Sposarsi per servire, non per essere serviti.

Gesù, chiamatili a sé, disse: «I capi delle nazioni, voi lo sapete, dominano su di esse e i grandi esercitano su di esse il potere. Non così dovrà essere tra voi; ma colui che vorrà diventare grande tra voi, si farà vostro servo, e colui che vorrà essere il primo tra voi, si farà vostro schiavo; appunto come il Figlio dell’uomo, che non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti».

Vi ho riportato l’ultima parte del Vangelo che ci offre la liturgia di oggi. Lo stavo leggendo, come spesso mi capita di fare, nel silenzio della chiesa vuota, davanti al tabernacolo. Ho subito trovato un forte richiamo al matrimonio. In particolare alla promessa matrimoniale. Io non mi sono sposato per essere onorato ed amato. Certo lo desidero, ma non dipende da me. Io mi sono sposato per amare ed onorare la mia sposa.  Ho promesso questo, null’altro. Questo si che dipende da me. Certo anche la mia sposa ha promesso di onorarmi ed amarmi. Questo è però il suo impegno, non il mio. Non è la stessa cosa. Cambia prospettiva. Non mi concentro su ciò che fa o non fa lei, ma su quello che faccio o non faccio io. Io ho promesso di servire. Non mi sono sposato per essere servito, ma per servire. Non ci si sposa per essere amati, ma per amare. Capite bene che se non ci si sposa con questa convinzione il matrimonio sarà un sicuro fallimento. La mia sposa non sarà mai all’altezza di riempire in pienezza quel desiderio di amore infinito che ho dentro. Non può farlo. Non posso metterle sulle spalle questo peso che non può portare. Non può una creatura finita, imperfetta e mortale riempire un desiderio di infinito. Anche solo per il fatto che muore. Invece dove posso trovare l’infinito? Lo posso trovare nel farmi servo per amore della mia sposa. Lo posso trovare nel dono. Solo dando tutto posso trovare l’infinito che è Dio. Chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. Solo morendo a me stesso posso risorgere come nuova creatura capace di amare davvero. Solo così potrò vedere Dio nella mia vita.  Sentire il suo amore e la sua presenza nella mia vita. Accrescere la fede e la speranza che la vita non avrà fine. Siamo nati e non moriremo mai più (ci insegna la storia di Chiara Corbella). Ecco che il senso di tutto non può essere Luisa, la mia sposa. Lei è troppo fragile ed imperfetta. La distruggerei se pretendessi che lei fosse la risposta a tutto. Lei è però colei che mi conduce al tutto, alla pienezza. Facendone il centro delle mie attenzioni e del mio amore. Per questo lo sposo e la sposa che vivono il dramma dell’abbandono e restano fedeli non sono sposi falliti. Al contrario possono continuare ad amare ed onorare il loro coniuge come hanno promesso. Nella sofferenza della croce e nella lontananza, certo, ma il loro matrimonio non è fallito. Perchè nel farsi servi dell’amore si stanno avvicinando sempre più alla pienezza e all’infinito amore di Gesù. Per questo possono avere più pace nel cuore di chi ha una relazione “felice”, che però conta solo sulle sue forze e sulla forza di quella relazione che non può profumare di eterno, ma solo di umano;  quindi destinata a finire.

Antonio e Luisa 

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Trasfigurate il vostro matrimonio

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. E, mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco due uomini parlavano con lui: erano Mosè ed Elia, apparsi nella loro gloria, e parlavano della sua dipartita che avrebbe portato a compimento a Gerusalemme. Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; tuttavia restarono svegli e videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui.
Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi stare qui. Facciamo tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli non sapeva quel che diceva. Mentre parlava così, venne una nube e li avvolse; all’entrare in quella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo». Appena la voce cessò, Gesù restò solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.

Oggi il Vangelo ci propone la trasfigurazione. Non a caso questa Parola è posta durante il periodo di quaresima. La quaresima è un periodo fecondo. Non è solo rinuncia. Non servirebbe a nulla. La rinuncia è buona quando permette di fare posto. Quando è feconda. Quando ci permette di rigenerare qualcosa che abbiamo forse un po’ perduto. Non vale solo per la persona, vale anche per la coppia. Noi abbiamo bisogno di fare spazio nel nostro cuore per aprirci di nuovo alla meraviglia che siamo. Si perchè la coppia di sposi è una meraviglia. Se non siamo più capaci di scorgere questa meraviglia forse è davvero giunto il momento di salire sul monte. Lo so! La nostra vita è un casino. Figli piccoli o figli grandi, lavoro, impegni, scadenze, burocrazia. Non c’è tempo! E poi litigi, nervosismo, stress, crisi. Cominciamo ad avere qualche dubbio che la nostra famiglia sia poi così meravigliosa. Cominciamo a vedere solo i difetti. Guardiamo con invidia altre coppie o altre famiglie che ci sembrano perfette. Fermatevi. Voi siete una meraviglia! Non ci credo che non si possa trovare un momento per fermarsi e guardarsi negli occhi. Fermarsi per raccontarsi quanto per noi sia importante la presenza dell’altro/a. Fermarsi per pregare insieme. Fermarsi per riscoprire quell’emozione che provoca la vicinanza dell’altro/a e il suo sguardo che si posa su di noi. Non sono romanticherie e tenerume da ragazzini. E’ ciò di cui abbiamo bisogno per riscoprirci belli e belli insieme. La quaresima deve essere il tempo della rinuncia, dei fioretti. Fatene uno per voi. Fatene uno davvero gradito a Dio. Rinunciate alla vostra mania di fare tutto e di avere tutto sotto controllo. Lasciate i vostri figli qualche volta ai nonni o a una baby sitter. Lasciate anche un po’ di disordine per casa e cancellate qualche impegno se necessario. Trovate tempo per voi. Uscite, guardatevi, parlatevi non solo delle cose da fare o da comprare, trovate tempo per la vostra intimità. Fatelo per il vostro matrimonio. Fatelo per i vostri figli. Fatelo per la vostra vocazione. Allora si che la vostra relazione tornerà meravigliosa e l’amore sarà trasfigurato. Un’esperienza di cielo sulla terra. Esattamente come è stato per i tre apostoli.

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Antonio e Luisa

Chi è colei che sale dal deserto, appoggiata al suo diletto?

Entriamo ora nell’ultima parte di questo bellissimo Canto d’amore. Entriamo nell’Epilogo. L’Epilogo è posto a conclusione di tutto il Cantico e richiama quello che è stato detto fino ad ora. Viene rivisto tutto con immagini molto dense e forti per sigillare nella nostra mente e nel nostro cuore quello che abbiamo meditato in questo lungo e meraviglioso percorso. Un percorso che non è di Salomone e della Sulamita, ma di Antonio e Luisa. Ognuno metta il proprio nome perchè è la storia d’amore di ogni coppia che desidera vivere un matrimonio pieno, un matrimonio come Dio desidera per noi.

Chi è colei che sale dal deserto,
appoggiata al suo diletto?

L’Epilogo è molto breve, sono solo pochi versetti che ci permettono però una chiave di lettura fondamentale. C’è subito un rimando al terzo poema. Ricordate? Allora era solo lei che saliva dal deserto per incontrare il suo sposo. Qui è appoggiata e sostenuta dal suo sposo. E’ il coro che sta parlando. C’è un sottinteso che va esplicitato. Salire dal deserto significa camminare verso Gerusalemme. Gerusalemme è posta in alto e tutto intorno è circondata da un ambiente desertico. Non è chiaramente detto, ma gli esegeti sono concordi. L’immagine è molto bella. I due sposi che si incamminano insieme verso Gerusalemme, verso Dio. Lui la sostiene nel percorso. Non è più sola. Il deserto, come abbiamo già approfondito in precedenza, è luogo di solitudine, di aridità, di sofferenza e anche di morte. I due stanno uscendo dal deserto, stanno andando verso la Città Santa, verso un luogo pieno di vita. Stanno andando verso il luogo che è dimora di Dio stesso. Ci vanno insieme. Lei è appoggiata a lui, ma anche lui è appoggiato a lei. Stanno uscendo dalla solitudine in cui si trovavano, lo fanno insieme, abbracciati,  per dirigersi verso la pienezza. Questa è un’immagine molto aderente a ciò che è la coppia e al significato del matrimonio.

Cosa vi ricorda anche questo versetto? Ricorda Genesi. Appoggiarsi significa cercare nell’altro un aiuto. Io mi appoggio perchè trovo in lei/lui il mio aiuto.  In Genesi troviamo scritto:

Non è bene che l’uomo sia solo: voglio fargli un aiuto che gli corrisponda».[…] Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull’uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e richiuse la carne al suo posto. Il Signore Dio formò con la costola, che aveva tolta all’uomo, una donna e la condusse all’uomo. Allora l’uomo disse: «Questa volta
è osso dalle mie ossa, carne dalla mia carne. La si chiamerà donna, perché dall’uomo è stata tolta». Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due saranno un’unica carne.

In Genesi troviamo scritto che l’aiuto per l’uomo è la donna. Qui nel Cantico troviamo nuovamente (abbiamo già visto in precedenza un altro caso) il completamente di Genesi, la corrispondenza tra i due libri. Viene infatti scritto che il completamento della donna è l’uomo.

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Antonio e Luisa

1 Introduzione 2 Popolo sacerdotale 3 Gesù ci sposa sulla croce 4 Un’offerta d’amore 5 Nasce una piccola chiesa 6 Una meraviglia da ritrovare 7 Amplesso gesto sacerdotale 8 Sacrificio o sacrilegio 9 L’eucarestia nutre il matrimonio 10 Dio è nella coppia11 Materialismo o spiritualismo 12 Amplesso fonte e culmine 13 Armonia tra anima e corpo 15 L’amore sponsale segno di quello divino 16 L’unione intima degli sposi cantata nella Bibbia 17 Un libro da comprendere in profondità 18 I protagonisti del Cantico siamo noi 19 Cantico dei Cantici che è di Salomone 20 Sposi sacerdoti un profumo che ti entra dentro.21 Ricorderemo le tue tenerezze più del vino.22 Bruna sono ma bella 23 Perchè io non sia come una vagabonda 24 Bellissima tra le donne 25 Belle sono le tue guance tra i pendenti 26 Il mio nardo spande il suo profumo 27 L’amato mio è per me un sacchetto di mirra 28 Di cipresso il nostro soffitto 29 Il suo vessillo su di me è amore 30 Sono malata d’amore 31 Siate amabili 32 Siate amabili (seconda parte) 33 I frutti dell’amabilità34 Abbracciami con il tuo sguardo35 L’amore si nutre nel rispetto. 36 L’inverno è passato 37 Uno sguardo infinito 38 Le piccole volpi che infestano il nostro amore.39 Il mio diletto è per me. 40 Voglio cercare l’amato del mio cuore 41 Cos’è che sale dal deserto 42 Ecco, la lettiga di Salomone43 I tuoi seni sono come due cerbiatti 44 Vieni con me dal Libano45 Un giardino da curare 46 L’eros è un amore tenero 47 La tenerezza è amare come Dio ci ama 48 Mi hai rapito il cuore con un tuo sguardo 49 Fammi sentire la tua voce. Perchè la tua voce è soave 50 Mi baci con i baci della sua bocca 51 Quanti sono soavi le mie carezze sorella mia, sposa 52 Venga il mio diletto nel suo giardino e ne mangi i frutti squisiti 53 Le carezze dell’anima 54 Un rumore! E’ il mio diletto che bussa. 55 Il mio diletto ha messo la mano nello spiraglio 56 Io venni meno per la sua scomparsa 57 Mi han tolto il mantello 58 Che ha il tuo diletto di diverso da un altro? 59 Il matrimonio non è un armadio 60 Dolcezza è il suo palato 61 Uccidete il sogno 62 Bella come la luna 63 Sui carri di Ammi-nadìb 64 Vogliamo ammirarti 65 Non mendicanti, ma re e regine 66 Carne della mia carne 67 La tua statura rassomiglia a una palma e i tuoi seni ai grappoli. 68 Il tuo palato è come vino squisito 69 Il suo desiderio è verso di me 70 C’è ogni specie di frutti squisiti, freschi e secchi 71 Oh se tu fossi un mio fratello 72 Migliori amici l’uno dell’altra

“Nel terzo cassetto”…ovvero la ricerca dei calzini e della propria identità.

di Pietro Antonicelli e Filomena Scalise dal Blog “Sposi&Spose di Cristo”:

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Lui le chiese: “Dove sono i calzini di nostra figlia?”

“Nel terzo cassetto dell’armadio delle bambine” rispose lei, sapendo già che poco dopo questa risposta sarebbe dovuta accorrere in aiuto del suo coniuge.

Quel coniuge così sicuro in altri ambiti della vita, così pratico nel trovare mille soluzioni per cinquecento problemi…

Proprio lui ora era lì, con le mani in quel misterioso cassetto e lo sguardo perso nel vuoto…un vuoto vasto, che sconfinava nelle profondità dell’essere maschio innanzi alla complessità del terzo cassetto.

Cosa gli impediva di trovare quello che cercava (i calzini, appunto) e cosa invece lo predisponeva a smarrirsi egli stesso durante quella ricerca…solo Dio lo sa.

Sta di fatto che una volta sua moglie dovette chiamare un falegname affinché smontasse l’armadio al fine di recuperare oltre ai calzini di sua figlia, anche il marito che si era smarrito da circa una settimana nel fatidico terzo cassetto dell’armadio delle bambine.

Ci mancò poco che anche il falegname ci restasse secco…infatti il suo sguardo iniziò ad apparire assente appena le sue orecchie captarono la voce della padrona di casa che chiedeva di cercare suo marito all’interno del terzo cassetto nell’armadio delle bambine.

Alle parole “terzo cassetto” il falegname si era già quasi smarrito nella infinita e angosciosa vastità dell’universo maschile.

In realtà il falegname non poté nulla contro la forza dello smarrimento che lo assaliva innanzi al terzo cassetto dell’armadio delle bambine.

Dovette risolvere tutto la padrona di casa, nonché moglie del marito smarrito tra i calzini, le magliette e i pigiami nel cassetto.

Le differenze di genere non esistono dicono alcuni…Noi rispondiamo: Si vede che non avete mai visto un uomo innanzi ad un terzo cassetto qualsiasi.

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Migliori amici l’uno dell’altra

Prima di proseguire con l’ultima parte del Cantico è importante soffermarsi su una parola: sorella. L’amato chiama la sua sposa, e lo fa diverse volte nel testo, sorella. Non è un caso. Insegna qualcosa di importante a noi sposi. Ci insegna che non basta ci sia attrazione e innamoramento. Serve anche un rapporto basato su un’amicizia profonda.

Partiamo da Amoris Laetitia, in particolare dal punto 123:

Dopo l’amore che ci unisce a Dio, l’amore coniugale è la «più grande amicizia». E’ un’unione che possiede tutte le caratteristiche di una buona amicizia: ricerca del bene dell’altro, reciprocità, intimità, tenerezza, stabilità, e una somiglianza tra gli amici che si va costruendo con la vita condivisa. Però il matrimonio aggiunge a tutto questo un’esclusività indissolubile, che si esprime nel progetto stabile di condividere e costruire insieme tutta l’esistenza. 

Il Papa colloca l’amore sponsale appena al di sotto di quello verso Dio, che è la sorgente e nutrimento per ogni relazione umana. Lo definisce anche come amore di amicizia, seppur un’amicizia molto particolare, perché ne ricomprende le caratteristiche. Gesù stesso chiama ognuno di noi amico, intendendo qualcosa di grande. Nel vangelo di Giovanni Gesù dice: “Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto quello ciò che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere anche a voi”. Amicizia è un concetto altissimo. Amicizia è voler il bene dell’altro, è intimità, è tenerezza e stabilità. L’amore sponsale aggiunge a tutto questo l’indissolubilità. Il nostro sposo/a, affinché il matrimonio sia costruito su basi solide, deve essere il nostro migliore amico e non solo la persona che ci attrae e con cui condividiamo l’intimità sessuale. Il linguaggio degli sposi è fatto di dialogo e tenerezza. Ripeto il concetto: è importante che gli sposi siano i migliori amici l’uno dell’altra. E’ importante che il nostro sposo o la nostra sposa sia la prima persona con cui desideriamo confidarci e confrontarci. Bruttissimo segno quando confidiamo determinati pensieri ad altre persone e non al nostro coniuge. Fossero anche genitori o fratelli. Nel nostro sposo/a è importante trovare una persona con la quale condividere i nostri pensieri, paure, preoccupazioni e gioie, con la certezza di essere accolti e non giudicati, sostenuti e non feriti. Una raccomandazione agli uomini. Quando vostra moglie vi racconta tutto di lei e di ciò che le accade, magari vi parla sempre delle stesse cose, non spazientitevi. Al contrario ringraziate Dio che lei abbia desiderio di farlo. Significa che vi considera la persona più importante. Ascoltatela, non chiede altro.  Il matrimonio diventa luogo dove mostrarci per ciò che siamo, senza paura di mostrare le nostre debolezze perchè certi che saremo amati per ciò che siamo e non per ciò che facciamo. Il matrimonio presuppone una relazione complessa, un amore che sia espressione della passione e dell’amicizia, dell’eros e dell’Agape.

L’amore sponsale cristiano è una sfida perché difficile. Un amore che ti chiede tutto ma che è il solo capace di farti sperimentare scintille di eternità e di infinito non può che essere una sfida, una battaglia da vincere e un premio da conquistare.

