Facciamo quattro chiacchiere assieme 3: Ordo amoris, ossia l’amore (e il sesso) ha un ordine

Cari sposi,

vi saluto dal fresco di una bella valle alpina in cui mi trovo con i miei confratelli per un momento di riposo assieme. Siamo già alla terza chiacchierata sul tema della sessualità di coppia. Dopo aver parlato di contemplazione del nostro dono meraviglioso di essere maschi e femmine e del senso, del fine di essere tali e dello scopo di donarsi tra un uomo e una donna, ora vorrei parlare dell’ordine dell’amore, e di conseguenza anche nella vita intima degli sposi.

Partendo proprio dai posti in cui mi trovo, io e i miei confratelli non smettiamo di stupirci di come la gente tiene queste valli: strade pulite, legnaie perfettamente incastrate, prati tosati, fiori freschi su tutte le finestre… quanto è bello vivere in un mondo ordinato e pulito!

Ma esiste un modo ordinato, armonico di amarsi, di esprimersi l’amore? Oso domandarvi di più: ci sono regole all’amore? Probabilmente qualcuno rabbrividisce nel mettere assieme “regola” con “amore”.

Ricordo che alle medie il mio prof di musica, invece di tediarci con teorie noiose, si metteva al piano e ci faceva imparare tantissime canzoni famose. Ne ricordo parecchie, tra cui “Un mondo d’amore” di Gianni Morandi. Nel lontano 1967, a un passo dalla grande contestazione giovanile che toccava proprio i temi di sessualità e amore, proprio lui, cantava che “l’amore ha i suoi comandamenti”.

Ma è stata la grande rivoluzione culturale del 1968 a proclamare un nuovo dogma: “vietato vietare”, specie se si tratta di affettività e sessualità.

Che ha prodotto questo diktat? Che cosa ha messo in gioco? Un fenomeno curioso che uno dei massimi filosofi viventi, Alasdair MacIntyre, ha definito con un neologismo: l’emotivismo. L’emotivismo consiste in questo concetto “Potrei arrivare a considerare buona una scelta soltanto perché «piacevole», indipendentemente dal valutarla in relazione a criteri e valori oggettivi. L’approccio emotivista è soggettivo, avulso dal piano valoriale oggettivo e trascendente, è legato al momento, non è duraturo e non ha necessariamente il bene o il bene dell’altro come fine” (A. Macintyre, Dopo la virtù: saggio di teoria morale, Feltrinelli, Milano 1988, 24).

Visto? Faccio questo perché mi piace, non perché è giusto o ingiusto ma perché mi va. Metteteci dentro qualsiasi cosa: rapporti prematrimoniali, uso dei contraccettivi, divorzio, convivenza, forme sbagliate di sesso… tutte situazioni in cui sovente pesa di più l’aspetto emotivo che razionale.

Ma l’amore non aveva dei comandamenti? Ben prima di Gianni Morandi, pare sia stato Nostro Signore a volere così. Ma non è scritto unicamente nella Bibbia, bensì nei nostri corpi, nel nostro cuore.

A rendersene conto in modo drammatico ma stupendo è stato il grande Agostino. Con tutto il rispetto per uno dei massimi padri della Chiesa e dei più grandi filosofi e teologi del I millennio, lui è stato in gioventù un latin lover da paura. Egli, infatti, lo ammette nelle Confessioni di quanto sia stato seduttore e bisognoso di affetto. Ma quel cuore grande ha trovato pace finché ha conosciuto l’amore di Cristo. È in quest’incontro personale che Agostino si rende conto che Gesù voleva modellare il suo cuore e renderlo capace di amare non solo di più ma meglio, in modo appunto ordinato.

Non è da stupirsi che sia stato appunto lui, Agostino, a coniare il concetto di “ordine dell’amore”. Ecco come ce lo spiega: “La volontà retta… è un amore buono, la volontà cattiva è un amore cattivo. L’amore che aspira a possedere ciò che ama è desiderio; l’amore che ha e possiede ciò che ama è gioia… e questi sentimenti sono cattivi se l’amore è cattivo, sono buoni se l’amore è buono” (De Civitate Dei 18); “Ogni cosa creata, per quanto buona essa sia, può essere amata con un amore buono o cattivo: buono se è rispettato l’ordine, cattivo se è violato” (De Civitate Dei 19); “L’amore, con il quale amiamo ciò che bisogna amare, deve essere anch’esso amato ordinatamente affinché possediamo la virtù che ci fa vivere bene. Mi sembra quindi che una vera e breve definizione della virtù sia questa: l’ordine dell’amore” (De Civitate Dei 20)

Ma in cosa consiste quindi l’ordine? ricordiamoci che Dio ha “tutto disposto con misura, calcolo e peso” (Sap. 11, 1), di conseguenza anche il nostro amore ha un ordine pensato da Lui secondo cui viversi, e tale ordine è il dono totale di sé stessi. È ancora Agostino a spiegarlo: “Fuori dell’ordine regna l’inquietudine, nell’ordine la quiete. Il mio peso è il mio amore; esso mi porta dovunque mi porto. Il tuo Dono ci accende e ci porta verso l’alto” (Agostino, Conf. 13, 9, 10).

Riconoscere quindi il dono di amore che Dio ci ha fatto, come dicevano nella prima chiacchierata, un dono che si rende visibile nel nostro corpo, nella nostra sessualità. E poi donarci agli altri come padri, madri, fratelli, sorelle, amici, sposi sempre discernendo: “ma io mi sto donando veramente o sto sfruttando, usando, barattando, calcolando?”.

Cari sposi, in un mondo che non fa altro che dirci: “fai quello che vuoi” e ci ripete da oltre 50 anni “vietato vietare (in amore e sesso)”, chiediamoci e chiediamo al Signore come stiamo amando, se il nostro modo di amare è secondo la sua Volontà. Come lo fu per Agostino, stiate certi che un modo di amare vero e ordinato non porta se non a una grande pace del cuore. Buon cammino!

padre Luca Frontali

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