Voglio una vita… vedrai che vita, vedrai

Quando penso alla potatura, la mia mente mi riporta a lunghi pomeriggi di febbraio passati a guidare il trattore mentre i miei fratelli e gli operai di mio papà tagliavano i rami dei peschi. Mamma quanto freddo! E quanta noia per me lì al volante! Ma io non immaginavo che senza quelle incisioni le pesche non sarebbero poi diventate a luglio così grandi e succose, non sapevo che sarebbero rimaste piccole come palline da ping-pong e di conseguenza invendibili sul mercato.

Inoltre, ignoravo quanta saggezza ci vuole nel potare, per questo mio papà sceglieva bene gli operai, non è roba da tutti, perché non si taglia a casaccio ma con un criterio ben preciso, per potenziare l’albero in modo che ogni ramo dia il massimo di sé.

Mi sorprende come Gesù sia riuscito a condensare in semplici realtà campagnole delle verità valide per tutti i tempi, presenti e futuri! È proprio un genio il Signore!

Anche la coppia è un bell’albero di pesche o di mele o di kiwi, metteteci la frutta che volete. Ma sempre richiede la potatura, altrimenti il risultato poi sarebbe solo un prodotto secondario, quasi di scarto.

Vi siete mai chiesti come coppia: quali frutti si attende da voi il Signore? Che vita vuole farvi condurre? Un po’ come la domenica scorsa in cui Gesù si presenta come il nostro Pastore, ritorna la grande domanda: quale missione ben precisa Dio ha pensato per noi due e quali frutti si attende? Chi ha saputo esplicitare molto bene tale interpellanza è stato San Giovanni Paolo II nella Familiaris Consortio. Guardate che chiarezza! “In tal senso, partendo dall’amore e in costante riferimento ad esso, il recente Sinodo dei vescovi ha messo in luce quattro compiti generali della famiglia: 1) la formazione di una comunità di persone; 2) il servizio alla vita; 3) la partecipazione allo sviluppo della società; 4) la partecipazione alla vita e alla missione della Chiesa” (FC 17).

Il Signore cerca questi frutti nella vostra coppia e famiglia, li cerca come lo fece quella volta avvicinandosi a un fico (cfr. Mc 11, 12-21). Sta trovando una comunità di persone unite e che si vogliono bene incondizionatamente? Coglie in voi l’apertura alla vita nella vostra intimità? Vi vede aperti agli altri, anche al di fuori della vostra famiglia? Siete partecipi nella vita ecclesiale? Ecc. ecc.

Non so voi care coppie ma quando penso alla mia missione di sacerdote vedo che il mio “ego” ci si mette di mezzo e vuole tirare indietro, come quando metti la prima senza accorgerti di avere il freno a mano tirato. Oppure come una mongolfiera, che vorrebbe spiegare il volo ma ha ancora legati i sacchi di sabbia.

Ecco allora perché il Signore parla di potatura. È in realtà una liberazione e un aumento di forza che Lui genera in noi. Il problema, lo sappiamo bene, è che fa male, causa sofferenza come la causa alla pianta potata.

Ora che sono a Roma sto conoscendo di più la figura di don Andrea Santoro (1945-2006), la cui causa di beatificazione è iniziata da tempo. Nella sua biografia “Lettere dalla Turchia”, don Andrea racconta un fatto significativo. Un giorno andò in curia vescovile, a San Giovanni in Laterano, per presentare il suo progetto di missione in Oriente. Mentre attendeva il suo turno poteva udire i giardinieri che stavano lavorando giù nel cortile interno e potavano gli alberi. Quei “zac, zac, zac” subito divennero preghiera nel suo cuore: “Il Signore mi vuole potare perché dia più frutto”. E infatti, la sua vita “potata” è diventata molto più feconda.

Ricordo tempo fa, in un incontro con Don Fabio Rosini, lui faceva notare come il suo stato di salute non ottimale fosse motivo di un “reclamo” nei confronti del Signore, del tipo: “Ma non mi potresti dare un po’ più di salute se vuoi che Ti serva meglio?”. Eppure, concludeva, “si vede che il Signore adesso vuole così”.

La potatura è davvero misteriosa, segue una logica che non ci appartiene. Tentare di spiegarla è fallimentare, sappiamo solo che porta a un bene maggiore. Tuttavia, il viverla (e non solo patirla) è legge evangelica e per questo vi do un consiglio, anzi due, in base a come vi trovate spiritualmente.

Se ti senti forte e saldo, allora puoi dire con S. Ignazio di Loyola (1491-1556): “Prendi, Signore, e ricevi tutta la mia libertà, la mia memoria, la mia intelligenza e tutta la mia volontà, tutto ciò che ho e possiedo; tu me lo hai dato, a te, Signore, lo ridono; tutto è tuo, di tutto disponi secondo la tua volontà: dammi solo il tuo amore e la tua grazia; e questo mi basta”.

Se non riesci a dire così e tremi dinanzi a quelle cesoie in mano a Gesù, allora vi invito piuttosto a dire con S. John Henry Newman (1801-1890): “Conducimi tu, Luce gentile, conducimi nel buio che mi stringe, la notte è scura la casa è lontana, conducimi tu, Luce gentile. Tu guida i miei passi, Luce gentile, non chiedo di vedere assai lontano mi basta un passo, solo il primo passo, conducimi avanti, Luce gentile. Non sempre fu così, te non pregai perché tu mi guidassi e conducessi, da me la mia strada io volli vedere, adesso tu mi guidi, Luce gentile. Io volli certezze dimentica quei giorni, purché l’amore tuo non mi abbandoni, finché la notte passi tu mi guiderai sicuramente a te, Luce gentile”.

Offerta piena e abbandono fiducioso sono due atteggiamenti stupendi per porsi davanti alla potatura che Dio vuole compiere in voi e nella vostra coppia. Temere è umano, al tempo stesso abbiate fiducia che il Buon Pastore, il Divino Agricoltore sa molto bene quello che sta operando nella vostra vita e vi vuole dare molto di più di quanto immaginiate.

ANTONIO E LUISA

C’è una santa che ci affascina particolarmente. In realtà non è ancora santa ma siamo sicuri lo diventerà presto. Si tratta di Chiara Corbella Petrillo. Una santa che noi in famiglia consideriamo cara e a cui ci affidiamo per la sua intercessione. Chiara è per noi così affascinante proprio per come ha saputo essere docile a quanto le è accaduto. Incredibile come lei e il marito siano stati capaci di accogliere tutto nella loro vita e hanno vissuto tutto alla presenza di Gesù che loro non hanno mai sentito lontano. Questo ha permesso loro di diventare una luce per tutto il mondo.

Dovremmo imparare da Chiara ed Enrico. Spesso nella preghiera chiediamo a Gesù qualcosa che noi desideriamo o che riteniamo che sia importante. Nella preghiera chiediamo quello che noi abbiamo deciso sia giusto per la nostra vita e per il nostro matrimonio. Non che sia sbagliato avere dei desideri e delle prospettive ma forse nella preghiera dovremmo chiedere anche di avere la capacità e l’abbandono di accogliere la volontà di Dio. Come diceva Chiara quando pregava Gesù: dammi la grazia di vivere la grazia.

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