L’intimità e la Messa

Oggi ho pensato di riflettere partendo da un parallelismo. La liturgia della Santa Messa come confronto con la liturgia matrimoniale. La liturgia della grande Chiesa di Cristo con la liturgia della piccola chiesa di Cristo, la chiesa domestica, in particolare la coppia.

L’intimità degli sposi è rinnovazione e riattualizzazione del sacramento del matrimonio come la Messa e l’Eucarestia lo sono del sacrificio di Cristo, della sua passione e della sua morte. Sono entrambi sacramenti perenni. Come l’Eucarestia mantiene dopo la transustanziazione la presenza reale di Cristo nel pane e nel vino. Quella particola è corpo di Cristo e quel vino è sangue di Cristo. Lo saranno finché quell’ostia e quel vino non verranno consumati. Così per gli sposi. Nella loro relazione c’è la presenza reale di Cristo, non nello sposo e non nella sposa, ma nella loro relazione, nel noi che si è generato e che è divenuto luogo sacro e tabernacolo di Gesù.

Questa è  una riflessione personale che penso possa essere interessante e provocante. La Santa Messa è costituita di alcune parti, alcuni momenti imprescindibili. Senza questi momenti non sarebbe una vera celebrazione liturgica. Ne prenderemo in considerazione alcuni. Ho bisogno di fare una premessa. Tante volte ho scritto che nel matrimonio si trasforma il modo con cui Gesù vuole essere amato. Non più direttamente ma con la mediazione del coniuge. Vuole essere amato prioritariamente nel nostro sposo e nella nostra sposa. Non amarlo così rende vano qualsiasi altro gesto di devozione o di preghiera perché ipocrita ed incoerente.

ATTO PENITENZIALE

Avviene subito dopo l’inizio. Dopo il segno della croce. Quello che piace tanto ai miei figli da quando erano piccoli perché si battevano la mano sul cuore. Con l’atto penitenziale ci si riconosce peccatori ed indegni di ciò che stiamo andando a celebrare. La Messa e nel caso degli sposi l’intimità

Confesso a Dio onnipotente e a voi, fratelli,
che ho molto peccato
in pensieri, parole, opere e omissioni,
per mia colpa, mia colpa, mia grandissima colpa.
E supplico la beata sempre vergine Maria,
gli angeli, i santi e voi, fratelli,
di pregare per me il Signore Dio nostro.

Nel nostro matrimonio è indispensabile fare la stessa cosa, avere lo stesso atteggiamento verso il nostro coniuge. Molti hanno questa idea che nasce dalla superbia e che in modo nascosto e subdolo influenza la nostra relazione. Questa idea di essere bravi e che il nostro amato/la nostra amata sia fortunato/a ad averci sposato. Pensiamo di poter pretendere e rivendicare perché noi facciamo tanto per lui/lei, molto di più di quello che riceviamo. Non è questo l’atteggiamento giusto. Dobbiamo riconoscerci in debito e ringraziare Dio di aver quel marito o quella moglie. Essere riconoscenti. Ricordarci di tutte le nostre omissioni, parole che hanno ferito, azioni, pensieri e gesti poco misericordiosi. Quando non abbiamo accolto l’altro/a. E nonostante ciò lui/lei è qui con noi per donarsi totalmente nel corpo per esprimere il suo incondizionato amore oblativo. L’agape che si fa eros e l’eros che esprime l’agape. Che bello!  E anche quando oggettivamente facciamo di più, tiriamo avanti la carretta e la relazione, ricordiamoci che Dio vuole essere amato in lui/lei e che Dio ha fatto per noi infinitamente di più di quanto noi stiamo restituendogli attraverso il servizio e la cura al nostro sposo/nostra sposa.

Questo primo momento si può immaginare con il primo poema del Cantico dei Cantici:

M’introduca il re nelle sue stanze:
gioiremo e ci rallegreremo per te,
ricorderemo le tue tenerezze più del vino.
A ragione ti amano!

Bruna sono ma bella,
o figlie di Gerusalemme,
come le tende di Kedar,
come i padiglioni di Salma.
[6]Non state a guardare che sono bruna,
poiché mi ha abbronzato il sole.
I figli di mia madre si sono sdegnati con me:
mi hanno messo a guardia delle vigne;
la mia vigna, la mia, non l’ho custodita.
[7]Dimmi, o amore dell’anima mia,
dove vai a pascolare il gregge,
dove lo fai riposare al meriggio,
perché io non sia come vagabonda
dietro i greggi dei tuoi compagni.

Non guardare i miei difetti, che conosco e riconosco, amami per quella/o che sono. Mi introduca il re/la regina nelle sue stanze. Accoglimi e amami nella mia miseria. So che tu non mi giudicherai, ma che trovi in me una bellezza che io non riesco a scorgere se non nel tuo sguardo. Saremo un cuor solo e un’anima sola.

Continua….

Antonio e Luisa

 

 

 

 

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La preghiera della coppia

Il matrimonio è qualcosa di meraviglioso. Si perché Gesù vuole essere amato da noi in modo del tutto particolare. Vanno bene le preghiere, le novene, le Sante Messe. Lodare il Signore è importante. Ringraziarlo e rendere grazia per la vita e per il giorno che stiamo vivendo. Benissimo ma sono offerte gradite se lo cerchiamo sulla terra e non lontano nel Cielo come un’entità che è distante da noi. Lui è lì. Quando ci svegliamo è lì accanto a noi che desidera essere abbracciato. Quando ci alziamo è lì che si aspetta un sorriso, una buona parola e magari un caffè caldo. Durante il giorno aspetta una nostra telefonata per sentirsi cercato. Alla sera aspetta di sedersi a tavola con noi per raccontarci della giornata trascorsa. Di sera si aspetta un po’ di tempo dedicato solo per lui e non vuole dividerci con la televisione tutte le volte. Queste sono le preghiere che ama il Signore. Vuole essere amato così, nel fratello e nel prossimo. Per questo ci a messo al fianco un prossimo che più prossimo di così non si può. Per essere amato in quel fratello o in quella sorella. Quindi la preghiera da recitare ogni giorno sarà:

Padre nostro che sei nel mio sposo (nella mia sposa)

sia santificato il tuo nome nel nostro amore

venga la tua tenerezza

sia fatta la tua volontà

come in cielo così nella nostra casa

dacci oggi il nostro abbraccio quotidiano

rimetti a noi i nostri debiti

come noi ci perdoniamo e ci accogliamo vicendevolmente

e non ci lasciare nella incomprensione

ma liberaci dall’egoismo e aiutaci ad essere uno.

Avete dato un abbraccio al vostro sposo (vostra sposa)? Solo dopo le vostre preghiere saranno gradite nei Cieli.

Antonio e Luisa

Voglio essere trasgressivo

La trasgressione è spesso associata al peccato, all’andare oltre e all’esagerare. Trasgredire è fare qualcosa di vietato che la maggioranza non capisce e biasima. E’ davvero così? Partiamo dal significato che tutti possono trovare sul dizionario di questa parola.

Trasgressione: Deviazione dal comportamento accettato o imposto dalla maggioranza.

Chi sono i veri trasgressivi oggi? Verrebbe da pensare che lo siano coloro che vivono una sessualità completamente “libera” e aperta ad ogni deviazione. Quindi lo sono coloro che fanno sesso di gruppo, i masochisti, gli scambisti, coloro che prediligono i trans, oppure semplicemente lo scambio di coppia che ormai sembra essere una normale fuga dall’abitudine di una relazione stantia e sempre uguale. Perché scrivo questo? Perché ho letto su varie testate di informazione la notizia che era in partenza da Venezia la crociera del sesso, alcuni hanno apostrofato questa nave come la “trombo-nave”. Prendendo testualmente dall’articolo del corriere (cliccate qui per leggerlo) il programma non lascia dubbi interpretativi: «intrattenimento provocatorio progettato appositamente per coppie, piccanti notti a tema, feste in piscina, sale giochi private e spazi comuni per scambi di coppia».

E’ questa la trasgressione? Oppure questa è solo l’avanguardia di una “cultura” edonistica e del piacere fine a se stesso in cui tutti ci stiamo incamminando? Certo questi fanno notizia perché sono più avanti della media, ma quella è la strada che noi occidentali abbiamo imboccato. Non siamo la società forse del “carpe diem”? Del godi finché puoi? Di ogni lasciata è persa? Non veniamo educati fin da piccoli a incentrare tutti gli sforzi su quello che sentiamo e quello che desideriamo? Se poi questo desiderio si incontra con quello di un altro va bene, è l’ottimale. Nascono le relazioni. Due egoismi che si usano, ognuno per trovare quello che cerca e non per donarsi all’altro. La trasgressione oggi non è la trombo-nave. Oggi trasgredire è uscire da sé, farsi piccoli per innalzare un’altra persona. Trasgredire è sacrificarsi per il bene di un altro. Trasgredire è mettere non l’io al centro, ma Dio e quindi l’altro/a. Così trasgredire significa essere fedeli alla promessa fatta il giorno del matrimonio anche quando costa fatica. Trasgredire significa rinunciare ad aspirazioni e desideri personali quando questi sono in contrasto con le esigenze della famiglia. Trasgredire oggi significa avere rapporti solo con la moglie o con il marito perché il piacere si scopre venire dall’unione sempre più intima dei cuori. Nel Vangelo c’è scritto che l’amore fa nuove tutte le cose. E’ proprio così. Io sono trasgressivo e per questo non sono dissacrante. Perché trasgressione non si accoppia sempre con la profanazione. Oggi per restare fedeli a Dio e alla promessa si deve essere trasgressivi. Ed è bellissimo esserlo perché ci si scopre liberi. Diceva il mio padre spirituale: “Il piacere più lo cerchi e più non lo trovi”. Frase verissima perché il piacere fine a se stesso è un’illusione che si consuma in fretta e non lascia che il deserto dentro il cuore. Il piacere vero è quello che viene dal dono e dall’apertura all’altro. Proprio perché non cerchi il tuo piacere, ma il suo, proprio per questo otterrai un piacere che difficilmente chi non vive questo tipo di relazione può sperimentare. Il piacere come dono di Dio per una relazione fondata sull’amore e non sull’egoismo. Siate trasgressivi, il mondo ha bisogno di persone trasgressive. Domenica abbiamo festeggiato gli anniversari di matrimonio in parrocchia. Noi festeggiavamo i 15 anni. Con noi c’erano tante coppie che festeggiavano i 60, i 55 e i 50. Erano lì a dire ancora il loro sì e a ringraziare Dio per quel dono. Quelli sono i veri trasgressivi.

Antonio e Luisa

Scaricate gratuitamente il nostro ebook L’ecologia dell’amore e lasciate un commento. Grazie

Indegni e fragili

In quel tempo, Gesù quando ebbe terminato di rivolgere tutte queste parole al popolo che stava in ascolto, entrò in Cafarnao.
Il servo di un centurione era ammalato e stava per morire. Il centurione l’aveva molto caro.
Perciò, avendo udito parlare di Gesù, gli mandò alcuni anziani dei Giudei a pregarlo di venire e di salvare il suo servo.
Costoro giunti da Gesù lo pregavano con insistenza: «Egli merita che tu gli faccia questa grazia, dicevano,
perché ama il nostro popolo, ed è stato lui a costruirci la sinagoga».
Gesù si incamminò con loro. Non era ormai molto distante dalla casa quando il centurione mandò alcuni amici a dirgli: «Signore, non stare a disturbarti, io non son degno che tu entri sotto il mio tetto;
per questo non mi sono neanche ritenuto degno di venire da te, ma comanda con una parola e il mio servo sarà guarito.
Anch’io infatti sono uomo sottoposto a un’autorità, e ho sotto di me dei soldati; e dico all’uno: Và ed egli va, e a un altro: Vieni, ed egli viene, e al mio servo: Fà questo, ed egli lo fa».
All’udire questo Gesù restò ammirato e rivolgendosi alla folla che lo seguiva disse: «Io vi dico che neanche in Israele ho trovato una fede così grande!».
E gli inviati, quando tornarono a casa, trovarono il servo guarito.

Anche oggi la Parola è straordinaria. Il centurione siamo noi. Noi che comandiamo le centurie della nostra vita, le nostre scelte, le nostre aspirazioni, i valori su cui fondare la nostra relazione e il nostro matrimonio. Il centurione improvvisamente si trova in difficoltà, sperimenta l’impotenza. Lui, abituato a comandare e ad essere ascoltato immediatamente, questa volta non può nulla. Non siamo così anche noi? Io lo sono tantissimo. Cerco di avere sempre tutto sotto controllo. I conti, gli impegni, i bambini, il lavoro e tutto ciò che fa parte del mio mondo, della mia vita. Cerco, mi rendo conto a volte, di controllare anche la mia sposa. Faccio fatica di indole ad affidarmi alla provvidenza e a far fronte agli imprevisti. Gli imprevisti però arrivano, possono essere bastonate più o meno forti, ma ti colpiscono quando meno te lo aspetti. Cosa salva il centurione? Riconoscere di non aver tutto sotto controllo. Di non essere il Signore della propria vita. Che il Signore non può essere lui e che in certe occasione deve riconoscersi impotente e affidarsi al vero Signore. Gesù resta profondamente colpito dal centurione, come lo resta di noi quando ci mettiamo nelle sue mani e accettiamo quello che ci accade, quel momento difficile, consapevoli che se anche noi non capiamo Lui sapra trarre del bene e della consolazione. Il centurione si riconosce indegno. Riconoscersi indegni è indispensabile per aprire il cuore a Gesù. Solo riconoscendo quindi la nostra grande fragilità e la nostra ancor più grande infedeltà nei confronti di Gesù saremo capaci di accogliere la Sua Grazia nella nostra storia, anche quando è dolorosa e difficile. Riconoscersi fragili e infedeli è l’unico modo per abbattere le barriere che ci sono tra noi e Lui e anche tra di noi. La FEDE non è altro che questo. Accogliere l’amore di Dio che ci ama per primo. La FEDE nel matrimonio è accogliere l’amore di Dio nel nostro coniuge. Quanta superbia invece dimostriamo verso il nostro sposo e la nostra sposa. Sempre pronti ad evidenziarne i difetti e le incapacità, che tutti abbiamo ed incapaci di accogliere invece le critiche quando sono rivolte a noi. Spesso siamo umili solo a parole e ipocriti e superbi nei fatti. Gesù non è fiero di noi perchè siamo perfetti e pari a Lui, non lo saremo mai, ma perchè siamo capaci di riconoscerci bisognosi del suo amore e lui non vede l’ora di donarcelo gratuitamente attraverso colui o colei che ci ha messo al fianco perchè potesse prestare un corpo per manifestare il suo amore.

Vorrei concludere con una riflessione di Chiara Corbella che ha dovuto accompagnare due bimbi appena nati al Padre prima che le venisse chiesta la vita.

Chiara ed Enrico hanno chiamato il secondo figlio Davide. Perchè? Ce lo spiega lei con le sue parole.

Chi è Davide?
Un piccolo che ha ricevuto in dono da Dio un ruolo tanto grande… quello di abbattere i grandi Golia che sono dentro di noi:
abbattere il nostro potere di genitori di decidere su di lui e per lui, ci ha dimostrato che lui cresceva ed era così perché Dio aveva bisogno di lui così;
ha abbattuto il nostro “diritto” a desiderare un figlio che fosse per noi, perché lui era solo per Dio;
ha abbattuto il desiderio di chi pretendeva che fosse il figlio della consolazione, colui che ci avrebbe fatto dimenticare il dolore di Maria Grazia Letizia (per loro non era stata la figlia da consolare ma uno straordinario dono d’amore);
ha abbattuto la fiducia nella statistica di chi diceva che avevamo le stesse probabilità di chiunque altro di avere un figlio sano;
ha smascherato la fede magica di chi crede di conoscere Dio e poi gli chiede di fare il dispensatore di cioccolatini;
ha dimostrato che Dio i miracoli li fa, man non con le nostre logiche limitate, perché Dio è qualcosa di più dei nostri desideri;
ha abbattuto l’idea di quelli ch non cercano in Dio la salvezza dell’anima, ma solo quella del corpo; di tutti quelli che chiedono a Dio una vita felice e semplice che non assomiglia affatto alla via della croce che ci ha lasciato Gesù.

