La prova del 9 di ogni matrimonio

In quel tempo Gesù disse a Nicodemo: «Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo,
perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna».

Padre Luca

Pare che Gesù cerchi di diventare un influencer, di essere innalzato, di essere visto e conosciuto da tutti. In realtà il senso della parola è ben altro. Innalzato vuol dire crocefisso, ma vuol dire anche esaltato nel senso di glorificato.

Gesù vive la crocefissione come una glorificazione. Cosa?? Ho capito bene? Uno strumento di tortura diventa segno di gloria?

Roba da non crederci.

È proprio il mistero della croce, che ben ha scandagliato Santa Teresa Benedetta della Croce quando ha scritto la sua opera “Scientia crucis”. La croce possiede una scienza, un insegnamento, una sapienza superiori alla nostra capacità ordinaria di intendere e capire le cose ed è solo una grazia di Dio il riceverla.

La croce, vista da un punto di vista nuziale, è il momento culmine dello sposalizio di Gesù con la Chiesa, è quando Gesù consuma il suo atto di amore. Si può dire, con tutte le analogie possibili, che Gesù sulla croce compie l’atto coniugale intimo nei confronti della Chiesa e quindi la feconda perché dia vita. Difatti, dal petto di Gesù nascono i sacramenti che sono il frutto genuino di tale unione mistica.

È quello che dice il grande teologo Hans Urs Von Balthasar (Cfr H. U. von BALTHASAR, Il cuore del mondo, Brescia 1964, pp. 173-174) e che poi è ripreso da San Giovanni Paolo II nella Familiaris Consortio: “Questa rivelazione raggiunge la sua pienezza definitiva nel dono d’amore che il Verbo di Dio fa all’umanità assumendo la natura umana, e nel sacrificio che Gesù Cristo fa di sé stesso sulla Croce per la sua Sposa, la Chiesa” (FC 13).

Il matrimonio perché sia vero e fecondo deve passare dalla croce. È il suo momento di vero innalzamento e di esaltazione, nonostante faccia male e sia occasione di tanta sofferenza morale e fisica ma abbiamo appena visto come e dove sia nato…

Per quello la croce rimane e rimarrà sempre la prova del 9 per una coppia credente: davanti ad essa si mette alla prova su cosa si è costruita la relazione, “Umano, troppo umano” come diceva Friedrich Nietzsche oppure sulla roccia della fede?

A un caro amico, il cui matrimonio sta passando per un periodo difficile, ho detto che era arrivato il momento in cui si avvera la promessa “di esserti fedele sempre, nel dolore e nella malattia” ma che in questo momento lui può contare sulla “grazia di Cristo” che gli è stata donata il giorno delle nozze.

Ho una coppia di amici stupendi, lei francese e lui italiano. La vita li ha portati a vivere prima in Italia e poi in Francia, ma queste sono state scelte concrete, vissute in comune accordo. In ognuna di esse uno dei due ha dovuto sacrificarsi per il bene dell’altro: non poter vivere vicino alla propria famiglia, dover parlare un’altra lingua, vivere in una cultura diversa… È stato un momento difficile, di rinuncia, di donare qualcosa di molto importante di sé per il bene del coniuge. Questa coppia è davvero cresciuta nel loro amore, nella loro relazione e nella spiritualità, questo dono mutuo li ha portati a crescere e a volersi più bene, la croce è stato un trampolino verso un amore più concreto e consapevole.

Rimane un mistero, se avremo la grazia lo capiremo in Cielo perché è così ma il matrimonio raggiunge la sua pienezza sulla Croce, il suo innalzamento e la vera esaltazione dell’amore. Cara coppia, in questa Quaresima oramai arrivata verso la fine, possa tu fare esperienza della fecondità della croce che condividi con il coniuge e, lungi dall’essere motivo di divisione, essa ti aiuti a unirti ancora di più a Gesù e tra di voi.

Antonio e Luisa

Anche questa domenica il Vangelo offre moltissimi spunti evidenziati molto bene da padre Luca. Per noi è stato proprio così. L’abbiamo raccontato già molte volte. Crediamo che ogni coppia abbia il suo momento per prendere coscienza di quanto la sofferenza possa dare all’amore un significato più vero. Perchè è lì che non si può fare finta, è lì che ci si sente poveri e inadeguati. E’ lì che si incontra Gesù davvero. Io ho sperimentato tutto questo durante i primi anni di matrimonio dove a neanche trent’anni e con due figli già sul groppone sono andato in crisi e non sono stato per nulla un buon marito per Luisa. Assente, freddo, distaccato e lei mi ha amato come l’uomo migliore del mondo. Quel suo amore completamente immeritato non solo mi ha permesso di uscire dalla mia crisi ma ci ha dato una forza e una consapevolezza di stare dentro una storia bella piena di Gesù che ci ha permesso di svoltare e iniziare un vero matrimonio nella volontà di essere sempre più uno tra noi e con Gesù.

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