Si vede lontano un miglio….

Padre Luca

Stavo partecipando a una adorazione eucaristica per coppie e a un certo punto i coniugi sono invitati a scambiarsi vicendevolmente le riflessioni sul bravo evangelico appena spiegato. È iniziato perciò un sommesso bisbiglio in tutta la chiesa, con una bella musica di sottofondo; io ho tentato per conto mio di fare la preghiera ma dietro a me da tempo avevo sbirciato con la coda dell’occhio una coppia non più così giovane che ha iniziato a parlarsi teneramente, alternando carezze, baci, sorrisi e qualche lieve risata. In breve, mi sono reso conto che non potevo smettere di guardarli: erano così belli, così delicati e al tempo stesso così veri e sinceri.

Come mai mi hanno polarizzato? Da dove il fascino che emanavano? Da una coppia di “piccioncini”, sposini alle prime armi, con ancora le farfalle svolazzanti nello stomaco, me lo sarei aspettato e forse non ci avrei fatto caso, ma da due sessantenni addentrati, con tutto il rispetto, sinceramente di meno.

Poi in quei giorni ebbi modo di conoscerli e in due parole mi fecero capire che avevano avuto un matrimonio segnato da varie cicatrici, che non erano stati sempre così, erano passati dal fuoco delle prove e del dolore… ma comunque erano lì ed erano felicissimi di aver riscoperto il senso del loro amore. Allora ho pensato proprio a loro quando ho letto queste letture perché credo proprio che in esse ci sia la risposta alle domande che mi sono posto sopra.

Nella prima lettura si parla di una nuova alleanza tra Dio e gli uomini, che soppianta quella antica. È giusto quello che accade a tante coppie. Si parte in quarta dopo le nozze, sprizzando entusiasmo, dolcezza e coriandoli ai quattro venti ma poi il “serbatoio” si secca e cominciano i problemi e le fatiche di camminare assieme. È quando la coppia si rende conto (speriamo quanto prima, che non aspetti il 7° anno per andare in “crisi”) che il proprio amore non era fondata solo su un patto, sul mutuo consenso o sulla buona volontà di onorarlo ma è qualcosa che, per il sacramento, rimane nel cuore, è un’alleanza che viene da dentro e, soprattutto, che è garantita da Dio. Quanto è importante allora che ogni coppia, assieme al re Davide, chieda e implori il Signore: “dacci un cuore nuovo e rinnovaci continuamente con il Tuo Spirito”.

Tutto questo perché mai è così importante? Certamente perché ogni coppia sia felice e viva l’amore in pienezza. Ma anche perché il mondo chiede Gesù alle coppie, chiede che le coppie siano davvero quello che significano: un segno di amore divino. In che senso il mondo lo chiede? Non lo fa in modo formale, cioè sull’ATAC d Roma nessuno mai vi dirà: “scusate, mi potete mostrare come ama Dio?”

Eppure, è quello che ogni fidanzato vorrebbe trovare nel matrimonio, ogni figlio attende da un genitore… l’amore per sempre, l’amore che non si arrende al male, l’amore che perdona, l’amore che accoglie, l’amore che sa abbracciarti anche se non te lo meriti… non è forse vero che questo lo vorremmo ricevere tutti?

Chiaro, questo desiderio non è limitato agli sposi, ma chi meglio di loro è generatore continuo di questo tipo di amore? Chi meglio degli sposi fa l’esperienza di dover morire a sé stessi, di saper rinunciare ai propri sacrosanti comodi per dare gioia, serenità, felicità all’altro?

Una volta ho ascoltato la testimonianza di un marito, papà di 8 figli. Tra le altre cose, a un certo punto ha affermato, con un sorriso ammiccante e ironico: “Gesù Cristo mi ha rovinato la vita!”.

Gesù, in forza del sacramento nuziale, chiede a ogni coppia: “Mi prestate il vostro amore di coppia? Mi date la vostra relazione? Io voglio raccontarmi al mondo ciò che sono: Amore misericordioso, amore che accoglie, amore che abbraccia, amore che tocca. Mi prestate il vostro amore per dire il mio? Accettate di essere mio piccolo sacramento?”

Se una coppia accetta di vivere così, succede che, anche nella piccolezza quotidiana, svela una qualità di amore che non è solo umano, come menziona splendidamente papa Francesco in Amoris Laetitia: “La presenza del Signore abita nella famiglia reale e concreta, con tutte le sue sofferenze, lotte, gioie e i suoi propositi quotidiani” (AL 315). Vivere così si può, con tutte le nostre limitazioni. Anche qui vi invito a toccarlo con mano di persona con questa bella lettura: “Coppie di fede e di fuoco”. E si vedrà lontano un miglio che l’Amore di Cristo è dentro di voi. Parola di prete

Antonio e Luisa

Padre Luca ha terminato la sua riflessione con: parola di prete. Ecco noi invece vorremmo iniziare con vita da sposi. Quelle parole le sentiamo vive nella nostra vita di sposi. Una vita diversa, ma per certi versi simile in alcune dinamiche a quella delle altre coppie di sposi. Ciò che permette ad una coppia di crescere e di unirsi sempre più è fare esperienza dell’amore gratuito. E’ bellissimo sentirci amati proprio quando facciamo più fatica, è bellissimo sentirci accolti potendo mostrare tutto di noi anche le parti che di solito nascondiamo perchè non ci piacciono. E’ bello sentirci amati anche quando non lo meritiamo. Ogni volta che siamo capaci di volerci bene così, in questo modo unico e liberante è come se aggiungessimo un mattoccino alla nostra relazione.

In tanti anni di matrimonio abbiamo avuto l’occasione di metterne davvero tanti di questi piccoli mattoni e sono diventati come un muro. Un muro che non divide ma custodisce. Come le mura di una casa. Di una piccola chiesa domestica. Siamo molto più uniti oggi. E anche l’amore più erotico e passionale, che dovrebbe essere scemato a causa dall’età che avanza e dall’abitudine della quotidianità, diventa in realtà più bello. Forse meno esplosivo ma sicuramente più profondo e ricco, riempito di tutti quei mattocini che ci mostrano l’altro di una bellezza che è solo per noi. Il corpo dell’altro viene trasfigurato dall’amore che ci siamo donati negli anni di matrimonio. Una meraviglia da scoprire giorno dopo giorno.

Padrea Luca con Antonio e Luisa

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