Chiara nella sua increbile semplicità e santità ci ha mostrato cosa significa abbandonare le sicurezze per abbandonarsi a Dio, l’unico Signore della vita e della storia.

Antonio e Luisa

Fare memoria dell’amore

In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette. Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito. Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito. Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto. Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello».
Parola del Signore.

Il Vangelo di oggi è meraviglioso, come sempre. E’ una parola che provoca in particolare noi sposi cristiani. Abbiamo avuto già altre occasioni, anche molto recenti, di fermarci sull’importanza del perdono. Su come sia importante cancellare subito il rancore dal nostro cuore sciogliendolo in un abbraccio, in una carezza o in una parola di incoraggiamento. Oggi voglio soffermarmi su un altro aspetto che non abbiamo approfondito con la giusta attenzione. Nella riflessione di qualche giorno fa ho scritto di come sia importante sperimentare il perdono di  Gesù per avere la forza e la determinazione di perdonare sempre ed amare per primi il nostro coniuge. Questo è anche il senso di questo Vangelo. Mi voglio soffermare invece su un altro aspetto. Quante volte abbiamo sperimentato nella nostra vita matrimoniale il perdono dell’altro/a? Quante volte abbiamo ricevuto amore gratuito? Quante volte lui/lei si è donato/a nel servizio amorevole di ogni giorno? Quante volte ha sopportato i nostri atteggiamenti che non sempre sono stati  amabili e simpatici? Quante volte lui/lei c’era quando avevamo bisogno di una carezza, di una parola o semplicemente di una presenza. Quante volte ci ha ascoltato e sopportato il peso di una difficoltà o di una sofferenza con noi? Facciamo memoria di tutta questa ricchezza che ci è stata donata dall’altro/a in modo gratuito e per nulla scontato. Facciamo memoria del suo amore fedele. Facciamo memoria di tutto questo per ringraziare. Facciamone memoria per stupirci ancora. Facciamone memoria per quei giorni in cui lui/lei non sarà così amorevole e così amabile. Facciamone memoria  e troviamo in Gesù e in quella memoria riconoscente la forza per restituire nel presente ciò che abbiamo ricevuto nel passato. Così sarà più facile perdonarci e ci troveremo senza difficoltà l’uno nelle braccia dell’altra in un amore che non può aver paura delle nostre fragilità perchè proprio in quelle fragilità si è perfezionato e rafforzato.

Antonio e Luisa

Costruire sulla roccia

Oggi Gesù nel Vangelo che la liturgia ci offre risponde alla domanda che tanti si fanno. Perchè tanti matrimoni anche tra cristiani falliscono?

La risposta di Gesù è diretta e senza possibilità di fraintendimenti.

Chi viene a me e ascolta le mie parole e le mette in pratica, vi mostrerò a chi è simile:
è simile a un uomo che, costruendo una casa, ha scavato molto profondo e ha posto le fondamenta sopra la roccia. Venuta la piena, il fiume irruppe contro quella casa, ma non riuscì a smuoverla perché era costruita bene.
Chi invece ascolta e non mette in pratica, è simile a un uomo che ha costruito una casa sulla terra, senza fondamenta. Il fiume la investì e subito crollò; e la rovina di quella casa fu grande».

Oggi siamo attratti dalla spiritualità della Chiesa, dall’impegno sociale a favore degli ultimi e dei deboli. Siamo attratti da alcuni sacerdoti che hanno carisma e sanno affascinare. E’ solo però un fuoco di paglia. Al primo alito di vento tutto crolla. Gesù dice in un altro passo:

Se mi amate, osserverete i miei comandamenti;

Gesù non lo dice come il bambino capriccioso, ma come colui che amando per primo ci ha fornito gli strumenti per essere felici, la bussola per non perderci e il faro per non farci brancolare nel buio quando arrivano le tenebre. Gesù ci dice che ci ha amato per primi e se vogliamo rispondere al suo amore dobbiamo accogliere il suo progetto su di noi. Non vuole per lui riti vuoti, sacrifici falsi e preghiere svogliate che sanno di superstizione. Gesù vuole sacrifici veri, vuole che sappiamo rendere sacrificio la nostra vita e il nostro matrimonio. Sacrificio non inteso come soffernza, ma come offerta per rendere qualcosa di nostro suo, per rendere il nostro matrimonio sacro. Ed ecco che alla luce di questo è tutto chiaro. Ho sacrificato i rapporti prematrimoniali con la mia sposa per qualcosa di più grande. Gli ho sacrificati per rispettarla e non usarla, per discernere il mio futuro con lei senza gli annebbiamenti del sesso che possono farci sbagliare. Gli ho sacrificati per educarmi a saper aspettare e a trasformare la mia carica erotica in gesti di tenerezza che mi sono tornati tanto utili nel matrimonio. Gli ho sacrificati per farle capire che lei era così preziosa per me che avrei accettato tutto di lei solo quando le avessi promesso tutto di me. Nel matrimonio non abbiamo accettato il compromesso degli anticoncezionali se non per un periodo di circa un anno dove abbiamo ceduto per nostra debolezza ed è stato il più brutto ed arido di tutta la nostra vita di coppia. La scelta degli anticoncezionali è perdente per un motivo ben preciso. La volontà di ricercare il piacere e quindi la mentalità dell’egoismo prevale sul desiderio di unirsi con la propria sposa. Pur di usarla si vuole mutilarla di una parte importante: la sua fecondità che è fondamento del suo essere donna. Non diventa più un dono totale e un accoglimento di un dono totale, ma diventa l’ipocrisia dell’amore. Diventa l’egoismo che si veste d’amore. Con i metodi naturali non avviene questo. Il marito accettandoli dice alla propria sposa. Ti voglio tutta o niente. Sono disposto ad aspettare perchè sei bellissima nella tua interezza di donna feconda e non voglio eliminare nulla di te. Sei meravigliosa e offro la mia attesa con tutta la difficoltà che comporta a Dio per rinfraziarlo di avermi donato te o mia diletta. Potrei andare avanti per ore, ma mi fermo. Questo significa costruire sulla roccia. Così anche durante le tempeste sono sicuro di non crollare.

Antonio e Luisa

Beati…..

Oggi voglio riflettere sul Vangelo che ci propone la Chiesa.

In quel tempo, Gesù, alzati gli occhi verso i suoi discepoli, diceva: “Beati voi, poveri, perché vostro è il regno di Dio. Beati voi, che ora avete fame, perché sarete saziati. Beati voi, che ora piangete, perché riderete. Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti. Ma guai a voi, ricchi, perché avete già ricevuto la vostra consolazione. Guai a voi, che ora siete sazi, perché avrete fame. Guai a voi, che ora ridete, perché sarete nel dolore e piangerete. Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti”.

Beati, viene ripetuta più volte questa parola. Chi sono i beati per Gesù e per gli ebrei in genere? Sono coloro che camminano alla presenza del Signore, del Dio della vita. Gesù parla di beatitudine e di consolazione, in altre versioni tradotta con ricompensa. Ri-compensa. Compensare ancora. Cosa significa?  Che c’è un vuoto che Dio riempie di nuovo con la Sua Grazia e il Suo amore. Significa che quando ci sono incomprensioni, litigi, divisioni, sofferenze, rancori e tutte quelle “belle” bestioline che albergano nella nostra relazione, possiamo reagire in due modi. Possiamo riempire quel vuoto che generano con noi stessi. Possiamo riempirlo con le nostre urla, parole di ghiaccio, rivendicazioni, con la nostra freddezza, con la nostra vendetta. Possiamo riempirlo con tutto ciò che siamo capaci di dare in quel momento, che non è nulla di buono e di costruttivo. Oppure possiamo fermarci un attimo. Possiamo affidare tutto a Dio nella preghiera e chiedergli di perdonare il nostro coniuge che in quel momento ci sta facendo male con il suo comportamento, con le sue parole e con i suoi atteggiamenti. Possiamo dare tutto a Dio e chiedergli di aiutarci co la Sua Grazia e di riempire quel vuoto, quel dolore, quella divisione. Così accade il miracolo. Così potremo essere un miracolo per nostro marito e nostra moglie. Così sarà tutto molto più semplice anche se il dolore non passa, ma sarà consolato dall’amore di Dio che è fedele e non tradisce mai. Quante volte lo ha fatto la mia sposa per me. Ben più volte di quanto viene richiesto a me nei suoi confronti. Beati quei mariti e quelle mogli che riescono a vivere tutto questo perchè avranno la presenza di Dio nella loro casa. Dio non chiede altro che di piantare la sua tenda e di donarci tutto ciò che ci serve per portare a termine questo suo grande progetto per noi e per il mondo: il nostro matrimonio.

Antonio e Luisa

 

Perdonarsi sempre e subito!

Il Papa insiste molto sulla misericordia. Sulla misericordia sempre. Come si fa a vivere la misericordia nel mondo, nel posto di lavoro, con i fratelli della parrocchia o del gruppo di preghiera, con i colleghi? Come si fa se non si fa pratica in casa con la propria sposa? Non si può. La famiglia è una palestra. Se non ci si allena in casa non si vince fuori. Le nostra mura domestiche sono la prova che ci viene offerta ogni giorno per essere costruttori di pace fuori. Abbattere muri e costruire ponti in casa per farlo anche fuori. Lo dico con convinzione perchè io stesso sono poco incline alla pace e molto allo scontro. In famiglia sto imparando. Sono un po’ tardo e ci sto mettendo anni, ma questa è la strada. Papa Francesco ha più volte detto che possiamo litigare più o meno veementemente (lui parla di piatti che volano), ma non dobbiamo mai, e ripeto mai, far passare la notte sui nostri litigi. Quanta saggezza in queste parole. Appena sposato ero uno molto permaloso. La mia sposa ha più volte dovuto sopportare i miei musi, i miei silenzi e le mie parole ficcanti. Quante volte ci siamo addormentati senza guardarci  e senza parlarci. Era il mio modo di fargliela pagare. Aveva commesso un reato di lesa maestà. Io il re ero stato offeso. Ma quanto ero cretino, infantile e superficiale. Con il tempo ho capito. Non abbiamo smesso di avere incomprensioni, questo è impossibile. Ho smesso, invece, di comportarmi come una persona immatura. Non sono più capace di dormire senza aver dato un abbraccio alla mia sposa. E’ più forte di me. Cosa serve aver ragione? Nulla se questo deve comportare una divisione e una situazione che fa male al mio cuore e a quello della mia sposa. Chi se ne frega di aver ragione! Sempre che io abbia ragione! Molto meglio fare un passo indietro, dare una spallata al mio orgoglio e al mio egocentrismo e andare incontro all’unica cosa che davvero conta: il mio matrimonio, la mia sposa, la mia vocazione, la mia accoglienza. Aver ragione e vivere nel rancore e nella divisione davvero non ha senso. Ho capito che prima ci si perdona e meglio è. Inutile far passare troppo tempo. Tante separazioni sono dovute a mancati perdoni. Il rancore cresce, l’altro si allontana e giorno dopo giorno ci si perde. In realtà è più facile di quello che sembra. Dio mi ha perdonato tanto e tante volte. Come ricambiare il suo amore fedele e misericordioso? Per noi sposi è molto semplice. L’altro/a è mediatore tra noi e Dio. Per questo ogni volta che perdono e accolgo il mio sposo o la mia sposa sto accogliendo Gesù e sto restituendo una piccola parte del tanto che Lui mi ha dato gratuitamente e per primo! Come non pensare alla parabola del servo spietato:

A proposito, il regno dei cieli è simile a un re che volle fare i conti con i suoi servi. Incominciati i conti, gli fu presentato uno che gli era debitore di diecimila talenti. Non avendo però costui il denaro da restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, con i figli e con quanto possedeva, e saldasse così il debito. Allora quel servo, gettatosi a terra, lo supplicava: Signore, abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa. Impietositosi del servo, il padrone lo lasciò andare e gli condonò il debito. Appena uscito, quel servo trovò un altro servo come lui che gli doveva cento denari e, afferratolo, lo soffocava e diceva: Paga quel che devi! Il suo compagno, gettatosi a terra, lo supplicava dicendo: Abbi pazienza con me e ti rifonderò il debito. Ma egli non volle esaudirlo, andò e lo fece gettare in carcere, fino a che non avesse pagato il debito.

Visto quel che accadeva, gli altri servi furono addolorati e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: Servo malvagio, io ti ho condonato tutto il debito perché mi hai pregato. Non dovevi forse anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te? E, sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non gli avesse restituito tutto il dovuto. Così anche il mio Padre celeste farà a ciascuno di voi, se non perdonerete di cuore al vostro fratello».

Ce n’è da meditare per tutti. La strada è facile. Non fate gli stolti. Non fate passare la notte sopra la vostra ira. Fatelo perchè è la cosa migliore per tutti ed è l’unica cosa giusta.

Antonio e Luisa

Un abbraccio

Siamo appena tornati dalla Svizzera dove abbiamo aiutato a riflettere sul matrimonio in un ritiro di spiritualità coniugale. Bellissimo! Abbiamo lodato il Signore, lo abbiamo adorato e abbiamo riflettuto sulla meraviglia che Dio vuole compiere nella nostra vita e nel nostro matrimonio. Insomma siamo tornati carichi di gioia e di forza per affrontare la quotidianità della vita. Non è passato neanche un giorno e già stavo per rovinare tutto. Mi alzo presto, oggi non lavoro ho tante commissioni. Esco di buon ora. Spesa, vai a prendere i libri dei ragazzi, abbonamento, corso di nuoto. Per farla breve torno stanco e affamato. Nulla mi pesa di più che le file e le attese. Torno e trovo i bambini in pigiama, Luisa al computer a fare non so cosa e la casa in disordine. Niente acqua della pasta sul fuoco. Entro e sento il sindacalista che è in me salire e sto per dire qualcosa, qualcosa di cattivo. Ma cosa ho imparato? Quello che sono andato a raccontare sono solo parole allora? Gesù non è mai stato sindacalista. Mi chiede di amare per primo e in modo gratuito, senza aspettarmi nulla. Mi faccio forza a reprimere le mie lamentazioni e faccio un sorriso alla mia sposa. Dopotutto la conosco. So come è fatta. So che domani inizia la scuola e che quando ha tante preoccupazioni in testa non riesce a mettere ordine e si affanna senza concludere nulla. Ecco il più è fatto, ho spostato l’attenzione da me a lei. dalla mia fame e dalla mia stanchezza al suo disorientamento. Saluto, metto apposto la spesa e mi metto a cucinare. Senza dirci nulla ci siamo capiti. Lei si avvicina e mi dà un abbraccio. Grazie Gesù perchè ho fatto la tua volontà e non la mia.

Antonio e Luisa

Scongeliamoci!

