Una coppia Orante è una coppia Amante

Come posso servire il mio fratello con amore, se io stesso ne sono sprovvisto? Come posso sopportare i difetti dei miei fratelli, se nessuno sopporta i miei? Come posso accogliere, se prima non mi sento accolto? Come posso Amare allora se prima non sono Amato?

E’ una bugia quella di credere che posso servire senza prima essere servito. L’Uomo non potrà mai fare il passo del sacrificarsi se prima qualcuno non si è sacrificato per lui.

Ecco per quale motivo Gesù non ha scelto di salvarci con qualche mirabolante effetto speciale, ma ha scelto la via della passione e della morte in Croce. Perché la povertà dell’Uomo l’esigeva, il suo bisogno di amore, di sentirsi amato sopra ogni cosa, di sentirsi servito, accolto, perdonato. Aveva bisogno di un Dio che spendesse tutto se stesso, la vita, i desideri, i suoi sogni, il suo sangue fino all’ultima stilla per amore dei suoi figli.

Non possiamo passare alla concretezza della carità se prima non passiamo attraverso l’elevazione della preghiera. Se prima non mi elevo, non ti elevi a quel Cristo morto per me e per te, non per tanti, ma per me e per te singolarmente, allora non possiamo servire, non possiamo amare, non possiamo accogliere, non possiamo perdonare.

E’ un illusione, un mero atto di orgoglio pensare di farlo, è la superbia di chi crede di riuscirci con le proprie forze, di chi si crede più buono degli altri, di chi pensa che tanto amare chi mi ama è facile, finché non viene messo nella condizione di amare il proprio nemico.

Nella coppia, l’atto di amore orizzontale, senza il passaggio verticale che ci eleva verso Dio, prima o poi porta alla “guerra fredda” (come l’ha definita Papa Francesco). E’ un illusione pensare di amare l’altro con tutti i difetti, mancanze, fragilità senza avere nulla in cambio. Riuscirò ad amare l’altro solamente quando comprenderò pienamente quanto Dio ama me.

Io amerò, quanto più mi sentirò amato da Dio; io mi sacrificherò, quanto più comprenderò il sacrificio di Dio per me; io perdonerò, quanto più capirò che Dio ha perdonato tutti i miei tradimenti, le mie debolezze, le mie miserie.

Ma questa comprensione non è immediata, passa dalla preghiera, dalla contemplazione giornaliera. Allora più pregherete con tutto voi stessi, più chiederete a Dio di farvi comprendere quanto ci ha amato, più amerete i vostri fratelli, più amerete la vostra dolce metà.

Ora dirò qualcosa che potrà scandalizzare i più, ma a volte qualche frase che ci scandalizza riesce meglio a farci capire l’importanza di quello che si vuole dire: “Dobbiamo passare più tempo a pregare che ad amare”. Non è la quantità delle nostre opere di carità, ma la qualità, che fa la differenza. Ho capito più dell’Amore di Cristo da uno sguardo che luccicava del suo Amore, che da anni di catechesi e di opere di carità. Dietro quello sguardo si nascondevano ore e ore passate nella preghiera. Che la nostra preghiera non sia fredda, ma che parta da un dialogo sincero con Dio, le parole non servono se in esse non ci metto il mio Cuore.

Quando il Cardinale Angelo Comastri (allora giovane prete) incontrò Madre Teresa di Calcutta, lei gli chiese: “Quante ore preghi al giorno?” lui un po’ imbarazzato rispose: “Messa giornaliera, breviario, rosario quotidiano” lei gli rispose: “Non basta figlio mio! Nell’Amore non si può vivere al minimo indispensabile. L’Amore esige il massimo!” lui quasi per giustificarsi ribadì: “Madre, da lei mi aspettavo che mi chiedesse: quanta carità fai?” e lei con volto serio e tono deciso: “E tu credi che potrei fare la carità, se non chiedessi ogni giorno a Gesù di riempire il mio cuore del suo amore? Credi che potrei andare per le strade a cercare i poveri se Gesù non comunicasse il fuoco del suo amore alla mia anima?” e soggiunse: “Leggi bene il Vangelo: Gesù per la preghiera sacrificava anche la carità. E sai perché? Per insegnarci che, senza Dio, siamo troppo poveri per aiutare i poveri”.

Scrive il Cardinal Sarah: “Ogni attività deve essere preceduta da un’intensa vita di preghiera, di contemplazione, di ricerca e di ascolto della volontà di Dio” e Giovanni Paolo II ebbe a dire nella sua lettera apostolica Novo Millennio Ineunte: “Il nostro è tempo di continuo movimento che giunge spesso fino all’agitazione, con facile rischio del fare per fare. Dobbiamo resistere a questa tentazione, cercando di essere prima che di fare”.

“Essere prima, che di fare” questa frase dobbiamo scolpirla nella nostra mente. Solo la preghiera e l’elevazione a Dio ci fa essere quello che siamo, altrimenti rimarremo sempre “troppo poveri, per servire i poveri”.

Se siete in coppia leggete la parola di Dio, e dopo averla letta condividete, alla luce dello Spirito Santo, ciò che essa via ha suscitato, è così che si cresce nell’amore vicendevole, che parte prima da un rapporto intimo con Dio. E’ così che diventerete una sola carne, quando non solo i corpi, ma anche lo Spirito inizierà a pregare a una sola voce. Una Chiesa orante è una Chiesa amante. La coppia è il primo embrione di questa Chiesa; Dio ha scelto una coppia per nascere nel mondo, non dimentichiamolo mai.

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