L’amore non è una cosa che abbiamo inventato noi.

Da febbricitante credo si scriva con più scorrevolezza… e poi il calore del pc mi scalda. Quindi tra una coperta ed un tè caldo scrivo. La frase del titolo si è impressa nella mia mente da quando ho piacevolmente scoperto che la fisica è tutt’altro che una disciplina fredda e sterile grazie al film “Interstellar” (avevo questo presentimento quella volta che superai la sufficienza in fisica al liceo, ma questa è un’altra storia).
Ho sempre intuito che di certezze non ne abbiamo poi così tante, ma durante la visione di questo film mi è sembrato che la terra su cui cammino tutti i giorni cominciasse velocemente a sgretolarsi. Impossibile non domandarsi da dove veniamo, dove andiamo e che ci stiamo a fare qui. Ma soprattutto quanto è bello lo spazio? Beh, quest’ultima domanda in realtà non c’entra nulla con le grandi questioni esistenziali, ma guardare quelle immagini mi ha ricordato l’esperienza dello snorkeling: stai lì nell’acqua e ti avvolge solo il silenzio, non riesci nemmeno a sentire i tuoi pensieri. Buttati in mezzo ad una realtà a noi sconosciuta immediatamente si fa strada dentro di noi un sentimento chiaro, nitido, definito e bellissimo: “quanto siamo piccoli”. Insomma, nelle nostre vite quando sosteniamo un discorso in cui crediamo dando grande prova di eloquenza non ci sentiamo poi così piccoli. Ci viene da pensare che tutto scorre liscio. Mio fratello, durante una delle tante nostre fitte chiacchierate socio-psico-religio-esistenziali, mi ha detto che ci sembra che tutto scorra tranquillo perchè secondo le nostre personali categorie tutto va secondo i nostri piani. Le regole che ci siamo creati mentalmente filano dritte perchè si applicano alla realtà minuscola che ci siamo ritagliati in un vasto spazio di domande e dubbi. Ci sono momenti in cui guardiamo la nostra realtà e diciamo “tutto scorre”. Poi spesso la vita cambia le regole, oppure ci confrontiamo con qualcuno che ne ha di diverse (è necessario, è fondamentale trovarsi qualcuno con regole diverse, sennò viviamo una realtà ancora più limitata a noi stessi) ed entriamo in paranoia. Dove sono finite le nostre categorie? Loro ci sono, ma devono adattarsi, devono in un certo senso riprogrammarsi. Il nostro cervello è disposto quindi a collaborare con il cambiamento, ma, in noi, nella nostra parte più profonda (si può chiamare in tanti modi… a me piace chiamarla “anima”), deve scattare qualcosa. Non è facile decidere quando debba scattare questo qualcosa, ma ci sono delle occasioni privilegiate: quando, cioè, ammettiamo di essere piccoli, finiti. Quando lasciamo dei pezzi della nostra intelligenza, quando ci affidiamo. Che sia nel bel mezzo dell’oceano o dello spazio, ci serve un ambiente estraneo, ci serve un compagno di vita che ci fa vedere che non abbiamo sempre ragione, ci serve un Qualcuno che è Altro da noi. Ci serve ribaltare le nostre categorie. Tutto questo non per spiegare… ma per vivere. Quando sembra tutto svanire, quando l’acqua non ci fa vedere molto chiaramente chi abbiamo di fronte o lo spazio è troppo vasto per poterlo avvolgere tutto con lo sguardo, si prova una strana sensazione di chiarezza. Quasi non ci fa più spavento nulla. Tutto è un po’ ovattato, un po’ indefinito, ma non abbiamo più paura. Spesso l’unica cosa che ci fa veramente paura è il dover controllare sempre tutto, non dovere mai abbassare la guardia. Per questo quando ci abbandoniamo allo scorrere del tempo e della vita proviamo un senso di eccitazione. Superiamo quel limite che ci spaventa. Ma stiamo pur sempre parlando di sensazioni che per definizione sono di passaggio, non sono permanenti. Allora è tutto una sensazione? Il tempo, il peso, la nostra altezza, la nostra intelligenza, l’età? Questa è la domanda che la fisica mi ha posto (non sono una grande studiosa di fisica… forse sarebbe più corretto dire le quattro nozioni che ho imparato da questo film, ma suonava meglio, siate misericordiosi, ho anche la febbre…). Abbiamo incasellato ogni cosa in belle categorie inventate da noi? Forse abbiamo reinventato la realtà. Insomma, nemmeno l’orario è una cosa fissa. Come lasci il tuo Paese, ma che dico, la tua città, già le categorie che per una vita hai pensato fossero le uniche vere e giuste cominciano a traballare. E poi c’è l’amore. L’amore? Oh l’Amore non è una sensazione. E nemmeno un’invenzione. Non fa parte di un processo evolutivo e sfugge con facilità alla nostra logica di incasellare tutto. Credo che utilizzi i mezzi meno logici per manifestarsi e che si sveli nel silenzio e nel nondetto. L’amore non ce lo siamo inventati noi, l’amore prescinde dalle nostre categorie. L’amore non è una sensazione e nemmeno un’invenzione, l’amore di chi si sceglie, di chi combatte e lotta, di chi non deve mettersi in mostra per dimostrare, l’amore di chi fa degli errori, l’amore di chi chiede perdono, l’amore di chi vive un dramma, l’amore di chi affronta un dolore, l’amore di chi c’è sempre e l’amore che supera la morte; questo non deve farci paura.

Federica Di Vito

dal suo blog Il peso specifico delle parole

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...