Sono uno stupido. Per l’ennesima volta ho perso un’occasione. Pensare che lo so che ci tiene. Quante volte ho nel cuore delle parole che però non mi escono. Sono sposato da 15 anni e da 15 anni vivo insieme a mia moglie, ma ancora mi riesce difficile dimostrare come dovrei il mio amore.  Certo sono migliorato, ma non è ancora abbastanza. Quante volte ho dentro il cuore un ti amo e non lo dico. Quante volte apprezzo il pasto che Luisa ha preparato e non dico nulla. Eppure lo so che ci tiene, aspetta una mia buona parola per i suoi piatti. So anche quanto le costa lasciare lì computer e i suoi elaborati di tedesco o i compiti dei suoi alunni per mettersi ai fornelli. Basta davvero poco per mostrare amore, tenerezza, riconoscenza e stima a lei e per quello che fa. Eppure lo faccio troppo poco. Non importa se non sono abituato, se mi devo impegnare e non mi viene spontaneo. Togliamoci dalla testa che l’amore è spontaneo. Il sentimento è spontaneo, l’innamoramento lo è. L’amore è il nostro agire consapevole e frutto della nostra volontà. Ciò significa che se voglio amare devo andare oltre ciò che mi sento di fare. Non è infatti importante ciò che piace a me, ma ciò che fa piacere e fa sentire amata la mia sposa. Ecco perchè mi arrabbio per ogni occasione persa. Perchè ho perso un’altra occasione per dimostrare il mio amore a colei che non si risparmia per me e meriterebbe molto più da parte mia. Papa Francesco ha più volte detto che una famiglia sana, dove il rapporto funziona, è una famiglia capace di dire tre parole: grazie, scusa e permesso. Sono perfettamente d’accordo, ma io ne aggiungerei una quarta: ti voglio bene. Voler bene ad una persona non serve a nulla se non si è capaci di trasmetterlo. Nulla è più bello che ascoltare il proprio sposo o la propria sposa che ti dice mentre ti abbraccia: ti voglio bene. Pensateci, c’è tutto il corpo e tutti i sensi che dicono quelle tre parole. Ti parla il suo sguardo, ti parla il tono della sua voce, ti parla il calore dell’abbraccio e ti parla il suo profumo. Tutto per farti percepire il suo amore.Cerchiamo si scongelarci un po’, cerchiamo di far emergere attraverso il corpo tutto il bello e il bene che abbiamo nel cuore. Non troviamo scuse e facciamolo. La tenerezza è il nutrimento più importante con cui possiamo nutrire la nostra relazione. Dio ci ha creato con un corpo perchè noi lo usassimo per trasmettere ciò che ci ha infuso: il Suo amore e il Suo Spirito.

Antonio e Luisa

Il matrimonio. Una scelta da pazzi o da cristiani.

Quindici anni che siamo sposati, che Dio ha benedetto la nostra unione, che lo Spirito Santo ci ha legato così stretti da essere uno ai nostri occhi e agli occhi di Dio. Il matrimonio è assurdo, sposarsi è cosa da matti. Perché dovremmo legarci per la vita a una persona. Una persona che poi si scopre non essere perfetta ma al contrario limitata e fragile. D’altronde padre Maurizio Botta lo dice sempre: “Gesù o era Dio o era matto scatenato, un pazzo da camicia di forza”. Così siamo noi cristiani. Scegliere un amore che ti impegna per sempre e in modo così esigente ed esclusivo è da matti. E’ da matti o da persone che hanno incontrato il Cristo. Che hanno fatto un’esperienza che le ha cambiate nel profondo. Persone che hanno posto fiducia in una promessa. Una promessa inchiodata sulla croce. Una promessa di un Dio che non solo si è fatto uccidere per noi, ma che ci ha giustificato e perdonato per la sofferenza che abbiamo causato.

Sposarsi è quindi soprattutto un atto di fiducia. Sta a noi scegliere in chi riporre questa fiducia. Possiamo riporre la nostra fiducia nella persona amata che diventa il nostro tutto oppure in Gesù Cristo che entrando nel nostro amore limitato e fragile lo trasforma e lo trasfigura.

Ho capito che riporre la fiducia in una persona, per quanto possa essere ben motivata, è perdente in partenza. Quella persona non sarà mai all’altezza di riempire il mio vuoto, il mio bisogno d’amore più profondo.

Riporre la fiducia in Cristo cambia prospettiva. Gesù ci consentirà di amare la nostra sposa e il nostro sposo, non nonostante i suoi difetti, la sua fragilità, la sua malattia, il suo abbandono, ma  nella sua fragilità, malattia, abbandono, perché la forza verrà da Lui.

La fragilità dell’altro non sarà più un limite all’amore, ma sarà un’opportunità di amare e di perfezionare la nostra relazione.

Questa verità non si impara nei corsi o nei libri ma è una realtà che si vive ogni giorno di matrimonio. Questa è la via giusta, questa è l’unica via.

Io non credevo a tutto questo che ho scritto. Mi sono sposato perchè Luisa riempiva quel desiderio profondo di completarmi e di essere amato. Poi la vita ti mette alla prova. E’ arrivato subito il primo figlio e 18 mesi dopo il secondo. Mi sono sentito completamente progioniero in una vita che mi è cascata addosso troppo in fretta. Dormire poco e male, lavorare, impegni, pannolini, pianti e urla. Insomma un vero incubo. Ho iniziato ad essere nervoso, scostante e spesso gelido con Luisa e anche con i bambini. Mi sono gettato nello sport. Calcio, corsa, tennis, avevo sempre un motivo per stare fuori da quell’inferno. Luisa non mi ha mai nascosto il suo malessere per questo mio comportamento. Non mi ha mai però giudicato o trattato male. Al contrario mi ha amato ancora di più. Perchè il suo nutrimento veniva da Cristo e dal suo intimo rapporto con Lui. Prendeva da Cristo e cercava di restituire amando me. Questo è il senso del matrimonio. Dopo pochi mesi la sua apparente debolezza mi ha conquistato. Ho capito la sua grande forza e la verità che albergava in lei e nel suo modo di agire. Mi sono arreso all’amore e ho cominciato a lasciare che l’amore mi trasformasse. Ho iniziato un cammino meraviglio che continua tutt’ora. Davvero Dio è grande.

Antonio e Luisa

Dalla nostra offerta nasce una piccola chiesa domestica.

Spesso non si approfondisce la grandezza del matrimonio. Ci si sposa con un’idea molto vaga su quello che si va a celebrare. Matrimonio ed Eucarestia come abbiamo visto già in diverse occasioni sono spesso messi in relazione. Una relazione basata sull’offerta. Un’offerta totale, per sempre, fedele e gratuita. Gesù ha offerto tutto,  tutto di sè per amore di ognuno di noi. Gesù si è fatto pane e vino per farsi mangiare da noi tanto era grande il suo desiderio che noi diventassimo uno con Lui. Gesù, unico e vero sacerdote offre se stesso a Dio per la nostra salvezza e per il grande amore che nutre per noi. Gesù che si offre per la sua sposa, la Chiesa, di cui noi battezzati siamo parte. Il matrimonio è, per certi versi, la stessa cosa. Noi uomini, con tutte le nostre povertà e debolezze, per mezzo del battesimo non solo entriamo a far parte della Chiesa, ma diveniamo uno con Cristo e veniamo abilitati ad essere offerta con Lui, durante ogni Messa, che sappiamo rinnova la passione, morte e resurrezione di Gesù. Nel matrimonio Gesù, attraverso i doni battesimali, ci abilita ad essere offerenti e offerta l’uno per l’altro, tutti i giorni della nostra vita. Ogni volta che ci doniamo al nostro coniuge stiamo facendo offerta a Dio, stiamo esercitando la nostra dimensione sacerdotale nel matrimonio. Attraverso la nostra reciproca offerta nasce una nuova piccola chiesa, la nostra Chiesa domestica, esattamente come dall’offerta di Cristo sulla croce è nata la Chiesa universale. Capite ora che significato immenso ha il nostro matrimonio, come davvero sia immagine dell’amore di Dio. Immagine che può essere nascosta o evidente, ma che c’è in ogni coppia di sposi, anche quella più disgraziata e divisa. Sta a noi, con il nostro impegno e con il nostro abbandono a Lui, renderlo sempre più visibile e la nostra unione epifania del suo amore.

Antonio e Luisa

Separazioni, divorzi, crisi familiari: amare è una forma di preghiera.

Le ultime riflessioni dalla trincea separazioni e divorzi sono, innanzitutto, che siamo sempre più fragili.

Se dovesse arrivare veramente l’ISIS, o chiunque l’altro, sarà sufficiente una piccola spintarella per farci cadere e andare completamente in frantumi. Magari, addirittura, non sarà nemmeno necessario, nel frattempo saremo caduti da soli.

Parliamo di noi stessi come di una civiltà e dei musulmani come di «incivili», mentre la realtà è – tutto all’opposto – che qui da noi ormai non c’è più nessuna civiltà (a meno di non ritenere segni di civiltà, ad esempio, le leggi europee sull’obbligo di mettere il cartello «toilette» sui bagni), ma solo una mandria di vacche, mentre quella islamica, per quanto da molti non condivisibile, è una vera civiltà, intesa come comunità osservante con profonda convinzione un nucleo fondamentale di regole comuni.

La mancanza di cose davvero serie e gravi da affrontare ci ha fragilizzato, ha determinato la venuta di una generazione debolissima, inadeguata ad affrontare la vita o anche solo a capirne il senso e, di conseguenza, a darsi significato, che è una cosa, per l’essere umano, irrinunciabile.

Nel grande libro magico, c’è scritta una cosa assolutamente fondamentale che oggigiorno non segue quasi più nessuno: «Per questo l’uomo abbandona suo padre e sua madre e si unisce alla sua donna e i due diventano una sola carne» (Genesi 2, 24).

Il punto irrinunciabile è dunque abbandonare la famiglia di origine, lasciare madre e padre e capire che la famiglia, dopo il matrimonio o la formazione della convivenza, è quella con il coniuge. Prendere questo estraneo, che è il partner, è diventare più che un parente di sangue con lui («una sola carne»).

I miei amici atei sostengono simpaticamente che la bibbia sarebbe solo un testo compilato da pastori ignoranti 8.000 anni fa, in realtà, se così fosse, a quei pastori andrebbe dato atto di aver capito, da ignoranti e 8 secoli fa, una cosa fondamentale, che oggi, che siamo tanto evoluti, non siamo più in grado di comprendere nè, tantomeno, interiorizzare. Quei pastori analfabeti erano molto più saggi dell’uomo occidentale medio, formato da anni di scuola, contemporaneo.

Ma torniamo al punto: abbandonare il padre e la madre. È vero, i nostri genitori ci hanno amato tantissimo, in modo assoluto, ma, per qualche strano mistero, non è a loro che dobbiamo restituire questo debito, bensì ai nostri figli, dando lo stesso amore. Senza esagerare, peraltro, chè se li amiamo troppo finiamo, anche noi, per rovinarli. Forse questo è il motivo per cui chi sceglie di non avere figli finisce poi per riempirsi la casa di gatti, o per prendere un cane e mettergli il cappottino. È per questo che la vita si vive all’avanti, senza guardarsi mai indietro, se non vogliamo diventare statue di sale come la moglie di Lot.

Il secondo punto è che amare davvero è qualcosa per la gente con le palle e purtroppo oggi ce ne sono davvero poche.

Amare non è affatto un rapporto sinallagmatico, io ti amo se tu mi ami, amare è una scelta, una promessa, un qualcosa che ha a che fare con il trascendente e ci mette in contatto con esso. Come ha detto Guillaumet, qualcosa che solo l’uomo può fare, perché l’uomo è a immagine e somiglianza di Dio. Amare davvero è sicuramente una forma di preghiera, per lo più quotidiana, costante, dolce e vera. Non è per le cose e le persone del mondo che si ama, ma per qualcosa di superiore.

Invece è lunghissima la teoria di gente che mi trovo davanti tutti i giorni che si lamenta del coniuge, perché ha fatto, o non fatto, questa o quell’altra cosa. Il fatto è che per amare non dobbiamo dipendere da nessuno fuorché da noi stessi, o da Dio per chi crede: se vogliamo amiamo, decidiamo di amare, altrimenti pace, vaffanculo, basta, evidentemente non è una cosa per noi, siamo negati, meglio lasciar perdere.

Tutti sono capaci di amare chi li ricambia, tutti. Chi ama davvero prescinde da queste cose, chi è cristiano addirittura deve essere capace di amare il suo nemico; e notare che, tra i propri nemici, spesso bisogna annoverare noi stessi, per cui anche su questo il cristianesimo vince a mani basse.

Un qualche genio ha detto che saremo giudicati per come trattiamo gli animali. Posso dire che lo saremo anche per come trattiamo il nostro coniuge, o compagno, colui che abbiamo promesso di amare, la persona che ci è stata messa accanto nella vita, quella speciale, che può essere solo una, non possono essere né due, né tantomeno tre o quattro o oltre?

E poi basta pensare solo al giudizio o al regno dei cieli. Fare certe cose, fare la cosa giusta, è un piacere e una realizzazione già qui, sulla terra, è ciò che ci dà quel significato di cui oggi abbiamo disperato bisogno, che mendichiamo in continuazione ma che ricerchiamo in cose che non ce lo possono dare, come gli oggetti, come certe ideologie assolutamente demenziali e contrarie alla nostra natura, nelle quali tuttavia ci spertichiamo per credere e alle quali siamo istericamente attaccati.

C’è un piacere squisito nel fare quello che crediamo giusto, piuttosto che quello che ci piacerebbe fare secondo gli istinti, o che sarebbe più comodo e conveniente. È il piacere di chi si vuole bene e dà significato a sé stesso, accettando la sofferenza che serve a qualcosa e dimostrando a sé stesso che vale, che è qualcosa di diverso da una bestia; o, detto in altri termini, non è il solito povero coglione che va dove lo porta il suo cuore (salvo aver regolarmente bisogno, poco dopo, che il suo cervello lo vada a riprendere).

Amare è una scelta assoluta e senza compromessi. Non è possibile giustificarsi dicendo cose come «No, ma perché lei, quando io sono stato ammalato, non è andata nemmeno a prendermi la Tachipirina!». Se facciamo così, subordiniamo noi stessi, la nostra identità e il nostro significato a delle cazzate, ma soprattutto finiamo per rendere la nostra stessa vita una cazzata. Potete dire quel che volete, ma è così.

Non è giusto nemmeno dire «Io ho le mie colpe, ma anche lei/lui…». Va bene solo, ed esclusivamente, la prima parte: occupiamoci delle nostre colpe e lavoriamo su noi stessi. Se vogliamo convincere il nostro coniuge, continuiamo a guardare nella direzione che desideriamo, ma non facciamo altro. Quanto agli altri, infatti, dovranno essere loro ad occuparsi delle proprie eventuali colpe, sono cazzi loro.

Dio non ama e non aiuta chi si lamenta, questa è un’altra cosa che la nostra generazione di immaturi, abituati a lamentarsi per invocare l’aiuto di mamma, papà e, spesso, del coniuge – coniuge che nell’immaginario malato di molti li deve sostituire -, non capirà se non in rari casi e difficilmente.

Dio aiuta chi si aiuta da solo e per primo, secondo il noto, e verissimo, adagio. Ma anche secondo il Vangelo: a chi ha sarà dato, a chi non ha sarà tolto anche quel poco che ha (in questo passo c’è la chiave della vita, ci torneremo sopra).

Una volta che si sceglie di amare, comunque, bisogna farlo per sempre e fino in fondo a prescindere da quel che si riceve indietro, dalla meritevolezza dell’altro. Basta metterci sempre al centro, basta dire «Io», io ho fatto questo e quell’altro e anche lei o lui ha sbagliato. Ovviamente anche lei o lui ha sbagliato, grazie al cazzo, tutti sbagliano, non è questo il punto, il punto sono le palle che hai tu o non hai.

Le tue palle dipendono solo da te stesso, mai da nessun altro.

Non aspettate nessun altro per essere come vi sembra giusto, altrimenti la vostra vita sarà solo una processione di giustificazioni, intervallata da lamentele.