Una sfida che non è possibile vincere senza la convinzione che ci sia un disegno più grande, una forza che ci sostiene, che per noi sposi cristiani viene da Gesù. Solo la Grazia può permettere di realizzare un progetto che sarebbe irraggiungibile con le fragilità e le ferite che tutti ci portiamo dietro. Senza la Grazia, c’è il concreto pericolo di non restare saldi e di abbandonarsi alla cultura del provvisorio, tipica del nostro tempo che ci impedisce di realizzare completamente il progetto di Dio per noi e di non vivere mai veramente in pienezza la nostra umanità che è stata creata per un amore radicale, totale e infinito. Siamo immagine di Dio, ricordiamolo.

Antonio e Luisa

1 Introduzione 2 Popolo sacerdotale 3 Gesù ci sposa sulla croce 4 Un’offerta d’amore 5 Nasce una piccola chiesa 6 Una meraviglia da ritrovare 7 Amplesso gesto sacerdotale 8 Sacrificio o sacrilegio 9 L’eucarestia nutre il matrimonio 10 Dio è nella coppia11 Materialismo o spiritualismo 12 Amplesso fonte e culmine 13 Armonia tra anima e corpo 15 L’amore sponsale segno di quello divino 16 L’unione intima degli sposi cantata nella Bibbia 17 Un libro da comprendere in profondità 18 I protagonisti del Cantico siamo noi 19 Cantico dei Cantici che è di Salomone 20 Sposi sacerdoti un profumo che ti entra dentro.21 Ricorderemo le tue tenerezze più del vino.22 Bruna sono ma bella 23 Perchè io non sia come una vagabonda 24 Bellissima tra le donne 25 Belle sono le tue guance tra i pendenti 26 Il mio nardo spande il suo profumo 27 L’amato mio è per me un sacchetto di mirra 28 Di cipresso il nostro soffitto 29 Il suo vessillo su di me è amore 30 Sono malata d’amore 31 Siate amabili 32 Siate amabili (seconda parte) 33 I frutti dell’amabilità34 Abbracciami con il tuo sguardo35 L’amore si nutre nel rispetto. 36 L’inverno è passato 37 Uno sguardo infinito 38 Le piccole volpi che infestano il nostro amore.39 Il mio diletto è per me. 40 Voglio cercare l’amato del mio cuore 41 Cos’è che sale dal deserto 42 Ecco, la lettiga di Salomone43 I tuoi seni sono come due cerbiatti 44 Vieni con me dal Libano45 Un giardino da curare 46 L’eros è un amore tenero 47 La tenerezza è amare come Dio ci ama 48 Mi hai rapito il cuore con un tuo sguardo 49 Fammi sentire la tua voce. Perchè la tua voce è soave 50 Mi baci con i baci della sua bocca 51 Quanti sono soavi le mie carezze sorella mia, sposa 52 Venga il mio diletto nel suo giardino e ne mangi i frutti squisiti 53 Le carezze dell’anima 54 Un rumore! E’ il mio diletto che bussa. 55 Il mio diletto ha messo la mano nello spiraglio 56 Io venni meno per la sua scomparsa 57 Mi han tolto il mantello 58 Che ha il tuo diletto di diverso da un altro? 59 Il matrimonio non è un armadio 60 Dolcezza è il suo palato 61 Uccidete il sogno 62 Bella come la luna 63 Sui carri di Ammi-nadìb 64 Vogliamo ammirarti 65 Non mendicanti, ma re e regine 66 Carne della mia carne 67 La tua statura rassomiglia a una palma e i tuoi seni ai grappoli. 68 Il tuo palato è come vino squisito 69 Il suo desiderio è verso di me 70 C’è ogni specie di frutti squisiti, freschi e secchi 71 Oh se tu fossi un mio fratello

Oh se tu fossi un mio fratello.

Oh se tu fossi un mio fratello,
allattato al seno di mia madre!
Trovandoti fuori ti potrei baciare
e nessuno potrebbe disprezzarmi.
Ti condurrei, ti introdurrei nella casa di mia madre;
m’insegneresti l’arte dell’amore.
Ti farei bere vino aromatico,
del succo del mio melograno.
La sua sinistra è sotto il mio capo
e la sua destra mi abbraccia.

Questi sono i versi che concludono l’ultimo canto. Ora manca solo l’Epilogo. Il senso dell’immagine che ci viene offerta da questa parte del testo va colto tenendo presente quelle che erano le usanze del tempo. Ricordiamo che questi versi erano cantati durante i matrimoni. Quindi dove c’erano un promesso sposo e una promessa sposa che non erano ancora giunti all’incontro intimo. Il Cantico racconta in modo molto poetico ma anche esplicito l’intimità tra gli sposi. In questo caso no, lo prefigura solo. Cosa significa prefigurarlo? All’epoca tra la promessa nuziale e lo sposalizio vero e proprio passava circa un anno. In questo arco di tempo non potevano esserci manifestazioni affettive tra i futuri sposi. Se c’erano dovevano essere molto limitate e caste. L’amata del Cantico sta esprimendo tutta la sua impazienza, brucia di desiderio verso il suo amato. Lo desidera fortemente, ma questo non le impedisce di attendere il momento giusto per essere del suo amato. Certo lo fa sicuramente perchè era molto forte la condanna sociale per quelle donne che avevano rapporti fuori dal matrimonio. Permettetemi una parentesi. Come non pensare a Maria. Molti non sanno che Maria con il suo sì ha rischiato davvero tanto. Maria era promessa a Giuseppe. Era in quell’anno dove era già promessa, ma non ancora sposa. Con il suo sì all’arcangelo Gabriele ha giocato la propria vita. Ha rischiato davvero la vita. Ha consegnato la sua vita a Dio. Giuseppe non solo avrebbe potuto ripudiarla, ma avrebbe potuto chiedere la sua lapidazione. All’epoca funzionava così. Dovremmo essere più consapevoli del coraggio e della fede dimostrati da Maria. Tornando ai nostri giovani del Cantico non c’era solo la possibile condanna sociale, c’era molto di più. C’era la consapevolezza che quel desiderio era certamente buono. Esprimeva un amore sincero e un innamoramento autentico. C’era però altresì la consapevolezza che l’unione intima tra i due sarebbe stata casta solo dopo il matrimonio. Perchè? Cosa accade nel matrimonio? Noi sappiamo, la Chiesa ce lo insegna, che nel matrimonio l’unione diventa sacra. Il noi dei due sposi diventa luogo sacro dove Dio ha posto la sua tenda. Dove c’è la presenza reale di Dio. I cuori e le anime dei due sposi, pur mantenendo la loro individualità, sono saldati dal fuoco dello Spirito Santo e diventano un cuore e anima sola. Solo allora l’intimità diventa casta cioè vera. Solo allora l’unione intima dei due sposi diventa autentico segno tangibile e concreto dell’unione delle anime e dei cuori. Solo allora quel desiderio espresso dall’amata trova una manifestazione che può aprire il cuore allo Spirito Santo e diventare gesto sacerdotale e sacro.

1 Introduzione 2 Popolo sacerdotale 3 Gesù ci sposa sulla croce 4 Un’offerta d’amore 5 Nasce una piccola chiesa 6 Una meraviglia da ritrovare 7 Amplesso gesto sacerdotale 8 Sacrificio o sacrilegio 9 L’eucarestia nutre il matrimonio 10 Dio è nella coppia11 Materialismo o spiritualismo 12 Amplesso fonte e culmine 13 Armonia tra anima e corpo 15 L’amore sponsale segno di quello divino 16 L’unione intima degli sposi cantata nella Bibbia 17 Un libro da comprendere in profondità 18 I protagonisti del Cantico siamo noi 19 Cantico dei Cantici che è di Salomone 20 Sposi sacerdoti un profumo che ti entra dentro.21 Ricorderemo le tue tenerezze più del vino.22 Bruna sono ma bella 23 Perchè io non sia come una vagabonda 24 Bellissima tra le donne 25 Belle sono le tue guance tra i pendenti 26 Il mio nardo spande il suo profumo 27 L’amato mio è per me un sacchetto di mirra 28 Di cipresso il nostro soffitto 29 Il suo vessillo su di me è amore 30 Sono malata d’amore 31 Siate amabili 32 Siate amabili (seconda parte) 33 I frutti dell’amabilità34 Abbracciami con il tuo sguardo 35 L’amore si nutre nel rispetto. 36 L’inverno è passato 37 Uno sguardo infinito 38 Le piccole volpi che infestano il nostro amore. 39 Il mio diletto è per me. 40 Voglio cercare l’amato del mio cuore 41 Cos’è che sale dal deserto 42 Ecco, la lettiga di Salomone 43 I tuoi seni sono come due cerbiatti 44 Vieni con me dal Libano 45 Un giardino da curare 46 L’eros è un amore tenero 47 La tenerezza è amare come Dio ci ama 48 Mi hai rapito il cuore con un tuo sguardo 49 Fammi sentire la tua voce. Perchè la tua voce è soave 50 Mi baci con i baci della sua bocca 51 Quanti sono soavi le mie carezze sorella mia, sposa 52 Venga il mio diletto nel suo giardino e ne mangi i frutti squisiti 53 Le carezze dell’anima 54 Un rumore! E’ il mio diletto che bussa. 55 Il mio diletto ha messo la mano nello spiraglio 56 Io venni meno per la sua scomparsa 57 Mi han tolto il mantello 58 Che ha il tuo diletto di diverso da un altro? 59 Il matrimonio non è un armadio 60 Dolcezza è il suo palato 61 Uccidete il sogno 62 Bella come la luna 63 Sui carri di Ammi-nadìb 64 Vogliamo ammirarti 65 Non mendicanti, ma re e regine 66 Carne della mia carne 67 La tua statura rassomiglia a una palma e i tuoi seni ai grappoli. 68 Il tuo palato è come vino squisito 69 Il suo desiderio è verso di me 70 C’è ogni specie di frutti squisiti, freschi e secchi

La pagliuzza nel’occhio del coniuge

Come puoi dire al tuo fratello: Permetti che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio, e tu non vedi la trave che è nel tuo? Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e allora potrai vederci bene nel togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello».

Cosa significa questo Vangelo per noi sposi? Non possiamo più esercitare la correzione fraterna con nostro marito o nostra moglie? Eppure in un altro passo del Vangelo Gesù invita ad ammonire il fratello se commette una colpa contro di te. Credo si debba fare un po’ di chiarezza. Volevo condividere due punti con voi.

Mettiamo più impegno a rimarcare le mancanze dell’altro/a o a correggere le nostre? Non è una domanda qualunque. Ce la dovremmo porre prima di sposarci e ce la dovremmo porre spesso anche dopo. Diciamocelo senza essere ipocriti: noi abbiamo in testa un’idea precisa di come dovrebbe essere lui o come dovrebbe essere lei. Cosa dovrebbe fare per renderci felici. Come dovrebbe parlare, come dovrebbe amarci e  in cosa non dovrebbe mai cadere. Sempre pronti a confrontare la nostra idea sublimata di una persona che esiste solo nella nostra testa con la persona viva e concreta che ci sta accanto. Ci rendiamo così conto, con nostra sorpresa, che non dice sempre quello che vorremmo, che non si comporta sempre come ci aspetteremmo da lui e che, soprattutto,  sbaglia. A volte ci tratta anche male e non è sempre amorevole e disponibile ad assecondarci. Se amiamo davvero, il nostro primo pensiero dovrebbe essere un altro. Come posso io rendermi amorevole e piacevole per lui/lei? Cosa posso fare per accoglierlo/la sempre di più nella mia vita? Cosa posso fare per non provocargli/le sofferenza? Il matrimonio è meraviglioso anche perchè, con il tempo, ci permette di conoscere sempre più chi abbiamo accanto. Così impariamo cosa gli piace, cosa invece non ama, cosa lo offende e cosa lo gratifica. Una conoscenza fondamentale per essere sempre più dono e sostegno.

Christiane Singer in un suo libro scrive:

Il dono che ti posso fare è di ritirare da te tutta la volontà di trasformazione che vi ho messo, per zelo o per ignoranza, ritirarla da te per rimetterla al suo vero posto: in me.

Guardatevi e ditevelo l’uno all’altra. Può essere l’inizio di una rivoluzione evangelica nel vostro modo di vivere la vostra relazione.

Come correggiamo l’altro? Questa è la seconda importantissima domanda da porci. L’altro sbaglia, su questo non c’è dubbio. E’ importante farglielo capire. Anche su questo non c’è dubbio.  Possiamo porci con lo sguardo giudicante e sprezzante di chi, mettendo in evidenza le fragilità e i peccati dell’altro, si vuole in realtà esaltare. Come faccio a sopportarti? Come fai a non capire? E’ così semplice. Fai sempre le stesse cose. Sono stufa di te. Oppure possiamo avere lo sguardo di Dio, di chi vede oltre l’errore. Guardare con gli occhi di Dio significa anche giudicare il nostro coniuge con l’atteggiamento e la modalità di Dio. Dio sta in alto, ma proprio perchè sa di essere molto più di noi, scende e si mette al di sotto di noi. Dio vede  ciò che ci fa bene e ciò che ci fa male, e vuole condurci verso il bene, perchè il nostro male e la nostra infelicità lo rattristano e lo toccano profondamente. Per amore si abbassa e con noi, aspettando i nostri tempi e la nostra volontà, si rialza riportandoci in alto con Lui. Il giudizio diventa così via di salvezza e non di condanna. Anche nel matrimonio accade, o dovrebbe accadere la stessa cosa. Si impara a non mettersi in alto a sparare sentenze e condanne, che non aiutano, ma affossano ancora di più l’amato/a. Se ci accorgiamo di qualche errore e fragilità del nostro sposo o sposa dobbiamo avere la forza e la pazienza di abbassarci, e con tanta tenace tenerezza aiutarlo/a a rialzarsi. Servirà magari ingoiare bocconi amari, subire umiliazioni e dover accettare ingiustizie, ma questa è l’unica via che può aiutare una persona a risorgere, è la via della croce. Dio ci ha messo accanto ad una persona non per trovare in lui/lei la nostra felicità, ma per trovare nell’amore verso l’altra persona una via privilegiata per arrivare a Lui che è sorgente e meta della nostra vita e che è il solo che può dare senso e pienezza a tutto. Prima di puntare l’indice guardiamo il nostro anulare e la fede che portiamo, segno della nostra promessa e unica via per la nostra santità e quella del nostro coniuge.

Antonio e Luisa

L’amore sponsale per ereditare il regno

Oggi vi racconto una favola. Un breve racconto per dire qualcosa sul matrimonio. E’ nato per caso. Cosa rispondere in modo semplice ai figli quando ti chiedono cosa sia la vocazione? E quando ti chiedono perchè ci si sposa? Ecco questa è la mia personale risposta.

C’era un principe di un antico regno. Un regno lontano. Questo principe era figlio di un re molto buono e saggio. Un giorno il re fece chiamare il figlio. Il giovane aveva da poco compiuto i vent’anni. Una volta soli il re si rivolse al figlio e gli chiese: Perchè, caro figlio mio, ti vedo insoddisfatto e  senza pace? Cosa tormenta il tuo cuore?

Il principe, sapendo di non poter nascondere ciò che custodiva nel cuore, rispose: Vedi Padre, tu mi hai dato tutto. Mi hai dato una famiglia. Ho amici fidati. Mi hai fatto studiare il mondo, la storia, la matematica e le leggi della fisica con i migliori insegnanti. Non mi hai mai fatto mancare nulla. Non c’è nulla che desidero che io non abbia già, eppure non ho la pace nel cuore. Non so quale sia il mio posto nel mondo e quale sia il senso della mia vita.

Il padre sorrise e accarezzando la testa del giovane gli diede un compito: Vuoi essere felice? Apri il tuo cuore ad una creatura simile a te ma diversa. Innamorati di una fanciulla e sposala. Non ho nessun altro consiglio da darti. Solo se farai quello che ti ho chiesto  ti dirò ciò che ancora non sai.

Il giovane restò confuso, ma suo padre non lo aveva mai ingannato e si mise alla ricerca della sua innamorata. Dopo un po’ tempo si innamorò davvero. Una ragazza gli rapì il cuore. Dopo un breve fidanzamento si sposarono con la benedizione dell’anziano re.  Il giorno seguente il principe si recò dal padre e voleva avere finalmente la risposta che cercava. Il re sorridendo disse: Calma figlio mio! Vuoi la risposta? Impegnati in questa tua nuova avventura nuziale. Impegnati a fondo ad essere sempre accogliente per la tua sposa. Impegnati per essere sempre pronto per servire lei e l’amore che hai promesso di donarle. Ci rivedremo tra dieci anni e ti darò la risposta che tanto desideri.

Il principe decise di seguire a fondo il consiglio del padre. A volte era semplice. Quando c’era la passione, la complicità e l’intimità tutto veniva naturale, senza fatica. Non sempre era così. A volte non era per nulla facile amare. A volte lei si comportava in modo irritante. Altre volte anche umiliante per lui. Quelle volte lui avrebbe voluto mollare tutto e andarsene. Invece decise di tenere duro e di rispondere solo con l’amore. Non lo fece per lei, ma per la promessa fatta al padre. Chiaro a volte anche lui sbroccava, ma poi umilmente chiedeva scusa. Così per dieci anni. Tra alti e bassi. Ma più il tempo passava e più i bassi erano sempre meno e sempre meno bassi.

Al decimo anno il giovane, ormai diventato uomo e a sua volta padre,  si recò dal vecchio sovrano. Il padre lo accolse con uno sguardo divertito e furbo di chi sapeva già. Il figlio disse: Mio re non mi serve più la tua risposta. Ho capito da solo. Più facevo esperienza di matrimonio, di questa relazione così speciale, unica, totalizzante e senza fine e più capivo. Ho trovato risorse che non sapevo di avere, ho curato ferite che non credevo potessero essere guarite, ho conosciuto una parte di me che non avrei mai pensato di essere. Ho imparato che le sofferenze e le fatiche si alleggeriscono se vengono condivise. Ho sperimentato che le vittorie e le gioie sono ancora più grandi se condivise con chi si ama. Ho capito finalmente qual è il mio posto e perchè sono in questo mondo. Sai qual è la cosa più divertente e più inaspettata? Ho capito e sperimentato tutto questo quando ho smesso di occuparmi di me per spostare lo sguardo e l’attenzione su un’altra persona. Verso la mia amata sposa. Ora so che non dovevo cercare di fare qualcosa che ancora non avevo fatto, ma piuttosto cercare chi amare e darmi completamente a quella creatura. 

