Il corpo parla all’anima

Dalle «Catechesi» di san Cirillo di Gerusalemme (Catech. 21, Mistagogica 3, 1-3; PG 33, 1087-1091) Battezzati in Cristo e rivestiti di Cristo, avete assunto una natura simile a quella del Figlio di Dio. Il Dio, che ci ha predestinati ad essere suoi figli adottivi, ci ha resi conformi al corpo glorioso di Cristo. Divenuti partecipi di Cristo, non indebitamente siete chiamati «cristi» cioè «consacrati», perciò di voi Dio ha detto: «Non toccate i miei consacrati» (Sal 104, 15). […] Anche a voi, dopo che siete emersi dalle sacre acque, è stato dato il crisma, di cui era figura quello che unse il Cristo, cioè lo Spirito Santo. […] Cristo non fu unto dagli uomini con olio o altro unguento materiale, ma il Padre lo ha unto di Spirito Santo, prestabilendolo salvatore di tutto il mondo, come dice Pietro: Gesù di Nazaret, che Dio unse di Spirito Santo (cfr. At 10, 38). […] Egli fu unto con spirituale olio di letizia, cioè con lo Spirito Santo, il quale è chiamato olio di letizia, perché è lui l’autore della spirituale letizia. Voi, invece, siete stati unti con il crisma, divenendo così partecipi di Cristo e solidali con lui. Guardatevi bene dal ritenere questo crisma come un puro e ordinario unguento. Santo è quest’unguento e non più puro e semplice olio. Dopo la consacrazione non è più olio ordinario, ma dono di Cristo e dello Spirito Santo. È divenuto efficace per la presenza della sua divinità e viene spalmato sulla tua fronte e sugli altri tuoi sensi con valore sacramentale. Così, mentre il corpo viene unto con l’unguento visibile, l’anima viene santificata dal santo e vivificante Spirito.

Troppo spesso la pedagogia della Chiesa come madre viene snobbata o dimenticata, però la sua azione andrebbe meglio valutata in un quadro più ampio del giorno ricorrente. Si corre il rischio di arrivare a Messa e scoprire “per caso” che quel giorno lì sia la Domenica della Divina Misericordia, e spesso si esce di chiesa inconsapevoli di cosa ci aspetterà la prossima Domenica. Vivendo così il tempo liturgico perde di valore pedagogico, si vive l’emozione transitoria di quei pochi momenti della Domenica mattina ma ben presto tutto passa, cosicché già nel primo pomeriggio si è persa la percezione della tal ricorrenza o della tal festività. Invece la Chiesa ci guida passo dopo passo per aiutarci a sedimentare nel cuore le verità della nostra fede.

San Giovanni Paolo II ha voluto fissare la festa della Divina Misericordia proprio nell’ottavo giorno di Pasqua, ma perché ? Avrà semplicemente guardato le date libere da ricorrenze nel calendario ? Ovviamente no, voleva con questo gesto ribadire la sorgente di quella Misericordia, ovvero non farci dimenticare presto la Passione di Gesù che ci ha meritato tale Divina Misericordia, o meglio, che la Croce stessa è un gesto di Divina Misericordia. Sono passati poco più di 8 giorni dal Sacro Triduo, e la Chiesa ci ricorda da dove è scaturita questa Misericordia, cioè ci sta dicendo di non buttare distrattamente nel dimenticatoio il Mistero celebrato appena una settimana fa.

E lo fa ravvivandone alcuni aspetti, ecco spiegato il motivo di tale lettura di san Cirillo, il quale, ribadisce ai neobattezzati (durante la Veglia del Sabato Santo) da dove è scaturita la fonte che ha permesso loro di divenire figli adottivi di Dio. San Cirillo fa un ragionamento che abbiamo tagliato per ragioni di spazio, perché la parte per noi più interessante arriva verso la fine, dove questo santo vescovo mette in guardia i propri fedeli dal banalizzare le cose della fede:

Guardatevi bene dal ritenere questo crisma come un puro e ordinario unguento. Santo è quest’unguento e non più puro e semplice olio. Dopo la consacrazione non è più olio ordinario, ma dono di Cristo e dello Spirito Santo. È divenuto efficace per la presenza della sua divinità e viene spalmato sulla tua fronte e sugli altri tuoi sensi con valore sacramentale. Così, mentre il corpo viene unto con l’unguento visibile, l’anima viene santificata dal santo e vivificante Spirito.

Naturalmente queste frasi non hanno bisogno di molti commenti, e ci fanno capire quanto noi siamo superficiali spesso nel trattare non solo le cose della nostra fede divina e cattolica, ma anche annessi e connessi, quali gli oggetti benedetti: le statue sacre, l’aqua e l’olio santi, il sale esorcizzato, la corona del Rosario, il pendente a forma di crocifisso, l’ulivo benedetto, ecc….

Ma non siamo ancora al centro della riflessione, Cirillo spiega che quell’olio, dopo la sua consacrazione, non è più un mero unguento, ma un segno efficace della Grazia di Cristo, una presenza reale della sua divinità, quindi non possiamo più trattarlo come un normale olio. Se questo è tutto vero per un po’ di olio, perché non dovrebbe esserlo anche per gli altri segni reali e sensibili della presenza di Cristo, così come lo sono gli sposi per il Sacramento del Matrimonio? tutto quello che si dice in queste poche righe sull’olio si può rileggerlo sostituendo la parola “olio” con la parola “il mio sposo/la mia sposa”.

Allora il mio coniuge non è più solo un puro e semplice esemplare della razza umana, ma il segno sacramentale della reale presenza di Cristo nella mia vita concreta. E se con l’olio si spalma il corpo per nutrire l’anima, come dovremmo usare il nostro corpo per nutrire l’anima del nostro coniuge? Si capisce immediatamente che ci viene chiesto un cambio radicale di mentalità, uno sguardo nuovo sul proprio corpo come segno per l’altro/a della Grazia di Cristo, ed insieme richiede il rispetto sommo del corpo dell’altro/a come strumento nelle mani di Dio; lo tratterò quindi col dovuto rispetto, con la massima cura e la dignità di cui è portatore.

Coraggio allora sposi, la Divina Misericordia si manifesta anche attraverso i nostri corpi.

Giorgio e Valentina.

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