Tiziano Solignani (Avvocato)

 

Articolo tratto dal suo blog

Piccoli passi possibili (La profezia del matrimonio 10 puntata)

L’articolo sulla fedeltà ha generato non pochi commenti. Poche critiche, ma tanta paura e senso di inadeguatezza. La fedeltà implica a volte di abbracciare la croce e non ci sentiamo in grado, non vogliamo, c’è la nostra umanità che si ribella. Perchè soffrire? Perchè l’amore ci chiede questo? Non è giusto? L’amore non è giusto, chiede tutto, ma è ciò a cui siamo chiamati, per essere nella pace e nella verità. Dio ha dato tutto per noi, ha dato se stesso e noi abbiamo il desiderio intimo di rispondere a quell’amore così grande. E’ questo che ci dona il senso di tutto come abbiamo visto in precedenza. Amare per primi e amare sempre. Così come Dio fa con noi. Amare Dio attraverso nostro marito e nostra moglie. Amarlo in modo gratuito e incondizionato. Amarlo/a anche quando lei/lui è infedele perchè amando lui/lei sto ricambiando e restituendo l’amore di Dio che ho ricevuto e sperimentato in tante occasioni. Non è facile, non è umano. E’ un modo di amare divino e che solo Dio può sostenerci ed aiutarci per realizzarlo nella nostra vita. Abbiamo la Grazia sacramentale che ricordo è un dono di nozze. E’ l’impegno di Dio che ha promesso di sostenerci e di darci tutti gli aiuti necessari per vivere il nostro matrimonio. C’è la Grazia santificante che ci permette di sperimentare la vera gioia, un anticipo di paradiso e di relazione intima con il nostro Dio. Dobbiamo chiederle questi aiuti. Dobbiamo arrabbiarci con Dio, gridare il nostro dolore, la nostra impreparazione, la nostra paura e la nostra rabbia. Dio ci vuole vivi, ci vuole aperti alla sua Grazia e non chiusi in una rassegnazione senza speranza. Sono importanti le parole di Papa Francesco in Amoris Laetitia. Al punto 122 parla di gradualità:

Tuttavia, non è bene confondere piani differenti: non si deve gettare sopra due persone limitate il tremendo peso di dover riprodurre in maniera perfetta l’unione che esiste tra Cristo e la sua Chiesa, perché il matrimonio come segno implica «un processo dinamico, che avanza gradualmente con la progressiva integrazione dei doni di Dio»

C’è una gradualità, si arriva a queste vette a piccoli passi. Piccoli passi possibili, citando un concetto caro a Chiara Corbella. Dobbiamo innanzittutto essere coscienti di essere chiamati a questo e poi impegnarci in una vita di dono e accoglienza dell’uno verso l’altra. Dobbiamo lasciare agire lo Spirito Santo che è maestro. Non dobbiamo spaventarci, anche se vediamo la povertà del nostro amore. Gradualmente continueremo a crescere e se mai dovessimo affrontare situazioni complicate e cariche di sofferenza dobbiamo avere la certezza che se metteremo la nostra forza e la nostra volontà, Dio farà miracoli con quel poco che potremo dare. Non siamo soli, Gesù è con noi nei momenti belli e a maggior ragione in quelli dolorosi perchè abbiamo più bisogno del suo aiuto. Non vergognamoci di dare i nostri pochi pani e pochi pesci. Attraverso quella miseria Gesù ha già sfamato una moltitudine di persone. A noi non chiede più di ciò che possiamo dare, il di più lo mette lui. Si è fatto uccidere perchè il suo sacrificio potesse alleggerire le nostre sofferenze e le nostre croci. Ha già portato una croce pesante per essere con noi e con le nostre croci ogni giorno.  Voglio terminare con una parola di Chiara  che spiega così il significato di piccoli passi possibili:

Per arrivare al Signore non devi correre né camminare troppo piano: devi avere un passo costante, continuo e soprattutto sul presente; perché la stanchezza viene se pensi al passato e al futuro, mentre se cammini pensando soltanto al piccolo passo possibile che tu ora puoi fare, a un certo punto arrivi alla meta e dici: “Sono già arrivata! Incredibile, Signore, ti ringrazio!”

Antonio e Luisa

1 puntata Chi è il profeta 2 puntata Gli sposi rivelano che Dio è amore 3 puntata L’amore di Dio: per primo, per sempre e per tutti 4 puntata Missionari dell’amore 5 puntata Lo Spirito: comandamento ed impulso. 6 puntata Un aquilone che vola alto nel cielo 7 puntata Sposi profezia della vita intima di Dio 8 puntata Come Gesù sulla croce 9 puntata Fedeli fino alla morte

 

Come Gesù sulla croce (La profezia del matrimonio 8 puntata)

La seconda profezia di cui noi sposi siamo portatori è l’amore di Cristo per la sua Chiesa. C’è un passo di San Paolo nel capitolo cinque della lettera agli Efsini che afferma:

E voi, mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei. […] Per questo l’uomo lascerà il padre e la madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una sola carne.32Questo mistero è grande: io lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa!

C’è una chiara analogia tra l’amore di Gesù che ha dato tutto di sè e l’amore degli sposi, in questo caso il marito, ma il riferimento vale anche per la moglie. Un’analogia tanto incredibile e difficile da portare Paolo ad esclamare con meraviglia che si tratta di un mistero grande. E’ una realtà che possiamo comprendere solo in piccola parte, ma è nel progetto di Dio che noi sposi possiamo riprodurre, rendere attuale e visibile ciò che è accaduto sulla croce.  Croce dove Gesù ha dato la sua vita, dove si è donato fino a versare il suo sangue e a sacrificare il suo corpo per la sua amata, la sua sposa: la Chiesa. Chiesa che comprende ognuno di noi singolarmente e tutta la comunità. Questa seconda profezia è davvero qualcosa di troppo grande, che ci fa sentire piccoli e ci fa tremare i polsi. Questo tipo di profezia a cui siamo chiamati e abilitati, resi capaci dallo Spirito, davvero si solleva dal piano terra e comincia ad andare verso l’alto, le vette divine dell’amore. Questo amore esigente, probabilmente, ci spaventa, perchè sembra chiederci troppo, eppure se ci pensate bene, e magari lo avete sperimentato, è meraviglioso. Pensiamo subito a gesti eroici. Non servono gesti eroici per vivere questo tipo di amore che dà la vita. Penso alla mia sposa quando dopo un giorno di lavoro torna a casa e trova una famiglia da curare. Penso a quando torno a casa e lei mi accoglie con il sorriso, un sorriso che mi riempie il cuore e mi fa sentire a casa, in famiglia. Sapete quando la mia sposa mi appare bellissima? Quando, come torno a casa, è lei, distrutta da una giornata di lavoro, ancora riesce a mantenere una dolcezza che mi lascia senza parole. Mi piace guardarla , perchè è davvero bella nonostante la stanchezza che le si legge in volto. Una bellezza che forse posso percepire solo io perchè conosco la fatica che le costa dover fare tutto ciò che fa. Questo è l’amore di Gesù per la sua Chiesa. E’ come una candela. Mi tornano in mente le parole del Papa che durante il suo viaggio in Messico espresse benissimo questo concetto dicendo: ” preferisco una famiglia con la faccia stanca per i sacrifici ai volti imbellettati che non sanno di tenerezza e compassione”. E’ esattamente così. La bellezza più assoluta e autentica è questa. La bellezza è essere capaci di non perdere la tenerezza e la compassione anche nella fatica di ogni giorno, anche negli impegni che sono così tanti che fatichi a ricordarli tutti. Questa bellezza non teme il tempo che passa, non teme le rughe o le smagliature. E’ bellissima una persona che si consuma d’amore, è affascinante e irradia qualcosa che non viene solo da lei, una luce particolare nello sguardo e nel viso che è riverbero della luce di Dio. Mi torna in mente quanto diceva Chiara Corbella:

Lo scopo della nostra vita è amare ed essere sempre pronti ad imparare ad amare gli altri come solo Dio può insegnarti. L’amore ti consuma ma è bello morire consumati proprio come una candela che si spegne solo quando ha raggiunto il suo scopo. Qualsiasi cosa farai avrà senso solo se la vedrai in funzione della vita eterna.

La candela è un’immagine bellissima e concreta di ciò che siamo. Una candela nuova e spenta non si consuma ma non fa luce e non scalda. Una candela accesa, piano piano si fa piccola e si consuma perdendo la propria perfezione, coprendosi di strisce si colata di cera, che ricordano tanto le rughe di un viso consumato dalla vita. Ma qui accade il miracolo. Consumandosi la candela illumina e scalda chi è vicino e quella candela accesa appare molto più bella di una candela nuova e spenta. Questa è la bellezza degli sposi che si amano e si donano mettendo se stessi dopo l’altro/a. Essendo felici di spendersi e consumarsi per la gioia dell’altro/a. La mia sposa è magnifica ogni giorno di più perchè la sua luce illumina la mia vita e il suo calore scalda il mio cuore ed è vero che esistono tante candele più nuove e perfette di lei ma non potranno mai sprigionare il fascino e la bellezza che riesce a sprigionare lei quando non si risparmia, spendendo tutto di sè, cuore, corpo e spirito, per la mia gioia e la mia pace.

Concludendo Gesù afferma che non c’è un amore più grande che dare la vita per i propri amici e l’amica più importante che io ho è Luisa, come io lo sono per lei. E allora se Luisa è la mia compagna, la mia amica, la mia sposa e mia sorella (come viene chiamata nel Cantico dei Cantici), non posso fermarmi al romanticismo, che va bene, ma devo trasformare il mio amore in dono e in vita. Devo essere pronto a dare la mia vita per lei, perchè lei possa essere santificata e giungere alle nozze eterne. Se riusciamo ad amarci così diventiamo una luce incredibile. Gli sposi che si amano con questa qualità di amore divino irradiano e irraggiano luce intorno a loro, nei figli. E’ una coppia che profuma di amore e di Dio.

Antonio e Luisa

1 puntata Chi è il profeta 2 puntata Gli sposi rivelano che Dio è amore 3 puntata L’amore di Dio: per primo, per sempre e per tutti 4 puntata Missionari dell’amore 5 puntata Lo Spirito: comandamento ed impulso. 6 puntata Un aquilone che vola alto nel cielo 7 puntata Sposi profezia della vita intima di Dio

Sposi profezia della vita intima di Dio. (La profezia del matrimonio 7 puntata)

Cerchiamo ora di approfondire gli aspetti concreti della profezia che ci costituisce e che è nostra missione e impegno quotidiano.

La verità della profezia del matrimonio è costituita da cinque aspetti principali.

Profezia della vita intima di Dio

Il primo aspetto della nostra missione è l’essere profezia della vita intima di Dio. Dio chi è? Sappiamo che Dio è amore. E’ un Dio solitario? No, è un Dio trinitario. Sono tre persone che formano una comunità. Una comunità divina, ma costituita da tre persone distinte. Non si confonde il Padre con il Figlio. Padre, Figlio e Spirito Santo non si annullano tra di loro. Sant’Agostino spiegava questa realtà comunitaria dicendo che il Padre è l’amante, il Figlio l’amato e lo Spirito Santo l’amore, che tiene unito il Padre con il Figlio. La Trinità è una realtà troppo grande, avvicinabile solo con grande approssimazione per noi, ma una cosa è certa: è una comunità di amore e di vita. Ecco l’analogia con la famiglia cristiana. Quando si dice che gli sposi sono icona della Trinità, si intende proprio questa analogia. Vedendo una famiglia si vede (si dovrebbe) Dio, o meglio, un riflesso di Dio, come una scintilla può essere immagine del Sole. Quindi noi sposi raccontiamo nel modo che abbiamo di amarci, di servirci e di prenderci cura l’uno dell’altra la vita intima di Dio. Noi siamo sacramento vivente proprio per mostrare questa intima comunione trinitaria nella nostra vita di sposi. Lo Spirito Santo è l’amore che unisce il Padre al Figlio. Questo rende ancora più evidente quanto sia importante per noi sposi mantenere l’amicizia con lo Spirito Santo. E’ lui che permette una comunione autentica tra di noi. Così come è il vincolo dell’amore di Dio nella Trinità stessa.

Papa Francesco al riguardo scrive in Amoris Laetitia:

Il matrimonio è un segno prezioso, perché «quando un uomo e una donna celebrano il sacramento del Matrimonio, Dio, per così dire, si “rispecchia” in essi, imprime in loro i propri lineamenti e il carattere indelebile del suo amore. Il matrimonio è l’icona dell’amore di Dio per noi. Anche Dio, infatti, è comunione: le tre Persone del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo vivono da sempre e per sempre in unità perfetta. Ed è proprio questo il mistero del Matrimonio: Dio fa dei due sposi una sola esistenza».[119] Questo comporta conseguenze molto concrete e quotidiane, perché gli sposi, «in forza del Sacramento, vengono investiti di una vera e propria missione, perché possano rendere visibile, a partire dalle cose semplici, ordinarie, l’amore con cui Cristo ama la sua Chiesa, continuando a donare la vita per lei».

Il Papa ci ricorda che questa manifestazione dell’amore di Dio è reso visibile dagli sposi nelle piccole cose di ogni giorno, in una vita ordinaria. Così attraverso una carezza, un bacio, una parola di conforto mostriamo l’amore di Dio che si fa tenero. Ordinare la casa, alzarsi a prendere una bottiglia d’acqua in cucina durante la cena, alzarsi dal letto quando il bimbo piange sono gesti di servizio che se fatti per sgravare l’altro diventano l’amore che si fa dono e cura. Non rispondere a una provocazione e al contrario comprendere che i modi sgarbati del marito o della moglie nascondono un malessere e rendersi ancora più amorevoli è l’amore che si fa misericordia e accoglienza. In una vita ordinaria possiamo rivelare la grandezza dell’amore di Dio e vivere il nostro rapporto secondo le modalità e le dinamiche della Trinità, trasformando la nostra vita in una epifania di Dio.

Antonio e Luisa

1 puntata Chi è il profeta 2 puntata Gli sposi rivelano che Dio è amore 3 puntata L’amore di Dio: per primo, per sempre e per tutti 4 puntata Missionari dell’amore 5 puntata Lo Spirito: comandamento ed impulso. 6 puntata Un aquilone che vola alto nel cielo

Un aquilone che vola alto nel cielo. (La profezia del matrimonio 6 puntata)

Siamo come un aquilone. Un aquilone ha una struttura molto semplice. Ha due bracci, uno più lungo e uno più corto messi perpendicolarmente l’uno nei confronti dell’altro. Formano una croce. L’aquilone non è bello quando resta a terra, ma lo diventa quando si libra nel cielo. Possiamo apprezzarne la forma e i colori, ma ne godiamo appieno, diventa affascinante e attraente quando vola leggero nel cielo sospinto e sostenuto dal vento. Già perché un aquilone non prende il volo per forza propria, ma ha bisogno del vento. Al tempo stesso l’aquilone ha necessità di restare ancorato a terra. Senza una fune, una cordina che lo tiene a terra sarebbe spazzato via dalle correnti e lo perderemmo. Questa immagine molto semplice può rappresentare bene la nostra realtà, il nostro essere sposi, la nostra coppia, la nostra famiglia. L’aquilone è la famiglia. La tela che ricopre i due bracci sono i legami che intercorrono tra di noi. La tela ricopre tutto l’aquilone, lo tiene unito. E’ la nostra comunità familiare. Ma è nel segno della croce, composta dai due bracci, che trova fondamento e sostegno la nostra comunità familiare. Croce intesa non in modo negativo, come spesso la intendiamo, ma come potenzialità, capacità di dono, di farsi dono. Gesù sulla croce si è donato totalmente. Questo è il fondamento, ma non basta. Per volare ha bisogno del vento, del soffio dello Spirito Santo. Senza Grazia la nostra famiglia rimarrebbe a terra, non si alzerebbe di un centimetro. Rimarrebbe una realtà terrena. Anche una bella realtà, colorata e gioiosa, ma non sarebbe una famiglia capace di realizzare la profezia per cui è stata generata. La profezia deve essere visibile a tutti quindi abbiamo bisogno dello Spirito Santo. E’ lo Spirito Santo che ci dà la forza per andare in alto, per volare alti. Noi costituiamo la base, la tela, ci impegniamo a tenerla insieme, poi lasciamo però agire lo Spirito Santo. Perché l’aquilone non si disperda, non sia sbattuto qua e là, bisogna resti con i piedi per terra. Il filo che lo tiene ancorato a terra è fondamentale. Rappresenta la base naturale del nostro amore, le relazioni, la tenerezza, l’intimità, la cura dell’uno per l’altra. Lo Spirito Santo è il soprannaturale che giunge, ma non è una magia, ha bisogno dell’amore naturale dei due sposi che viene elevato e arricchito di doni, finalità e significato. L’amore dei due sposi è la base che tiene ancorato l’aquilone è fa si che non si disperda, che non voli troppo in alto. Permette che l’amore resti concreto e fatto anche di carne, e non che si distrugga in dannosi spiritualismi. Se riusciamo ad essere così, un aquilone che resta alto nel cielo e stabilmente ancorato a terra, ecco che diventiamo profezia. Le persone alzeranno lo sguardo per guardarci e vedranno Dio. Volgeranno lo sguardo verso il cielo. Perché questo è il grande miracolo della famiglia cristiana quando vive ciò che è. Contagia. Innamora all’amore. Parla di Dio senza dirlo. Fa rifiorire la speranza.

