Chiedono tutto per conoscere l’essenziale

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Sono giorni, ormai un paio di mesi, che ho la possibilità di osservare da vicino (oltre al mio lavoro) la curiosità viva e piena di un bambino. Mio cugino per l’appunto, con i suoi sei anni e con tutta la tenerezza di essere dentro un mondo di grandi che, in ogni modo, vuole conoscere e imitare. Lui, come tanti altri bambini e bambine che incontro, hanno desideri grandi e passioni che confidano a mamma e papà, ai nonni, agli amici, a scuola. Vedo, nonostante la fatica di sostenere il ritmo dell’energia infantile, le più belle premesse per continuare a sperare in grandi promesse. Che potremmo dire così – non preoccupiamoci, il seme è buono e i frutti hanno il loro tempo –

In famiglia, nelle famiglie, è complicato tenere insieme età diverse, bisogni differenti, linguaggi che si intralciano, diversità di genere che tanto affascinano quanto complicano la vicinanza. Negli occhi di un bambino, tutto questo non è invisibile forse – semplicemente – viene letto con altre interpretazioni. Il tempo ha altre cadenze, le priorità sono tutte urgentissime, la pazienza va coltivata e la noia è nemica. I bambini di oggi (solo loro?) sono davvero con un grande bisogno di ritornare a sentire il silenzio e il vuoto di non essere costantemente consumatori. E questo, la vita della coppia – dei genitori singolarmente – può arrivare a mostrarlo sotto nuove luci. Ripetere non è alienante e domandarsi di cosa si è degni, è prerogativa per governare i fastidi in vista di “ciò per cui è fatto il nostro cuore”.

Allo sguardo dei nostri piccoli, noi risultiamo sempre un po’ buffi comunque e, con tutta la schiettezza di cui sono capaci, rendono anche noi partecipi di questa cosa. Scomodano le nostre posizioni, notano quando stiamo sottovalutando la loro capacità di vedere la verità, domandano – soprattutto – se il nostro “potere” può spingersi ad esercitare anche la violenza, l’obbligo e generare emozioni non proprio facili. Certamente il clima delle famiglie non è sempre idilliaco, ci sono le “guerre”, i piatti che volano e le parole che si conficcano come pietre. Tra chi si ama, chi si prende cura di un altro, chi condivide un progetto che supera la vita di ogni giorno. Come si procede quando la stanchezza è grande, le prove sono inaspettate, i dolori sono acuti e l’amore – per fortuna – è ruvido certo, ma pur sempre vero? E cosa si può fare ricordando che, in ogni istante, gli occhi dei piccoli sono sempre lì? Curiosi e ben attenti a fidarsi di quello che mamma e papà faranno insieme, per e con, loro.

Oltre i suggerimenti, i consigli degli esperti e i confronti fondamentali tra famiglie, è veramente ineccepibile tutta la sapienza e la saggezza (la Grazia?) che nei nostri disegni si presentano. Nelle storie che dimentichiamo di leggere con una visione ampia: verso dove stiamo andando, è la vera domanda ultima. Ancorarsi al quotidiano è dannoso solo quando diventa un appiattimento che oscura la bontà di esserci come benedizione. Di dover anche quindi essere benedicenti, ministri di una sacralità tra le mura di casa che – silenziosa – poi arriva molto lontano. La voce dei bambini, si sa, diventa matura e sceglierà cosa è stato essenziale da vivere e continuare ancora a trasmettere. Come dice mio cugino “raccontami le storie della nostra famiglia”. Non sono favole, non sono capolavori, niente di perfetto o magnifico. Vita, sbagli, tentativi impacciati di volersi bene, stare insieme, raccontare che la Via, la Verità e la Vita ci sono e che per questo vale davvero la pena custodire la propria libertà oltre ogni inganno. Il grande capolavoro – il miracolo – che possiamo ottenere da moltissime famiglie in cammino. C’è un popolo, ci sono popoli, che alle profezie credono ancora. Fino alla fine.

 

Federica

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