Il re ascoltò con interesse e con voce che tradiva tutta la sua soddisfazione rispose: Bravo figlio mio. Hai compreso il segreto della vita. Non c’è nulla per cui sei al mondo se non l’amore. Avrei potuto dirtelo subito, ma non avresti compreso. Uno dei miei servitori più grandi Papa Giovanni Paolo II diceva al mondo che l’amore non è una cosa che si può insegnare, ma la più importante da imparare. E’ esattamente questo figlio mio. L’amore è quella realtà che si può imparare solo facendone esperienza. Il matrimonio è uno dei modi più belli per farla. Ora che hai capito posso lasciarti il mio regno. Tu sei nato figlio di re, ma solo imparando ad amare nel matrimonio sei diventato degno di ereditare tutto il mio regno.

Antonio e Luisa

Amare fino a pagare il suo peccato

Ieri ho pubblicato un articolo proponendo un mio personale commento al Vangelo della domenica. Sapevo già che sarebbe stato un commento un po’ indigesto. Come si fa ad amare sempre anche quando l’altro non lo merita? Non è giusto. E’ innaturale. Esatto è innaturale. Nel matrimonio siamo chiamati ad amare come Dio. Da soli non riusciremmo mai a farlo. Per questo serve un sacramento e lo Spirito Santo. Capisco quindi le critiche ricevute ieri. Non voglio però scusarmi, ma rilanciare. Non solo possiamo amare il nostro sposo o la nostra sposa quando diventa un nemico, ma possiamo anche decidere di pagare per lui/lei. Pagare per amore. Questa mia riflessione nasce dal comportamento dei miei figli. Gli ho osservati.   Si ripete sempre la stessa storia. Sempre pronti a notare e far notare ingiustizie vere o presunte che hanno subito. Perchè devo apparecchiare? L’ho già fatto ieri. Perchè devo mettere in ordine? Non sono stato io ma lui a lasciare tutto in giro. Questa è la giustizia del mondo, giustizia che probabilmente insegniamo noi genitori ai nostri figli, perchè anche noi ne siamo influenzati. C’è una giustizia che ci insegna che chi commette l’errore deve pagare. Per noi è così. Ma non è così per Gesù. Gesù ci insegna che lui, innocente e puro, paga per noi. Lui ci ha riscattato a caro prezzo. Non aveva colpe ed è morto per permettere a noi, che di colpe ne abbiamo tante, di vivere. Questo è l’amore. L’amore è ingiusto per il mondo, ma è giustissimo nella logica di Dio. E allora impariamo a pagare per il nostro sposo e la nostra sposa. Impariamo a non condannare gli errori del nostro coniuge ma prendiamoli su di noi e amiamolo di più. Solo così il matrimonio assume un senso e diventa credibile. Assume significato anche la fedeltà di chi resta fedele nonostante il tradimento del coniuge. Incredibilmente ingiusto per il mondo, ma giusto se considerato nella logica di Gesù. Si ama così tanto da pagare gli errori dell’altro. Così il sacrificio diventa gesto elevato a Dio e amore salvifico per il coniuge.

Siamo tutti dentro questa logica della giustizia del mondo, Gesù ci chiede di convertire il nostro cuore ed imparare ad amare con la sua logica, terribilmente ingiusta ma la sola che appartiene all’amore.

Antonio e Luisa

Il suo desiderio è verso di me

Io sono del mio amato
e il suo desiderio è verso di me.

E’ la terza volta che troviamo nel Cantico questo tipo di affermazione. Dove si canta la mutua appartenenza. Qui però è fatto in modo un po’ diverso. Cambia la formula. Questa è quella che esprime più di tutte il patto coniugale. Esprime l’alleanza matrimoniale tra un uomo e una donna. §*
Siamo una realtà indivisibile. Si ribadisce qualcosa che abbiamo già affrontato in questo testo. La redenzione dal peccato originale. In Genesi troviamo scritto che Dio disse alla donna dopo la caduta:

Verso tuo marito sarà il tuo desiderio, ma egli ti dominerà

Questo passo esprime benissimo il dramma della caduta. La perdita dell’ordine naturale che impedisce all’uomo di essere capace di amare e di donarsi senza egoismo, senza voler possedere, mettendo la sua sposa prima di sè. Naturalmente vale anche il discorso inverso della donna verso l’uomo. L’egoismo travestito di amore. Il dominio travestito di amore. Quante volte sentiamo di delitti commessi per troppo amore. Non chiamatelo amore. Non c’entra nulla con l’amore. Senza arrivare ai delitti. In quante famiglie non c’è la capacità di farsi dono per l’altro, ma solo di prendere dall’altro. Quante volte si litiga per orgoglio ferito, per egoismo non soddisfatto. Perchè si è incentrati troppo su di sè e non si è capaci di entrare in empatia con l’altro. L’altro diventa parte del nostro mondo, vale finchè è al nostro servizio. Va bene fino a quando è funzionale ai nostri desideri e ai nostri bisogni. Poi si getta senza troppi scrupoli. Non c’è più amore. Sarebbe meglio dire non c’è più nulla di buono da prendere.  Ci siamo dentro tutti in questa battaglia. Questo disordine lo abbiamo tutti. Cerchiamo di limitarlo, di disinnescarlo e di illuderci di esserne esenti, ma ci siamo dentro tutti. Questa è una ferita che ci portiamo dietro tutti quanti.

Nel matrimonio possiamo invertire questo atteggiamento. Possiamo convertirlo. Cambiare direzione. Ed è proprio il Cantico che ci dice che è così. Nel Cantico accade qualcosa di stupefacente. Si riprende esattamente lo stesso sostantivo di Genesi, come a voler evidenziare la stretta connessione tra i due passi, ma si cambia completamente prospettiva. C’è una guarigione. C’è un ritorno alle origini. C’è la capacità di sconfiggere il peccato originale. Il peccato originale che è morte. Vedremo più avanti, sempre nel Cantico, come l’Amore sia forte come la morte. Ecco! Qui accade esattamente questo. L’amore sconfigge la morte del peccato originale. Troviamo infatti scritto:

il suo desiderio è verso di me

Questa volta è lui a desiderarla e non a dominarla e lei è felice perchè vuole essere tutta del suo amato. Capite che differenza. In Genesi al desiderio si risponde con il dominio. Tu ti offri e io ti prendo e ti faccio mia. Nel Cantico cambia tutto. Tu ti offri e io ti accolgo in me e ti faccio dono di ciò che sono, di tutto ciò che sono. Che bello! Noi possiamo essere questo, possiamo recuperare questo nel nostro matrimonio e renderlo davvero un luogo dove è bello stare. Possiamo grazie a Colui che con il suo amore ha sconfitto la morte. Possiamo grazie a Gesù recuperare l’ordine delle origini attraverso il sacramento del matrimonio.

Antonio e Luisa

1 Introduzione 2 Popolo sacerdotale 3 Gesù ci sposa sulla croce 4 Un’offerta d’amore 5 Nasce una piccola chiesa 6 Una meraviglia da ritrovare 7 Amplesso gesto sacerdotale 8 Sacrificio o sacrilegio 9 L’eucarestia nutre il matrimonio 10 Dio è nella coppia11 Materialismo o spiritualismo 12 Amplesso fonte e culmine 13 Armonia tra anima e corpo 15 L’amore sponsale segno di quello divino 16 L’unione intima degli sposi cantata nella Bibbia 17 Un libro da comprendere in profondità 18 I protagonisti del Cantico siamo noi 19 Cantico dei Cantici che è di Salomone 20 Sposi sacerdoti un profumo che ti entra dentro.21 Ricorderemo le tue tenerezze più del vino.22 Bruna sono ma bella 23 Perchè io non sia come una vagabonda 24 Bellissima tra le donne 25 Belle sono le tue guance tra i pendenti 26 Il mio nardo spande il suo profumo 27 L’amato mio è per me un sacchetto di mirra 28 Di cipresso il nostro soffitto 29 Il suo vessillo su di me è amore 30 Sono malata d’amore 31 Siate amabili 32 Siate amabili (seconda parte) 33 I frutti dell’amabilità34 Abbracciami con il tuo sguardo 35 L’amore si nutre nel rispetto. 36 L’inverno è passato 37 Uno sguardo infinito 38 Le piccole volpi che infestano il nostro amore. 39 Il mio diletto è per me. 40 Voglio cercare l’amato del mio cuore 41 Cos’è che sale dal deserto 42 Ecco, la lettiga di Salomone 43 I tuoi seni sono come due cerbiatti 44 Vieni con me dal Libano 45 Un giardino da curare 46 L’eros è un amore tenero 47 La tenerezza è amare come Dio ci ama 48 Mi hai rapito il cuore con un tuo sguardo 49 Fammi sentire la tua voce. Perchè la tua voce è soave 50 Mi baci con i baci della sua bocca 51 Quanti sono soavi le mie carezze sorella mia, sposa 52 Venga il mio diletto nel suo giardino e ne mangi i frutti squisiti 53 Le carezze dell’anima 54 Un rumore! E’ il mio diletto che bussa. 55 Il mio diletto ha messo la mano nello spiraglio  56 Io venni meno per la sua scomparsa 57 Mi han tolto il mantello 58 Che ha il tuo diletto di diverso da un altro? 59 Il matrimonio non è un armadio 60 Dolcezza è il suo palato  61 Uccidete il sogno 62 Bella come la luna 63 Sui carri di Ammi-nadìb 64 Vogliamo ammirarti 65 Non mendicanti, ma re e regine 66 Carne della mia carne 67 La tua statura rassomiglia a una palma e i tuoi seni ai grappoli. 68 Il tuo palato è come vino squisito

 

Sposi sacerdoti. La tua statura rassomiglia a una palma e i tuoi seni ai grappoli.

I tuoi seni come due cerbiatti,
gemelli di gazzella.
[5]Il tuo collo come una torre d’avorio;
i tuoi occhi sono come i laghetti di Chesbòn,
presso la porta di Bat-Rabbìm;
il tuo naso come la torre del Libano
che fa la guardia verso Damasco.
[6]Il tuo capo si erge su di te come il Carmelo
e la chioma del tuo capo è come la porpora;
un re è stato preso dalle tue trecce».
[7]Quanto sei bella e quanto sei graziosa,
o amore, figlia di delizie!
[8]La tua statura rassomiglia a una palma
e i tuoi seni ai grappoli.
[9]Ho detto: «Salirò sulla palma,
coglierò i grappoli di datteri;
mi siano i tuoi seni come grappoli d’uva
e il profumo del tuo respiro come di pomi»

Una descrizione fantastica. Una descrizione colma di Eros. Strano vero? Siamo abituati a pensare la Bibbia come qualcosa di spirituale. Dove la carne non c’entra nulla. Dove l’eros è un amore un po’ meno amore. Un amore abbassato dalla nostra carnalità. Abbassato dall’animale che c’è in noi. L’agape è l’amore degno di un uomo mentre l’eros è qualcosa di animalesco ed istintivo. Ho sentito con le mie orecchie un sacerdote molto seguito sul web dire che l’amplesso fisico è conseguenza del peccato originale. Che prima ci si univa spiritualmente per concepire figli. Verrebbe da chiedere a questo sacerdote se l’apparato riproduttivo è stato creato da Dio dopo il peccato o prima. Non scherziamo per carità! Non è così. L’eros è qualcosa di meraviglioso. Dio stesso ci ama anche in modo erotico. La Bibbia parla sì di spirito, ma quanta carne c’è! Gesù stesso ha amato nella carne , con i suoi sguardi, le sue carezze, il suo modo di parlare. Ci ha amato nella carne fino a dare il suo corpo e il suo sangue, fino a farsi mangiare dai suoi apostoli. Mi immagino il loro sbalordimento e disorientamento. Non avranno capito molto. Avranno sicuramente capito dopo la Pentecoste.    Bisogna capirsi però su cosa si intende per eros.

L’amore sponsale è quindi agape ed eros. C’è anche un terzo amore che è  la filia, l’amore di amicizia,  ma non complichiamoci le cose e limitiamoci a questi due. L’eros, l’amore che ci spinge ad aprirci, che ci spinge all’incontro con un’alterità diversa e complementare. L’eros, forza impetuosa che se non è controllata rischia di sfondare gli argini e di esondare oltre il nostro controllo facendoci commettere errori e sopraffazioni. L’agape è invece amore di donazione e di servizio. Agape è l’amore considerato più nobile perchè più difficile. Agape che significa sacrificio. L’eros fatto di corporeità, di carne e di sensazioni. L’agape fatto di spirito, di volontà e di dedizione. L’eros che infiamma e l’agape che disseta.  L’eros, l’amore a forma di cuore  e l’agape che invece ha la forma di una croce. L’amore non è nè solo uno nè solo l’altro, ma è l’unione di queste due incompletezze. L’eros senza agape diventa egoismo e l’agape senza eros diventa come una fiamma che non scalda, qualcosa di freddo che non trasmette amore. Entrambi sono necessari perchè la nostra unione matrimoniale diventi una dimora accogliente che possa ospitare Gesù. Padre Raniero Cantalamessa usa un’immagine molto bella per spiegare come l’amore sponsale sia contemporaneamente agape ed eros:

L’amore vero e integrale è una perla racchiusa dentro due valve che sono l’eros e l’agape. Non si possono separare queste due dimensioni dell’amore senza distruggerlo. Come non si possono separare tra loro idrogeno e ossigeno senza privarsi con ciò della stessa acqua.

Uomo e donna sono diversi anche in questo. L’uomo custode dell’eros e la donna custode dell’agape. L’uomo se sarà soddisfatto nel suo desiderio di amore erotico sarà capace di donarsi alla sposa con gesti di servizio, di cura, di dedizione e di tenerezza. La donna, al contrario, solo se sarà fatta centro di gesti di servizio, di cura, di dedizione e di attenzione , sentirà il desiderio di accogliere nell’abbraccio dell’amplesso il suo sposo.

Tutto diventa un intreccio di eros e agape che generano un circolo virtuoso trasformando il matrimonio in qualcosa di meraviglioso da scoprire e perfezionare ogni giorno.

1 Introduzione 2 Popolo sacerdotale 3 Gesù ci sposa sulla croce 4 Un’offerta d’amore 5 Nasce una piccola chiesa 6 Una meraviglia da ritrovare 7 Amplesso gesto sacerdotale 8 Sacrificio o sacrilegio 9 L’eucarestia nutre il matrimonio 10 Dio è nella coppia11 Materialismo o spiritualismo 12 Amplesso fonte e culmine 13 Armonia tra anima e corpo 15 L’amore sponsale segno di quello divino 16 L’unione intima degli sposi cantata nella Bibbia 17 Un libro da comprendere in profondità 18 I protagonisti del Cantico siamo noi 19 Cantico dei Cantici che è di Salomone 20 Sposi sacerdoti un profumo che ti entra dentro.21 Ricorderemo le tue tenerezze più del vino.22 Bruna sono ma bella 23 Perchè io non sia come una vagabonda 24 Bellissima tra le donne 25 Belle sono le tue guance tra i pendenti 26 Il mio nardo spande il suo profumo 27 L’amato mio è per me un sacchetto di mirra 28 Di cipresso il nostro soffitto 29 Il suo vessillo su di me è amore 30 Sono malata d’amore 31 Siate amabili 32 Siate amabili (seconda parte) 33 I frutti dell’amabilità34 Abbracciami con il tuo sguardo 35 L’amore si nutre nel rispetto. 36 L’inverno è passato 37 Uno sguardo infinito 38 Le piccole volpi che infestano il nostro amore. 39 Il mio diletto è per me. 40 Voglio cercare l’amato del mio cuore 41 Cos’è che sale dal deserto 42 Ecco, la lettiga di Salomone 43 I tuoi seni sono come due cerbiatti 44 Vieni con me dal Libano 45 Un giardino da curare 46 L’eros è un amore tenero 47 La tenerezza è amare come Dio ci ama 48 Mi hai rapito il cuore con un tuo sguardo 49 Fammi sentire la tua voce. Perchè la tua voce è soave 50 Mi baci con i baci della sua bocca 51 Quanti sono soavi le mie carezze sorella mia, sposa 52 Venga il mio diletto nel suo giardino e ne mangi i frutti squisiti 53 Le carezze dell’anima 54 Un rumore! E’ il mio diletto che bussa. 55 Il mio diletto ha messo la mano nello spiraglio  56 Io venni meno per la sua scomparsa 57 Mi han tolto il mantello 58 Che ha il tuo diletto di diverso da un altro? 59 Il matrimonio non è un armadio 60 Dolcezza è il suo palato  61 Uccidete il sogno 62 Bella come la luna 63 Sui carri di Ammi-nadìb 64 Vogliamo ammirarti 65 Non mendicanti, ma re e regine 66 Carne della mia carne

Carne della mia carne

L’amato, come abbiamo anticipato nel precedente capitolo, parte con un nuovo elogio della sua sposa. E’ una descrizione contemplativa della sua sposa. Come se questa parte del testo si riallacciasse ai versetti del terzo poema. Ricordate? Allora Salomone ammirava e contemplava la bellezza della sua sposa nella sua interezza attraverso uno sguardo che non lasciava fuori nulla. Partiva dalla chioma e poi scendeva in uno sguardo che includesse tutto perchè ogni particolare era parte di una creatura meravigliosa. Tutta la persona era arricchita di ogni particolare che la costituiva. Salomone ne era rapito.  E’ la quarta volta che nel Cantico troviamo una descrizione di questo tipo. Questo perchè il Cantico non è un racconto cronologico, come abbiamo già scritto, ma una storia che racconta il percorso matrimoniale. Fatto di alti e bassi, ma dove è sempre possibile ritrovare quella meraviglia che ci ha fatto innamorare e che attraverso l’amore diventa sempre più autentica e profonda.  Ora Salomone ammira la sua sposa partendo dai piedi per poi risalire fino al volto. Come a dire non mi basta guardarti una volta, ma voglio rifarlo e poi rifarlo ancora, in una continua ripetizione che durerà tutta la vita insieme.

