Amore grande, piccoli gesti

Questo Vangelo mi ricorda sempre quella volta in Messico in cui mi trovai a confessare una vecchietta indigena. Eravamo nel pieno di un’attività missionaria in Settimana Santa con tanti giovani. Non ricordo in quale località sperduta nel bel mezzo della sierra ma sì ho tuttora dinanzi ai miei occhi quell’anziana, scalza, pelle color caramello, con una bellissima treccia poggiata sulla spalla e il suo abito tradizionale dai bordi fucsia. Parlando a fatica spagnolo aprì il suo cuore a Dio e alla fine, dalla gratitudine mi mise in mano un peso. Aveva camminato kilometri di saliscendi nella selva per trovare il perdono del Signore e per aggiunta mi stava regalando un po’ del suo niente. Mi sono sentito davvero come Gesù che osserva la scena di oggi.

Eppure, cari sposi, la chiave di lettura odierna non è un invito alla liberalità, bensì un chiaro ed evidente richiamo nuziale. Difatti, tale scena, collocata tra la serie di controversie a Gerusalemme e l’inizio della Passione è una sorta di anticipo di quello che accadrà fra non molto. Cioè, che Gesù sta per donare alla sua Sposa, la Chiesa, tutto di sé; sta arrivando l’ora, il momento del dono totale che Lui farà in Croce, anticipandolo nell’Eucarestia.

Il fatto che stia additando questa anziana ai discepoli Gesù significa che questo è il modo con cui Lui vorrà amare: non risparmiandosi, non trattenendo nulla ma regalando ogni cosa di sé, tutto sé stesso. Questo è il modo di amare di Cristo Sposo, il modo nuziale di voler bene di Gesù.

Non mi pare affatto un caso che, giusto per questo motivo, il matrimonio cristiano sia sempre meno “di moda”. Riporto le testuali parole di una VIP, convivente con un’altrettanta persona molto in vista. Alla domanda del giornalista: “ma perché non te lo sposi?” la risposta è stata: “il matrimonio potrebbe disturbare il mio senso di indipendenza”. Fa pensare tanto, forse è questo lo spauracchio per tanti giovani e meno giovani che fa evitare il matrimonio, preferendogli altre forme di convivenza più “light”, per timore a perdere la tanto anelata libertà. Ma, attenzione! Si può vivere sotto lo stesso tetto, con l’anello al dito, e comunque mantenere condotte da Peter Pan e forse questa è la menzogna più pericolosa in cui voi sposi cristiani potete scivolare, magari senza rendervene conto.

Cosa vuol dire dare tutto per voi coniugi? Come ci si può porre tale problema quando tanti di voi avete anni alle spalle, avete generato figli e vi siete spesi faticosamente per la famiglia?

Esiste davvero il pericolo di non dare tutto? Ebbene sì. Un mio confratello, grande direttore spirituale e conoscitore del cuore umano, diceva: “all’inizio si è tanto generosi con Dio e Gli si dà tutto ma poi, crescendo, diventando adulti, la tentazione più forte è lentamente e impercettibilmente riprendersi a pezzettini quel dono iniziale”.

Nel mio piccolo posso solo dirvi che ha la sacrosanta ragione! E qualcosa mi dice che questo possa accadere pure a voi sposi… L’età adulta è contraddistinta da una maggiore capacità di autodeterminazione, in più molto influisce il senso di abitudine e di routine che può raffreddare e intorpidire la capacità di amare.

Come mantenere integra la propria donazione totale? Come contrastare la nostra tendenza al ribasso? Penso a un grande atteggiamento di fondo, che è imbattibile nei risultati.

Amare nel sacrificio e con il sacrificio. Non è forse vero che scansiamo quello che ci dispiace? Quello che mi scoccia? Provate a cercare queste occasioni, sempre partendo da piccoli gesti.

Provate a pensare le volte che avete vissuto con amore qualcosa di costoso, quando avete amato consapevolmente nonostante sentivate rigetto e disgusto. Quelli sono i passi in avanti nella relazione, quelle sono in definitiva le due monetine che ogni giorno regalate a Gesù. In fin dei conti il vostro tutto dato per amore passa da quel “a poco a poco” dato per amore. Non sono questi per caso i “piccoli passi possibili” di cui parlava Chiara Corbella?

Papa Francesco si riferisce proprio a questo atteggiamento quando, all’inizio di Amoris Laetitia, riassume il fine di tutta l’opera: “Questa esortazione la intendo come una proposta per le famiglie cristiane che le stimoli a stimare i doni del matrimonio e della famiglia, e a mantenere un amore forte e pieno di valori quali la generosità, l’impegno, la fedeltà e la pazienza” (AL 6).

Sono certo che tutti voi, cari sposi, volete, sognate, anelate ancora oggi quell’amore grande e bello di cui parla il Papa, una vita coniugale piena fino alla fine, feconda e carica di frutti per voi e gli altri. Ecco quindi che Gesù, proprio per questo, ci ricorda con le sue parole che ogni giorno dobbiamo donarGli i nostri spiccioli di sacrificio con cui alimentiamo il nostro tesoro di amore.

E grazie sempre per provarci e riprovarci ogni giorno senza stancarvi!

ANTONIO E LUISA

Cosa dire di questo Vangelo? Voglio prendere spunto dalla prima lettura che integra quanto ha già sapientemente scritto padre Luca. C’è una vedova che non ha più nulla, nè per lei nè per il figlio. In quel momento arriva il profeta Elia che le chiede di dividere con lui anche quel poco che gli è rimasto: un po’ di farina e un po’ di olio per fare una focaccia. Lei senza lamentarsi lo fa ed in cambio ottiene che la farina e l’olio non finiranno più. Capite il senso? Io ripenso ai primi anni di matrimonio quando ho passato una pesante crisi. Sposato da poco e due figli piccoli. Ho sbarellato. Luisa non solo non mi ha mai accusato ma mi ha amato teneramente con quel niente che io le davo. Ha messo tutto. Ha messo la sua farina e il suo olio. Farina che richiama il pane, il pane spezzato, il sapersi donare, e l’olio, che ci ricorda l’unzione. Luisa in quel momento, dando tutto ciò che aveva e che io non avevo, stava rendendo sacra la nostra relazione con il suo agire e con la sua volontà di donarsi per prima e sempre. Ed io l’ho amata, l’ho ammirata e sono voluto andare alla sua stessa fonte, da Gesù. E tutto è cambiato anche per me. Grazie a Luisa che è stata capace di dare tutto senza aspettarsi nulla.

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