Il 31 luglio la Chiesa ricorda Sant’Ignazio di Loyola che, “guarda caso” è il mio Santo dell’anno. E, “guarda caso”, proprio quest’anno in cui mio marito ed io celebriamo due decenni da quando stiamo insieme. Era esattamente il 31 luglio 2005 quando ci siamo detti ti amo per la prima volta. Noi celebriamo questo giorno proprio come l’anniversario di matrimonio.
Perché tutto è iniziato quel giorno! Eravamo al Santuario di Loreto (AN) in partenza per il Festival dei giovani di Medjugorje dove, l’anno precedente, c’eravamo conosciuti. Proprio lì, sotto il manto di Maria, abbiamo affidato tutto di noi. Proprio quel giorno, come oggi. Proviamo allora a rileggere in chiave sponsale la profondissima preghiera che compose Sant’Ignazio di Loyola: “Anima di Cristo”. Nella quale tutte le invocazioni saranno modificate nel noi. Perché il noi, in ogni preghiera per coppie che si rispetti, è tanto il minimo comune multiplo quanto il massimo comune divisore.
“Anima di Cristo, santificaci. Corpo di Cristo, salvaci. Sangue di Cristo, inebriaci. Acqua del costato di Cristo, lavaci”
Cristo è il centro di qualsiasi relazione di coppia che voglia essere bella, vera, totalizzante, santificante. Senza il perno su cui ruotare non andremo da nessuna parte. Potrà funzionare per un po’ ma non per sempre. L’anima, il corpo, il sangue e l’acqua del costato di Gesù sono il fondamento del matrimonio cristiano. Corpo e sangue di cui li sposi si cibano e si dissetano durante il rito, promettendosi amore eterno, cure reciproche e fedeltà, davanti a Dio e agli uomini. È in quel momento che anche loro diventano sacerdoti, sacerdoti dell’amore umano come riflesso di quello trinitario. Perché non sarà sempre tutto bello; e allora, senza anima, corpo, sangue e acqua del costato di Gesù, come potrà salvarsi la coppia?
“Passione di Cristo, confortaci. O buon Gesù, esaudiscici. Dentro le tue ferite nascondici. Non permettere che noi ci separiamo da te”
Ecco che, passata la luna di miele, s’affacciano i primi problemi, le prime discussioni, le prime delusioni. Senza Cristo, chi ce lo fa fare di rimanere insieme? «Perché dobbiamo soffrire se possiamo avere un’alternativa di felicità?». «La vita è breve, va goduta! Non passata a inseguire un sogno che non esiste. O che, al contrario, si è trasformato in un incubo». «E’ stato un errore sposarti! Con un altro/un’altra sarò di nuovo felice». Quante brutte tentazioni! Quante provocazioni pericolose il nemico insidia nel cuore! E quanta ancor più grande tristezza se si cade in esse! Ecco perché è proprio la Passione di Gesù a venire in soccorso agli sposi. Nella sua amara agonia, negli insulti, negli schiaffi, nella flagellazione, negli sputi, nella barba strappata, nella coronazione di spine, nel peso della croce, nella salita al Calvario, nelle cadute, nel fianco squarciato dalla lancia, c’eravate voi. C’eravamo noi, carissimi sposi di ieri, di oggi e di domani! Carissimi sposi di sempre e per sempre! Gesù ha sofferto ed è morto anche per noi, per ciascuno di noi, per ciascuno dei nostri noi sponsali. Nascondiamoci nelle Sue ferite. Solo così non saremo mai separati: né da Lui né tra di noi.
“Dal nemico maligno difendici. Nell’ora della mia morte chiamaci. Comandaci di venire a te, perché con i tuoi Santi noi ti lodiamo. Nei secoli dei secoli. Amen”
Sì: la bella, magnifica, rivoluzionaria e stratosferica notizia è che l’amore coniugale salva e porta in Cielo! Con lo scudo di Cristo che ci difende, il nemico indietreggia e se ne va. Ma la “buona battaglia” va combattuta ogni giorno, scegliendo Dio e il coniuge ogni giorno. Ogni mattino quando ci svegliamo. Ogni momento della giornata, nelle scelte decisioni come in quelle più grandi. Ogni sera quando andiamo a letto. Ogni momento, riprendendo questo ogni giorno, sempre, senza stancarsi, senza paura. Perché il matrimonio salva. Il marito può e deve salvare la moglie. E la moglie può e deve salvare il marito. Impegnandosi ogni giorno con rispetto, spirito di servizio, gioia, speranza, felicità, soddisfazione. Cristo chiama gli sposi a essere missionari dell’amore in una società che ne ha disperatamente bisogno. Cristo chiama gli sposi nell’ora della morte, comandando loro di venire da Lui a lodarlo insieme ai Santi. Ma questa santità, questo desiderio di santità, questa voglia di santità, bisogna averla fin dalla terra. Bisogna averla fin da quaggiù. Bisogna averla dalla prima volta che di diciamo ti amo. Bisogna averla dal giorno del sì fino all’ultimo che ci concederà il Signore. Allora, la vita, non sarà che l’anticipo del domani glorioso cui siamo chiamati. Insieme. “Nei secoli dei secoli. Amen“.
Fabrizia Perrachon
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