Il vostro ordinario contiene lo Straordinario

Cari sposi,

nel mondo ispanico, il periodo che va dall’Epifania fino al Carnevale si suole chiamare colloquialmente “la cuesta de enero”, letteralmente “la salita di gennaio” per essere un tempo non facile sia economicamente, dopo le spese per tutte le feste natalizie, ma anche per il ritorno alla vita ordinaria con la sua monotonia e ripetitività.

Per voi sposi tuttavia rappresenta il momento privilegiato per mettere a frutto la grazia che il Signore incessantemente vi concede in ogni circostanza. Vorrei oggi esplicitare con voi questo concetto, che è contenuto anche nel Vangelo.

Vediamo, dopo essere stato battezzato, come abbiamo celebrato liturgicamente domenica scorsa, oggi Gesù inizia ufficialmente il suo ministero, la sua missione pubblica. Come lo fa?

Dopo il segno avvenuto a Cana, Gesù diventa improvvisamente famoso ed esce, a furor di popolo, dal suo “forzato” anonimato durato fino ai 30 anni. “Ecco quello che ha cambiato l’acqua in vino”, forse avranno mormorato alcuni, vedendolo entrare nella piccola sinagoga, coperto con il Tallit e i Tefillin.

Gesù compie il rito di leggere la Torah. È interessante che quel sabato Lui non abbia letto la lettura prevista, perché il testo dice che “aprì il rotolo e trovò”. Questo “trovare” ha il senso di “trovare quello che si cerca” e, per l’appunto, è tale il significato del verbo greco εὗρεν – εὑρίσκω.

Come se non bastasse, Gesù omette la seconda parte di questo versetto per poi concludere la lettura prima del previsto e passando subito all’esortazione che si poteva pronunciare in quel contesto. Rilevante anche il modo in cui lo fa: “riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette”. Il ‘sedere’ (κάθημαι) è la posizione del maestro, la posizione di colui che parla con autorità, da cui proviene la parola “cattedra”.

Ve lo immaginate che accadrebbe se, nelle nostre Messe, un lettore cambiasse la lettura corrispondente? Ma se Gesù lo fa è perché ha autorità e sa cosa vuol dire. “Oggi si è compiuta questa Scrittura”.

Gesù ha appena detto che quelle parole, molto forti ed esplicite, in quanto le azioni del Messia per eccellenza, si stavano compiendo davanti a loro.

Al di là del fatto dell’autoproclamazione di essere il Messia, è rilevante il fatto che la Parola si è attuata, in un certo modo, la Parola si è fatta carne in Gesù. Perciò è oggi la Domenica della Parola, perché si vede chiaramente come in Cristo veramente questa Parola diventi realtà.

Dove pronuncia questo annuncio Gesù? Perché non lo ha fatto a Gerusalemme, la città più importante? Perché non l’ha fatto direttamente a Cana, luogo del primo segno? Perché ha scelto un posto così piccolo? Perché era il luogo della sua vita ordinaria. È nell’ordinario che la Parola diventa Carne.

È nel tran tran, nella monotonia dei giorni che passano dove si svela il Mistero nuziale, la Presenza di Gesù. Ecco perché si sono meravigliati i suoi compaesani! Ma è mai possibile che proprio qui avvengano certe cose? Sarà mai possibile che il Signore abiti nella nostra relazione, in casa nostra, con tutti i nostri problemi?

È nella vostra ordinarietà che Gesù vuole stare; ed è da lì che farà miracoli, dal vostro amore, abitato da Lui, che Gesù, tramite voi, ancora oggi potrà sfamare le povertà di amore, che potrà liberare i prigionieri dell’egoismo e narcisismo mortali, che aprirà gli occhi a chi non crede più all’amore vero.

Questa parola che oggi Gesù legge a Nazareth, la sta leggendo in casa vostra, in cucina o in salotto o in camera da letto, e vi sta dicendo che si è compiuta in voi. Da che parte volete stare? Da quella di Gesù o dalla parte dei nazareni che, increduli, si scandalizzano? Buon cammino ordinario, buona “cuesta de enero”, in compagnia della Parola Viva, Gesù, che si è fatta carne nel vostro matrimonio.

ANTONIO E LUISA

La canzone di Billy Joel This is the time ad un certo punto dice: Mi hai dato il meglio di te, ora ho bisogno del resto di te. Questa strofa la usiamo sempre quando ci capita di parlare agli sposi! Perchè è estremamente vera. Il matrimonio non si gioca nei momenti speciali, nelle vacanze, nei pellegrinaggi, nelle cene, ne i momenti in cui tutto è perfetto. Quei momenti sono importanti e facciamone tesoro, ma poi abbiamo bisogno di costruire la nostra relazione nella vita di tutti i giorni, nello stress del lavoro, nelle sarate in cui i nostri figli urlano e fanno casino, insomma in mezzo al delirio della nostra vita ordinaria.

Il matrimonio non ci chiede di fare cose straordinarie, ma di vivere con sempre più amore l’ordinario in modo che l’ordinario sia riempito della presenza di Dio. Anche nell’ordinario è poi possibile trovare momenti di straordinaria bellezza, momenti che diventano nutrimento per la persona e per la coppia. Ridevo con Luisa pensando come tanti desiderino viaggi esotici per evadere. A noi basta un caffè insieme e da soli, seduti ad un tavolino del bar, per sentirci in paradiso. 

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