Ancora non hai figli? Quando vorresti urlare ma ti limiti a sorridere

Ringrazio Livia. La ringrazio per il bellissimo libro che ha scritto e che è da poco uscito nelle librerie. Si tratta di Ancora non hai figli? Quando vorresti urlare ma ti limiti a sorridere (Livia Carandente Tau Editrice). Un testo che tratta un argomento molto delicato. Scritto sotto forma di romanzo ma che racconta anche tanto dell’autrice. Livia ha già scritto del dolore di una donna che non riesce a diventare mamma, che non riesce a concepire una vita biolgica. Lo ha raccontato nel suo primo libro Quanti figli hai?, eppure è riuscita a stupirmi un’altra volta.

Non pensavo ci fosse ancora così tanto da dire. Aveva già raccontato del dolore nel vedere le amiche in dolce attesa e magari sentirsi anche in colpa per quell’invidia che umanamente faceva breccia nel suo cuore. Aveva già raccontato delle speranze e della disperazione che nasce dentro una donna che vede il tempo inesorabilmente passare senza che riesca a restare incinta. Le visite, le speranze, le confidenze, e la relazione di coppia che viene sempre più appesantita da questo fardello che preme sul cuore. Certo, Livia ha saputo farlo con ironia e con la simpatia che la contraddistingue, ma si avvertono in chi legge tutta la sofferenza e il dolore che vive la protagonista. Nel suo primo libro e anche in questo secondo. Secondo che non mi sembra essere un vero sequel del primo ma che comunque ne riprende il filo conduttore. Non serve aver letto il primo per comprendere il secondo ma si integrano e completano molto bene tra loro.

Questa sua seconda opera è, a mio parere, ancora più bella, più vera e più coinvolgente della prima. Non so come Livia sia riuscita, ma anche io, da uomo, sono stato preso e catapultato in un mondo che non mi appartiene. Livia è stata capace di farmi provare le sue stesse emozioni. E’ riuscita a trasportarmi nel cuore della protagonista. Mi sono sentito completamente empatico nei confronti di questa donna che non chiede nulla di più che avere quello che hanno tutte le sue amiche sposate: la gioia di un figlio.

La storia ti prende fin da subito. Non voglio spoilerare troppo. Anticipo solo che si passa dalla speranza, alla gioia, alla delusione, si arriva ad affrontare il dolore fino in fondo e poi c’è la rinascita. Già perchè usando le parole dell’autrice poste proprio all’inizio del romanzo: Volevano farci credere che la felicità consistesse nel raggiungimento di obiettivi andardizzati; volevano spingerci a pensare che la pienezza del cuore dipendesse da un numero di tappe raggiunte; volevano convincerci che insistendo, avremmo ottenuto quello che era ‘giusto’ ricevere; volevano spiegarci come regolamentare l’amore.

Un matrimonio non è fatto di tappe da raggiungere. Non è un album di figurine dove ce le hai o non ce le hai. Un matrimonio è fatto di accoglienza e di dono. Il matrimonio ti chiede di accogliere la vita, di accogliere tuo marito o tua moglie, di accogliere i figli o il fatto di non poterne avere, di accogliere Dio nella tua storia. E poi ti chiede di donarti di dare tutto e allora, quando sarai capace di uccidere le aspettative che ti eri fatto sul tuo matrimonio e lo vivrai in pienezza per come è allora diventerai feconda perchè sarai capace di far fruttare al massimo tutto ciò che Dio ti ha dato senza ripiegarti su tutto quello che credi ti manchi.

Un altro punto che mi è piaciuto moltissimo di questa storia è come una sofferenza grande possa portare un momento di grande crisi anche per la coppia. E’ verissimo. Vale per tutti. Non solo per chi non riesce ad avere figli o non riesce a portare a termine la gravidanza. C’è un momento in cui ci si allontana, in cui ci si sente soli. Bellissimo come lo spiega l’autrice: Giulio resta in cucina. Non mi segue. Non mi raggiunge. Non ne ha voglia. Non vuole e non può consolarmi. Lui per primo ha bisogno di essere consolato. Ma non saprebbe dire da chi. E poi ancora: La notte trascorre insonne. Per entrambi. Svegli, nello stesso letto. Ma distanti. Come mai prima di quei giorni, forse.

Uomo e donna affrontano tutto in modo diverso, anche la sofferenza. E’ bellissimo poi vedere come da una distanza ci si possa riavvicinare e comprendere che insieme si è più forti e che nessuna sofferenza può distruggere quell’alleanza stretta e saldata dal fuoco dello Spirito Santo.

E’ un libro che fa riflettere tanto. E’ una lettura consigliata a tutti. A chi non riesce ad avere figli per non sentirsi una famiglia abbandonata da Dio, e a chi i figli li ha per capire che la fecondità della coppia va molto oltre la capacità di saper generare una vita. Buona lettura.

Antonio e Luisa

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