le fragilità dei nostri figli o dei nostri genitori. Conosciamo le ferite degli amici. E proprio per questo possiamo usare la verità per costruire oppure per colpire.
Gesù non evita la storia della Samaritana, ma non la riduce ai suoi errori. Vede ciò che ha vissuto e, nello stesso tempo, vede molto di più. Vede la persona che ha davanti. Una comunicazione autentica deve imparare a tenere insieme questi due elementi: verità ed empatia. Senza verità, la relazione rischia di diventare falsa. Senza empatia, la verità rischia di diventare violenza.
Quando comunichiamo per difenderci
Molti dei nostri conflitti nascono perché non comunichiamo per incontrare l’altro ma per proteggerci. Ci sentiamo attaccati e contrattacchiamo. Ci sentiamo ignorati e alziamo la voce. Ci sentiamo giudicati e iniziamo a giustificarci. L’altro dice una frase, ma noi non ascoltiamo soltanto quella frase: ascoltiamo tutto ciò che essa risveglia dentro di noi.
Pensiamo a una discussione di coppia. Una moglie dice al marito: “Ultimamente ti sento distante”. Lui potrebbe sentire immediatamente un’accusa: “Mi stai dicendo che sono un cattivo marito”. E allora risponde: “Ma se lavoro tutto il giorno per questa famiglia!”. A quel punto lei si sente ancora meno ascoltata e replica: “Vedi? Non riesci mai a capire quello che ti sto dicendo”. In pochi secondi entrambi stanno difendendosi e nessuno sta più ascoltando.
L’ascolto attivo potrebbe cambiare completamente quella conversazione. Il marito potrebbe rispondere: “Quando dici che mi senti distante, cosa intendi? Cosa ti manca?”. Non significa assumersi automaticamente una colpa. Significa cercare di comprendere prima di reagire.
Allo stesso modo comunicare efficacemente significa imparare anche a esprimere ciò che proviamo senza trasformarlo immediatamente in un’accusa. C’è una grande differenza tra dire “Tu non ci sei mai” e dire “In questo periodo sento la mancanza di momenti in cui possiamo stare insieme”. Nel primo caso l’altro si sentirà probabilmente giudicato. Nel secondo gli stiamo offrendo la possibilità di conoscere ciò che accade dentro di noi.
Gesù porta alla sorgente
Nel dialogo con la Samaritana Gesù utilizza l’immagine dell’acqua viva. La donna è arrivata al pozzo per soddisfare una sete concreta, ma Gesù la aiuta progressivamente a riconoscere una sete più profonda. È quello che accade quando una persona si sente davvero ascoltata: spesso parte raccontando un problema e, mentre parla, comincia a scoprire qualcosa di sé che prima non aveva visto.
L’ascolto autentico non serve sempre a dare una soluzione. Questa è un’altra tentazione molto comune. Quando qualcuno ci racconta una difficoltà, sentiamo immediatamente il bisogno di spiegargli cosa dovrebbe fare. A volte, invece, la prima cosa di cui ha bisogno è semplicemente sentirsi accolto e compreso.
Quante volte una persona ci parla e noi, dopo trenta secondi, abbiamo già pronto il consiglio? E quante volte il nostro consiglio, magari anche giusto, non viene accolto perché è arrivato prima dell’ascolto? Gesù non tratta la Samaritana come un problema da risolvere. Entra in relazione con lei. Ed è proprio dentro quella relazione che la donna può iniziare a guardare con occhi nuovi la propria storia.
Ascoltare l’altro per incontrarlo davvero
Il secondo modulo di In Relazione Con Te vuole aiutarci proprio a lavorare su questo: come ascoltiamo e come comunichiamo? Ci limiteremo alle parole dell’altro oppure proveremo davvero a comprenderne il significato? Sappiamo fare domande che aprono il dialogo o utilizziamo domande che suonano già come accuse? Sappiamo esprimere ciò che proviamo oppure aspettiamo che l’altro lo intuisca? Sappiamo dire una verità difficile conservando rispetto e attenzione per la persona che abbiamo davanti?
L’obiettivo non è imparare qualche tecnica per diventare comunicatori perfetti. Le tecniche possono aiutare, ma ciò che conta davvero è la qualità della relazione. L’ascolto attivo nasce prima di tutto dalla decisione di riconoscere che l’altro è una persona da incontrare, non un avversario da convincere.
Il percorso In Relazione Con Te mette in dialogo Vangelo e strumenti psicologici per aiutarci a comprendere meglio ciò che accade nelle nostre relazioni. E nel secondo modulo sarà proprio la Samaritana ad accompagnarci. Una donna che arriva al pozzo forse pensando semplicemente di prendere dell’acqua e che torna al suo villaggio trasformata da un incontro. Gesù non ha soltanto parlato con lei. L’ha ascoltata, l’ha conosciuta nella verità e l’ha accolta senza ridurla alla sua storia.
Forse anche le nostre relazioni potrebbero cambiare iniziando da una domanda molto semplice: quando l’altro mi parla, sto davvero cercando di incontrarlo oppure sto soltanto aspettando il mio turno per rispondere?
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Antonio e Luisa