Il matrimonio secondo Pinocchio /25

Pinocchio mangia lo zucchero, ma non vuol purgarsi: però quando vede i becchini che vengono a portarlo via, allora si purga. Poi dice una bugia e per castigo gli cresce il naso.

Affrontiamo ora il capitolo XVII di questo racconto che si sta svelando come un grande aiuto per la nostra vita poiché le vicende che il burattino affronta sono comuni all’umano vivere di ogni epoca.

Da questo capitolo traiamo tre spunti di riflessione: il primo sull’intervento della Fata, il secondo sulla paura delle medicine e il terzo sulle bugie.

1. L’intervento della Fata. Dopo il consulto pittoresco e inconcludente dei tre medici, la Fata prende in mano la situazione e prepara da sé il farmaco per la guarigione, si può notare come il Grillo non basti più: per poter cambiare vita non è sufficiente l’intervento, che pure è necessario, della coscienza e del suo giudizio sui nostri atti, abbisogniamo dell’intervento della realtà, l’unica che ci può somministrare la medicina, ovvero della Chiesa, qui raffigurata dalla Fata.

Chi vorrebbe un Gesù senza la Sua Chiesa, è come se pretendesse di conoscere/incontrare uno sposo senza mai conoscerne/incontrarne la sposa, essa però è la dispensatrice della Grazie del Suo sposo divino. Certamente qualcuno potrebbe obiettare che Dio è infinito e che, di per sé, non abbia alcun bisogno della Chiesa, in quanto Dio fa quello che vuole, quando vuole e come vuole; questo è vero, ed è talmente vero che ha deciso di volersi servire ordinariamente della Chiesa per far passare la Sua Grazia, poi che in modo straordinario Lui operi comunque non è un nostro problema anche se non v’è sicurezza che avvenga, lasciamo a Dio fare il Suo mestiere, ma noi siamo corpo di questa sposa che si sottomette al Suo sposo.

Ma qual è la medicina che ci dà la Chiesa ? I sacramenti.

2. La paura delle medicine. In un passaggio significativo Pinocchio così si esprime:

-Egli è che noi ragazzi siamo tutti così! Abbiamo più paura delle medicine che del male.

Quanta verità in queste poche parole, se applicate alla nostra vita spirituale si apre la nostra seconda riflessione. Perché i sacramenti sono così snobbati dalla maggior parte dei cristiani cattolici? Sicuramente per una serie di motivi che non vogliamo tirare in ballo, ci basti però ricordare la verità espressa da quel pezzo di legno parlante, e cioè che molti battezzati preferiscono restare a lamentarsi (come Pinocchio che cerca ogni scusa pur di non prendere la medicina) nel proprio stato di peccato piuttosto che di affidarsi alle cure esperte della Chiesa, quella Fata che, senza usare “effetti speciali e colori ultravivaci”, si serve di umili elementi (acqua, olio, pane, vino) per operare i più grandi miracoli. Lasciamo alla sapienza del compianto cardinal Biffi spiegarci in poche righe questo passaggio:

Ma il “principio sacramentale”, che piace poco a noi, piace molto a Colui che unico ci può salvare, forse perché è conforme al suo vivo senso dell’umorismo. Egli probabilmente si diverte a vedere che per avere il cuore trasformato uno non debba soltanto dibattere i suoi problemi entro il tribunale dell’anima, ma anche farsi lavare la testa nel Battesimo e farsi ungere nella Confermazione, così come si compiace di assegnare un uomo (Gesù) come capo e salvatore degli angeli. […] …tra la magia ed il sacramento la differenza è assoluta : nella magia l’uomo cerca di piegare la divinità al proprio volere con mezzi assurdamente sproporzionati; nel sacramento l’uomo cerca di piegare la sua volontà individualista e orgogliosa fino a farla entrare nell’allegro gioco di Dio, che ha deciso di elevare le creature più umili (acqua, pane…) alla dignità di strumenti salvifici per la creatura più alta (l’uomo).

3. Le bugie. Sicuramente uno degli elementi che fa decidere a Pinocchio di dire alcune bugie alla Fata è la paura, ma non è curioso che il Gatto e la Volpe siano ritenuti degni della sua verità mentre la Fata no? Eppure anche questo atteggiamento è rivelatore, non è forse vero che quando la tentazione ci assale conosca la verità di noi stessi nel profondo delle nostre fragilità personali? Perché allora di fronte alla medicina che la Chiesa ci vuole somministrare nascondiamo le nostre malefatte, scusandole ed arrogandoci il diritto di decidere cosa è bene e cosa è male?