Antonio e Luisa.

1 puntata Chi è il profeta 2 puntata Gli sposi rivelano che Dio è amore 3 puntata L’amore di Dio: per primo, per sempre e per tutti 4 puntata Missionari dell’amore 5 puntata Lo Spirito: comandamento ed impulso.

Lo Spirito: comandamento ed impulso.

Dopo quanto scritto nelle precedenti puntate, ora possiamo sintetizzare e dare una risposta certa alle nostre domande esistenziali. Cosa ne faccio della mia vita? Perché tutta questa fatica? Che peso questa sofferenza. Come faccio a superare questa disgrazia? La risposta è solo una: vivi l’amore e diventa ciò che sei. Perfeziona sempre di più l’intima unione di vita e di amore con il tuo sposo o la tua sposa. Ogni famiglia, se la andiamo ad osservare nel vissuto particolare, è diversa ed è unica come le persone che la compongono. E’ diversa per componenti, per condizione sociale ed economica, per salute, per dinamiche interne e rapporti relazionali. Indipendentemente da tutte queste differenze, che caratterizzano e rendono uniche ogni famiglia, tutte hanno un denominatore comune: questa chiamata, questa missione che chiede di vivere l’amore in ogni specifica storia familiare. Questo significa che devo guardare alle altre famiglie, ammirarle, e gustare il loro amore, ma non devo cadere nel tranello di credere che per essere felice e realizzato nella mia relazione, nella mia missione, devo fare le loro stesse cose e vivere nello stesso loro modo. Noi sposi dobbiamo trovare la nostra santificazione, la realizzazione della nostra missione, partendo da ciò che siamo e da ciò che caratterizza la nostra famiglia. Magari non possiamo mostrare una famiglia perfetta. Viviamo sofferenze e dolore, ma attraverso quella situazione Dio può comunicare al mondo un aspetto del suo amore. Diventiamo profeti autentici e unici di una realtà che  possiamo mostrare e profetare solo noi. Ci sarà la famiglia che accoglie il figlio disabile nella gioia e nella gratitudine, la famiglia che si prende cura delle persone anziane e malate, la famiglia che vive il lutto, la famiglia che vive l’abbandono, quella che ha tanti figli e quella che non riesce ad averne. Tutte queste famiglie possono esprimere una caratteristica dell’amore divino. Sposi che portano una profezia diversa, ma espressione dello stesso amore che è immagine di quello di Dio. Tante piccole luci che unite in un’unica fiamma mostrano il volto di Dio. C’è la famiglia che nella difficoltà tira avanti, che non smette di crederci, che supera difficoltà importanti non perdendo mai l’unità, e che magari si sente terribilmente imperfetta rispetto ad altre che vede e che ammira. Quella famiglia può essere strumento di Dio per altre coppie che vivono situazioni similari. Quella famiglia può essere la profezia di un amore perseverante nelle difficoltà. Termino con un esempio che può chiarire questo concetto. L’amore di Dio è infinito, ma per praticità limitiamolo a qualcosa di contenibile seppur grandissimo. L’amore di Dio è come una riserva d’acqua contenuta all’interno del Monte Bianco. Come se il Monte Bianco fosse vuoto al suo interno e riempito di acqua. Ne può contenere una quantità grandissima. Il monte non è però un vulcano e non ha modo di far traboccare questa acqua. Ha bisogno di sorgenti. Noi famiglie cristiane (in primis) abbiamo questo compito, questa missione, far sgorgare l’amore di Dio che resterebbe altrimenti inutile e rinchiuso in un luogo inaccessibile. Credendoci e vivendo il nostro amore diveniamo sorgente che libera un rivolo d’acqua che può raggiungere persone e luoghi a noi sconosciuti. L’amore non ci appartiene, può solo essere donato e accolto.

Dobbiamo vivere l’amore che si riverserà sui figli, sui parenti, sugli amici, sulla comunità parrocchiale, nel luogo di lavoro. Questa è la nostra missione e impegno prioritario per la nostra vita. Invisibilmente, ma in modo percettibile e concreto il nostro amore potrà raggiungere tanti luoghi aridi e dissetarli con l’amore di Dio. Tanti luoghi che ne hanno una necessità impellente ed estrema.

Quindi per concludere cosa dobbiamo fare? Ascoltiamo ancora San Giovanni Paolo II in Familiaris Consortio:

Il dono dello Spirito è comandamento di vita per gli sposi cristiani, ed insieme stimolante impulso affinché ogni giorno progrediscano verso una sempre più ricca unione tra loro a tutti i livelli – dei corpi dei caratteri, dei cuori, delle intelligenze, e delle volontà, delle anime (cfr. Giovanni Paolo PP. II, Discorso agli Sposi, 4 [Kinshasa, 3 maggio 1980]: AAS 72 [1980], 426s), – rivelando così alla Chiesa e al mondo la nuova comunione d’amore, donata dalla grazia di Cristo.

Abbiamo detto in precedenza che siamo chiamati e mandati per questa particolare missione e profezia che Dio ci affida attraverso il sacramento del matrimonio. Lo Spirito Santo che ci è donato diventa comandamento di vita. Dobbiamo collaborare con lo Spirito Santo, accoglierlo in noi oppurre non possiamo vivere da sposi cristiani. Spirito che è sostegno, ma anche impulso, pungolo, provocazione che ci chiede un continuo progredire nel diventare ciò che siamo. Uno Spirito che ci chiede di svegliarci, di aprire gli occhi e di rimboccarci le maniche. Chi meglio dello Spirito Santo, che è unione e relazione può aiutarci a progredire nella nostra unione ed amore? Le coppie di santi che ci sembrano così perfette ed inarrivabili non sono più brave e migliori di noi, ma sono sicuramente più furbe. Hanno capito che dovevano lasciar fare allo Spirito Santo e così hanno raggiunto livelli altissimi. Cosa che tutt:i possono raggiungere se si fanno furbi come loro.

Chiara Corbella diceva: “Chiedo a Dio la Grazia di vivere la Grazia”. Chiara aveva capito e viveva in pienezza la sua missione. Era davvero molto furba e per questo aperta all’azione dello Spirito. Non era meglio di noi, o meglio lo era diventata perchè più furba di noi.

Antonio e Luisa

1 puntata Chi è il profeta 2 puntata Gli sposi rivelano che Dio è amore 3 puntata L’amore di Dio: per primo, per sempre e per tutti 4 puntata Missionari dell’amore

Missionari dell’amore (La profezia del matrimonio 4 puntata)

Gli sposi, senza bisogno di nessun mandato esplicito, ma in virtù del loro battesimo e della consacrazione ricevuta nel sacramento del matrimonio, nel vivere quotidianamente il loro amore, portano a perfezionamento la loro immagine e somiglianza con Dio. Essi irradiano e illuminano il mondo con il loro amore. Detto in altre parole, vivendo la nostra vita di tutti i giorni, semplicemente essendo sposi e genitori in modo autentico, siamo capaci di irradiare intorno a noi la luce dell’amore di Dio. La nostra missione profetica coincide con il nostro essere sposi, con la nostra identità di sposi. Nei momenti in cui viviamo la nostra coniugalità e la nostra genitorialità, in quel momento stesso in cui stiamo vivendo ciò che siamo, profetizziamo l’amore stesso di Dio. La nostra è una missione incarnata nella nostra stessa identità.

Leggiamo, per capire meglio, un altro passo scritto da Giovanni Paolo II in Familiaris Consortio:

Nel disegno di Dio Creatore e Redentore la famiglia scopre non solo la sua «identità», ciò che essa «è», ma anche la sua «missione», ciò che essa può e deve «fare». I compiti, che la famiglia è chiamata da Dio a svolgere nella storia, scaturiscono dal suo stesso essere e ne rappresentano lo sviluppo dinamico ed esistenziale. Ogni famiglia scopre e trova in se stessa l’appello insopprimibile, che definisce ad un tempo la sua dignità e la sua responsabilità: famiglia, «diventa» ciò che «sei»!

Risalire al «principio» del gesto creativo di Dio è allora una necessità per la famiglia, se vuole conoscersi e realizzarsi secondo l’interiore verità non solo del suo essere ma anche del suo agire storico. E poiché, secondo il disegno divino, è costituita quale «intima comunità di vita e di amore («Gaudium et Spes», 48), la famiglia ha la missione di diventare sempre più quello che è, ossia comunità di vita e di amore, in una tensione che, come per ogni realtà creata e redenta troverà il suo componimento nel Regno di Dio. In una prospettiva poi che giunge alle radici stesse della realtà, si deve dire che l’essenza e i compiti della famiglia sono ultimamente definiti dall’amore. Per questo la famiglia riceve la missione di custodire, rivelare e comunicare l’amore, quale riflesso vivo e reale partecipazione dell’amore di Dio per l’umanità e dell’amore di Cristo Signore per la Chiesa sua sposa.

Ogni compito particolare della famiglia è l’espressione e l’attuazione concreta di tale missione fondamentale.

Partiamo da questa ultima frase: Ogni compito particolare della famiglia è l’espressione e l’attuazione concreta di tale missione fondamentale.

Ogni attività che andremo a fare e ad operare all’interno e all’esterno della famiglia si rifà alla nostra missione particolare e profezia specifica: sii amore, vivi l’amore, sii una comunità d’amore, sii una comunione di persone, marito e moglie ed eventualmente figli, dove questo amore deve essere ben visibile, deve essere bello. Un amore che provochi nostalgia e una sana “invidia”, una voglia di emulazione. Deve essere luminoso, un riflesso dell’amore stesso di Dio, perché se tu vivi questo, se la tua priorità di marito o di moglie è questa, tutto il resto andrà a collocarsi di conseguenza nella giusta prospettiva. Ogni nostra attività, impegno, servizio all’interno della comunità, del movimento, del gruppo o della società civile sarà autenticamente espressione di un amore vero e ne trarrà forza e credibilità da quell’amore che è al contempo nostra identità e nostra missione. Comprendere questa nostra missione non è un peso, ma al contrario è liberante, perché se io divento consapevole di questo, di quella che è la mia missione fondamentale, e indirizzo le mie energie di sposo in questa direzione non sbaglio bersaglio. Farò come tutti errori dovuti alla mia fragilità e limitatezza, ma non sbaglierò obiettivo, meta e strada. Non avere coscienza di questo invece, mi farebbe rischiare seriamente di prendere strade tortuose e storte dove faticherei invano. Invano ci alziamo di buon mattino, invano andiamo a lavorare e a sudare, invano ci stanchiamo. Tutto diventa vano perché non lavoriamo per la missione che Dio stesso ci ha affidato, ma per qualcos’altro che noi ci siamo dati come fine e senso, ma che non è il nostro fine e il nostro senso. La priorità deve essere sempre diventare ciò che siamo: un’intima comunità di vita e di amore. Giovanni Paolo II non ha parlato solo di amore, ma ha volutamente scritto: “di vita e di amore“. Vita concreta, di tutti i giorni, che si deve vedere. Solo se diventeremo sempre più ciò che siamo potremo vivere una vita non esente da fatica e da difficoltà, ma piena di significato, pace e gioia.

Antonio e Luisa

1 puntata Chi è il profeta 2 puntata Gli sposi rivelano che Dio è amore 3 puntata L’amore di Dio: per primo, per sempre e per tutti

L’amore di Dio: per primo, per sempre e per tutti. (La profezia del matrimonio 3 puntata)

Abbiamo detto nella precedente puntata che gli sposi sono profezia dell’amore di Dio. Attraverso di loro Dio mostra e manifesta il suo amore al mondo. Come è l’amore di Dio? Ha tre caratteristiche fondamentali. Dio ama per primo. Dio non aspetta di essere amato. Dio si dona sempre. Dio ama tutti, indistintamente e senza fare differenze. L’amore di Dio è per sempre. E’ un amore fedele e misericordioso. Nella nostra vocazione all’amore, ritroviamo questa modalità di amore. Dobbiamo amare per primi il nostro coniuge. Io non devo aspettare che la mia sposa mi dimostri il suo amore per ricambiare il dono. E’ vero il contrario, dobbiamo gareggiare a vicenda per amarci per primi. Oltre a questo, siamo chiamati ad amarci per sempre. Siamo chiamati ad un amore fedele e indissolubile. Non siamo invece chiamati ad amare tutti. Il matrimonio richiede un’esclusività. L’amore pieno, in anima e corpo, si può vivere con una sola persona. Delle tre caratteristiche dell’amore di Dio noi siamo quindi profezia di due: amare per primi e amare per sempre. Amare tutti è una profezia che non appartiene agli sposi, ma ai consacrati. Padre Francesco che ci ha accompagnato durante questo corso è stato padre di tutti noi, allo stesso modo. Si potrebbe dire che gli sposi vanno a Dio come due mani giunte mentre i vergini consacrati come due braccia aperte. Questo è possibile perché mentre io e la mia sposa ci siamo scelti su questa terra per vivere l’amore nella sua totalità in anima e corpo ed essere mediatori l’uno per l’altra dell’amore di Dio, un consacrato non ha scelto nessuno, ma vive direttamente già su questa terra un amore diretto con Dio. Questo gli permette di poter amare tutti allo stesso modo. Sintetizzando sposi e consacrati, le due vocazioni all’amore che la Chiesa ci propone (come abbiamo letto in Familiaris Consortio) insieme esprimono in modo completo le caratteristiche dell’amore di Dio. Questo bisogna dirlo per non sentirci troppo importanti. Gli sposi sono profeti dell’amore di Dio, questo è vero, siamo consacrati per questo, ma abbiamo bisogno anche dei consacrati per mostrarlo in pienezza, nella sua globalità e interezza. Noi sposi, amando in modo esclusivo e totale un’altra persona, rendiamo visibile la modalità dell’amore di Dio attraverso un amore che si esprime nella totalità del corpo e dell’anima. Guardando due sposi si deve poter ammirare e sperimentare la bellezza dell’amore. Diamo carne all’amore. Diamo quindi visibilità e concretezza all’amore. Il nostro amore è però a termine. La nostra sponsalità è una realtà che deve prepararci all’abbraccio eterno con il Padre, alle nozze eterne. Questa verità, che è il fine ultimo dell’amore umano,  ci viene ricordata e mostrata dai consacrati, che già su questa terra sono uniti direttamente a Dio. Vedete il piano di Dio come è bello? Ha pensato a distribuire questa profezia del suo amore, questa sponsalità che ognuno di noi vivrà con lui, queste nozze eterne nelle due vocazioni all’amore che ha pensato per l’uomo. Guardando come amano sposi e consacrati si può comprendere l’amore di Dio.

Antonio e Luisa.