Come son belli i tuoi piedi
nei sandali, figlia di principe!
Le curve dei tuoi fianchi sono come monili,
opera di mani d’artista.

Un nuovo richiamo alla regalità della sua sposa. Io non posso amare davvero la mia sposa se non la riconosco in ogni momento come regina. Non posso amarla se non le so riconoscere la sua regalità. Lei non mi appartiene. Lei può solo donarsi a me. Io non posso prenderla e farla mia. Distruggerei tutto l’amore.  Non posso pretendere nulla da lei. Posso solo donarmi e cercare di accoglierla in me. Sta a lei donarsi nella libertà a me ogni giorno del nostro matrimonio. E quando accadde che bello non perdere la capacità di ringraziare lei e Dio per questo dono incredibile di cui forse tanti sposi non ne comprendono la grandezza.

Poi c’è un richiamo all’artista. Come a riconoscere che soltanto Dio avrebbe potuto creare tanta bellezza. Salomone sta elogiando Dio Creatore. Quanti di noi lo fanno? Quanti di noi non riescono più ad avere questo sguardo di meraviglia verso la propria sposa o il proprio sposo? Vi rendete conto che stiamo rinunciando alla bellezza? Non riusciamo più a scorgerla nel nostro matrimonio. Questo è drammatico. C’è un richiamo forte all’esclamazione di Adamo in Genesi:

Il Signore Dio plasmò con la costola, che aveva tolta all’uomo, una donna e la condusse all’uomo. Allora l’uomo disse:
«Questa volta essa
è carne dalla mia carne
e osso dalle mie ossa.
La si chiamerà donna
perché dall’uomo è stata tolta».

Perciò l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e saranno una stessa carne.

Questo sguardo di meraviglia che riconosce tutta l’immensità della fantasia creativa di Dio è possibile solo quando l’uomo riconosce il mistero della donna e non ne fa cosa sua. Vale anche per la donna verso l’uomo, sia chiaro.

Cosa vogliamo dire? Analizziamo il testo di Genesi.  Genesi e Cantico sono molto legati tra loro. L’uno ci aiuta a comprendere l’altro. Come se fossero parte di una stessa descrizione. L’uomo finalmente trova nella donna una compagna che può sanare, almeno in parte, quella solitudine ancestrale che si porta dentro. Nient’altro nella creazione può farlo. Analizzando il testo e cercando di rifletterci sopra mi ha subito interessato un passaggio: la condusse all’uomo.

La relazione uomo e donna è un mistero che coinvolge direttamente Dio. Non è l’uomo a prendere l’iniziativa e neanche la donna ma è Dio stesso, che conoscendo il cuore umano con le sue inclinazioni, i suoi vuoti, i suoi desideri conduce l’uno verso l’altra perchè nella relazione sponsale possano riempire quel vuoto di relazione e di amore e fare esperienza di Dio stesso che è origine e meta di ogni uomo.

In un altro passaggio c’è una dinamica che ci può insegnare tanto: La si chiamerà donna perché dall’uomo è stata tolta.

Letto così non ha molto senso, perchè si deve chiamare donna se deriva dall’uomo? In realtà il dilemma è presto risolto. Nell’originale l’uomo è chiamato אִשׁ, ish e la donna invece אִשָּׁה, ishàh. L’uomo non vede la differenza ma vede nella donna un altro sè.  Infatti dice anche: Questa volta essa è carne dalla mia carne e osso dalle mie ossa.

In questa esclamazione dell’uomo si manifesta un grande pericolo che riguarda tutti noi. L’uomo non menziona Dio ma si focalizza solo sulla donna. L’attrazione verso di lei e il desiderio che inebria la sua mente e il suo cuore lo rendono incapace di comprendere l’importanza che sia stato Dio a condurla a lui. Pensa di conoscere già tutto e di non aver bisogno di imparare nulla. La donna è un altro sè e lui sa già cosa lei pensa, cosa lei vuole, cosa lei percepisce e come lo percepisce. Non vede in lei un’alterità ma un completamento di sè commettendo così un grande errore, solo riconoscendo la diversità dell’altra si può generare una vera unione, un’alleanza di vita e di amore.

Il rischio grande che ci portiamo dentro è proprio questo, riflettere e trasporre i nostri desideri, il nostro modo di pensare e di agire, le nostre necessita ed attitudini e i nostri interessi e sensibilità sull’altro. Così facendo non lo stiamo rispettando, non lo stiamo incontrando, non lo stiamo accogliendo, ma lo stiamo fagocitando, lo stiamo possedendo.

La soluzione ci viene data dal proseguo. Il narratore, quasi a voler mettere freno all’uomo, prosegue: Perciò l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e saranno una stessa carne. 

La spiegazione a questo passaggio la traggo da un libro di Paolo Curtaz L’amore e altri sport estremi:

Perciò: non ha alcun senso dal punto di vista grammaticale e logico! Trova senso solo se vuole porre rimedio a quanto scritto sopra.

l’uomo lascerà suo padre e sua madre: per incontrare l’altro si deve essere capaci di abbandonare la propria famiglia, intesa come avere il coraggio di abbandonare la propria idea di famiglia, la proiezione di rapporto uomo/donna ideale. Si deve ammettere di non conoscere l’altro, bisogna sapersi mettere in ascolto e rispettare il mistero racchiuso nell’altro.

e si unirà: verbo che indica l’alleanza, la ricerca, l’alterità e la diversità. Non ha capito tutto dell’altro e deve andare oltre, sempre oltre. L’incontro non è che l’inizio di un percorso che non finirà ma si perfezionerà giorno dopo giorno in una conoscenza sempre più profonda ma mai esauriente ed esaustiva.

e saranno una stessa carne: La carne nella Bibbia indica la parte fragile, riconosceranno quindi la loro fragilità , il proprio limite, ammettendo di non sapere, si apriranno alla disponibilità di generare nuova vita, sia affettivamente (nella relazione) sia geneticamente (un figlio).

L’uomo è portato a prendere possesso della propria sposa (e viceversa), solo se la si saprà accogliere come dono di Dio si potrà aprire la relazione alla meraviglia e al mistero di una alterità che ci completa in una relazione piena e appagante.

1 Introduzione 2 Popolo sacerdotale 3 Gesù ci sposa sulla croce 4 Un’offerta d’amore 5 Nasce una piccola chiesa 6 Una meraviglia da ritrovare 7 Amplesso gesto sacerdotale 8 Sacrificio o sacrilegio 9 L’eucarestia nutre il matrimonio 10 Dio è nella coppia11 Materialismo o spiritualismo 12 Amplesso fonte e culmine 13 Armonia tra anima e corpo 15 L’amore sponsale segno di quello divino 16 L’unione intima degli sposi cantata nella Bibbia 17 Un libro da comprendere in profondità 18 I protagonisti del Cantico siamo noi 19 Cantico dei Cantici che è di Salomone 20 Sposi sacerdoti un profumo che ti entra dentro.21 Ricorderemo le tue tenerezze più del vino.22 Bruna sono ma bella 23 Perchè io non sia come una vagabonda 24 Bellissima tra le donne 25 Belle sono le tue guance tra i pendenti 26 Il mio nardo spande il suo profumo 27 L’amato mio è per me un sacchetto di mirra 28 Di cipresso il nostro soffitto 29 Il suo vessillo su di me è amore 30 Sono malata d’amore 31 Siate amabili 32 Siate amabili (seconda parte) 33 I frutti dell’amabilità34 Abbracciami con il tuo sguardo 35 L’amore si nutre nel rispetto. 36 L’inverno è passato 37 Uno sguardo infinito 38 Le piccole volpi che infestano il nostro amore. 39 Il mio diletto è per me. 40 Voglio cercare l’amato del mio cuore 41 Cos’è che sale dal deserto 42 Ecco, la lettiga di Salomone 43 I tuoi seni sono come due cerbiatti 44 Vieni con me dal Libano 45 Un giardino da curare 46 L’eros è un amore tenero 47 La tenerezza è amare come Dio ci ama 48 Mi hai rapito il cuore con un tuo sguardo 49 Fammi sentire la tua voce. Perchè la tua voce è soave 50 Mi baci con i baci della sua bocca 51 Quanti sono soavi le mie carezze sorella mia, sposa 52 Venga il mio diletto nel suo giardino e ne mangi i frutti squisiti 53 Le carezze dell’anima 54 Un rumore! E’ il mio diletto che bussa. 55 Il mio diletto ha messo la mano nello spiraglio  56 Io venni meno per la sua scomparsa 57 Mi han tolto il mantello 58 Che ha il tuo diletto di diverso da un altro? 59 Il matrimonio non è un armadio 60 Dolcezza è il suo palato  61 Uccidete il sogno 62 Bella come la luna 63 Sui carri di Ammi-nadìb 64 Vogliamo ammirarti 65 Non mendicanti, ma re e regine

 

..sopportarsi a VicenZa..e nel resto del mondo

..di Pietro Antonicelli e Filomena Scalise dal Blog “Sposi&Spose di Cristo”:

Lei alzò gli occhi al cielo e gli urlò: “Ma te l’ho detto che è così, che tu non capisci niente, che lo shampoo anti-forfora non va bene per lavarsi i piedi!!!”

Lui le urlò duramente: “Ma che dici, mia madre lo faceva usare sempre a mio padre quando finivamo il sapone fatto in casa! E dovevi vedere che piedi puliti e profumati che aveva! Noi a casa mia…noi, eh eh…noi si che sapevamo vivere! Non voi, anzi…non tua madre…che poi che ne capiva lei se era sempre fuori casa! Che ne poteva capire di shampoo antiforfora e rimedi economici e naturali!”

E finirono per farsi davvero molto male con parole taglienti, vere a metà (quindi false), senza pietà.

Le discussioni a volte potrebbero andare avanti così all’infinito! A rinfacciarsi cose assurde e a difendere posizioni indifendibili. Matrimoni come campi di battaglia. Mariti contro mogli, che più che alleati e complici nel bene, sembrano essersi sposati per avere qualcuno più vicino da poter insultare meglio.

Cosa succede a noi sposi quando accade questo? Forse è il momento per la coppia di fermarsi un momento, guardarsi negli occhi e fare ritorno al “Principio”, al quando si era uno per l’altra. Agli inizi dell’avventura matrimoniale, quando l’altro era la terra da difendere e da amare a costo della propria vita.

Tornare a quel “Principio” dove si riconosce di essere stati creati per “abbandonare il proprio padre e la propria madre per unirsi all’altro e diventare una cosa sola, una sola carne”. Nei tempi buoni e in quelli cattivi.

C’è bisogno di tornare a quel principio e imparare a volersi bene per ciò che si è, e per onorarsi per quanto si è.

E per fare questo bisogna chiedere l’aiuto al Signore…per imparare ad amarsi veramente e profondamente…per sopportarsi a vicenZa. Ma anche a Crotone e nel resto del mondo. 🙂

 

“Portate i pesi gli uni degli altri,

così adempirete la legge di Cristo.”

(Lettera ai Galati 6,2)

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Grazie!!! 🙂

Abbiate riguardo l’uno con l’altra.

Non ci avevo mai pensato. Cosa significa concretamente aver riguardo per mia sposa? Significa guardarla e poi riguardarla. E’ un concetto che non è mio. L’ha detto, durante una catechesi, don Fabio Rosini. L’ha buttato lì senza neanche fermarsi sopra. Mi ha però colpito profondamente. Tanto che di quella catechesi mi ricordo solo questo. Torniamo alla riflessione. Guardarla e poi riguardarla. Avere riguardo. Perchè? Perchè solo così posso comprendere davvero se le mie azioni, i miei atteggiamenti, le mie parole, i miei gesti e tutto il modo che ho di stare con lei fanno il suo bene oppure no. La fanno stare bene oppure no. Se sono più finalizzati al mio piacere o al suo. E’ importate comprendere questo. E’ importante imparare ad osservare e imparare ad entrare sempre più nel suo mondo. Amare non significa fagocitarla nel mio mondo. Farla mia. No, nulla di tutto questo. Questo è prendere possesso, farne cosa mia che risponde alle mie esigenze e al mio modo di pensare.  Questo non è amare. Amare è conoscere sempre di più l’altra persona, i suoi atteggiamenti, i suoi pensieri, la sua alterità che è certamente un mistero, ma che poco alla volta si disvela in una meravigliosa scoperta. Amare non significa rinunciare al mio mondo, ma arricchirlo del suo. Per questo devo essere capace di avere riguardo. Di riguardare. Guardare una prima volta per capire come amarla, in cosa aiutarla, di cosa ha bisogno. Guardarla per comprenderne le sofferenze, le difficoltà e per condividerne le gioie. Non basta. Chi ha davvero riguardo non si ferma a questo, che è già tanto sia chiaro. Chi ha riguardo guarda una seconda volta per comprendere se quello che ha detto o fatto ha trasmesso amore, se è stato donato nel modo e nella sensibilità gradita all’altro. Perchè non basta amare, ma l’amore dato deve essere percepito dall’altro e lo può essere solo se offerto con un linguaggio parlato dall’altro.

Un esempio molto semplice ma chiaro. Io quando ho un problema non voglio parlarne. Se non sono io a tirarlo fuori mi sento compreso se la mia sposa non mi chiede nulla. So benissimo però che la mia sposa non è così. Lo so perchè l’ho guardata e l’ho riguardata. L’ho osservata e conosciuta. Adesso so benissimo che ignorare i suoi problemi non la farebbe sentire amata. ma al contrario la farebbe sentire incompresa, poco considerata e avvertirebbe freddezza e distacco. So bene che se invece desidero trasmetterle amore e vicinanza non posso che ascoltarla e lasciare che si apra ed esprima tutte le sue difficoltà e sofferenze. Questo significa avere riguardo. Guardare e riguardare per conoscere e trovare il modo più aderente alla sua sensibilità per darle il mio amore.

C’è una canzone del Gen Rosso che esprime molto bene questo modo di amare che è di Dio e che può diventare anche nostro. Il testo di Perchè ti amo dice:

Tra milioni di modi per dirmi: “Ti amo”

Dio, hai scelto per me

quello a te più lontano.

Più lontano per te, ma a me più vicino,

uno in tutto con me e col mio destino.

Non guardi il tuo cielo, il calore del sole,

mi cerchi nel buio e mi chiami per nome.

 

Abbiamo davvero riguardo l’uno per l’altra? Rispondere è importante per la relazione e per la nostra vita.

Antonio e Luisa

Abbi cura di me. La fragilità e la grandezza dell’amore. (2 parte)

Dopo aver pubblicato ieri la prima parte della mia personale lettura della canzone di Cristicchi oggi vi propongo la seconda. Per leggere la prima cliccate qui.

Tu non cercare la felicità semmai proteggila

La felicità è nel nostro matrimonio. Quanti errori. Quante coppie saltano per la ricerca della felicità! Quante persone cercano altrove quello che possono trovare solo in quello che hanno già. Proteggiamo il nostro matrimonio. Custodiamoci l’un l’altra. Proteggiamo il nostro tesoro. Non diamolo mai per scontato. Non diamoci mai per scontati. Non smettiamo mai di guardarci con tenerezza e di servirci amorevolmente e con pazienza. Un lavoro a volte duro ma che dà i suoi frutti.

Ognuno combatte la propria battaglia
Tu arrenditi a tutto, non giudicare chi sbaglia
Perdona chi ti ha ferito, abbraccialo adesso
Perché l’impresa più grande è perdonare se stesso

Siamo in guerra. In guerra con il nostro passato. In guerra con le nostre miserie e i nostri limiti. In guerra con noi stessi. La coppia può essere il luogo della pace. Ti sono grato cara mia sposa per avermi accolto nella mia interezza. Non hai accolto solo la parte migliore di me, ma anche la mia parte oscura. La parte di cui mi vergogno e che non mostro a nessuno. Che mi tengo dentro e che fatico io stesso ad accettare e a perdonarmi. Tu lo ha fatto. Con il tempo, con la Grazia del sacramento ci sei riuscita. Il suo abbraccio è stato una medicina potentissima. Attraverso il tuo amore sono stato capace di perdonarmi e di vedermi con gli occhi di Dio. Già perchè nei tuoi occhi vedo lo sguardo misericordioso e amante di Dio.

Attraversa il tuo dolore arrivaci fino in fondo
Anche se sarà pesante come sollevare il mondo
E ti accorgerai che il tunnel è soltanto un ponte
E ti basta solo un passo per andare oltre

Attraversare il dolore è necessario. E’ molto difficile e pesante perchè mi ha obbligato  a tirar fuori gli scheletri che avrei voluto tenere sepolti in fondo al cuore. Non è possibile lasciarli lì. Per essere uomini e donne capaci di amare è necessario tirare fuori tutto e farci i conti. Perchè è proprio lì in fondo che ho trovato finalmente la capacità di alzare lo sguardo a Dio e di sentirmi profondamente amato. Solo nella profondità delle mie ferite, nella fragilità della mia esistenza, ho potuto  comprendere quanto Dio mi ama e di quanto ho bisogno di quell’amore. Solo dopo sono stato capace di restituire quell’amore a Dio nella mia sposa. Certo in modo imperfetto e con tante cadute ma ora ho un amore grande che mi sostiene.

