Qual è il segreto della tua felicità?

“La gioia, che era la piccola pubblicità esteriore del pagano, è il gigantesco segreto del cristiano.  E mentre sto per chiudere questo caotico volume apro di nuovo lo strano piccolo libro da cui proviene tutto il Cristianesimo; e di nuovo sono visitato da una specie di conferma. La Figura immensa che riempie i Vangeli si erge per questo aspetto, come per ogni altro, al di sopra di tutti i pensatori che si credettero grandi. Il Suo pathos era naturale, quasi casuale. Gli stoici, antichi e moderni, erano orgogliosi di nascondere le proprie lacrime. Egli non ha mai nascosto le Sue lacrime: le mostrava palesemente sul Suo viso aperto ad ogni sguardo sul quotidiano, come quando guardò in lontananza la Sua città nativa. 
Eppure, Egli ha nascosto qualcosa. Solenni superuomini e diplomatici imperiali sono orgogliosi di saper reprimere la propria collera. Egli non ha mai trattenuto la Sua collera. Ha scagliato i banchi del mercato giù per i gradini del Tempio e ha chiesto agli uomini come potevano pensare di sfuggire alla dannazione dell’Inferno. Eppure, Egli ha trattenuto qualcosa. Lo dico con riverenza: c’era in quella dirompente personalità un lieve tratto che dovremmo quasi chiamare timidezza. C’era qualcosa che Egli teneva nascosto a tutti gli uomini quando saliva su una montagna a pregare. C’era qualcosa che Egli copriva costantemente con un brusco silenzio o con un improvviso isolamento. C’era qualche cosa di troppo grande perché Dio lo mostrasse esteriormente a noi quando venne a camminare sulla nostra terra; ed io qualche volta ho immaginato che fosse la Sua gioia” (G. K. Chesterton, Ortodossia, 1908).

Ho voluto mettere per esteso questo famoso brano di Chesterton sulla gioia cristiana. È il tema di oggi, terza domenica dell’Avvento, siamo infatti a metà del cammino verso il Natale. La Chiesa, come mamma e maestra, ci mostra la prossimità della grande festa e desidera che il nostro cuore si riempia di gioia perché Gesù è vicino.

Gioia? Felicità? Esultanza? Giubilo? Non è proprio che di questi tempi siano tanto spontanei! Ma appunto per questo che siamo invitati a chiederci su cosa si basa la nostra gioia. Come singole persone e come coppie in questa domenica siamo sollecitati a esaminarci: qual è il segreto della nostra felicità? Cosa ci fa gioire? Cosa ci dona pace e serenità? E una volta che l’abbiamo individuato, pensiamo quanto siamo in sintonia con la gioia dell’Avvento.

Sapremmo gioire anche in mezzo alle tribolazioni? Sarebbe sradicato il nostro sorriso se il dolore bussasse alla nostra porta? Può essere che scopriamo che spesso la contentezza, o più in generale quello che ci gratifica, non ha proprio come motivazione la prossimità e vicinanza di Gesù Salvatore.

Vorrei concludere citando una parte della biografia di un grande scrittore cattolico del XX secolo, Paul Claudel, in cui racconta la sua conversione avvenuta proprio a Natale. Uno come lui che aveva poggiato la sua vita sulla scienza razionalista ed era affascinato dai versi dei cosiddetti “poeti maledetti” fece in quell’occasione un’esperienza che lo trasformò completamente:

“In un istante, il mio cuore fu toccato e io credetti. Credetti con una tale forza di adesione – con una tale elevazione di tutto il mio essere, con una così potente convinzione, con una tale certezza che a nessuna specie di dubbio lasciava spazio – che, in seguito, tutti i libri, tutti i ragionamenti, tutti i casi di una vita agitata, non hanno potuto distruggere la mia fede né, a dire il vero, toccarla” (Paul Claudel, Ma conversion, 1913).

La gioia del Natale è racchiusa nell’esperienza personale di un Dio che ti ama personalmente. Care coppie, vi auguro di poter fare anche voi tale esperienza, di toccare con mano che Gesù, lo Sposo della vostra coppia, è nato per restare sempre con voi.

ANTONIO E LUISA

Ha ragione padre Luca. Di questi tempi sembrano esserci davvero pochi motivi per cui gioire. In questa domenica di Avvento è giusto però chiedermi dove io stia riponendo la mia gioia e la mia speranza. E’ la domenica di gaudete posta al centro di un tempo di purificazione e di penitenza come è l’Avvento. E’ posta lì proprio per questo. Dove è la mia gioia? Credo che la gioia per un cristiano sia legata alla capacità di donarsi. Per uno sposo cristiano è legata al sapersi donare prima di tutto completamente al coniuge. E’ proprio così! In questi giorni frenetici ed incerti per la pandemia, la mia gioia è arrivare alla fine della giornata e poter dire di aver dato tutto. La gioia sta nel senso della nostra vita ed il senso più profondo lo troviamo nella nostra vocazione. La gioia non è nell’avere qualcosa ma nell’essere ciò che siamo: uomini e donne capaci di donarsi e di accogliersi.

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