Grazie

“Un cristiano che non ringrazia è uno che ha dimenticato la lingua di Dio” (Papa Francesco)
Ci fermiamo in cucina, nel luogo dove pranziamo. Qualcuno ha cucinato, qualche altro porge il cibo, nasce il grazie per quanto si riceve. Possiamo mangiare prendendo del cibo o ricevendolo. Non sempre è facile dire grazie. Si entra spesso nella mentalità del tutto dovuto. L’altro diventa principalmente colui che deve darci qualcosa, qualcuno da cui prendere.

Dice il Papa: “È importante tenere viva la coscienza che l’altra persona è un dono di Dio, e ai doni di Dio si dice grazie!”. Occorre dunque accorgersi della preziosità dell’altro quando c’è e non solo quando manca.

Un giorno Gesù guarisce dieci lebbrosi, questi si erano scoperti guariti mentre andavano per strada, ma solo uno tornò per ringraziare e Gesù apprezza molto questo gesto notando che su dieci persone guarite solo una ha sentito necessario tornare a ringraziare.

Questo episodio ci parla dell’importanza del “tornare indietro” per ringraziare, tornare sui propri passi per cercare la fonte, riconoscere il donatore da cui proviene ciò che si è ricevuto. Si tratta di un’attenzione alla persona che supera quella che si concentra sul proprio bisogno e su ciò che si è ottenuto e cerca l’altro per ciò che è e non per ciò che “deve” dare.

Esiste anche un modo difettoso di essere grati che è quello in cui siamo legati ad un altro e costretti da lui in quanto suoi debitori. La gratitudine è riconoscenza non vincolo, va insieme alla gratuità. Per questo Gesù dice ai discepoli che invia nel mondo: “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”. La vera gratitudine è gratuita così come deve esserlo riceverla.

Tutta la vita di Gesù è un rendimento di grazie, egli vive in questa gratitudine per aver ricevuto tutto se stesso dal Padre, per come lo guida, per come gli viene in soccorso, per come lo consola, ma anche nei confronti degli uomini. Un giorno si rivolge ai discepoli dicendo loro: “Voi, che siete stati sempre con me … “Si nota in questa frase la sua gratitudine per ciò. La sua vita termina con un rendimento di grazie che è l’Eucarestia e con una remissione del suo Spirito nelle mani del Padre.

Dire Grazie è come anche promettere di riconsegnare al donatore o ad altri ciò che si è ricevuto arricchito di un di più che viene dal come si è utilizzato quel bene. Ognuno di noi è la gratitudine vivente per quanto ha ricevuto dagli altri. La frase “Mi sono fatto da me” non è mai del tutto vera perché dobbiamo sempre qualcosa a qualcuno. La gratitudine è la risposta ad un altro che ci rende persone, che ci fa crescere.

La gratitudine è l’anima della coppia, perché attraverso essa si riconosce ogni giorno il valore e il dono che è l’altro. Adamo di fronte alla donna ricevuta come aiuto da Dio esclama : “Questa è veramente carne della mia carne, ossa delle mie ossa”. In ciò esprime la sua gioiosa gratitudine perché riconosce in lei ciò che la rende simile a lui e può riempire la sua solitudine. Dire grazie è colmare ogni volta questo vuoto perché si accoglie l’altro dentro di sé e si riconosce ciò che fa per noi. Inizia un dialogo fondato su questo reciproco riconoscimento. Questo dialogo porta alla comunione di vita.

Durante la giornata spesso non ci accorgiamo a sufficienza di quanti segni d’amore riceviamo, quanti pensieri per noi, quanta comprensione, di quanta pazienza riceviamo dall’altro che è accanto a noi.
Provate a chiedervi in quali occasioni dite grazie durante la giornata. In particolare quando ringraziate a casa vostra?
In coppia: provate a scrivere o semplicemente pensare un elenco di cose per cui ringraziate l’altro e poi leggeteli insieme. Ognuno potrà esprimere come si è sentito ascoltando i motivi di gratitudine dell’altro. Non soffermatevi su ciò che avreste voluto ascoltare, ma accogliete tutto come un dono.

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