1 puntata Chi è il profeta 2 puntata Gli sposi rivelano che Dio è amore

 

Gli sposi rivelano che Dio è amore (La profezia del matrimonio 2 puntata)

L’introduzione di ieri ci permette di andare a riflettere ora sul nostro particolare profetismo di sposi, che si innesta sul nostro profetismo battesimale. Per introdurre il nostro particolare profetismo partiamo da un’immagine. Partiamo da una frase di sant’Agostino che dice più o meno così:

Se tutte le Bibbie del mondo andassero distrutte, e di queste Bibbie ne restasse solo una. Se di quest’unica Bibbia rimanesse una sola pagina. Se di questa sola pagina rimanesse un unico versetto, quello della prima lettera di Giovanni, dove è scritto: Dio è amore. Se restassero solo queste tre parole, tutta la Bibbia sarebbe salva.

Con questo Sant’Agostino voleva far capire qual era il fulcro della rivelazione cristiana e quello a cui intorno ruota tutta la Parola di Dio.

Potremmo parafrasare questa intuizione di Agostino non solo per quella che è la Parola rivelata (la Bibbia), ma anche per quella che è la Parola naturale: l’umanità.  Potremmo quindi dire:

Se per qualche cataclisma tutta l’umanità andasse distrutta, ma rimanessero soltanto due persone e queste due persone fossero uno sposo e una sposa che si amano, tutta l’umanità sarebbe salva.

Questo perché attraverso quella coppia Dio potrebbe continuare a rivelare se stesso e il suo amore. Questa è la nostra profezia di sposi, profezia specifica scaturente dalla Grazia e dalla consacrazione conseguente al sacramento delle nozze. Noi sposi riveliamo e manifestiamo al mondo l’amore di Dio.

San Giovanni Paolo II commentando il capitolo secondo della Genesi scrisse nella Familiaris Consortio:

Dio ha creato l’uomo a sua immagine e somiglianza (cfr. Gen 1,26s): chiamandolo all’esistenza per amore, l’ha chiamato nello stesso tempo all’amore.

Dio è amore (1Gv 4,8) e vive in se stesso un mistero di comunione personale d’amore. Creandola a sua immagine e continuamente conservandola nell’essere, Dio iscrive nell’umanità dell’uomo e della donna la vocazione, e quindi la capacità e la responsabilità dell’amore e della comunione (cfr. «Gaudium et Spes», 12). L’amore è, pertanto, la fondamentale e nativa vocazione di ogni essere umano.

In quanto spirito incarnato, cioè anima che si esprime nel corpo e corpo informato da uno spirito immortale, l’uomo è chiamato all’amore in questa sua totalità unificata. L’amore abbraccia anche il corpo umano e il corpo è reso partecipe dell’amore spirituale.

La Rivelazione cristiana conosce due modi specifici di realizzare la vocazione della persona umana, nella sua interezza, all’amore: il Matrimonio e la Verginità. Sia l’uno che l’altra nella forma loro propria, sono una concretizzazione della verità più profonda dell’uomo, del suo «essere ad immagine di Dio».

Matrimonio e verginità consacrata sono le due strade che Dio ha scelto per poter comunicare il suo amore, perché l’uomo possa dire l’amore di Dio. Perché Dio possa riprodurre se stesso e il suo amore nel mondo. Sicuramente in ombra, in modo imperfetto e limitato, ma questa analogia e somiglianza c’è, nonostante il peccato originale. Il matrimonio è, come abbiamo visto in tutte le precedenti puntate, una realtà naturale non introdotta da Cristo, Cristo ha invece introdotto, nella logica del suo amore redento, la seconda via: la verginità consacrata.

La vocazione alla verginità consacrata e il matrimonio sacramento sono due risposte all’amore di Dio entrambe importanti, entrambe necessarie e complementari tra loro. L’una completa l’altra. I consacrati cosa dicono al mondo e di conseguenza a noi sposi? Cosa ci mostrano? Ci ricordano che non siamo fatti solo per questa terra, che la nostra vita in questa terra è un cammino verso l’abbraccio con Cristo, verso le nozze eterne con Cristo, e loro ne sono anticipatori e profeti. Noi sposi cosa possiamo insegnare al mondo, e di conseguenza ai consacrati? La nostra è forse, come alcuni credono, una vocazione meno importante, per quelle persone chiamate a una vita ordinaria e meno santa?  Nient’affatto. La nostra è una vocazione necessaria e importante tanto quanto quella sacerdotale. Noi mostriamo ai nostri fratelli consacrati come devono amare Cristo se vogliono essere uniti sponsalmente con Lui già da questa terra. Guardando come noi sposi ci amiamo, possono capire tanto della loro sponsalità.  Loro ci indicano il fine della nostra vita, noi indichiamo loro il modo. Due vocazioni entrambe meravigliose. Il signore ci ha dato doni diversi affinchè ognuno di noi possa rispondere alla sua chiamata all’amore. Entrambe necessarie e forse la Chiesa attraverso i suoi documeti, il Concilio vaticano II e i sinodi, ci sta dicendo che in questi anni la profezia degli sposi è quanto mai necessaria e decisiva. La Chiesa non ci sta chiedendo come compito primario quello di fare tante opere di misericordia o di servizio per la nostra comunità e per i bisognosi che ci sono accanto. Certo è importante offrire il nostro tempo e il nostro impegno per la comunità, ma non è la prima cosa. Non è il nostro compito, ma una conseguenza del nostro compito più importante. La Chiesa ci chiede di amarci in modo autentico e credibile per poter essere profezia per la nostra comunità e per tutte le persone che incontriamo dell’amore di Dio. Chi vede come ci amiamo dovrebbe capire qualcosa di Dio e del Suo amore. Il nostro compito è quello di essere un Kerigma vivente dell’amore di Dio. Il Kerigma che annuncia che ogni persona è amata in modo unico, tenero e fedele da Dio. Noi siamo questo e sarebbe un vero peccato snaturare la nostra vocazione. Fare tanto per la comunità a discapito del nostro rapporto sponsale non è cosa gradita a Dio. Ogni impegno e servizio che vogliamo donare alla nostra comunità deve essere concordato con il nostro sposo o la nostra sposa e non deve compromettere o impoverire la nostra relazione. Ogni gesto di servizio deve scaturire dall’amore che generiamo nella nostra coppia, e non deve diventare modo per cercare altrove la gratificazione e l’amore che non siamo capaci di trovare nella nostra casa.

Antonio e Luisa

1 puntata Chi è il profeta

 

Chi è il profeta (La profezia del matrimonio 1 puntata)

Per introdurci alla profezia degli sposi dobbiamo prima comprendere cosa significa profetare e chi è il profeta. Ci avvarremo di un passo degli Atti degli apostoli, in particolare dei versetti da 17 a 21 del secondo capitolo.

17Avverrà: negli ultimi giorni – dice Dio –
su tutti effonderò il mio Spirito;
i vostri figli e le vostre figlie profeteranno
,
i vostri giovani avranno visioni
e i vostri anziani faranno sogni
.
18E anche sui miei servi e sulle mie serve
in quei giorni effonderò il mio Spirito
ed essi profeteranno.
19Farò prodigi lassù nel cielo
e
segni quaggiù sulla terra,
sangue, fuoco e nuvole di fumo.
20Il sole si muterà in tenebra
e la luna in sangue,
prima che giunga il giorno del Signore
,
giorno grande e glorioso.
21E avverrà:
chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato.

Questo è Pietro che spiega il giorno della Pentecoste. Tutti quanti noi, uomini e donne, il giorno del battesimo siamo consacrati sacerdoti, re e profeti. Ciò significa che tutti i cristiani hanno dentro di loro il carisma della profezia. Noi tutti abbiamo il carisma della profezia. Noi che siamo stati riempiti con lo Spirito di Dio siamo chiamati ad essere profeti. Chi è il profeta? È una parola derivante dal latino che significa “parlare per”. Nel nostro caso è colui che parla al posto di Dio, che dà voce a Dio. Concretamente è colui che traduce la Parola di Dio in un linguaggio attuale e comprensibile. C’è una Parola di Dio viva, eterna e potente che viene tradotta nel linguaggio di noi poveri uomini di questi tempi. Come è nata la profezia? Partiamo dal vecchio testamento. Nel Medio Oriente, quando un re dava inizio ad una grande impresa interrogava alcune persone capaci di intendere e comunicargli la parola di Dio. Il re voleva sapere se avrebbe avuto il favore di Dio o degli dei a seconda della civiltà di cui faceva parte. Questo modo di procede è infatti comune a tanti popoli del passato, tra cui il popolo d’Israele. Per gli israeliti, anche se il primo profeta è senz’altro Abramo, il prototipo dei profeti è sicuramente Mosè. Mosè è stato un chiamato e un mandato. Il nome che gli ebrei davano ai profeti è Nabi che significa appunto chiamato. Il profeta ha sempre la coscienza di portare una realtà che non è sua. Il profeta Amos dirà: “Io non ero profeta figlio di profeta, ero un raccoglitore di sicomori. Il Signore mi è venuto a prendere e mi ha mandato qui. Non è il re che mi paga, non è il popolo che mi paga, ma Dio che mi ha mandato”. Anche il profeta Geremia ha coscienza di essere stato chiamato fin dal seno materno. Il profeta spesso non aveva il desiderio di essere chiamato, aveva altri progetti. Fare il profeta non era un mestiere facile. Significava spesso contraddire re e potenti o andare contro la volontà popolare. Significava essere impopolari. Non solo Dio incarica il profeta di dire parole, ma tutta la persona del profeta diventa Parola vivente. Osea è chiamato a sposare una prostituta. La chiamerai “Non amata”, ci farai dei figli che chiamerai “Non mio popolo”. Perfino i figli fanno parte della profezia. Ezechiele perde la moglie e Dio non gli permette di fare il lutto tanto da scandalizzare il popolo che non comprende. Non la chiamavi forse luce dei miei occhi? Questo per dire al suo popolo che perderà tutto e dovrà scappare senza poter vivere il lutto. Dio, attraverso i gesti e le azioni dei profeti, comunica con il suo popolo. Un profeta è chiamato con tutto il suo essere. In Israele c’è una grande differenza tra re e profeta. Il re può essere eletto dal popolo come ad esempio Saul e Davide, il profeta no, il profeta è chiamato da Dio. Il profeta fa quindi quello che Dio gli chiede. A volte rimprovera come Natan il re Davide, altre volte incoraggia come Geremia e altre ancora predice il futuro come Isaia. Corregge anche le idee del popolo, annuncia castighi o benedizioni. I profeti non cercano la benevolenza del popolo, non cercano di piacere a nessuno. Geremia è stato messo in galera in una cisterna di fango seccato, Ezechiele costretto all’esilio. I profeti annunciano qualcosa di nuovo e sanno andare controcorrente. L’ultimo profeta della Bibbia è stato Giovanni Battista. Giovanni Battista, che non mangia il pane del re, è una persona libera, è una persona talmente libera che non ha nessuno che lo paga. Si nutre di insetti e di miele e si veste di abiti fatti di peli di cammello che erano i meno pregiati dell’epoca, quelli dei più poveri. L’ultimo dei profeti ha letteralmente perso la testa pur di svolgere al meglio il suo incarico. Poi c’è Gesù, vero Dio oltre che uomo. Gesù proprio per questo è il più autentico dei profeti. Gesù più di ogni altro ha tradotto la Parola di Dio; tutta la sua vita, la sua opera, i suoi gesti, le sue parole, sono state una Parola di Dio vivente e presente. Gesù sa che dovrà dare la sua vita. Anche gli apostoli diventano profeti portando e spiegando la Parola di Dio fino anche al martirio. Tutti quelle persone che dopo la venuta di Gesù decidono di accoglierlo nella loro vita e di portare la Sua parola diventano profeti. Questo grazie a una realtà nuova: lo Spirito Santo. Tutto il popolo di Gesù, la sua Chiesa è una chiesa profetica, una Chiesa che deve dire all’umanità la Parola di Dio, deve dare le coordinate per poterla capire. La Chiesa deve portare la legge senza preoccuparsi di piacere a nessuno: né al popolo né ai dominatori del mondo, ma deve piacere a Dio. Ogni cristiano riceve questo carisma, questa chiamata, nel battesimo. Il profetismo nella Chiesa non è quindi terminato con Gesù e con gli apostoli, ma è continuato. È interessante notare come in periodi storici diversi ci sia stato bisogno di profeti diversi. Pensiamo a San Benedetto e alle abbazie, in un tempo che i feudatari vessavano la povera gente i benedettini hanno offerto un’alternativa più dignitosa e giusta ai contadini dando loro terre da coltivare. Quando anche le abbazie sono state inquinate da potere e ricchezza ecco che Dio chiama nuovi profeti e nascono gli ordini mendicanti come francescani e domenicani. E così via. Oggi non c’è più bisogno, almeno da noi, di una profezia della Chiesa che pensi ai bisognosi. La società civile ha capito e si sta prendendo carico delle situazioni più difficili. Oggi c’è bisogno di una nuova profezia. Dobbiamo metterci in ascolto e capire. Io penso che ci sia bisogno di sposi santi, che aiutino a riscoprire la bellezza di un progetto che si sta perdendo. Ci si sposa sempre meno, si crede sempre di meno ad un amore fedele e indissolubile. C’è un disincanto che non permette a tante persone di vivere in pienezza la propria vocazione all’amore. Ed ecco che Dio ha bisogno di sposi profeti. Sposi che possano tradurre la Sua Parola e il suo disegno al mondo. Sposi che mostrino la bellezza e la meraviglia di un amore sponsale vissuto in tutta la sua autenticità e radicalità. Nessuno deciderà di sposarsi perché ha sentito una bella predica, ma forse deciderà di farlo se vedrà la gioia di due sposi realizzati.

Antonio e Luisa

L’amplesso vertice di una corte continua (19 puntata corso famiglie Gaver 2017)

A questo punto è d’obbligo fare un accenno alla corte continua. Ne abbiamo parlato in tante occasioni durante questo corso. Ne abbiamo parlato, perché è un concetto fondamentale. L’amplesso fisico può essere dono e non uso dell’altro/a, può essere autentico, solo quando diventa culmine di una modalità di vita. Una vita caratterizzata da un amore che si prende cura, fatto di gesti carichi di tenerezza, di sguardi, di attenzioni, durante tutto l’arco della giornata e non solo quando si avvicina il rapporto o solo durante i preliminari. La corte continua è manifestare l’amore che siamo chiamati ad essere e a vivere noi sposi. Manifestazione che deve essere continua per essere nutrimento per l’altro/a. Serve a scaldare vicendevolmente i nostri cuori. La corte continua si inserisce in un discorso più ampio che riguarda la castità coniugale. Castità intesa comunemente, ma erroneamente, come qualcosa che limita e imprigiona, impedendo di vivere la gioia e il piacere. Nulla di più sbagliato. Vivere castamente significa rispettare l’ecologia dell’amore che stiamo vivendo. Quindi per i fidanzati si concretizza anche con l’astinenza (anche se non si limita ad essa), mentre nel matrimonio ci chiede di vivere appieno l’amore e l’unione dei cuori anche nella geografia del corpo. Agape ed Eros due facce della stessa medaglia. Concretamente la castità coniugale richiede di vivere in pienezza l’amore e di vivere con gioia, pienezza, piacere, intimità, profondità anche l’incontro intimo. Enrico Petrillo disse privatamente ad alcuni amici comuni che, per affrontare la morte dei due figli, lui e Chiara trassero forza dal rapporto fisico vissuto in modo casto. La castità è un modo di essere che abbraccia tutta la persona e che favorisce al massimo lo sviluppo della sua identità profonda. Qual è l’identità profonda? L’abbiamo visto all’inizio del corso: è essere amore. Castità fa rima con autenticità. L’amore casto è l’amore vero. Ribaltando la prospettiva, si può affermare che gli sposi che non vivono l’intimità sessuale (sempre che non ci siano impedimenti esterni alla volontà), non vivono castamente. Oppure vivere male l’intimità, usando l’altro/a, nutrendoci di pornografia, avendo rapporti non ecologici, usando anticoncezionali (a meno di problemi reali e dopo discernimento profondo), significa vivere non castamente. La corte continua ha quindi una doppia funzione: prepararci ad essere un cuor solo e un’anima sola nell’intimità e di nutrire il nostro amore. Ha la funzione di evitare che la pianta della nostra relazione inaridisca e secchi, ha la funzione di far sì che continuiamo ad essere un noi e che l’altro/a abbia sempre un posto importante nel nostro cuore e non venga sostituito/a da altro (lavoro, sport, altra persona, ecc.). La castità coniugale e di conseguenza la corte continua sono l’unico modo per vivere un matrimonio felice. Siamo persone umane chiamate a vivere e realizzarci nell’amore e la castità è la via. Più profondamente ci ameremo e più saremo nella gioia. Non sono solo belle parole, ma è un’esperienza sensibile che facciamo tutti i giorni e che tutti possono ricercare e vivere. Con l’esperienza matrimoniale, abbiamo compreso che, quando ci sono momenti più difficili, di aridità, in cui ci stiamo un po’ allontanando, è il momento di andare contro quelli che sono i sentimenti del momento e di ritagliarsi uno spazio solo per noi, per la coppia. Basta poco per recuperare tutto quello che si stava perdendo, ma bisogna sapere come agire e cosa fare. Un accenno per dire con forza che la coppia non è fatta di un papà e di una mamma, ma prima di ogni altra cosa è costituita da uno sposo e da una sposa che devono ricercare e ritagliarsi degli spazi solo per loro, per nutrire il loro amore. Anche i figli ne hanno bisogno, perché non si nutrono dell’amore individuale dei due genitori, ma si nutrono, come per induzione, dell’amore vicendevole dei due genitori. Sono al centro di un amore di relazione sponsale che li scalda e li rende sicuri. Loro sono il frutto di quell’amore e vederlo vivo e forte li rende vivi e forti.

