C’è una forza misteriosa e assolutamente indomabile che attraversa la storia del mondo. Una forza che non fa rumore ma che è capace di spostare le montagne e ribaltare i destini più segnati. È il cuore di una madre che prega per i propri figli. Chiunque abbia sperimentato il dolore, la trepidazione o lo sconforto nel vedere un figlio prendere strade sbagliate, allontanarsi dalla verità o smarrire se stesso, trova in una figura straordinaria una bussola, un’ancora e una speranza incrollabile. È Santa Monica, la cui memoria celebriamo il 27 agosto.
Monica non ha avuto una vita semplice e la sua santità non è nata in un reame fatato, ma nel fango delle preoccupazioni quotidiane. Il suo cruccio più grande portava un nome altisonante, destinato a cambiare la storia del pensiero umano: Agostino. Quel figlio primogenito, dotato di un’intelligenza straripante, acuta e vivace, era però un’anima in perenne tempesta. Ribelle, inquieto, affascinato da filosofie stravaganti e immerso in una vita disordinata, Agostino sembrava fare di tutto per scappare lontano da quel Dio che la madre gli indicava con tanta dolcezza. Più Monica stringeva le mani in preghiera, più Agostino sembrava allontanarsi, imbarcandosi persino di nascosto per l’Italia pur di sfuggire al fiato sul collo di quella madre così tenace.
Ma le mamme non si arrendono mai. Monica non si è limitata a guardare da lontano o a rassegnarsi a quel destino di “figlio perduto”. Ha preso quelle lacrime amare, che rigavano il suo volto giorno e notte, e le ha trasformate nel carburante di una preghiera incessante, ostinata, quasi sfacciata nella sua insistenza davanti al trono di Dio. Per oltre due decenni, Monica ha seguito Agostino passo dopo passo, non solo fisicamente attraversando il Mediterraneo, ma soprattutto spiritualmente. È rimasta lì, sentinella invisibile, a tessere una rete di suppliche attorno a quel cuore di pietra. Sapeva bene che le parole umane a volte falliscono, ma che le ginocchia piegate aprono varchi persino nei cuori più induriti. Oltre alla fiducia incrollabile in Dio, c’era una promessa che la sosteneva. Le venne detto: «È impossibile che un figlio di tante lacrime vada perduto».
Alla fine, l’impossibile avvenne. A Milano, sotto la guida del vescovo Ambrogio e toccato dalla Grazia, quel cuore ribelle cedette. Agostino crollò in un pianto liberatorio sotto un albero di fico, ascoltando una voce che diceva: «Prendi e leggi». In quel preciso istante, l’uomo della carne moriva e nasceva il Santo. Monica ha avuto la gioia immensa di vedere suo figlio non solo battezzato, ma trasformato nel più grande dottore della Chiesa. La profezia, pronunciata proprio dallo stesso Sant’Ambrogio, divenne realtà.
Sant’Agostino stesso, nelle sue celebri Confessioni, scriverà pagine di una gratitudine commovente per sua madre, riconoscendo apertamente di essere stato partorito da lei due volte: la prima alla vita terrena, la seconda alla vita della fede e della Grazia attraverso il martirio d’amore delle sue lacrime. Monica, poco prima di morire, dirà al figlio che il suo compito nel mondo era ormai terminato, perché l’unico motivo per cui desiderava rimanere in vita era vederlo cristiano cattolico prima di morire. Dio le aveva concesso persino più di quanto osasse sperare.
L’esempio di Santa Monica parla oggi a tutti i genitori che vivono il dramma di vedere i propri figli distanti dalla fede, prigionieri delle dipendenze, della confusione o del vuoto esistenziale di questo tempo. Ci dice che nessuna preghiera va perduta, che nessuna lacrima versata davanti al Tabernacolo è inutile, e che il tempo di Dio non è il nostro. Quando tutto sembra perduto, e il silenzio del Cielo appare insopportabile, la festa di questa grande madre ci sussurra di non mollare la presa. Le mamme non si arrendono mai perché sanno che l’amore, se agganciato alla fedeltà di Dio, ha sempre l’ultima parola. E prima o poi, la Grazia vince su tutto.
Fabrizia Perrachon
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