Un accampamento per i timorati

Avevamo trattato in un precedente articolo di come l’Angelo del Signore costruisca un accampamento intorno a quelli che temono il Signore ed abbiamo scoperto quali grandi vantaggi possiamo trarre da questo sito durante la battaglia della nostra vita. Il Salmo 34 , da cui eravamo partiti nella riflessione, chiosa così :

L’angelo del Signore si accampa attorno a quelli che lo temono, e li libera. Gustate e vedete com’è buono il Signore; beato l’uomo che in lui si rifugia.

Il Salmista quindi ci dà un’ulteriore aiuto con questa frase perché ci insegna che se vogliamo gli aiuti del Cielo bisogna che temiamo il Signore altrimenti saremmo degli illusi ; sì, perché illuderemmo noi stessi di farcela da soli con le nostre misere e poche forze meramente umane, ma le forze nemiche, anche quelle dell’ultimo demone in fondo alla scala gerarchica sono molto più grandi e forti di quelle del più grande uomo. In modo inversamente proporzionale, il più piccolo fra gli uomini, se ha Dio con sé, non ha nulla da temere neanche contro il primo dei demoni, perché Dio combatte per lui e qualsiasi forza nemica all’Onnipotente sarà da Lui schiacciata, vinta.

Nell’elenco catechetico dei doni dello Spirito Santo, il santo timor di Dio è messo alla fine, ma non per importanza, le ragioni sono solamente di tipo schematico ( parallele allo schema di Isaia ) e per facilitare l’assimilazione nella memoria da parte dei catecumeni.

Ma quanti di noi cresimati viviamo intensamente questo dono meraviglioso ?

Prima di rispondere dobbiamo vedere un poco più da vicino questo dono, e ci lasceremo aiutare da due santi che hanno scritto pagine intense sullo Spirito Santo : S. Giovanni Paolo II e S. Tommaso d’Aquino.

Il Papa si esprime così durante l’Angelus del 11/06/1989 :

Col Dono del timore di Dio lo Spirito Santo infonde nell’anima cristiana un senso di profondo rispetto per la legge di Dio e gli imperativi che ne derivano per la condotta cristiana, liberandola dalle tentazioni del “timore servile” e arricchendola invece di “timore filiale”, intriso di amore.

Ci sono tanti sposi cristiani che vivono la figliolanza di Dio come il figlio maggiore della famosa parabola del “Figliol prodigo”, cioè con quel “timore servile” che non li fa vivere da figli, forse stanno nella casa di Dio (la Chiesa) ma non ne fanno parte attivamente, sono solo iscritti all’anagrafe dei Battesimi e poco più. Una vita così lascia covare dentro il cuore un desiderio di affrancarsi dal Padre, visto come un ostacolo alla nostra “libertà” di “fare quello che voglio”. Ma chi non vive da figlio non si scopre nemmeno fratello, infatti due sposi che vivono così non hanno una relazione piena, felice, perché non si riconoscono neanche fratelli (in Cristo) tra loro… quindi la loro relazione sarà solo un tentativo di andare il più possibile d’accordo per “tirare avanti”.

Per capire meglio il “timore filiale” lasciamoci guidare da S. Tommaso d’Aquino :

Più si ama qualcuno e più si teme di offenderlo e d’essere privato della sua presenza.

Gli sposi che vivono in questa relazione filiale con il Padre, si lasciano guidare dalle amorevoli leggi del Padre perché esse sono per la Vita e non per la morte ; sicché si sforzano con la Grazia di Dio di vivere santamente la virtù della castità matrimoniale, per esempio, perché ne assaporano la pienezza di Vita ; vivono il perdono reciproco perché scoprono che se Dio perdona al mio coniuge una malefatta, chi sono io per non perdonarlo, sono forse più in alto di Dio da permettermi di non perdonarlo ? Gli sposi che vivono da figli di Dio si scoprono sempre più fratelli in Cristo e il loro matrimonio profumerà sempre più di santità.

Finiamo ancora con il Papa S. Giovanni Paolo II :

Da questo santo e giusto timore, coniugato nell’anima con l’amore di Dio, dipende tutta la pratica delle virtù cristiane, e specialmente dell’umiltà, della temperanza, della castità, della mortificazione dei sensi. Ricordiamo l’esortazione dell’apostolo Paolo ai suoi cristiani: «Carissimi, purifichiamoci da ogni macchia della carne e dello spirito, portando a termine la nostra santificazione, nel timore di Dio» (2 Cor 7,1).

Cari sposi, cominciamo a vivere il santo timor di Dio per godere della difesa di Dio, e quindi del suo accampamento in questa dura lotta contro il potere delle tenebre.

Coraggio sposi, nulla andrà perduto per chi teme Dio !

Giorgio e Valentina.

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