La dottrina non è una barriera ma apre a nuovi orizzonti

78. «Lo sguardo di Cristo, la cui luce rischiara ogni uomo (cfr Gv 1,9; Gaudium et spes, 22) ispira la cura pastorale della Chiesa verso i fedeli che semplicemente convivono o che hanno contratto matrimonio soltanto civile o sono divorziati risposati. Nella prospettiva della pedagogia divina, la Chiesa si volge con amore a coloro che partecipano alla sua vita in modo imperfetto: invoca con essi la grazia della conversione, li incoraggia a compiere il bene, a prendersi cura con amore l’uno dell’altro e a mettersi al servizio della comunità nella quale vivono e lavorano. […] Quando l’unione raggiunge una notevole stabilità attraverso un vincolo pubblico – ed è connotata da affetto profondo, da responsabilità nei confronti della prole, da capacità di superare le prove – può essere vista come un’occasione da accompagnare verso il sacramento del matrimonio, laddove questo sia possibile».

 

Nel punto 78 dell’Amoris Laetitia troviamo un primo accenno alle situazioni imperfette. Il linguaggio della Chiesa è mutato per rendersi più adatto e comprensibile alla società in cui deve operare, ma il significato è lo stesso di sempre. Imperfetto indica qualcosa di perfettibile, qualcosa che non è condannato, ma può tendere al bene. Questa è la misericordia di Papa Francesco. Francesco non vuole, come tanti suoi detrattori dicono, modificare le verità di fede, ma vuole che queste verità non siano ostacoli, non diventino barriere per le persone, ma  al contrario che diventino orizzonte, che aprano nuove prospettive. Non che prima non si volesse questo, ma ora, in questo “ospedale da campo” che è la Chiesa, c’è necessità di ricordarlo con forza. Continua il Santo Padre specificando che non esiste una via giusta e una sbagliata, il bianco e il nero, il Papa vede oltre, vede le persone, le loro storie, la loro voglia di cercare l’amore e la pienezza e cerca di farci fare un passo in più. Scrive che le situazioni imperfette  non sono tutte sbagliate allo stesso modo. Riconosce che anche nelle convivenze, nei matrimoni civili e nelle relazioni tra persone divorziate e risposate (quando nella relazione d’amore tra due persone si riscontra stabilità, affetto profondo, responsabilità nella crescita dei figli e capacità di superare le prove della vita) ci sono dei germi importanti di bene da far maturare e portare a compimento con i tempi che ogni coppia può avere, l’importante è aiutare a camminare, a non stare fermi.

Ma non si ferma qui il Santo Padre, come spesso i giornali ci fanno credere, questi germi di bene devono spronare la Chiesa ad accompagnare queste persone, a far leva su quel bene che si riscontra in loro,  a desiderare il matrimonio, facendo loro capire che è il sacramento del matrimonio che può permettere loro  di sperimentare una gioia piena e un amore divino, irraggiungibili con una relazione non sacramentale ma semplicemente umana come la convivenza o il matrimonio civile, seppur relazioni che possono apparire  belle e appaganti.

Il Papa ha voluto saggiamente ricordare che due persone che vivono una convivenza fedele e bella non sono peccatori da condannare, ma uomini e donne che devono essere condotti dalla madre Chiesa a capire e discernere che nel matrimonio possono essere ancora più ricchi e felici.

Per quanto riguarda i divorziati risposati invece la situazione è molto più complessa e verrà trattata meglio più avanti dal Santo Padre e merita quindi un approfondimento a parte.

Antonio e Luisa

 

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