“L’amore non è fatto di parole, né di sentimenti, ma di azioni. E un atto della volontà, è un dono, cioè una donazione”. Frasi stupende, vero? Mi hanno colpita all’istante, quando le ho lette. Desidero condividerle con tutti voi alle porte della domenica della Divina Misericordia. Perché? Semplice: perché sono state scritte da Santa Faustina nel suo Diario. Ed è proprio grazie lei, segretaria di Gesù e apostola della Divina Misericordia, che dobbiamo questo culto meraviglioso. Faustina si riferiva all’amore in generale, a qualsiasi tipo d’amore che possono provare gli uomini. Compreso, innanzitutto, l’amore perso il Creatore. Vero è che l’amore coniugale è una delle sue manifestazioni umanamente più sublimi. Dunque, possiamo utilizzarle per rifletterne in chiave sposale.
L’amore coniugale, nella luce della fede cristiana, è una realtà profondamente seria e meravigliosamente concreta. Le parole di Santa Faustina Kowalska ci conducono al cuore stesso del mistero dell’amore tra marito e moglie, un mistero che affonda le sue radici in Dio e si esprime nella quotidianità della vita vissuta insieme. Nel matrimonio cristiano l’amore non è anzitutto emozione, né entusiasmo passeggero, ma una scelta rinnovata ogni giorno. È la decisione di voler bene all’altro anche quando il sentimento si affievolisce, quando la fatica prende il posto dell’entusiasmo, quando il tempo mette alla prova le promesse. In questo senso l’amore è davvero un atto della volontà: un “sì” pronunciato una volta sull’altare e poi ripetuto, silenziosamente, in mille gesti ordinari. È nel perdono offerto senza rumore, nella pazienza che attende, nella fedeltà che resiste alle tempeste, che l’amore coniugale si rivela per ciò che è realmente.
Santa Faustina ci ricorda che l’amore è dono, “donazione” di sé. Nel matrimonio questo dono assume una forma totale, perché gli sposi non offrono solo qualcosa di sé, ma se stessi. Il corpo, il tempo, i sogni, le fragilità, la storia personale diventano materia di un’offerta reciproca. È un amore che non trattiene, che non calcola, che non mette condizioni, ma che si consegna con fiducia, sapendo che solo chi perde la propria vita per amore la ritrova in pienezza. In questa donazione si riflette l’amore stesso di Cristo, che sulla croce non ha pronunciato molte parole, ma ha amato fino alla fine, offrendo tutto.
L’amore coniugale cristiano è dunque un amore pasquale, segnato dalla logica della croce e della risurrezione. Ci sono momenti di morte, di rinuncia, di silenzio sofferto, ma proprio lì germoglia una vita nuova. Gli sposi imparano che amare significa spesso tacere per non ferire, cedere per custodire la comunione, sacrificare un desiderio per il bene dell’altro o della famiglia. È in queste azioni nascoste che l’amore cresce, si purifica e diventa fecondo, capace di generare non solo figli, ma anche speranza, pace, stabilità.
In un mondo che identifica l’amore con l’intensità del sentimento e con la soddisfazione immediata, il matrimonio cristiano diventa una profezia silenziosa. Testimonia che l’amore vero è fedele, perseverante, concreto. È fatto di mani che lavorano insieme, di ginocchia piegate nella preghiera comune, di sguardi che sanno ancora riconoscersi anche dopo anni di cammino condiviso. È un amore che si lascia plasmare dalla grazia del sacramento, perché da solo l’uomo non è capace di amare così a lungo e così in profondità.
Alla scuola della Divina Misericordia, dunque – l’Amore donato per eccellenza – gli sposi scoprono che l’amore cresce quanto più si dona. Ogni atto di volontà orientato al bene dell’altro apre il cuore all’azione di Dio, che trasforma la fatica in offerta e la fragilità in luogo di misericordia. Il matrimonio diventa allora una via di santità concreta, fatta non di gesti straordinari, ma di una fedeltà quotidiana vissuta per amore, con amore e nell’Amore. In questa donazione reciproca, umile e perseverante, l’amore coniugale rivela il suo volto più vero: quello di un amore che salva, perché partecipa dell’amore stesso di Dio. Nell’amore sponsale la Divina Misericordia è il respiro silenzioso che tiene uniti gli sposi: è il viatico che insegna a ricominciare ogni giorno, a perdonarsi senza stancarsi e ad amarsi non come si vorrebbe, ma come Cristo ama, trasformando le ferite in sorgenti di comunione. “Misericordias Domini, in aeternum cantabo!”
Fabrizia Perrachon
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