Come i Barbapapà

Oggi ci lasceremo meravigliare dalla prima Lettura di Domenica scorsa e cioè Is 35, 1-6. 8. 10. E’ una lettura che ci è piaciuta un sacco perché porta con sè una carica di speranza potente, e pare che Isaia non sappia più quali immagini prendere in prestito dalla natura per descrivere tanta bellezza divina. La riportiamo:

<< Si rallegrino il deserto e la terra arida, esulti e fiorisca la steppa. Come fiore di narciso fiorisca; sì, canti con gioia e con giubilo. Le è data la gloria del Libano, lo splendore del Carmelo e di Saron. Essi vedranno la gloria del Signore, la magnificenza del nostro Dio. Irrobustite le mani fiacche, rendete salde le ginocchia vacillanti. Dite agli smarriti di cuore:
«Coraggio, non temete! Ecco il vostro Dio, giunge la vendetta, la ricompensa divina. Egli viene a salvarvi». Allora si apriranno gli occhi dei ciechi e si schiuderanno gli orecchi dei sordi. Allora lo zoppo salterà come un cervo, griderà di gioia la lingua del muto. Ci sarà un sentiero e una strada e la chiameranno via santa. Su di essa ritorneranno i riscattati dal Signore e verranno in Sion con giubilo; felicità perenne splenderà sul loro capo; gioia e felicità li seguiranno e fuggiranno tristezza e pianto. >>

Ovviamente sta parlando del Paradiso, ma forse anche di una vita nuova data dalla conversione di ogni giorno. E’ interessante notare come il deserto, la terra arida e la steppa, non cambino nome ma subiscano una trasformazione: diventano cioè un deserto rallegrato e la steppa fiorita; così come le mani fiacche saranno sempre mani ma irrobustite, e le ginocchia resteranno ginocchia ma salde. E’ come la trasformazione che adottano i Barbapapà: restano sempre se stessi, con le loro caratteristiche, colore, indole, ma…..cambiano forma e si allungano e si restringono, si appiattiscono e si gonfiano, ecc….

Cosa sta dicendo Isaia alla nostra coppia ? Ci sta esortando a sperare che un giorno vedremo la gloria del Signore (anche in questa vita , se crediamo ), ma saremo sempre noi, saremo sempre un deserto ma rallegrato, una steppa ma fiorita. A volte noi pretendiamo di vedere la gloria di Dio nella nostra coppia, nel nostro coniuge sperando che di lui/lei non resti più traccia. E invece no, faremo sempre i conti con la nostra umanità, ma una umanità rinnovata. Non dobbiamo pensare che il nostro coniuge si smaterializzi in un attimo e compaia un altro, sarà sempre lui/lei ma con una umanità rifiorita. Quando ci si guarda indietro dopo un po’ di anni di matrimonio ben vissuto, ci si accorge che ci si è adattati l’uno all’altro come i Barbapapà, e non ci si concepisce più da soli ma solo in funzione del legame con lei/lui. E il nostro amore vissuto nel nostro matrimonio non è riproducibile con nessun altro perché le cicatrici che ha il nostro amore/legame/relazione le conosciamo solo noi.

Isaia, poi, dice che giunge la vendetta. Ma quale sarà la vendetta di Dio ? Tranquilli non è quella dei supereroi con armi fotoniche e razzi supersonici a spazzar via i cattivi dalla faccia della Terra…..no la vendetta di Dio è dare il premio ai giusti, la ricompensa divina ai suoi figli e dare il castigo eterno ai cattivi.

Per questa settimana allora impegnamoci a dire al nostro amato/a che un giorno fuggiranno tristezza e pianto, che un giorno le nostre fatiche che sopportiamo ogni giorno saranno ricompensate, ma in eterno addirittura. Sì, perchè il Signore non bada a spese, Lui è uno sprecone in amore, non ha misura, la sua misura è non misurare, ti dona sempre in abbondanza.

Coraggio, e viva gli sposi Barbapapà

Giorgio e Valentina.

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