Abbi cura di me
Che tutto è così fragile
Adesso apri lentamente gli occhi e stammi vicino
Perché mi trema la voce come se fossi un bambino
Ma fino all’ultimo giorno in cui potrò respirare
Tu stringimi forte e non lasciarmi andare.
Abbi cura di me

Questa è la chiusa della canzone Non c’è molto da dire se non che può essere una bellissima preghiera che gli sposi possono alzare insieme a Dio. Affinchè non smetta mai di sostenerli come solo una mamma e un papà sanno fare con il loro bambino. La nostra coppia è una creatura di Dio. Il noi che siamo diventati è come il bambino di Dio. Ha bisogno di essere tenuto per mano per non perdersi nella notte.

 

“Amore mio, Gesù non vuole che io ti ami” ovvero: “Ma che stai a dì?”

..di Pietro Antonicelli e Filomena Scalise dal Blog “Sposi&Spose di Cristo”:

Disse lui: “Sai cara, oggi ho aperto il Vangelo ed ho trovato questo brano: <<Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Chi non porta la propria croce e non viene dietro di me, non può essere mio discepolo.>> (Luca 14,26-27) …ora sai che faccio? Me lo stampo e me lo metto in tasca!”

“E perchè mai dovresti andare in giro con un pezzo di carta in tasca?” Disse lei.

Lui non le rispose…non perché fosse dispettoso, ma semplicemente perché i mariti  hanno due orecchie speciali che filtrano tutte le frasi delle mogli…a maggior ragione quelle che finiscono con un punto interrogativo.

Sta di fatto che diversi mesi dopo, il giorno del loro anniversario di matrimonio, il marito fuggì di casa e andò a chiedere ad un monastero di essere accolto come novizio.

Allora sua moglie, che come tutte le mogli ha in dotazione un radar particolare per captare tutte le trovate originali dei mariti, accorgendosi della sua assenza e alterandosi alquanto per non aver trovato nessun regalo di anniversario (ovvero nessuna ennesima borsetta) decise di telefonare a suo marito.

Il marito, che ancora era in trattative col monaco portinaio e non aveva avuto il tempo di rinunciare a tutti i suoi averi tra cui lo smartphone, sentì squillare e rispose a sua moglie.

Lei lo incalzò proferendo alcune frasi che iniziavano con “Dove” e terminavano con “borsa”.

Lui allora mise la mano in tasca e lesse quanto era stampato sul foglietto: “In quel tempo Gesù disse alla folla che lo seguiva: Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo(…)”. Poi aggiunse: “Vedi cara…io oggi volevo stare con te, a maggior ragione che è anche il nostro anniversario di matrimonio. Avevo anche comprato un regalino e volevo portarti a cena fuori; ma Gesù in questo passo del Vangelo pare che….” sospirò e aggiunse “Gesù non vuole che io ti ami!!!”. E detto questo interruppe la telefonata e si mise a piangere.

Il monaco portinaio che aveva ascoltato tutto, diede una sberla al marito, lo prese per un orecchio e lo trascinò verso la sua auto. Aprì lo sportello e ce lo buttò dentro e, prima di lasciarlo andare, gli urlò che Gesù non si sarebbe mai sognato di “mettersi tra moglie e marito” come un intruso, come uno da preferire per tradire il coniuge…ma che Gesù doveva essere messo tra moglie e marito affinché il rapporto di amore tra moglie e marito fosse di qualità superiore! Gesù avrebbe dato bellezza al loro stare insieme, e soprattutto non avrebbe mai impedito loro di stare insieme…e – a quel punto il monaco gli sputò in un occhio-  gli disse: “guarda che se non metti Gesù al primo posto nella tua vita, non saprai mai donare la tua vita a tua moglie!!! E ora vai, bischeraccio!!! Corri da tua moglie e dille che l’ami…e che vorresti amarla come Gesù stesso l’ama! E non farti più venire strane idee ascetiche!!!!!” 

 

…morale della storia: non far arrabbiare i monaci.

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Grazie!!! 🙂

Sposi sacerdoti. Vogliamo ammirarti.

La scena cambia nuovamente in modo repentino. La Sulamita ora si trova in mezzo alla sua gente. Non c’è solo il suo amato. Probabilmente la scena è ambientata durante una festa. Una festa di nozze. La Sulamita sta danzando. Non dimentichiamo che il Cantico è una raccolta di canti che servivano ad allietare le lunghe feste di matrimonio del tempo. E’ il coro quindi che prende la parola.

«Volgiti, volgiti, Sulammita,
volgiti, volgiti: vogliamo ammirarti».
«Che ammirate nella Sulammita
durante la danza a due schiere?».

La Sulamita è la donna della pace. Il suo nome non a caso deriva della parola Shalom che significa pace. La donna della pace è incantevole proprio per la pace che ha dentro di sè. Così bella che il coro le chiede di voltarsi per mostrarsi. La donna (vale anche per l’uomo) che ama è la donna della pace. Meglio ancora: la donna che sa amare e che sa di essere amata. Lei è la donna dell’amore. La donna che dà un volto sensibile e concreto all’amore. E’ la donna della bellezza. La Sulamita danza. Danza come Re David. La Danza, nella Bibbia, è intesa soprattutto come lode e come manifestazione di gioia. La danza esprime una gioia talmente grande che per essere espressa necessita di tutto il corpo. La Sulamita ha la gioia nel cuore di chi ha incontrato Dio e fatto esperienza di Lui. L’amata è nella pace perchè ha finalmente compreso di essere regina, di essere amata dal suo Dio, di essere rivestita della dignità del Padre. La giovane non si sente più mendicante d’amore e non si accontenta di relazioni che sono come delle briciole gettate sotto il tavolo alla cagnetta. Quante donne si accontentano di poco pur di avere un uomo. Pur di non perdere quel poco che hanno. La Sulamita non è disposta a compromessi. La Sulamita ha sperimentato cosa significa amare ed essere amata e per questo non può accontentarsi di nulla che sia meno di tutto. Ma come? La realtà è un’altra cosa! So già che state pensando esattamente questo. Invece è così. Dipende da quale prospettiva guardate questa affermazione. Certo che il suo amato non può, e spesso non vuole, darsi completamente a lei tanto da riempire il suo vuoto di amore e di senso. Anche qualora Salomone si desse senza riserve non sarebbe comunque abbastanza. Una persona finita non può riempire un desiderio di infinito. Non chiedetelo al vostro sposo, non mettetegli sulle spalle questo macigno. Non ne ha le forze. La Sulamita non pretende che il suo amato le dia tutto. Certo la Sulamita lo desidera e se accade ne è felice e ne è riconoscente. Non è questo il punto che fa la differenza. La Sulamita sa che quel tutto non riguarda lui, il sua amato. Riguarda lei. Lei, se vuole avere la pace nel cuore, deve darsi completamente. Darsi nella verità e nella totalità del matrimonio. Solo così, in quel tutto, incontrerà Dio. Lui si che riempie il vuoto di ogni persona. Questo la rende incantevole. Anche quando le cose vanno male. Io resto ammirato a contemplare la bellezza e la dignità di quelle spose che restano fedeli alla promessa nonostante il loro sposo le abbia abbandonate. Con alcune di queste ho avuto modo di scambiare qualche parola e ho trovato in loro tanta sofferenza. Tanta sofferenza, ma anche tanta pace. La pace di chi, come la Sulamita, si sta dando completamente, senza riserve e senza chiedere nulla in cambio. Questo è l’amore misericordioso che rende bella una persona. La rende bella e attraente. Attraente! Sì, perchè è attraente l’amore, ma quello autentico, l’amore che è Dio. Quello è un amore di cui tutti abbiamo nostalgia e desiderio e che ci attrae in modo irresistibile.

1 Introduzione 2 Popolo sacerdotale 3 Gesù ci sposa sulla croce 4 Un’offerta d’amore 5 Nasce una piccola chiesa 6 Una meraviglia da ritrovare 7 Amplesso gesto sacerdotale 8 Sacrificio o sacrilegio 9 L’eucarestia nutre il matrimonio 10 Dio è nella coppia11 Materialismo o spiritualismo 12 Amplesso fonte e culmine 13 Armonia tra anima e corpo 15 L’amore sponsale segno di quello divino 16 L’unione intima degli sposi cantata nella Bibbia 17 Un libro da comprendere in profondità 18 I protagonisti del Cantico siamo noi 19 Cantico dei Cantici che è di Salomone 20 Sposi sacerdoti un profumo che ti entra dentro.21 Ricorderemo le tue tenerezze più del vino.22 Bruna sono ma bella 23 Perchè io non sia come una vagabonda 24 Bellissima tra le donne 25 Belle sono le tue guance tra i pendenti 26 Il mio nardo spande il suo profumo 27 L’amato mio è per me un sacchetto di mirra 28 Di cipresso il nostro soffitto 29 Il suo vessillo su di me è amore 30 Sono malata d’amore 31 Siate amabili 32 Siate amabili (seconda parte) 33 I frutti dell’amabilità34 Abbracciami con il tuo sguardo 35 L’amore si nutre nel rispetto. 36 L’inverno è passato 37 Uno sguardo infinito 38 Le piccole volpi che infestano il nostro amore. 39 Il mio diletto è per me. 40 Voglio cercare l’amato del mio cuore 41 Cos’è che sale dal deserto 42 Ecco, la lettiga di Salomone 43 I tuoi seni sono come due cerbiatti 44 Vieni con me dal Libano 45 Un giardino da curare 46 L’eros è un amore tenero 47 La tenerezza è amare come Dio ci ama 48 Mi hai rapito il cuore con un tuo sguardo 49 Fammi sentire la tua voce. Perchè la tua voce è soave 50 Mi baci con i baci della sua bocca 51 Quanti sono soavi le mie carezze sorella mia, sposa 52 Venga il mio diletto nel suo giardino e ne mangi i frutti squisiti 53 Le carezze dell’anima 54 Un rumore! E’ il mio diletto che bussa. 55 Il mio diletto ha messo la mano nello spiraglio  56 Io venni meno per la sua scomparsa 57 Mi han tolto il mantello 58 Che ha il tuo diletto di diverso da un altro? 59 Il matrimonio non è un armadio 60 Dolcezza è il suo palato  61 Uccidete il sogno 62 Bella come la luna 63 Sui carri di Ammi-nadìb

L’amore sponsale è consolazione per i sacerdoti.

Papa Francesco alcuni giorni fa ha parlato alla Rota Romana. Come tutti gli anni il Pontefice è chiamato ad aprire l’anno giudiziario con un discorso. Sono sempre discorsi molto interessanti. Discorsi che essendo rivolti a chi deve decidere della validità del sacramento entrano sempre nella profondità del matrimonio. Discorsi da cui imparare sempre qualcosa. Quest’anno Papa Francesco ha considerato tanti concetti fondamentali come la fedeltà e l’unità. A me ha colpito un altro passaggio. Il Santo Padre ha espresso un concetto poco considerato, ma fondamentale.

Gli sposi che vivono nell’unità e nella fedeltà riflettono bene l’immagine e la somiglianza di Dio. Questa è la buona notizia: che la fedeltà è possibile, perché è un dono, negli sposi come nei presbiteri. Questa è la notizia che dovrebbe rendere più forte e consolante anche il ministero fedele e pieno di amore evangelico di vescovi e sacerdoti; come furono di conforto per Paolo e Apollo l’amore e la fedeltà coniugale degli sposi Aquila e Priscilla.

Capito cosa sta dicendo il Papa? Gli sposi che si amano sono motivo di speranza per i consacrati e mostrano loro come Dio ama.

Matrimonio e verginità consacrata sono le due strade che Dio ha scelto per poter comunicare il suo amore, perché l’uomo possa dire l’amore di Dio. Perché Dio possa riprodurre se stesso e il suo amore nel mondo. Sicuramente in ombra, in modo imperfetto e limitato, ma questa analogia e somiglianza c’è, nonostante il peccato originale. Il matrimonio è una realtà naturale non introdotta da Cristo, Cristo ha invece introdotto, nella logica del suo amore redento, la seconda via: la verginità consacrata.

La vocazione alla verginità consacrata e il matrimonio sacramento sono due risposte all’amore di Dio entrambe importanti, entrambe necessarie e complementari tra loro. L’una completa l’altra. I consacrati cosa dicono al mondo e di conseguenza a noi sposi? Cosa ci mostrano? Ci ricordano che non siamo fatti solo per questa terra, che la nostra vita in questa terra è un cammino verso l’abbraccio con Cristo, verso le nozze eterne con Cristo, e loro ne sono anticipatori e profeti. Noi sposi cosa possiamo insegnare al mondo, e di conseguenza ai consacrati? La nostra è forse, come alcuni credono, una vocazione meno importante, per quelle persone chiamate a una vita ordinaria e meno santa?  Nient’affatto. La nostra è una vocazione necessaria e importante tanto quanto quella sacerdotale. Noi mostriamo ai nostri fratelli consacrati come devono amare Cristo se vogliono essere uniti sponsalmente con Lui già da questa terra. Guardando come noi sposi ci amiamo, possono capire tanto della loro sponsalità.  Loro ci indicano il fine della nostra vita, noi indichiamo loro il modo. Due vocazioni entrambe meravigliose. Il signore ci ha dato doni diversi affinchè ognuno di noi possa rispondere alla sua chiamata all’amore. Entrambe necessarie e forse la Chiesa attraverso i suoi documenti, il Concilio vaticano II e i sinodi, ci sta dicendo che in questi anni la profezia degli sposi è quanto mai necessaria e decisiva. La Chiesa non ci sta chiedendo come compito primario quello di fare tante opere di misericordia o di servizio per la nostra comunità e per i bisognosi che ci sono accanto. Certo è importante offrire il nostro tempo e il nostro impegno per la comunità, ma non è la prima cosa. Non è il nostro compito, ma una conseguenza del nostro compito più importante. La Chiesa ci chiede di amarci in modo autentico e credibile per poter essere profezia per la nostra comunità e per tutte le persone che incontriamo dell’amore di Dio. Chi vede come ci amiamo dovrebbe capire qualcosa di Dio e del Suo amore. Il nostro compito è quello di essere un Kerigma vivente dell’amore di Dio. Il Kerigma che annuncia che ogni persona è amata in modo unico, tenero e fedele da Dio. Noi siamo questo e sarebbe un vero peccato snaturare la nostra vocazione. Fare tanto per la comunità a discapito del nostro rapporto sponsale non è cosa gradita a Dio. Ogni impegno e servizio che vogliamo donare alla nostra comunità deve essere concordato con il nostro sposo o la nostra sposa e non deve compromettere o impoverire la nostra relazione. Ogni gesto di servizio deve scaturire dall’amore che generiamo nella nostra coppia, e non deve diventare modo per cercare altrove la gratificazione e l’amore che non siamo capaci di trovare nella nostra casa.

Sposi sacerdoti. Sui carri di Ammi-nadìb.

Nel giardino dei noci io sono sceso,
per vedere il verdeggiare della valle,
per vedere se la vite metteva germogli,
se fiorivano i melograni.
Ecco di nuovo il paragone tra la donna e il giardino. La donna è un giardino per il suo amato e suo amante. Lui deve essere come un giardiniere. Qui un altro richiamo al Vangelo. Attenzione l’uomo non è il padrone del giardino. L’uomo è solo il giardiniere. Il Signore è solo Dio. Dio che ha affidato quel giardino a Salomone affinché se ne prendesse cura e lo aiutasse a dare frutto. L’uomo non è padrone della donna. L’uomo è servitore della donna. Ancora meglio dire che l’uomo è servitore dell’amore. L’uomo ha ricevuto quel giardino non per farne ciò che vuole, ma per spendersi completamente nella sua cura. Senza metterci fatica quel giardino diventerà presto incolto e non darà nessun frutto. Solo con l’impegno e il sudore della fronte quel giardino diventerà rigoglioso e darà frutto abbondante che potrà essere offerto a Dio (ricordate il significato di sacrificio spiegato nei primi capitoli?) e di cui si potrà saziare anche il giardiniere, anche lo sposo. Già perchè quando uno sposo cura la relazione e non si risparmia in tenerezza e cura riceverà dalla sua sposa il centuplo perchè le donne quando si sentono amate, riescono ad abbandonarsi e a donarsi completamente.

Non lo so, ma il mio desiderio mi ha posto
sui carri di Ammi-nadìb.