Antonio e Luisa

Prima puntata La legge morale naturale Seconda puntata Chi sono? Perchè vivo?Terza puntata Io personale, spirito e corpo.Quarta puntata Anima e corpo: un equilibrio importanteQuinta puntata Matrimonio naturale e matrimonio socialeSesta puntata Le esigenze del cuore si realizzano nel matrimonio naturaleSettima puntata Un dono totale!Ottava puntata L’intimità degli sposi nell’ecologia umanaNona puntata La liturgia dell’intimità alla luce del Cantico dei CanticiDecima puntata Preliminari: tempo per entrare in comunioneUndicesima puntata. Un piacere che diventa, forza, vita e amoreDodicesima Puntata Sposi ministri di un sacramentoTredicesima puntata Il vincolo coniugaleQuattordicesima puntata Una cascata di GraziaQuindicesima puntata La riattualizzazione del matrimonio.Sedicesima puntata Nell’amplesso la Grazia ci trasforma. Diciassettesima puntata Amplesso: Aumento di Grazia e di amore Diciottesima puntata Una fecondità che cresce

Una fecondità che cresce (18 puntata corso famiglie Gaver 2017)

Altro dono importantissimo scaturente dall’amplesso fisico degli sposi è la fecondità. Ogni rapporto ecologico porta a nuova vita. Nuova vita intesa non solo come concepimento di un nuovo bambino, ma significa qualcosa di molto più profondo. La fecondità non si esaurisce nella fertilità, certo la contiene, ma ha ricadute molto più ampie. Si può spiegare semplicemente affermando che la fecondità è quel di più di vita che si genera dal di più del nostro amore. Vita nuova per noi sposi e per i nostri figli. Questo di più di amore si riversa poi nella nostra vita, nei nostri figli e nelle relazioni che intessiamo con la comunità e la nostra società. In questo senso l’intimità sessuale, se ben vissuta, genera vita-amore.

Infine, ultimo dono descritto, ma non meno importante degli altri, è l’aumento dell’apertura del cuore alla grazia sacramentale. Accrescendo il nostro amore verso l’altro/a e verso Dio ci predisponimo ad una maggior apertura del cuore ad accogliere la Grazia Sacramentale. In altre parole, siamo più recettivi verso tutti quegli aiuti da parte di Dio atti a sostenerci nei momenti di difficoltà, di aridità, di sofferenza e dove le nostre forze sembrano non essere sufficienti. Dio concede sempre i doni del matrimonio a tutti gli sposi che abbiano celebrato un matrimonio valido, ma non tutti gli sposi sono capaci di accoglierli e di portare in salvo la loro relazione e la loro famiglia. Se mi guardo indietro (penso che questa consapevolezza sia comune a tanti), non posso che rendermi conto che tanti passi in avanti io e la mia sposa li abbiamo fatti. Mi rendo conto benissimo di come i frutti siano presenti ed abbondanti. Comprendere con la testa la presenza di tutti questi doni ci aiuta a viverli, a riconoscerli e ad accoglierli sempre più profondamente in noi. Conoscere questi doni e queste realtà del nostro matrimonio è un grande incentivo, una motivazione incredibile a perfezionare l’amore tra me e la mia sposa, la tenerezza, l’intesa, la cura e il dono dell’uno verso l’altra, per aprire sempre più i nostri cuori all’azione sacramentale dello Spirito Santo.

Antonio e Luisa

Prima puntata La legge morale naturale Seconda puntata Chi sono? Perchè vivo?Terza puntata Io personale, spirito e corpo.Quarta puntata Anima e corpo: un equilibrio importanteQuinta puntata Matrimonio naturale e matrimonio socialeSesta puntata Le esigenze del cuore si realizzano nel matrimonio naturaleSettima puntata Un dono totale!Ottava puntata L’intimità degli sposi nell’ecologia umanaNona puntata La liturgia dell’intimità alla luce del Cantico dei CanticiDecima puntata Preliminari: tempo per entrare in comunioneUndicesima puntata. Un piacere che diventa, forza, vita e amoreDodicesima Puntata Sposi ministri di un sacramentoTredicesima puntata Il vincolo coniugaleQuattordicesima puntata Una cascata di GraziaQuindicesima puntata La riattualizzazione del matrimonio.Sedicesima puntata Nell’amplesso la Grazia ci trasforma. Diciassettesima puntata Amplesso: Aumento di Grazia e di amore

 

Amplesso: aumento di Grazia e di amore tra gli sposi. (17 puntata corso famiglie Gaver 2017)

Abbiamo detto come nell’amplesso fisico ci sia un aumento dell’azione dello Spirito Santo. Accade anche qualcos’altro: c’è un aumento della Grazia santificante. Sperimentiamo in ogni amplesso un amore tra di noi simile a quello di Dio. Naturalmente, perchè ciò avvenga (non finirò mai di dirlo), il rapporto deve essere ecologico, vissuto nella donazione reciproca, disinquinato da tutta la mentalità pornografica ed egoistica a cui purtroppo siamo abituati. Deve essere svolto in amicizia con Dio, in grazia di Dio. Come ci si deve confessare per prendere la Santa Eucarestia così sarebbe consigliato fare altrettanto per prepararsi alla riattualizzazione. Naturalmete se abbiamo peccati gravi che appesantiscono il nostro cuore e non permettolo allo Spirito Santo di entrare ed operare in noi. L’abbondanza della Grazia riversata nei nostri cuori dipende dall’apertura degli stessi ad accoglierla. Prepariamoci all’incontro intimo, è importante per viverlo in pienezza e sperimentare un piacere profondo che diventa un’esperienza mistica, non sempre, ma vi assicuro che succede.  Come quindi prepararsi bene? Con una vita fatta di preghiera, di carità, di fedeltà alla legge di Dio, e di corte continua. Con una vita che perfeziona l’amore verso Dio e verso il nostro sposo o lo nostra sposa. Veniamo gradualmente resi sempre più partecipi dell’amore di Dio per amarci con il suo stesso stile. Questo ci rende sempre più profeti nel mondo, concetto che riprenderemo più avanti. Guardando come noi ci amiamo si dovrà capire, percepire, spermentare qualcosa dell’amore di Dio. Dovremmo essere luce per il mondo. Mostrare l’amore di Dio che è misericordia, cioè amore fedele. Quale grande compito ci è dato. Soprattutto oggi c’è bisogno di questo tipo di profezia. In un mondo dove l’individualismo è sempre crescente, la paura per le scelte radicali è sempre più condizionante le relazioni umani e la gratuità  è spesso derisa, la santità della famiglia è determinante e illuminante.

L’amplesso provoca, sicuramente, anche un aumento dell’amore naturale tra gli sposi. Ricordiamo che il matrimonio prima di essere sacramento è una realtà naturale. Il clima di intimità, di complicità, di dolcezza, di comprensione che si crea durante l’amplesso fa crescere la nostra capacità di dialogo amoroso, la nostra unità e il notro amore.

Se l’amplesso è visssuto in modo autentico ed ecologico, l’aumento dell’amore naturale avviene anche nel caso non si sia in amicizia con Dio. Questo dovrebbe portare a una maggior apertura del cuore e a creare le condizioni per una riconciliazione con Dio.

Antonio e Luisa

Prima puntata La legge morale naturale 

Seconda puntata Chi sono? Perchè vivo?

Terza puntata Io personale, spirito e corpo.

Quarta puntata Anima e corpo: un equilibrio importante

Quinta puntata Matrimonio naturale e matrimonio sociale

Sesta puntata Le esigenze del cuore si realizzano nel matrimonio naturale

Settima puntata Un dono totale!

Ottava puntata L’intimità degli sposi nell’ecologia umana

Nona puntata La liturgia dell’intimità alla luce del Cantico dei Cantici

Decima puntata Preliminari: tempo per entrare in comunione

Undicesima puntata. Un piacere che diventa, forza, vita e amore

Dodicesima Puntata Sposi ministri di un sacramento

Tredicesima puntata Il vincolo coniugale

Quattordicesima puntata Una cascata di Grazia

Quindicesima puntata La riattualizzazione del matrimonio.

Sedicesima puntata Nell’amplesso la Grazia ci trasforma.

Nell’amplesso lo Spirito ci trasforma (16 puntata corso famiglie Gaver 2017)

Stiamo entrando sempre più nella profondità del sacramento del matrimonio. Piano piano stiamo passando da un piano strettamente naturale a qualcosa di molto più grande. Ricordiamo che con il sacramento del matrimonio siamo consacrati ad essere immagine dell’amore di Dio. Detto in altre parole Dio attraverso noi sposi vuole mostrare come Lui ama. Un compito così grande non può basarsi su una componente soltanto naturale, non basterebbe. Siamo troppo limitati ed imperfetti. Lo sa benissimo anche Dio e per questo ci ha dotato di un corredo di nozze arricchito da doni meravigliosi, come abbiamo visto nei precedenti articoli. Abbiamo detto anche un’altra cosa molto importante: ogni amplesso fisico ecologico è una riattualizzazione del sacramento e ci dona una nuova effusione con il perfezionamento e incremento dei doni già ricevuti, perchè il nostro cuore crescendo nell’amore è più aperto ad accoglierli.

Cosa accade concretamente quando riattualizziamo bene il nostro sacramento? Ce lo indica benissiomo la Parola, in particolare la lettera di San Paolo ai Galati. Avremo amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza e dominio di sè. Avremo quello di cui abbiamo più bisogno in quel momento. A volte sperimenteremo una maggior pazienza altre la pace nel cuore, un’altra volta un’altro e così via. Chi è attento e consapevole riesce a cogliere questi frutti in sè e nel coniuge. La vita, anche matrimoniale, è fatta di momenti alti e altri invece bassi, ma quando viviamo l’intimità sessuale bene, in un dono reciproco autentico, ci accorgiamo della ricchezza che ci riempie il cuore. Questo ci ha aiutato a porre attenzione alla corte continua, a far sì che quell’amore che entra in noi possa trasformarsi in gesti di tenerezza e di cura per l’altro/a durante i gioerni a venire e in desiderio di unirsi ancora meglio durante il prossimo amplesso. Questo si traduce in gesti molto semplici, che però trasformano i cuori degli sposi. Un esempio prsonale molto semplice. Mia moglie anni fa mi accoglieva al mio ritorno dal lavoro spesso indaffarata e stanca, lamentandosi del lavoro, dei figli, dei problemi e di tutte le fatiche della quotidianità. Oggi non sono cambiati i problemi, ma è cambiata lei. Quando torno mi accoglie sempre con il sorriso, mostrando la gioia di vedermi. Tutto cambia, mi sento a casa. Diventa più facile anche per me essere predisposto ad ascoltare i suoi problemi. Questo è un frutto della riattualizzazione. Un altro esempio che riguarda più noi uomini. La riattualizzazione ci trasforma e ci aiuta a comprendere i desideri della nostra sposa prima che lei parli. Non capite che gioia è per lei essere compresa e curata.

Prima puntata La legge morale naturale 

Seconda puntata Chi sono? Perchè vivo?

Terza puntata Io personale, spirito e corpo.

Quarta puntata Anima e corpo: un equilibrio importante

Quinta puntata Matrimonio naturale e matrimonio sociale

Sesta puntata Le esigenze del cuore si realizzano nel matrimonio naturale

Settima puntata Un dono totale!

Ottava puntata L’intimità degli sposi nell’ecologia umana

Nona puntata La liturgia dell’intimità alla luce del Cantico dei Cantici

Decima puntata Preliminari: tempo per entrare in comunione

Undicesima puntata. Un piacere che diventa, forza, vita e amore

Dodicesima Puntata Sposi ministri di un sacramento

Tredicesima puntata Il vincolo coniugale

Quattordicesima puntata Una cascata di Grazia

Quindicesima puntata La riattualizzazione del matrimonio.

 

La riattualizzazione del matrimonio. (15 puntata corso famiglie Gaver 2017)

Ora vedremo di approfondire la realtà che rende gli sposi sacramento perenne, una realtà sempre viva nella loro relazione fino alla morte di uno dei due. Il sacramento continua ad operare nella vita matrimoniale della coppia, non si esaurisce con la celebrazione del rito. Ci occuperemo in questo articolo in modo particolare della riattualizzazione del sacramento del matrimonio. Perchè parlo di riattualizzazione? Cosa è la riattualizzazione? Per farmi capire mi avvalgo di un paragone che può sembrare azzardato, ma non lo è. Ad ogni Messa, ad ogni celebrazione eucaristica, Gesù Cristo non muore un’altra volta. Gesù è morto in croce una sola volta, circa 2000 anni fa. In ogni Messa però, quel sacrificio viene rinnovato e riattualizzato nel presente, nella storia e nella geografia. Si rende presente e reale. Stessa cosa vale per il matrimonio. Ci siamo sposati una volta sola, 5, 10, 20 o  50 anni fa, non fa differenza,  ma ogni volta che ci uniamo intimamente in un rapporto ecologico riviviamo quell’offerta totale che abbiamo fatto di noi all’atro/a. Rinnoviamo e riattualizziamo il sacramento. Abbiamo visto come l’incontro sessuale tra gli sposi nel sacramento diventi parte integrante del sacramento stesso, sia una vera liturgia sacra e un gesto che provoca un’effusione di Spirito Santo. Continua ad esserlo anche negli altri rapporti successivi al primo. Ogni rapporto sessuale ecologico tra gli sposi è sorgente di nuovi doni di Dio, o meglio, rinnova e perfeziona quelli già dati. E’ attraverso i  corpi che gli sposi vivono  pienamente il loro essere sacramento. Lo ripeto perché è un concetto fondamentale: se questo gesto è vissuto nella pienezza umana e nella verità ecologica si avranno benefici grandissimi. Cercherò adesso si spiegarmi meglio. In realtà lo Spirito Santo è già in noi in quanto sacramento perenne, ma in ogni rapporto sessuale c’è un’azione che intensifica e perfezione il nostro amore umano e la presenza dello Spirito in noi che allarga il suo influsso sulla nostra umanità. Gli effetti di questa intensificazione della presenza dello Spirito Santo nel cuore degli sposi sono molteplici. Ne cito alcuni. Una più profonda unione degli sposi nel corpo, nel cuore, nei caratteri, nell’intelligenza, nella volontà. Un perfezionamento delle loro virtù. Un aumento dell’esperienza che si fa anche di Dio. Una maggior luce e una maggior chiarezza chiarezza per comprendere e vivere le finalità del  sacramento. Un aumento della castità coniugale, di cui parleremo più avanti. Ha conseguenze benefiche anche lo stesso rapporto sessuale vissuto sempre più come dono, si miglioreranno i preliminari, la sensibilità dell’uno verso l’altra, il piacere complessivo scaturente dalla profonda unione dei  corpi e dei  cuori. Su questo una piccola parentesi personale. Sono ormai 15 anni che ho rapporti frequenti con la mia sposa. Solo ora, dopo tutto questo tempo, sto cominciando davvero a comprendere la grandezza di questo gesto. Mi capita spesso di finire con gli occhi umidi per la gratitudine e per la meraviglia sperimentata nella profonda comunione appena vissuta. Cosa che non mi accadeva all’inizio. E’ un cammino da perfezionare e migliorare sempre. Si instaura un circolo virtuoso. Più l’amplesso è vissuto autenticamente bene e più il cuore si apre. Più il cuore si apre e più sarà capace di accogliere lo Spirito Santo in noi. E’ importante che il nostro amore cresca e che sia vissuto in un contesto di corte continua. L’ho già accennata e la riprenderemo. Corte continua significa collocare l’intimità sessuale in uno stile di vita fondato sull’amore reciproco. Continui gesti di tenerezza, di servizio, e di cura l’uno per l’altra durante tutto l’arco della giornata. Basta poco, una carezza, una parola dolce, uno sguardo, una telefonata e cose così. In passato non lo praticavo con costanza e la mia sposa ne soffriva Si capiva benissimo quando c’era in programma di riattualizzare il sacramento, bastava osservare il mio comportamento. Diventavo servizievole e tenero. Questo la faceva sentire usata, i miei non erano gesti sinceri, ma finalizzati ad ottenere qualcosa. Ho dovuto impegnarmi ed educarmi per migliorare questa mia insensibilità.