Cari sposi, anche il sacramento del matrimonio è una medicina per la nostra anima e per la nostra umanità malata e ferita dal peccato originale, impegniamoci quindi a non rifiutare tale medicina: dobbiamo riscoprire che il nostro consorte è quello giusto per noi, per combattere le nostre cattive inclinazioni, per distruggere il nostro orgoglio e la nostra presunzione, per dilatare il nostro cuore ad amare sempre meglio e sempre di più, per imparare la via del sacrificarsi per l’altro, per non mettere al centro solo noi stessi. Coraggio!

Giorgio e Valentina.

Il matrimonio secondo Pinocchio /21

Cap. XIII. L’osteria del Gambero rosso.

Entrati nell’osteria, si posero tutti e tre a tavola

Già durante la cena Pinocchio sembra intuire che qualcosa stia andando storto e non mangerà pressoché niente, al contrario del Gatto e della Volpe che si abbufferanno a sue spese per poi sparire nel nulla prima del risveglio del burattino; sicché da cinque ora si ritroverà con quattro zecchini d’oro.

E’ proprio così nella vita: quando ci sediamo a tavola col nemico (il diavolo e le sue tentazioni) cominciamo a perdere i nostri zecchini, ovvero i doni che il Signore ci ha elargito, cominciando da quelli naturali… ne abbiamo come una vaga intuizione ma continuiamo imperterriti; noi non mangiamo niente ma il nemico ci mangia tutto.

Ma la parte più brutta arriva dopo cena:

– E dove hanno detto di aspettarmi quei buoni amici? – Al campo dei miracoli, domattina allo spuntare del giorno. – Pinocchio pagò uno zecchino per la cena sua e per quella dei suoi compagni e dopo partì. Ma si può dire che partisse a tastoni, perché fuori dell’osteria c’era un buio così buio, che non ci si vedeva da qui a lì.

Il cardinal Biffi commenta : Pinocchio deve affrontare la sua seconda notte di viandante perduto, la seconda notte nell’assenza del padre. Le notti dello smarrimento non sono tutte uguali tra loro. Ma questa notte […] è ancora più spaventosa di quella del temporale.

Ogni notte che passiamo lontani dal Padre ci appare più buia della precedente, sembra non ci sia rimedio. Quando ci lasciamo avvinghiare da un vizio, esso ci trascina sempre più giù proprio come nei gironi danteschi, come quando ci si addentra in una galleria fino a non percepire più la luce né dell’entrata e tantomeno quella dell’uscita. Ma non tutto è perduto:

Intanto, mentre camminava, vide sul tronco un piccolo animaletto che riluceva di una luce pallida e opaca, come un lumino da notte dentro una lampada di porcellana trasparente. – Chi sei? – gli domandò Pinocchio. – Sono l’ombra del Grillo parlante – rispose l’animaletto con una vocina fioca fioca, che pareva venisse dal mondo di là.

Non è così facile spegnere la coscienza e zittirla una volta per tutte, anche se con una luce pallida ed una vocina fioca fioca essa si fa scorgere in mezzo a tanto buio. Così anche per noi, quando avvertiamo di essere lontani da Dio, è proprio questa sensazione di lontananza la prima vocina fioca della coscienza che ci richiama, è la misericordia del Padre che ci raggiunge cominciando a farci sentire la sua mancanza, è un inizio, è una lucina opaca ma pur sempre luce in mezzo al buio.

Cari sposi, quando avvertite che qualcosa nel vostro matrimonio non funziona a dovere, quando nonostante qualche sforzo la relazione non migliora, quando la pace non regna tra voi ma ha ceduto il posto all’inquietudine… tutti questi segnali forse sono quella luce pallida della seconda notte di Pinocchio… affrettatevi a chiedere aiuto e non spegnete questo lumicino.

Il problema non è tanto capire come siete finiti in quella situazione, ma come uscirne… non fate come il nostro burattino che rispose così all’incalzare della voce del Grillo parlante:

– Le solite storie. Buona notte, Grillo.

Coraggio, anche la notte più lunga ha un’alba che aspetta.

Giorgio e Valentina.