Questo è un passaggio controverso e di difficile comprensione. Gli esegeti non riescono a dare una lettura comune ed esistono diverse interpretazioni. Io sposo il senso che ha voluto dare don Carlo Rocchetta. Ammi-nadìb era un capo delle tribù di Giuda nel periodo in cui gli ebrei si trovavano nel deserto del Sinai. Altre interpretazioni vedono in quel none un richiamo alla nobiltà. In entrambi i casi si tratta di un carro regale. Un carro che trasporta persone importanti. Un carro che incute rispetto e timore nel campo di battaglia. Un carro che spicca in mezzo a tutti gli altri. Non capite quale grande significato possiamo trovare anche in questo passaggio? Il mio amore per te, cara sposa amata, mi fa forte. Il tuo amore e il desiderio che sento per te mi dà forza che non pensavo di avere. Mi sento come un re che non ha paura di affrontare le difficoltà della vita perchè tu cara e amata sposa sei al mio fianco. Il tuo amore mi fa sentire forte, bello, desiderato e pronto ad entrare nelle tempeste della vita. Mi ritrovo moltissimo in queste parole del Cantico. Io che sono portato a sentirmi sempre inadeguato, debole, incapace, quando sento l’amore della mia sposa mi tiro insieme e do tutto perchè devo farlo per lei, per custodire e proteggere la nostra famiglia e il nostro amore. Donne non mortificate mai il vostro sposo. Ha bisogno del vostro sostegno e del vostro sguardo fiducioso e che sostiene. Non distruggetelo con il vostro disprezzo. Anche quando, secondo voi, non si comporta all’altezza delle vostre aspettative

Antonio e Luisa

1 Introduzione 2 Popolo sacerdotale 3 Gesù ci sposa sulla croce 4 Un’offerta d’amore 5 Nasce una piccola chiesa 6 Una meraviglia da ritrovare 7 Amplesso gesto sacerdotale 8 Sacrificio o sacrilegio 9 L’eucarestia nutre il matrimonio 10 Dio è nella coppia11 Materialismo o spiritualismo 12 Amplesso fonte e culmine 13 Armonia tra anima e corpo 15 L’amore sponsale segno di quello divino 16 L’unione intima degli sposi cantata nella Bibbia 17 Un libro da comprendere in profondità 18 I protagonisti del Cantico siamo noi 19 Cantico dei Cantici che è di Salomone 20 Sposi sacerdoti un profumo che ti entra dentro.21 Ricorderemo le tue tenerezze più del vino.22 Bruna sono ma bella 23 Perchè io non sia come una vagabonda 24 Bellissima tra le donne 25 Belle sono le tue guance tra i pendenti 26 Il mio nardo spande il suo profumo 27 L’amato mio è per me un sacchetto di mirra 28 Di cipresso il nostro soffitto 29 Il suo vessillo su di me è amore 30 Sono malata d’amore 31 Siate amabili 32 Siate amabili (seconda parte) 33 I frutti dell’amabilità34 Abbracciami con il tuo sguardo 35 L’amore si nutre nel rispetto. 36 L’inverno è passato 37 Uno sguardo infinito 38 Le piccole volpi che infestano il nostro amore. 39 Il mio diletto è per me. 40 Voglio cercare l’amato del mio cuore 41 Cos’è che sale dal deserto 42 Ecco, la lettiga di Salomone 43 I tuoi seni sono come due cerbiatti 44 Vieni con me dal Libano 45 Un giardino da curare 46 L’eros è un amore tenero 47 La tenerezza è amare come Dio ci ama 48 Mi hai rapito il cuore con un tuo sguardo 49 Fammi sentire la tua voce. Perchè la tua voce è soave 50 Mi baci con i baci della sua bocca 51 Quanti sono soavi le mie carezze sorella mia, sposa 52 Venga il mio diletto nel suo giardino e ne mangi i frutti squisiti 53 Le carezze dell’anima 54 Un rumore! E’ il mio diletto che bussa. 55 Il mio diletto ha messo la mano nello spiraglio  56 Io venni meno per la sua scomparsa 57 Mi han tolto il mantello 58 Che ha il tuo diletto di diverso da un altro? 59 Il matrimonio non è un armadio 60 Dolcezza è il suo palato  61 Uccidete il sogno 62 Bella come la luna

 

Che terreno è il nostro matrimonio?

In quel tempo, Gesù si mise di nuovo a insegnare lungo il mare. E si riunì attorno a lui una folla enorme, tanto che egli salì su una barca e là restò seduto, stando in mare, mentre la folla era a terra lungo la riva.
Insegnava loro molte cose in parabole e diceva loro nel suo insegnamento:
«Ascoltate. Ecco, uscì il seminatore a seminare.
Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada e vennero gli uccelli e la divorarono.
Un’altra cadde fra i sassi, dove non c’era molta terra, e subito spuntò perché non c’era un terreno profondo;
ma quando si levò il sole, restò bruciata e, non avendo radice, si seccò.
Un’altra cadde tra le spine; le spine crebbero, la soffocarono e non diede frutto.
E un’altra cadde sulla terra buona, diede frutto che venne su e crebbe, e rese ora il trenta, ora il sessanta e ora il cento per uno».
E diceva: «Chi ha orecchi per intendere intenda!».

Vorrei leggere questa parabola in chiave sponsale, so benissimo che forse è una lettura un po’ forzata, ma è comunque utile per permettere una riflessione su come ci prepariamo al matrimonio.

Il seme è l’amore divino, lo Spirito Santo, la Grazia del sacramento. Il seme è quella presenza di Dio che germoglia e rende la terra feconda e fruttuosa. La terra siamo noi, la nostra relazione e il nostro cuore.

Se ci presentiamo alle nozze senza aver chiare le caratteristiche di un amore sponsale autentico, e non ci sposiamo volendo e desiderando con tutto il cuore di amarci in quel modo, saremo impermeabili al seme, all’amore di Dio. Il matrimonio sacramento si poggia sul matrimonio naturale, che a sua volta poggia su 5 pilastri. Se manca uno solo di questi pilastri, crolla tutto. L’unicità: un solo uomo e una sola donna. La poligamia non è ammessa. L’indissolubilità: non dobbiamo prevedere vie d’uscita, anche nella cattiva sorte. La fedeltà: il nostro corpo e il nostro cuore appartengono a quell’uomo o a quella donna. La socialità: ci sposiamo nella comunità, perchè siamo risorsa per la società e dobbiamo essere tutelati da essa. La fecondità: la relazione deve essere aperta alla vita.

Se ci si sposa escludendo anche una sola di queste caratteristiche, di questi pilastri, la Grazia non può entrare in noi, perchè manca l’amore autentico e totale  per accoglierla.

Celebriamo un sacramento a secco, anzi peggio, celebriamo una bella sceneggiata che non ha nessun valore,  anche se presenziata dal parroco e arricchita di testimoni e di tante persone. Ricordo che il diritto canonico verifica, tra le altre cose,  la sussistenza di queste caratteristiche per decretare se un matrimonio sacramento sia valido oppure nullo, cioè sia un sacramento che non ha prodotto effetti.

Veniamo ora al terreno sassoso. Subito germogliò. Il matrimonio è valido. Gli sposi credono nei 5 pilastri e si sono sposati in Cristo. La Grazie è arrivata e ha permesso loro di sperimentare l’unione come presenza di Cristo. Ma cosa succede?

Gli sposi non hanno preparato bene il terreno. Non hanno preparato un terreno fecondo, un amore profondo basato sul rispetto, sul sacrificio, sulla castità che sa aspettare e accogliere l’altro. Un amore fatto di apertura al mistero dell’alterità e non di ripiegamento su di sè che usa l’altro per provare sensazioni ed emozioni,  per soddisfare i bisogni affettivi e sessuali. Non importa se vestiamo tutto con l’abito dell’amore, certi gesti nel fidanzamento sono oggettivamente frutto dell’egoismo ed intrinsecamente sbagliati. Se prepariamo il nostro terreno così non saremo capaci, oppure faremo una gran fatica a recuperare questa capacità, di amare autenticamente, ma solo di vivere di emozioni e di sentimenti che sembrano dare valore e senso a tutto, ma che in realtà sono un’effimera illusione. E’ un amore  destinato, come tutte le emozioni, a picchi e crolli e alla fine a spegnersi se non alimentato da qualcosa di più solido. Ed è questa la fine del germoglio piantato in un terreno così. Poche radici e il sole lo brucia.

Ultimo terreno, di cui voglio parlare, è quello con le spine. Questo è il terreno di chi si sposa in Cristo, e magari si è preparato anche bene, ma poi non comprende che il matrimonio è un sacramento non solo tra i  due sposi, ma dove Cristo ha un ruolo fondamentale. Se non si mette Cristo al centro tutto diventa difficile e in certi casi impossibile da sostenere. Il matrimonio, un rapporto che dura tutta la vita e basato su un abbandono fiducioso, intimo ed esclusivo dell’uno verso l’altra, quando arrivano le prove, quelle dure che ti buttano a terra, rischia di dissolversi in dolore, sofferenza, accuse, sensi di colpa e risentimento. Se non si ha una fede e una relazione concreta con Gesù, la coppia  entra in una spirale che la porta inesorabilmente alla separazione, se non sempre fisica, sicuramente dei cuori.

Noi su che terreno abbiamo accolto il seme? Ad ognuno la risposta. Mi fermo qui.

Antonio e Luisa

Sposi sacerdoti. Che ha il tuo diletto di diverso da un altro? (58 capitolo)

Che ha il tuo diletto di diverso da un altro,
o tu, la più bella fra le donne?
Che ha il tuo diletto di diverso da un altro,
perché così ci scongiuri?

La notte dell’anima è finita. Non sono forse finiti i problemi. Non sono forse finite le sofferenze. Sono passate però le tenebre. La Sulamita si è rivestita con un mantello nuovo. Ha finalmente scoperto cosa significa amare. E’ andata oltre le sue miserie e le miserie del suo sposo. E’ andata oltre le piccole e grandi divisioni e lontananze. E’ andata oltre tutto ciò, e si è rivestita dell’abito di Cristo. Naturalmente questa è la nostra lettura alla luce del Vangelo. Una lettura cristiana del Cantico.

Il coro sembra quasi sorpreso. Le persone intorno a lei non capiscono perchè questa giovane donna si ostini. Lui se ne andato. Lui non è diverso dagli altri. Non è perfetto. Anche lui sbaglia. Anche lui è fragile e inadeguato alle volte. Anche lui non capisce. Eppure lei persevera. Lei persevera perchè amare è questo. L’amore sponsale non lascia scelta. L’amore sponsale è andare oltre ogni convenienza. Andare oltre la giustizia del mondo per amare secondo la giustizia di Dio che è non mettere limiti e condizioni. L’amore sponsale è quel luogo dove ci si gioca la nostra vita. Dove impariamo ad amare come Cristo ci ha insegnato e testimoniato. L’amore sponsale è amare Cristo nella persona che ci ha posto accanto. Quando la notte dell’anima serve a comprendere questo allora anche la sofferenza diventa feconda. Allora riusciamo a fare quel salto di qualità nel nostro matrimonio e nella nostra relazione che ci può rendere luce. Allora riusciamo a guardare quella persona con gli occhi di Gesù. Riusciamo a scorgere in lui o in lei quel Gesù che tanto teneramente e concretamente ci ha amato e salvato. E allora l’altro/a non è più soltanto un uomo o soltanto una donna ma diventa l’uomo o la donna che Dio mi ha donato. Diventa l’uomo o la donna attraverso cui posso riamare Dio. Non può più essere come gli altri. Sarà sempre unico nella nostra vita. La Sulamita lo ha capito. Il coro è sorpreso, ma anche ammirato dalla determinazione della sposa. Ammirato perchè sta vedendo in lei il modo di amare di Dio. Lei sta amando il suo Salomone come Dio lo ama. Questa è la nostra vocazione. Questa è la nostra profezia per il mondo.  Questa consapevolezza vedremo nei versetti subito successivi porterà la Sulamita a contemplare la bellezza del suo sposo con occhi di meraviglia come solo chi ama nella verità può fare.

Sentivo la catechesi di suor Fulvia durante l’incontro organizzato da Costanza Miriano a Roma in San Giovanni in laterano. Riprendeva questo concetto. Con altre parole, forse ancora più incisive. Partiva dalla fede che gli sposi portano al dito. L’ha definita in modo molto originale un segno di clausura. Questo per dire che la coppia unita in matrimonio è conclusa. Il nostro cuore nella sua profondità anela ad un amore esclusivo e che duri per sempre. Solo perseverando e amando fedelmente la persona che abbiamo scelto e sposato possiamo dare compimento a quel desiderio che abbiamo dentro. Che non significa che quella persona può bastarci e soddisfarci completamente, ma che attraverso quella persona e quell’amore fedele e incondizionato possiamo giungere ad incontrare chi davvero può riempire il nostro vuoto: Gesù Cristo.

Antonio e Luisa

1 Introduzione 2 Popolo sacerdotale 3 Gesù ci sposa sulla croce 4 Un’offerta d’amore 5 Nasce una piccola chiesa 6 Una meraviglia da ritrovare 7 Amplesso gesto sacerdotale 8 Sacrificio o sacrilegio 9 L’eucarestia nutre il matrimonio 10 Dio è nella coppia11 Materialismo o spiritualismo 12 Amplesso fonte e culmine 13 Armonia tra anima e corpo 15 L’amore sponsale segno di quello divino 16 L’unione intima degli sposi cantata nella Bibbia 17 Un libro da comprendere in profondità 18 I protagonisti del Cantico siamo noi 19 Cantico dei Cantici che è di Salomone 20 Sposi sacerdoti un profumo che ti entra dentro.21 Ricorderemo le tue tenerezze più del vino.22 Bruna sono ma bella 23 Perchè io non sia come una vagabonda 24 Bellissima tra le donne 25 Belle sono le tue guance tra i pendenti 26 Il mio nardo spande il suo profumo 27 L’amato mio è per me un sacchetto di mirra 28 Di cipresso il nostro soffitto 29 Il suo vessillo su di me è amore 30 Sono malata d’amore 31 Siate amabili 32 Siate amabili (seconda parte) 33 I frutti dell’amabilità34 Abbracciami con il tuo sguardo 35 L’amore si nutre nel rispetto. 36 L’inverno è passato 37 Uno sguardo infinito 38 Le piccole volpi che infestano il nostro amore. 39 Il mio diletto è per me. 40 Voglio cercare l’amato del mio cuore 41 Cos’è che sale dal deserto 42 Ecco, la lettiga di Salomone 43 I tuoi seni sono come due cerbiatti 44 Vieni con me dal Libano 45 Un giardino da curare 46 L’eros è un amore tenero 47 La tenerezza è amare come Dio ci ama 48 Mi hai rapito il cuore con un tuo sguardo 49 Fammi sentire la tua voce. Perchè la tua voce è soave 50 Mi baci con i baci della sua bocca 51 Quanti sono soavi le mie carezze sorella mia, sposa 52 Venga il mio diletto nel suo giardino e ne mangi i frutti squisiti 53 Le carezze dell’anima 54 Un rumore! E’ il mio diletto che bussa. 55 Il mio diletto ha messo la mano nello spiraglio  56 Io venni meno per la sua scomparsa 57 Mi han tolto il mantello

Sposi sacerdoti. Mi han tolto il mantello. (57 capitolo)

Mi han trovato le guardie che perlustrano la città;
mi han percosso, mi hanno ferito,
mi han tolto il mantello
le guardie delle mura.
[8]Io vi scongiuro, figlie di Gerusalemme,
se trovate il mio diletto,
che cosa gli racconterete?
Che sono malata d’amore!

Siamo ancora nella notte dell’anima. Le tenebre avvolgono la relazione d’amore dei due giovani. I momenti di profonda intimità vissuti nell’unione dei corpi sembrano lontani, cancellati. Eppure anche questo momento non solo è inevitabile nella vita degli sposi, ma è una grande occasione per crescere come coppia. E’ il momento della distanza. Lui non c’è. Non c’è come non c’è tante volte nella nostra coppia. Non fa differenza tra lui e lei. La coppia si allontana per tante ragioni. A volte neanche direttamente collegate alla relazione sponsale. Succede. L’altro/a non è sempre magnifico/a e accogliente. A volte si crea distanza. Magari sofferenza. Avvertiamo freddezza e mancanza di dialogo e intimità. Tutte le nostre certezze vacillano. Non è la persona giusta. Non credevo fosse così. Perchè è così freddo? Perchè si ostina a tenersi tutto dentro?

Credo che tutti, esclusi forse gli sposi novelli, ci siamo passati. Le nostre certezze sono come le guardie della città. Guardie poste a difesa del matrimonio perfetto che ci siamo costruiti nella testa. Guardie a difesa del marito o della moglie ideale che credevamo di aver sposato. Quelle stesse guardie, che avevamo posto come custodi della nostra vita e che ci davano quel senso di sicurezza di cui avevamo bisogno, ci picchiano e ci fanno male. Ci strappano il mantello di dosso. Il mantello che i coniugi Gillini spiegano in modo molto bello e acuto. Il mantello sono tutte le attenzioni, la cura, la considerazione e il riguardo di cui siamo convinti di aver diritto. Le guardie ci strappano quel mantello. Restiamo al freddo. Sicuramente anche un po’ sconvolti e impreparati. L’amore non si basa su queste sicurezze. La notte dell’anima può distruggerci e allontanarci, ma può anche aiutarci ad amare davvero l’altra persona. Ci può aiutare a rivestire la nostra relazione di un altro mantello. Un mantello nuovo. Rivestirci del mantello di Cristo. Amarci come Lui, con la Sua Grazia. Amarci nonostante tutto. Amarci gratuitamente, anche quando ci costa fatica e sofferenza e l’altro/a non se lo merita.

Luisa ed io, come gli sposi del Cantico, abbiamo avuto un inizio di matrimonio molto bello. Era perfetto. Il primo figlio dopo 10 mesi dal matrimonio e il secondo dopo 18 mesi dal primo. Forse abbiamo corso troppo. Io sono entrato in una crisi profonda ed improvvisa. Come lo sposo del Cantico me ne sono andato. Non fisicamente, ma con il comportamento e con la testa. Mi sentivo ingabbiato. Mi sentivo soffocare da troppe responsabilità. Mi sentivo inadeguato. Ho cominciato a passare tanto tempo fuori casa tra lavoro e sport. Quando ero in famiglia ero spesso nervoso e freddo. La mia sposa, come la Sulamita, non mi ha riconosciuto più. Si è trovata d’improvviso spogliata di quelle certezze che credeva di poter trovare in me. Non ha mollato. Ha tenuto duro e mi ha sempre trattato come il marito più bravo del mondo. Si, a volte c’erano piccoli nervosismi da parte sua, ma nulla in confronto ai miei. Questo, giorno dopo giorno, mi ha riattirato a lei e mi ha permesso di superare quel momento davvero difficile della mia vita. Lei ha affrontato la notte della nostra relazione, ha sofferto, ha faticato per due facendo anche il mio lavoro, ma alla fine ne è uscita alla grande. E li mi ha definitamente conquistato. Ho ringraziato Dio per avermi donato una donna meravigliosa.

