Buona vita!

Tutte le volte che sono stato congedato così devo dire che non mi ha fatto una grande impressione, non so dirvi veramente il perché, mi è sempre parso un po’ naïf. Eppure, a ben pensarci, non è proprio fuori luogo, anzi…

Nel Vangelo di oggi la scena è tutta al femminile. Gesù in contemporanea guarisce due donne: la prima è una “fanciulla” alla soglia dell’età adulta e l’altra è una donna adulta ma sfiorita a causa probabilmente di un “sanguinamento uterino atipico” come ci dice la medicina.

Gli esegeti insegnano che questo focus su due donne non è per nulla casuale: atipico nel mondo semitico così concentrato sul maschio e segno della nuova dignità che Gesù sta restituendo alle donne. In più è presente il numero 12, una cifra simbolica nella Bibbia. La fanciulla a dodici anni era già fertile e poteva quindi sposarsi e generare vita ma ahimè muore prima che tutto ciò sia possibile. La donna invece da 12 anni pativa di quella malattia e quindi la sua età nubile sta cessando irrimediabilmente perché perdere sangue, nella mentalità biblica è perdere vita. Una donna così non poteva sposarsi e mettere al mondo un figlio.

Allora ecco due donne che vivono situazioni drammatiche e quasi complementari: una giovane che non riesce a essere donna e una donna che non riesce a essere fertile. La loro femminilità pare irrimediabilmente perduta.

Non trovate qualche somiglianza con il mondo di adesso? In questi giorni siamo proprio in mezzo a una polemica politica che nel fondo parte da un problema esistenziale enorme: non riuscire ad essere davvero uomo, davvero donna e cercare altrove la risposta.

Gesù è l’uomo nella sua pienezza, la sua umanità è perfetta come lo è sua mascolinità, difatti ci dice S. Giovanni Paolo II che “Cristo rivela pienamente l’uomo all’uomo stesso” (Redemptor Hominis 10), e si può dire la stessa cosa per la femminilità in Maria.

Gesù viene quindi a guarire e dare pienezza alla femminilità di queste due donne. E come lo fa? Con uno sguardo? Con un pensiero? Con una parola? Lo fa in un modo umano, umanissimo: tocca e si lascia toccare, prende per mano. Qui c’è l’accenno ai sacramenti e ancora oggi Gesù continua a toccarci con i suoi Sacramenti, specie l’Eucarestia e la Confessione.

Nella prima lettura si dice che Dio ci ha creati per l’eternità e nel Vangelo si vede che Gesù ci vuol donare una vita piena, quella stessa che è in Lui un uomo maschio pienamente realizzato.

Ecco allora che possiamo dire che voi sposi avete in Cristo il grande amico, lo Sposo che vuol fare lo stesso della vostra vita. Che la vostra umanità maschile e femminile sia gioiosamente vissuta a livello fisico, spirituale e psicologico, che siate persone integre, compatte, senza divisioni interne, senza buchi, senza rimpianti…. Questa è la vita piena, la buona vita che Gesù vuole donarci.

La sua veste è nella Chiesa e lì la possiamo sempre trovare intatta e ad essa possiamo attaccarci anche oggi dopo 2000 anni.

Pertanto, cari sposi, per tutto quello che vi ho scritto, stavolta sono io a congedarmi con: buona vita!

ANTONIO E LUISA

Padre Luca ci ha proposto una riflessione molto interessante. Non avevamo mai pensato al parallelismo di vita e condizione tra le due donne del Vangelo. Eppure è così evidente. Condividamo tutto ciò che padre Luca ha scrtto. Vorremmo però fare un’aggiunta. Non bastano Eucarestia e Confessione. Serve, almeno per noi è stato così, vivere appieno anche il sacramento del matrimonio. Non solo nella sua dimensione trascendente e sacramentale ma proprio anche nella sua dimensione umana e naturale.

Il matrimonio cosa è se non l’unione completa, intima e feconda di due creature tra loro differenti ma complementari. Tutto di Luisa è meraviglia e mistero per Antonio e tutto di Antonio è meaviglia e mistero per Luisa. La differenza è proprio ciò che più affascina. Che non significa che sia sempre facile. Spesso ci si scontra e l’agire dell’altro può apparire strano e incomprensibile ma proprio in una relazione così vissuta fino in fondo possiamo aiutarci l’un l’altra ad essere pienamente uomo e pienamente donna.

Non cercate mai di trasformare l’altro, d farlo a vostra immagine e somiglianza. Non sarebbe più lui o lei. Lo dce anche Nek in una sua famosa canzone: Non ti stresso per farti più simile a me che se fossi diversa non saresti più te.

Mia moglie o mio marito non deve essere come io lo voglio ma deve crescere e perfezionarsi ed essere sempre più come Dio lo vuole e lo ha creato per essere. A questo serve il matrimonio. Come disse Papa Francesco:

Il matrimonio è un lavoro di tutti i giorni potrei dire un lavoro artigianale, un lavoro di oreficeria, perché il marito ha il compito di fare più donna la moglie e la moglie ha il compito di fare più uomo il marito

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