Chiacchiere da ombrellone

Cari sposi, forse qualcuno di voi ancora gode del dono delle ferie e magari avrà avuto occasione di trascorrerle in riva al mare. Sotto l’ombrellone non solo si gode di letture appassionanti, baciati da una dolce brezza, oppure di dolci pisoli, cullati dal sottofondo marino ma ahimé si finisce anche per assorbire, volente o nolente, le conversazioni dei vicini… Proprio ieri una di queste ha richiamato la mia attenzione: in sintesi, è stato un lungo sfogo di una donna sui difetti e limiti del marito/compagno, che, a suo dire, rendevano impossibile la relazione. Senza scendere a dettagli, erano quelle piccole e frequenti mancanze che alla lunga stridono e fanno soffrire ma che in questo caso giustificavano un divorzio.

Seguendo la logica di questa signora la conclusione non faceva una piega: il matrimonio era finito, non c’era più quella scintilla di una volta… ed ho pensato quanto sia molto rischioso per tutti noi, preti compresi, vivere bombardati da stimoli e cattivi esempi che portano a ragionare così. Invece Papa Francesco ci ricordava spesso: «noi cristiani viviamo nel mondo, pienamente inseriti nella realtà sociale e culturale del nostro tempo, ed è giusto così; ma questo comporta il rischio che diventiamo “mondani”, il rischio che “il sale perda il sapore”, come direbbe Gesù (cfr Mt 5,13), cioè che il cristiano si “annacqui”, perda la carica di novità che gli viene dal Signore e dallo Spirito Santo» (Angelus, 31 agosto 2014).

Non vale la pena dilungarsi su come la pensa il mainstream del matrimonio, come una relazione che ha senso solo se realizza emotivamente sé stessi. Oggi Gesù, afferma una verità che va controcorrente perché per Lui donare la vita non è uno spreco ma l’unica strada per una gioia autentica ed una vita feconda. La Parola odierna pare sia tutta centrata sulla Croce e sul fatto di doverla accettare nella nostra vita. Senz’altro è vero, tuttavia guardando ogni singola lettura troviamo un interessante fil rouge che le attraversa ed ha un taglio squisitamente nuziale, cioè non parte dal dovere bensì da una risposta libera di amore.

Tutto parte sempre dal dono di Cristo per noi! Finché non ci lasciamo conquistare dal Suo Amore che ha dato la vita per me e per te, il cristianesimo sarà solo un moralismo ben organizzato. Lo aveva capito bene Geremia, forse uno dei profeti che più ha sofferto per la sua vocazione. In mezzo alle prove deve ammettere che il Signore lo ha sedotto, gli ha rubato il cuore ed è per questo che resiste persino in circostanze drammatiche. Poi, il salmista riconosce che è la sua stessa carne a desiderare il Signore e il suo Amore per noi. Infine, San Paolo, un uomo che ha riconosciuto palesemente di essere stato “conquistato” da Gesù, proprio per questo invita i cristiani di Roma a ridonare il proprio corpo al Signore.

Ma è Gesù a portare ciascuna di queste letture alla pienezza: il dono di sé, il desiderio più ardente, la seduzione più travolgente diventano veri e completi se passano dal crogiuolo della croce, della sofferenza, del dolore. E tutto ciò Lui lo può dire perché l’ha vissuto! L’ha compiuto per primo e ce ne ha dato l’esempio. Se non fosse così, non potrebbe chiederci di seguirLo, un fatto questo che i santi avevano compreso bene. Vediamo infatti S. Francesco, in una celebre omelia rivolta al conte Orlando di Chiusi della Verna, disse: “Tanto è il bene che mi aspetto che ogni pena mi è diletto”.

Cari sposi, il matrimonio vi pone giornalmente davanti a un bivio: accettare di amare il proprio coniuge come via di crescita e santificazione, poggiando anzitutto la propria forza sulla Grazia di Cristo e adoperando ogni strumento umano a vostra disposizione; oppure, come ci insegna il mondo, ricercare la propria felicità finché questa non coincide più con quella del consorte. Sebbene in tanti non vi capiscano, sappiate e state certi che dare la vita fino in fondo a Cristo, tramite il vostro coniuge, è la missione più bella che vi poteva capitare. E ciò che vi è costato e vi costa perché sia così, un domani sarà il vostro più bel trofeo.

ANTONIO E LUISA

Mi sono sentito capace di amare davvero mia moglie soprattutto nei momenti in cui amare mi è costato. Quando ho scelto di perdonare, anche se dentro di me avrei avuto mille motivi per restare ferito. Quando ho deciso di continuare a dare, nonostante in quel momento mi sembrasse di ricevere poco. È lì che ho capito che l’amore non è semplicemente uno scambio equilibrato: io ti do perché tu mi dai. L’amore vero comincia quando scelgo il bene dell’altro anche senza avere subito qualcosa in cambio. E, paradossalmente, mi sono sentito amato più profondamente proprio quando non me lo meritavo. Quando Luisa mi ha accolto nelle mie fragilità, nei miei errori, nelle mie mancanze. Essere amati quando siamo amabili è bello. Essere amati quando siamo difficili da amare cambia il cuore. Forse è proprio lì che il matrimonio diventa davvero scuola dell’amore di Dio.

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