Antonio e Luisa

1 Introduzione 2 Popolo sacerdotale 3 Gesù ci sposa sulla croce 4 Un’offerta d’amore 5 Nasce una piccola chiesa 6 Una meraviglia da ritrovare 7 Amplesso gesto sacerdotale 8 Sacrificio o sacrilegio 9 L’eucarestia nutre il matrimonio 10 Dio è nella coppia11 Materialismo o spiritualismo 12 Amplesso fonte e culmine 13 Armonia tra anima e corpo 15 L’amore sponsale segno di quello divino 16 L’unione intima degli sposi cantata nella Bibbia 17 Un libro da comprendere in profondità 18 I protagonisti del Cantico siamo noi 19 Cantico dei Cantici che è di Salomone 20 Sposi sacerdoti un profumo che ti entra dentro.21 Ricorderemo le tue tenerezze più del vino.22 Bruna sono ma bella 23 Perchè io non sia come una vagabonda 24 Bellissima tra le donne 25 Belle sono le tue guance tra i pendenti 26 Il mio nardo spande il suo profumo 27 L’amato mio è per me un sacchetto di mirra 28 Di cipresso il nostro soffitto 29 Il suo vessillo su di me è amore 30 Sono malata d’amore 31 Siate amabili 32 Siate amabili (seconda parte) 33 I frutti dell’amabilità34 Abbracciami con il tuo sguardo 35 L’amore si nutre nel rispetto. 36 L’inverno è passato 37 Uno sguardo infinito 38 Le piccole volpi che infestano il nostro amore. 39 Il mio diletto è per me. 40 Voglio cercare l’amato del mio cuore 41 Cos’è che sale dal deserto 42 Ecco, la lettiga di Salomone 43 I tuoi seni sono come due cerbiatti 44 Vieni con me dal Libano 45 Un giardino da curare 46 L’eros è un amore tenero 47 La tenerezza è amare come Dio ci ama 48 Mi hai rapito il cuore con un tuo sguardo 49 Fammi sentire la tua voce. Perchè la tua voce è soave 50 Mi baci con i baci della sua bocca 51 Quanti sono soavi le mie carezze sorella mia, sposa 52 Venga il mio diletto nel suo giardino e ne mangi i frutti squisiti 53 Le carezze dell’anima 54 Un rumore! E’ il mio diletto che bussa. 55 Il mio diletto ha messo la mano nello spiraglio  56 Io venni meno per la sua scomparsa

Otri vecchi e vino nuovo

Durante l’omelia di ieri a Santa Marta Papa Francesco ha focalizzato la sua meditazione su tre diversi aspetti di una stessa realtà: qual’è lo stile cristiano di vivere la nostra fede? O meglio: qual’è lo stile stile sbagliato di tanti cattolici?

Il Papa ha individuato tre atteggiamenti sbagliati più comuni tra i cattolici. Atteggiamenti che allontanano da un autentico stile cristiano. Proverò a riprendere ognuno di questi tre atteggiamenti e a declinarli nella vita degli sposi.

Stile accusatorio.

Stile di coloro che disprezzano le altre persone alla luce della Legge ergendosi a giudici. Il Papa non ci vuole dire che qualsiasi scelta è buona. Che non esiste il male. Che non esiste una verità. Ci sta dicendo altro. Ci chiede di guardare le altre persone alla luce della nostra umanità, alla nostra imperfezione ed inadeguatezza.  Se partiamo dalla legge certo che tutti ci sembreranno inadeguati. Nessuno è perfetto. Partiamo invece dalle nostre miserie. Dalle nostre mancanze. Dalle nostre incapacità di amare. Dai nostri peccati e allora potremo guardare anche l’altro con occhi diversi. Con gli occhi di chi non giudica, ma condivide la sofferenza per il peccato.  Capite che rivoluzione anche nella coppia. Come questa nuova modalità di guardare l’altro/a possa aiutarci ad avvicinarci alle sue difficoltà e alle sue mancanze d’amore, anche nei nostri confronti,  con atteggiamento di sostegno e non di condanna. Il Papa è straordinario. Condensa questo pericolo con una frase bellissima e molto esplicativa: tanti sono buoni cattolici ma non sono cristiani. Gente che non ha cambiato gli otri per accogliere il vino nuovo. Otri vecchi dove manca la prossimità di Gesù e la sua misericordia.

Stile mondano.

Il Papa ci dice che questo è lo stile di chi recita il Credo ma poi vive come se Dio non ci fosse. Questa affermazione di Papa Francesco mi permette una riflessione. Ricordate l’episodio evangelico sulla liceità del tributo a Cesare? A chi dobbiamo rendere il nostro matrimonio? A Dio o a Cesare? Cesare è il re di questo mondo, del nostro mondo. Cesare sono io, Cesare sono io con il mio egoismo. Molto spesso è così.  Mi sposo in chiesa ma la mia relazione la tengo stretta. Sulla moneta non c’è raffigurato Gesù, ma il mio volto. Quindi ogni situazione è valutata, pesata, giudicata in base a quello che mi conviene. Il mio matrimonio è valutato in base a quello che mi dà. Certamente capirete che basta che la bilancia tra costi e benefici si squilibri e tutto salta. Quando il peso della relazione supera il piacere che ne traggo non vale la pena continuare. Quante volte ci si lascia semplicemente perchè non si sente più nulla? Nella maggior parte dei casi non c’è qualcosa di molto grave alla base delle separazioni. Semplicemente non si pensa che continuare sia conveniente. Gesù non dice semplicemente di pagare a Cesare, ma di rendere a Cesare. Rendere presuppone un tornare alla fonte, alle origini del nostro amore e della nostra relazione. Se dunque il mio matrimonio è qualcosa di mio e basta, la moneta non potrà che essere resa a quella sorgente che è il mio ego. Quindi la mia relazione trova significato solo se conforme ai miei bisogni, pensieri, volontà, desideri e al mio appagamento. Logica conseguenza è che quando non trovo più piacere e gioia mollo tutto. Non c’è nessun motivo per salvare il matrimonio. Se invece la mia relazione non è realmente mia, ma è sacra, cioè appartiene a Dio, tutto cambia. Quel rendere troverà la fonte nell’amore di Dio. L’amore misericordioso e fedele di Dio, Allora quando la relazione non sarà appagante e piacevole, ma al contrario difficile e piena di sofferenza renderla non significa mollare, ma al contrario tornare alla fonte per portarla in salvo, per perseverare. Perchè tornare alla fonte significa tornare a Dio. Tornare alla Sua Grazia che è amore, vita, forza e sostegno. Chi ha questo stile non ha cambiato gli otri per accogliere il vino nuovo. Gente che non ha cambiato l’uomo vecchio ed è rimasta incapace di accogliere il Vangelo di Gesù.

Stile egoistico.

Lo stile egoistico, ci ricorda il Papa, è quello di chi non guarda oltre se stesso Non si interessa di nulla di ciò che accade al di fuori dei suoi interessi. E’ lo stile di chi non riesce a decentrare lo sguardo. Di chi si sente il centro del mondo e che fa di se stesso il proprio Dio. Anche Dio spesso non è che uno strumento piegato alla nostra volontà e alla nostra personale idea di giusto e di bene. Giusto e bene che, naturalmente, coincidono sempre con ciò che desideriamo e che ci conviene. Anche la nostra sposa o il nostro sposo non sono che strumenti da usare. Chi ha questo stile non ama ma usa. Non si dona ma prende. Anche chi ha questo stile non ha cambiato gli otri per accogliere il vino nuovo. E’ persona incapace di amare perchè non sa donarsi.

E noi? Abbiamo cambiato gli otri. Abbiamo cambiato il nostro cuore per poter accogliere il vino nuovo. Per poter accogliere Cristo nella nostra vita e nel nostro matrimonio?

Antonio e Luisa

Sposi sacerdoti. Io venni meno, per la sua scomparsa. (56 capitolo)

Mi sono alzata per aprire al mio diletto
e le mie mani stillavano mirra,
fluiva mirra dalle mie dita
sulla maniglia del chiavistello.
[6]Ho aperto allora al mio diletto,
ma il mio diletto già se n’era andato, era scomparso.
Io venni meno, per la sua scomparsa.
L’ho cercato, ma non l’ho trovato,
l’ho chiamato, ma non m’ha risposto.

L’amata riesce finalmente ad alzarsi e ad andare a togliere quella maledetta asse di legno che sbarrava la porta. In quel momento si rende conto della cura e della tenerezza che il suo sposo ha avuto nei suoi riguardi. Le mie mani stillavano mirra. L’amato nel tentativo  smuovere il chiavistello, e aprire così la porta che lo separava da lei, lo ha unto con della mirra. Mirra che nella Bibbia è segno dell’amore esclusivo. Quindi segno della gioia quando l’amore è vissuto e segno del dolore quando questo amore viene meno. Sembra quindi presagire alla sensazione di sofferente abbandono in cui la sposa si viene a trovare. La sua assenza le fa già male. Ha paura che quell’amore, tanto desiderato e che tanta bellezza le ha fatto sperimentare, sia già finito.

Io venni meno per la sua scomparsa. In questa riga c’è tutta la disperazione di chi è consapevole che il suo atteggiamento, le sue paure, la sua incapacità di amare, la sua umanità ferita, la stanno dividendo dal suo amore. Non riesce ad accoglierlo in sè. Quella maledetta porta lo ha allontanato. Lui non c’è più. Chissà dove è andato e se tornerà.

La nostra protagonista non ha che due scelte. Può restare immobile in quella casa e non trovarlo più. Quante volte accade che una persona si chiuda e non permette all’amato di entrare. Non permette quindi neanche alla relazione di decollare e di essere vissuta in pienezza.

Oppure si alza e va a cercarlo. Alzarsi è un verbo di movimento che ci fa tendere verso l’alto. Già questo ci può aiutare a capire come questo verbo in questo contesto significhi alzarsi al di sopra delle proprie miserie. Alzarsi e riprendere in mano la vita. Per un cristiano c’è un significato ancora più grande. Colui che si è innalzato è Gesù. Attraverso la sua croce ci ha mostrato la via per la salvezza e ci ha mostrato il suo amore che redime e che salva. Ecco! La Sulamita del Cantico sta facendo esattamente questo: sta riprendendo in mano la sua vita e la sua relazione.

Questo non è che l’inizio, vedremo nel proseguo come ciò avverrà, ma è una indicazione importante anche per noi sposi. Non dobbiamo lasciarci immobilizzare dalle nostre ferite e dalle nostre miserie. Alziamoci e ribelliamoci. Ri-belliamoci: torniamo ad essere belli per noi e per la persona amata.

Antonio e Luisa

Sposi sacerdoti. Il mio diletto ha messo la mano nello spiraglio. (55 capitolo)

Il mio diletto ha messo la mano nello spiraglio
e un fremito mi ha sconvolta.

Abbiamo concluso il capitolo precedente con lei che lo sente arrivare, ma inspiegabilmente non si alza per andare ad aprire. Voglio riprendere questo momento perchè potrebbe passare inosservato, oppure essere compreso male. Invece va capito e approfondito perchè è un passaggio cruciale, molto importante per comprendere come siamo fatti e per spiegare il motivo che ci porta a comportarci in determinati modi.

Lui cerca di entrare. La porta è chiusa da dentro come era consuetudine al tempo. Chiusa con una sbarra. Lui prova ad infilare la mano per sbloccare la porta, ma non riesce. Lei non si alza perchè ha paura. Ha paura di aprire al suo uomo. Ha paura perchè lo desidera. Il desiderio la spaventa. Ha paura di abbandonarsi all’amore. Perchè se ti abbandoni non hai più il controllo. Se ti abbandoni sei disarmata. Se ti abbandoni ti stai consegnando. Stai consegnando il tuo cuore e il tuo corpo.

Tante donne fanno fatica ad abbandonarsi. Fanno fatica perchè hanno una storia di amori traditi, di sofferenze non dimenticate, di ferite ancora aperte. L’amore quindi fa loro paura. Vorrebbero lasciarsi andare perchè ne sentono forte il desiderio, ma c’è una parte di loro che non molla il freno. Soffrono per non soffrire. E’ una reazione insensata, ma è molto comune e soprattutto molto umana.

Questo discorso vale per l’uomo e la donna. La donna però lo sente ancora maggiormente. Soprattutto nel rapporto fisico. Come viene vissuto il rapporto fisico nel matrimonio è un segnale importante per capire se c’è da sanare qualcosa nel passato dei due sposi. Spesso molti problemi in questo momento intimo sono sintomo di una persona ferita.

Nel rapporto fisico questa paura provoca nella donna una tensione proprio a livello  muscolare e una incapacità di lasciarsi andare al piacere.  La donna, non so se ci avete mai riflettuto, accoglie dentro di sè l’uomo. L’uomo, invece, entra nella donna. Non è la stessa cosa. Accogliere dentro di sè è molto più impegnativo da un punto di vista non solo fisico, ma anche emotivo e psicologico.  Far entrare dentro il proprio corpo non è un gesto banale e facile. Come invece tutta la mentalità pornografica, che ci ha educato fin da ragazzi, vuole farci credere. Non è un’attività ricreativa. Mette in gioco tutta la persona.

Per questo il mondo insegna qualcosa di completamente sbagliato e non aderente a come davvero siamo fatti.  Il mondo insegna che il rapporto fisico è bello all’inizio. Perchè c’è la passione. Poi, con il tempo, diventa sempre meno coinvolgente e bello.

Tutte balle!!! Dobbiamo avere il coraggio di smascherare questa menzogna. Il rapporto diventa più bello con il tempo perchè ci si apre sempre di più all’altro. Lo si accoglie sempre più profondamente in sè. Il rapporto fisico non si riduce al corpo, ma diventa porta per entrare nell’intimo anche emotivo, spirituale e costitutivo dell’altra persona.

Non comprendere questo significa limitarsi al piacere fisico e spesso, per quanto riguarda la donna,  anche quello viene a mancare. Spesso significa, per la donna, vivere con dolore quel momento.

Capite quale miseria! Posso assicurarvi che è una situazione molto comune.

Invece noi sappiamo che il matrimonio, se vissuto nella verità e nell’amore autentico, guarisce anche la nostra sessualità. Certo serve impegno da parte della donna che deve lavorare su di se per accogliere sempre di più il suo sposo. Serve anche però l’impegno dello sposo che deve imparare a guardare la sua sposa con uno sguardo che non viola, deve imparare a rispettarla e a corteggiarla. Deve educarsi a cercarla per unirsi sempre più a lei e non per usarla per sfogare istinti e pulsioni.

Costa fatica, ma ne vale la pena. Buon lavoro

Antonio e Luisa

1 Introduzione 2 Popolo sacerdotale 3 Gesù ci sposa sulla croce 4 Un’offerta d’amore 5 Nasce una piccola chiesa 6 Una meraviglia da ritrovare 7 Amplesso gesto sacerdotale 8 Sacrificio o sacrilegio 9 L’eucarestia nutre il matrimonio 10 Dio è nella coppia11 Materialismo o spiritualismo 12 Amplesso fonte e culmine 13 Armonia tra anima e corpo 15 L’amore sponsale segno di quello divino 16 L’unione intima degli sposi cantata nella Bibbia 17 Un libro da comprendere in profondità 18 I protagonisti del Cantico siamo noi 19 Cantico dei Cantici che è di Salomone 20 Sposi sacerdoti un profumo che ti entra dentro.21 Ricorderemo le tue tenerezze più del vino.22 Bruna sono ma bella 23 Perchè io non sia come una vagabonda 24 Bellissima tra le donne 25 Belle sono le tue guance tra i pendenti 26 Il mio nardo spande il suo profumo 27 L’amato mio è per me un sacchetto di mirra 28 Di cipresso il nostro soffitto 29 Il suo vessillo su di me è amore 30 Sono malata d’amore 31 Siate amabili 32 Siate amabili (seconda parte) 33 I frutti dell’amabilità34 Abbracciami con il tuo sguardo 35 L’amore si nutre nel rispetto. 36 L’inverno è passato 37 Uno sguardo infinito 38 Le piccole volpi che infestano il nostro amore. 39 Il mio diletto è per me. 40 Voglio cercare l’amato del mio cuore 41 Cos’è che sale dal deserto 42 Ecco, la lettiga di Salomone 43 I tuoi seni sono come due cerbiatti 44 Vieni con me dal Libano 45 Un giardino da curare 46 L’eros è un amore tenero 47 La tenerezza è amare come Dio ci ama 48 Mi hai rapito il cuore con un tuo sguardo 49 Fammi sentire la tua voce. Perchè la tua voce è soave 50 Mi baci con i baci della sua bocca 51 Quanti sono soavi le mie carezze sorella mia, sposa 52 Venga il mio diletto nel suo giardino e ne mangi i frutti squisiti 53 Le carezze dell’anima 54 Un rumore! E’ il mio diletto che bussa.

Un aiuto che gli sia simile…ma senza barba.

..di Pietro Antonicelli e Filomena Scalise dal Blog “Sposi&Spose di Cristo”

Poi il Signore Dio disse: «Non è bene che l’uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile». (Genesi 2,18) E dopo queste parole Dio conduce all’uomo “ogni sorta di bestie selvatiche”…beh. Effettivamente tra l’uomo e le bestie selvatiche -soprattutto con l’orango-tango- una certa somiglianza c’è, e non è solo quella fisica.