Togliamoci quell’idea del mondo che ci fa credere che l’intimità sessuale sia bella all’inizio del rapporto e poi diventa qualcosa di sterile e abitudinario. Non è così. La bellezza dell’intimità è data dalla nostra unione e più saremo uniti e più sarà bella. La novità non è data dal gesto, ma dall’amore che lo caratterizza e che gli dona significato e potenza. E’ tutta un’altra cosa avere la consapevolezza di non star semplicemente facendo l’amore, ma che stiamo riattualizzando un sacramento. E’ qualcosa di grande. Grazie Dio per averci donato tutto questo, dacci la forza di perfezionarlo sempre più.

Antonio e Luisa

Prima puntata La legge morale naturale 

Seconda puntata Chi sono? Perchè vivo?

Terza puntata Io personale, spirito e corpo.

Quarta puntata Anima e corpo: un equilibrio importante

Quinta puntata Matrimonio naturale e matrimonio sociale

Sesta puntata Le esigenze del cuore si realizzano nel matrimonio naturale

Settima puntata Un dono totale!

Ottava puntata L’intimità degli sposi nell’ecologia umana

Nona puntata La liturgia dell’intimità alla luce del Cantico dei Cantici

Decima puntata Preliminari: tempo per entrare in comunione

Undicesima puntata. Un piacere che diventa, forza, vita e amore

Dodicesima Puntata Sposi ministri di un sacramento

Tredicesima puntata Il vincolo coniugale

Quattordicesima puntata Una cascata di Grazia

 

Una cascata di Grazia! (14 puntata corso famiglie Gaver 2017)

Abbiamo visto il legame coniugale. Ma la generosità di Dio non si esaurisce con quel dono. Dio non è parco, quando ama lo fa senza risparmiarsi. Il secondo dono di nozze che Dio regala ad ogni coppia di sposi è la Grazia Santificante. Cosa è? E’ un amore creato del tutto simile a quello di Dio che lo Spirito Santo effonde nel cuore degli sposi in proporzione all’apertura del loro cuore ad accoglierlo. E’ un dono che agisce sulla Grazia santificante battesimale già presente negli sposi rendendoli partecipi della sponsalità divina. Questa è la nozione accademica, ma ora vediamo concretamente cosa significa. Gli sposi diventano capaci di amarsi con lo stesso amore di Dio e di riprodurre (in modo molto limitato e imperfetto) il mistero dell’amore trinitario. Questo dono perfeziona l’amore e l’unità indissolubile dei due. L’amore umano naturale si perfeziona e si eleva, in virtù della Grazia, a divino e soprannaturale. E’ un amore anche percepibile. Raccontava padre Bardelli a noi fidanzati: “Pensate pure a vestiti, festa, addobbi e tutto ciò che riguarda la cerimonia, gli invitati e la festa, ma ciò non deve distogliervi dal prepararvi bene ad accogliere il dono dello Spirito Santo nel vostro cuore”. Se gli sposi avranno vissuto bene il fidanzamento, arriveranno pronti a quel giorno con il cuore spalancato a Dio, sperimenteranno durante il loro primo rapporto una gioia e una pace meravigliose. Se il loro amore naturale era 100 (per farmi capire) lo Spirito Santo lo porterà a 1000. Quello sarà dono di nozze di Dio per loro, per ognuno di noi. Conoscere questa verità prima del matrimonio è una Grazia. Personalmente ho ancora il rimpianto di averlo saputo solo alcuni mesi dopo il matrimonio. Sapendolo prima mi sarei concentrato molto di più sulla mia preparazione del cuore, e meno su palloncini, fiori, antipasti e queste cose futili, di contorno.

Il terzo dono di nozze è la Grazia sacramentale.  A volte capita nel matrimonio che la vita colpisce duro, che si faccia fatica a sopportare la sofferenza, la divisione, la solitudine, l’incomprensione che presto o tardi entreranno nella nostra esistenza. Ricordiamoci di questo dono di Dio. E’ qualcosa su cui possiamo sempre contare. Cosa è? E’ una cambiale in bianco che Dio ci ha firmato. Dal giorno delle nozze siamo creditori verso Dio. Dio sa che il matrimonio è esigente e che noi poveri uomini non saremmo capaci di realizzarlo in pienezza, per questo ci viene incontro e non ci fa mancare mai il suo sostegno. La Grazia sacramentale è questo. è il diritto ad avere da parte di Dio tutti gli aiuti necessari per preservare e perfezionare in ogni circostanza della vita il sacramento del matrimonio. Tale diritto ha due condizioni. Dobbiamo impegnarci e volere con tutto il cuore, l’anima e la volontà la riuscita del nostro matrimonio e dobbiamo chiedere l’aiuto di Dio. Spesso molti, anche se sposati sacramentalmente, non chiedono nulla, fanno come se la relazione dipendesse solo da loro, e quando arrivano poi le botte dure,  quelle che stendono, non sono capaci di superarle, perché non sono abituati a contare sul sostegno di Dio, ma solo sulle loro forze.

Il quarto e ultimo dono è l’azione consacratoria dello Spirito Santo. Lo Spirito Santo esercita un’azione trasformante, sia nelle realtà naturali degli sposi sia in quelle soprannaturali, imprimendo in esse nuove finalità, legate al fatto di non essere più soltanto due individui, ma anche un noi unito dall’amore.  Praticamente, siamo consacrati, resi di Dio, appartenenti a Dio come coppia. perchè attraverso il nostro amore sponsale possiamo essere profeti dell’amore divino e re e sacerdoti nella nostra famiglia, piccola chiesa.

Sintetizzando i doni di Dio possiamo scrivere:

  • Grazia santificante per amarci come Dio ci ama
  • Grazia sacramentale per avere tutti gli aiuti di Dio di cui abbiamo bisogno
  • Vincolo coniugale per amare Dio insieme
  • Azione consacratoria per essere profeti dell’amore di Dio

Antonio e Luisa.

Prima puntata La legge morale naturale 

Seconda puntata Chi sono? Perchè vivo?

Terza puntata Io personale, spirito e corpo.

Quarta puntata Anima e corpo: un equilibrio importante

Quinta puntata Matrimonio naturale e matrimonio sociale

Sesta puntata Le esigenze del cuore si realizzano nel matrimonio naturale

Settima puntata Un dono totale!

Ottava puntata L’intimità degli sposi nell’ecologia umana

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Undicesima puntata. Un piacere che diventa, forza, vita e amore

Dodicesima Puntata Sposi ministri di un sacramento

Tredicesima puntata Il vincolo coniugale

 

 

Il vincolo coniugale: uniti verso il paradiso. (13 puntata corso famiglie Gaver 2017)

Dopo aver spiegato chi siamo e cosa diventiamo con il sacramento del matrimonio, ora cerchiamo di dire qualcosa sui doni con cui Dio ci colma per renderci capaci di un compito tanto grande.

Il primo dono è il legame coniugale cristiano. Il fuoco dello Spirito Santo stabilisce un un vincolo d’amore indissolubile tra gli sposi. Realizza quanto da loro espresso con il consenso e con il loro primo amplesso ecologico (ormai dovrebbe essere chiaro il significato). Non sono più due ma una carne e un cuore solo. Questa unità d’amore rende gli sposi sacramento vivente e perenne. Nel loro amore abita Gesù vivo e reale. D’ora in poi gli sposi ameranno Dio non più individualmente, ma insieme. Saranno mediatori l’uno della santità dell’altro. Come spiegare questo concetto? Non è facile perché seppur unite restano due persone con la propria individualità. Prendo le parole di don Emilio Lonzi, che per farci capire disse una frase che mi fece trasecolare: “O andate in paradiso insieme o nessuno dei due andrà”. Come, se io mi comporto bene, se faccio tutto il possibile per una vita buona e la mia sposa invece si comporta male, devo subirne anche io le conseguenze? Che giustizia è? La prospettiva è da ribaltare. Il concetto è che la mia priorità deve diventare la santità della mia sposa. Devo far di tutto per aiutarla a santificarsi.  Questo non toglie le buone azioni, il bene e i sacrifici che ogni persona offre nella sua vita, ma, per la bontà di Cristo e per la grandezza redentiva del sacramento, esse hanno un influsso positivo anche sul coniuge. Come non pensare a tutte quelle persone abbandonate, le quali offrono la loro sofferenza e solitudine a Dio anche per la salvezza di chi le ha fatto del male. Mi viene in mente Anna, una giovane donna siciliana. Lei ha scelto la fedeltà con il marito che, invece, vive con un’altra donna. Anna mi scrisse in un messaggio: “E’ difficile una vita senza mio marito, non posso pensare ad una eternità senza di lui” Questo è il senso più profondo del legame coniugale cristiano.

La nostra unità sacramentale, fusa dal fuoco consacratorio dello Spirito, diventa immagine e profezia dell’amore di Dio in sé e di Gesù per la  sua Chiesa. Gesù sposo della Chiesa, sua sposa. Il matrimonio rimanda alla nuova ed eterna alleanza come questa rimanda ad un patto coniugale. L’amore fedele di Cristo per la sua Chiesa diviene nostro esempio e noi dovremmo saper mostrare qualcosa di quell’amore al mondo, anche se soltanto in una pallida immagine.

Antonio e Luisa

Prima puntata La legge morale naturale 

Seconda puntata Chi sono? Perchè vivo?

Terza puntata Io personale, spirito e corpo.

Quarta puntata Anima e corpo: un equilibrio importante

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Sesta puntata Le esigenze del cuore si realizzano nel matrimonio naturale

Settima puntata Un dono totale!

Ottava puntata L’intimità degli sposi nell’ecologia umana

Nona puntata La liturgia dell’intimità alla luce del Cantico dei Cantici

Decima puntata Preliminari: tempo per entrare in comunione

Undicesima puntata. Un piacere che diventa, forza, vita e amore

Dodicesima Puntata Sposi ministri di un sacramento

C’è più gioia nel dare o nel ricevere? La palestra è nel matrimonio.

Non a caso questa domanda è a trabocchetto perché, la prima risposta che daremmo, forse, è che la nostra gioia si esprime nel dare.

Si, è vero, molti di noi sono generosissimi e donano largamente ma, sotto sotto, in fondo in fondo, non perfettamente animati da una totale gratuità.

Paradossalmente però, la difficoltà maggiore, la prova non tanto chi dona (seppur desideroso di essere ringraziato sempre e comunque) ma chi riceve, nel senso che è difficile ricevere gratuitamente senza sentirsi in debito.

Insomma, l’essere umano come la fa la sbaglia.

Eh si perché, a causa del famigerato peccato originale, che ha reso ognuno  suscettibile di tanti sentimenti, per  noi uomini e noi donne, qualunque gesto compiamo, ricade sotto la legge della carne che, se non totalmente abbinata a quella dello Spirito, ci farà sentire sempre debitori o creditori.

C’è un luogo privilegiato dove tutto questo è risolvibile o meglio, dove esiste un’opportunità perché il dare e il ricevere acquisisca il sapore della gratuità.

Questo luogo è il sacramento del matrimonio.

Quale miglior palestra se non quella di due coniugi che, per scelta si uniscono per diventare Uno e dove non esisterà più il tutto mio, il tutto tuo, il nascondimento, la pretesa di essere, la pretesa del fare, la forma piuttosto della sostanza e tanto altro?

Esatto, perché, nel matrimonio, gratuitamente do  e gratuitamente ricevo.

Non ho bisogno di facciata quando dono qualcosa di mio al coniuge perché da lui non mi aspetto altro che renderlo felice. Ovviamente il suo grazie mi riempirà ancor di più ma l’intento primordiale sarà solo ed esclusivamente quello di  dare felicità e gioia all’altro senza pretendere nulla in cambio.

Ahimè se così non fosse!!

Vorrebbe dire che un bip bip rosso si sta accendendo per allarmare la mia non corretta relazione sponsale.

Semmai dovessi agire aspettando che l’altro faccia o dica in base a ciò che ho fatto e detto io qualcosa non funzionerà come dovrebbe e, in men che non si dica, arriverà la crisi.

A cosa serve allora mettere al centro Cristo il giorno in cui, innamorati e cotti, ci siamo detti il nostro si?

Serve a ricordare la logica del dono, del dare e del ricevere.

Il matrimonio, in quanto sacramento, non dimenticherà mai la presenza costante e quotidiana di colui, Gesù Cristo, il quale unico è stato capace di donarsi, dando la vita, non tanto per i suoi amici ma soprattutto e addirittura per i suoi nemici. Che grande aiuto è per noi questo!

Lui ha donato e basta perché fossimo salvi….ti pare poco?

Ecco dove poter attingere ed allenarsi per imparare la gioia nel dare:

 

IL SIGNORE AMA CHI DONA CON GIOIA (2 Cor 9,7)

 

Fratello e sorella che doni con gioia non sai quanto riceverai in cambio senza desiderare il contraccambio. L’altro, che avrà saggiato la bellezza di ogni tuo gesto d’amore si sentirà in dovere di ripagarti con altrettanta gioia e tu, sorella mia, non dirai mai più «lui non fa questo, lui non fa quello» perché lo avrai così riempito dei doni da te elargiti che non accamperà più obiezioni a renderti felice. E lo troverai a fare ciò di cui potrai sorprenderti.

Sai però  perché ti viene da obiettare? Perché, forse,  tu per prima, non doni con gioia!

Coraggio, fai questa prova, anche laddove sei ferito, tradito, deluso, abbattuto…

Dona con gioia, indipendentemente da cosa troverai, perché un giorno, il Cristo che hai chiamato al centro della tua esistenza, l’ha fatto Lui  per primo e ha dovuto persino dire:

“Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”. Poi dividendo le sue vesti, le tirarono a sorte. Il popolo stava a vedere; i capi invece lo deridevano dicendo: “Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto”. (Lc 23, 34-35)

 Questo lo ha detto mentre donava tutto se stesso, ma tu ed io abbiamo Lui per fare esattamente la stessa cosa.

Cristina Epicoco Righi.