Entrambi sporcano e si battono il petto per mostrare la forza bruta che li abita…e poi il pelo. Vuoi mettere che il pelo anziché concentrarlo sulla testa lo spargi per tutto il corpo! Beh, sicuramente somiglianza c’è.

Ma se all’uomo gli metti vicino una donna, quello magari si emancipa, si mette a scrivere articoli sui blog e poi ogni tanto passa l’aspirapolvere in casa.

E’ il suono dell’aspirapolvere che inizialmente lo attrae, quel rombo di potenza che parte all’accensione del suddetto elettrodomestico lo carica di virile entusiasmo. Poi magari inizia a scoprire com’è bello e rude strofinare energicamente i piatti con spugnette virilmente abrasive che graffiano più di una pasta lavamani. E vedi questo essere delle caverne che vicino ad una moglie inizia anche a lavarsi…e (alcuni…decisamente sfigati) addirittura si radono il volto.

E il Signore Dio sta li a guardare…e si accorge che questo essere che è la donna che ha messo al fianco dell’uomo fa essere l’uomo una creatura migliore, meno somigliante ad una grande bertuccia (che per carità, ha il suo fascino).

E il Signore Dio è ancora più contento quando vede che questi due si vogliono bene e si aiutano a vicenda nella pulizia della caverna che abitano, nella cura della prole e di ogni altro peluche che abita con loro…

Che poi a pensarci la santità passa proprio da qui, dal collaborare, dall’essere “complici nel bene”, dal riconoscere, accogliere e integrare quelle differenze con l’altro che sono necessarie per l’arricchimento del sé.

Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull’uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e rinchiuse la carne al suo posto. 22Il Signore Dio plasmò con la costola, che aveva tolta all’uomo, una donna e la condusse all’uomo. Allora l’uomo disse:

«Questa volta essa
è carne dalla mia carne
e osso dalle mie ossa.
La si chiamerà donna
perché dall’uomo è stata tolta».

Per questo l’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne. (Genesi 2,21-24)

…li ha fatti simili. Capaci entrambe di amare l’altro, di tagliare col passato infantile e di diventare uomini e donne simili a Dio. Ma la donna con meno barba.

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Sposi sacerdoti. Le carezze dell’anima. (53 articolo)

Abbiamo seguito il Cantico dei Cantici nel suo terzo poema, un poema centrale non solo come posizione nell’indice ma anche come temi trattati. Il terzo poema è il momento che ci piace di più, il momento dell’incontro con la sposa, fatto di sguardi, di carezze, di baci e di abbracci fino ad arrivare all’amplesso fisico. Questo stile di vivere l’unione è vincente, perché soddisfa i nostri bisogni più profondi di essere amati e accolti da un’altra persona diversa e complementare. Per noi cristiani, solitamente, la tenerezza porta a condividere anche il momento della preghiera di lode a Dio. Siamo sposati in tre e nella nostra unione vogliamo rendere partecipe e vivo anche Gesù il cui amore, lo Spirito Santo, si intreccia con il nostro di uomini e lo perfeziona.

Diventa così un momento di profonda unione anche la preghiera. Che bello, la sera, quando i bambini sono a letto, ritrovarsi marito e moglie, non da soli, ma alla presenza del Signore e iniziare un dialogo a tre. Lodare Dio, ringraziarlo per la giornata, per le cose belle e chiedere la forza di affrontare quelle difficili e dolorose. Ringraziare Dio per il nostro sposo e la nostra sposa, chiedere perdono per le mancanze che abbiamo avuto durante la giornata. La preghiera così diventa un momento molto intimo e unitivo per la coppia e nel contempo la apre all’infinito di Gesù. La preghiera diventa momento di familiarità con Gesù che non è un ospite in famiglia, ma ne è parte integrante. Anche prima di ogni unione fisica è bellissimo mettersi davanti al Signore e chiedergli di benedire con la Sua Grazia quel momento di profondo amore .

La preghiera diventa così carezza e abbraccio, non per il corpo, ma per la nostra anima.

Don Rocchetta dice che il linguaggio delle carezze è possibile solo se gli sposi imparano a pregare insieme, a benedire Dio e a benedirsi l’un l’altra.

Voglio concludere con la preghiera che Tobia e Sara proclamano a Dio prima di unirsi durante la prima notte di nozze:

Tobia si alzò dal letto e disse a Sara: «Sorella, alzati! Preghiamo e domandiamo al Signore che ci dia grazia e salvezza». Essa si alzò e si misero a pregare e a chiedere che venisse su di loro la salvezza, dicendo: «Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri, e benedetto per tutte le generazioni è il tuo nome! Ti benedicano i cieli e tutte le creature per tutti i secoli! Tu hai creato Adamo e hai creato Eva sua moglie, perché gli fosse di aiuto e di sostegno. Da loro due nacque tutto il genere umano. Tu hai detto: non è cosa buona che l’uomo resti solo; facciamogli un aiuto simile a lui. Ora non per lussuria io prendo questa mia parente, ma con rettitudine d’intenzione. Dègnati di aver misericordia di me e di lei e di farci giungere insieme alla vecchiaia». E dissero insieme: «Amen, amen!».

Antonio e Luisa

Virtù e matrimonio. La temperanza. (8 articolo)

 

La temperanza è la virtù morale che modera l’attrattiva dei piaceri e rende capaci di equilibrio nell’uso dei beni creati. Essa assicura il dominio della volontà sugli istinti e mantiene i desideri entro i limiti dell’onestà. La persona temperante orienta al bene i propri appetiti sensibili, conserva una sana discrezione, e non segue il proprio “istinto” e la propria “forza assecondando i desideri” del proprio “cuore” (Sir 5,2 ) [Cf  Sir 37,27-31 ]. La temperanza è spesso lodata nell’Antico Testamento: “Non seguire le passioni; poni un freno ai tuoi desideri” ( Sir 18,30 ). Nel Nuovo Testamento è chiamata “moderazione” o “sobrietà”. Noi dobbiamo “vivere con sobrietà, giustizia e pietà in questo mondo” (  Tt 2,12 ).

La temperanza è una virtù sempre meno esercitata. Siamo una società di persone bulimiche. Non ci basta mai. Vogliamo tutto e subito. Siamo bulimici con il cibo, bulimici con le emozioni, bulimici di piacere e di sensazioni. Ingurgitiamo tutto, sperando così di riempire quella voragine di senso, quel desiderio di infinito che abbiamo dentro, anzi che Dio ci ha messo dentro perchè siamo creati a Sua immagine, lui che è infinito amore e quella nostalgia l’abbiamo come sigillo della nostra figliolanza. Siamo la società del desiderio, del desiderio che diventa bisogno e del bisogno che diventa diritto. Siamo soprattutto bulimici di piacere sessuale. Tutto nella nostra società ammicca al sesso. Lo fa la pubblicità, lo fanno i media ed è spesso presente nei discorsi al bar con gli amici. Abbiamo il cervello costantemente bombardato da stimoli sessuali. La temperanza sembra esssere esclusa dalla nostra società del carpe diem. Sa di vecchio e di clericalbigotto. Ogni lasciata è persa. Invece la temperanza è quantomai necessaria. La temperanza mette le cose al loro posto. Mette le giuste priorità in una relazione. La temperanza dice all’altro che non è importante per quello che ci dà o per le sensazioni che ci fa provare, ma è importante e amato semplicemente perchè è lui o è lei. E’ amato incondizionatamente. La temperanza, che nel matrimonio si concretizza con la scelta di avvalersi dei metodi naturali, permette agli sposi di amarsi e di mettere l’altro al primo posto. L’altro! Non il piacere che traiamo da lui/lei. Altrimenti se viene a mancare il piacere o ne troviamo uno maggiore altrove la relazione muore. Quanti si lasciano perchè non sentono più nulla? Troppi. La temperanza permette agli sposi di accogliersi totalmente e di non pretendere che l’altro/a rinunci a una parte del suo essere maschio (preservativo, coito interrotto) o femmina (pillola, spirale e altri) per assecondare il loro desiderio di piacere. La temperanza permette di rispettare completamente la persona amata. L’amore si dimostra anche sapendo rinunciare. Soprattutto oggi dove ogni sacrificio è uno scandalo da scansare.  Non sapete come si sente amata una donna quando il suo uomo è disposto ad aspettare qualche giorno pur di averla completamente senza dover rinunciare a nulla di lei, perchè lei è meravigliosa così com’è. Come invece si sente, presto o tardi, usata in caso contrario. La temperanza è una virtù che permette agli sposi di sviluppare altre forme di tenerezza e di unione. Permette agli sposi di spendere quella carica erotica che magari sentono e sprigionano per donarsi tenerezza in altro modo che non sfoci per forza nel sesso. Baci abbracci e carezze. Questo è un modo di prepararsi nella temperanza e nella verità all’amplesso quando sarà possibile viverlo. Questo è il modo che gli sposi cristiani possono ricercare per non vivere l’astinenza periodica come frustrante,ma al contrario renderla feconda e nutrimento per la relazione. Questa è la strada per vivere un matrimonio che non sia arido e che non scada nella noia e nell’abitudinarietà .

Antonio e Luisa

 

Sposi sacerdoti. Venga il mio diletto nel suo giardino e ne mangi i frutti squisiti. (52 articolo)

Lèvati, aquilone, e tu, austro, vieni,
soffia nel mio giardino
si effondano i suoi aromi.
Venga il mio diletto nel suo giardino
e ne mangi i frutti squisiti.

Ecco, alla fine ci siamo, siamo al momento più intenso, che gli sposi del Cantico, come tutti gli sposi della Terra, desiderano fin dall’inizio: l’abbraccio più abbraccio, l’abbraccio più completo, l’amplesso d’amore tra l’uomo e la donna, i quali per qualche minuto non sono solo un unico cuore ma anche un’unica carne, perché non c’è confine tra lui e lei, ma si è un noi anche nella geografia del corpo. Ma che  differenza di qualità e d’amore ci può essere in uno stesso gesto! L’amplesso può essere il segno tangibile più evidente della comunione tra gli sposi oppure il gesto più egoista e falso che possiamo vivere e far vivere alla persona che diciamo di amare. Se l’amplesso è il gesto culmine di un’esistenza fatta di tenerezza che non è una parola astratta, ma è molto concreta, è fatta di baci, carezze,  abbracci, parole dette e come sono dette, cura e attenzione, allora, e solo allora, tutto acquista un senso. Per l’uomo i preliminari diverranno un proseguire quell’insieme di attenzioni per l’amata, e non una scocciatura da fare per ottenere ciò che vuole. E per la donna non sarà più così difficile abbandonarsi alle attenzioni dello sposo. Dopo essere stata al centro delle attenzioni e dell’amore del marito, per lei sarà naturale donarsi fino in fondo. Vi rendete conto della differenza che c’è tra vivere la tenerezza e non viverla? Costanza Miriano, in un’intervista, asserisce che la maggior parte dei matrimoni arrivano dopo pochi anni al “deserto sessuale”. I rapporti diventano quasi nulli. Le statistiche sono impietose e le danno ragione. Cosa succede? Gli sposi non si amano più? E’ tutto molto più semplice. Non si è curata adeguatamente la relazione e la tenerezza che diventa bellezza nell’unione anche fisica. Gli sposi hanno vissuto i rapporti in maniera distonica: uomini dolci solo quando vogliono ottenere qualcosa e donne sempre meno disponibili a concederla, perchè non si sentono amate e rispettate, e quella dolcezza a singhiozzo del marito appare falsa e ipocrita.

Voglio concludere con un’immagine molto significativa. Don Carlo Rocchetta dice, con molta saggezza e conoscenza della nostra umanità, che uomo e donna sono sfasati. L’uomo ha bisogno dell’incontro sessuale per trovare il desiderio di essere tenero con la propria sposa, mentre la sposa, al contrario, ha bisogno di tenerezza e attenzione prima per avere il desiderio dell’incontro sessuale con il marito. Secondo don Carlo, difficile è iniziare, poi, si trasforma tutto in un circolo dell’amore, dove l’incontro sessuale diventa punto di partenza per l’uomo, che i giorni seguenti colmerà di attenzioni la propria sposa, e punto di arrivo per la donna che, essendo stata amata dal marito, si sentirà predisposta all’amplesso.

Antonio e Luisa

TENEREZZA

1 Introduzione 2 Popolo sacerdotale 3 Gesù ci sposa sulla croce 4 Un’offerta d’amore 5 Nasce una piccola chiesa 6 Una meraviglia da ritrovare 7 Amplesso gesto sacerdotale 8 Sacrificio o sacrilegio 9 L’eucarestia nutre il matrimonio 10 Dio è nella coppia11 Materialismo o spiritualismo 12 Amplesso fonte e culmine 13 Armonia tra anima e corpo 15 L’amore sponsale segno di quello divino 16 L’unione intima degli sposi cantata nella Bibbia 17 Un libro da comprendere in profondità 18 I protagonisti del Cantico siamo noi 19 Cantico dei Cantici che è di Salomone 20 Sposi sacerdoti un profumo che ti entra dentro.21 Ricorderemo le tue tenerezze più del vino.22 Bruna sono ma bella 23 Perchè io non sia come una vagabonda 24 Bellissima tra le donne 25 Belle sono le tue guance tra i pendenti 26 Il mio nardo spande il suo profumo 27 L’amato mio è per me un sacchetto di mirra 28 Di cipresso il nostro soffitto 29 Il suo vessillo su di me è amore 30 Sono malata d’amore 31 Siate amabili 32 Siate amabili (seconda parte) 33 I frutti dell’amabilità34 Abbracciami con il tuo sguardo 35 L’amore si nutre nel rispetto. 36 L’inverno è passato 37 Uno sguardo infinito 38 Le piccole volpi che infestano il nostro amore. 39 Il mio diletto è per me. 40 Voglio cercare l’amato del mio cuore 41 Cos’è che sale dal deserto 42 Ecco, la lettiga di Salomone 43 I tuoi seni sono come due cerbiatti 44 Vieni con me dal Libano 45 Un giardino da curare 46 L’eros è un amore tenero 47 La tenerezza è amare come Dio ci ama 48 Mi hai rapito il cuore con un tuo sguardo 49 Fammi sentire la tua voce. Perchè la tua voce è soave 50 Mi baci con i baci della sua bocca 51 Quanti sono soavi le mie carezze sorella mia, sposa

Non invidiare ciò che non sei. Diventa ciò che sei.

Oggi voglio scrivere di quelle coppie che si sentono più inadeguate. Quelle che guardano la “perfezione” che hanno altre famiglie. Magari con un po’ di invidia. Si vedono brutti e incapaci. Spesso ci capita di vivere con un senso di inferiorità rispetto ad altre coppie il nostro essere famiglia. Non consideriamo mai a sufficienza che partiamo da due prospettive completamente diverse. La nostra famiglia la viviamo dall’interno, ne conosciamo benissimo limiti e pazzie. Tutte le famiglie, ripeto tutte, viste da vicino sono almeno un po’ pazze. Le altre famiglie le guardiamo da lontano, non viviamo la loro quotidianità ed intimità, e per forze di cose ci appaiono diverse da ciò che in realtà sono. Cerchiamo di concentrarci sulla nostra, ammirando le virtù e i pregi delle altre, senza per questo invidiarle. Ogni famiglia è bellissima e diversa. Ogni famiglia regala al mondo qualcosa di unico rispetto a qualunque altra. C’è quella con tanti figli, c’è quella che è risorta da situazioni di sofferenza e difficoltà, c’è quella che si prende cura degli anziani, c’è quella dove si vive fortissima l’unione e la solidarietà e così via. Non perdiamo tempo ad invidiare le qualità delle altre famiglie. Ammiriamole ma non scoraggiamoci, cerchiamo di tirare fuori il meglio dalla nostra senza imitare nessun altra, ma mantenendo la nostra unicità, che è poi la nostra bellezza che possiamo regalare al mondo.  Dio ci ha unito in una nuova creazione, ci ha fatto uno, perchè dalle nostre caratteristiche potesse nascere qualcosa che solo noi possiamo mostrare al mondo, poco importa se non siamo bravi come quella famiglia, se non siamo impeccabili come quell’altra, se la nostra casa è un casino, se i nostri figli urlano o se noi litighiamo. Se riusciamo ad essere ciò che Dio ha pensato per noi saremo bellissimi così, anche nei nostri difetti e nelle nostre fragilità. Per rafforzare quanto voglio esprimere vi presento un cortometraggio rielaborato da parte di due cari amici e sposi: Mirko e Sandra. Sono anche i coordinatori nazionali della nostra associazione (www.intercomunione.it)

Il corto è ambientato negli Stati Uniti durante gli anni delle grande depressione dopo la crisi del ’29.

E’ la storia di Will, interpretato da Nick Vujicic, l’uomo senza arti, rifiutato da tutti e finito in una fiera come fenomeno da baraccone. Deriso, sopravvive senza trovare un posto e un senso nella propria vita. Fino a quando Mendez, il direttore di un circo molto particolare, non entra in quella fiera e i loro sguardi si incontrano. Mendez è Dio, e quando ti guarda con quello sguardo carico di amore e di bellezza la tua vita cambia.

Il corto è stato riscritto in chiave di vita di coppia. E’ bellissimo e come dice Mendez (Dio): più ardua è la battaglia  più glorioso il trionfo. Dio è fiero di quelle coppie che riescono a vincere le difficoltà e le sofferenze della vita e a mostrare, attraverso la loro vita, Lui. Ed è così che potremo avvicinare questo mondo arido: non a forza di moralismi, ma con la leggerezza di una farfalla. Attraverso qualcosa di bello, anche attraverso la tua famiglia, Dio vuole dire al mondo qualcosa che solo voi potete mostrare in quel modo e in quella prospettiva, perché ogni famiglia è diversa. Fidati di lui, lui si fida già di te.

Buona visione…