Ho avuto sete e mi avete dato da bere

Nell’articolo di ieri abbiamo visto come siamo affamati di amore ma di quello vero. Siamo affamati di gratuità perchè nella gratuità facciamo l’esperienza di essere accolti ed amati per chi siamo e non per quello che facciamo o diamo all’altro. D’altrolde il per sempre della promessa matrimoniale è proprio questo: scelgo di amare te senza aspettarmi nulla da te tanto che prometto di farlo tutta la mia vita, quando sarà facile e quando non lo sarà. Oggi vi parlerò della nostra sete. Di cosa abbiamo sete?

Abbiamo sete di senso. Io, non so voi, da ragazzo avevo un grandissimo peso nel cuore. Era il vuoto del senso. Dov’era il mio posto nel mondo? Che senso aveva la mia vita? Non mi mancava nulla. A ventidue anni avevo un lavoro, degli amici, la salute e anche la giovinezza eppure non ero felice. Ero tormentato, a volte agitato, alcune addirittura disperato. Non vedevo l’ora di uscire con gli amici per “divertirmi” e per bere in compagnia. In un inutile susseguirsi di giorni più o meno piacevoli.

Oggi, venticinque anni dopo, ho una vita completamente diversa. Sono sposato e padre di 4 ragazzi. Apparentemente ho rinunciato a moltissimo. Non mi piace però la parola rinuncia accostata al matrimonio. Preferisco scelta. Il matrimonio è sempre una scelta e mai una rinuncia. Se per voi il matrimonio è rinuncia c’è forse qualcosa da cambiare, forse la prospettiva con cui lo guardate e lo vivete. Sento spesso i miei amici, ancora scapoli convinti, affermare che non si sposeranno mai. Non credono di poter rinunciare alla libertà, alle uscite, ai viaggi, ai divertimenti, al tempo libero, ai soldi. Rinunciare a tante cose. Troppe per loro. Io da sposato la vedo diversamente. Non ho rinunciato a nulla. Ho semplicemente scelto la parte migliore. Non ho rinunciato al tempo libero. Ho utilizzato quel tempo per la mia famiglia, per amare, per servire, per dialogare, per sentirmi parte di un progetto più grande, per vedere il mio amore con Luisa prendere forma e carne nei nostri figli. Non ho rinunciato a nulla, ho solo scelto il meglio. Ho rinunciato ad avere più soldi da spendere per me stesso. Una famiglia numerosa costa. Ma è davvero una rinuncia? Quando torno a casa e trovo mia moglie che mi aspetta e mi abbraccia, trovo i miei ragazzi e la mia principessina che mi sorride, farei cambio con qualche milione di euro? No! Nulla vale più di questo. Non ho rinunciato a nulla. Ho preso il meglio.

Ecco il matrimonio aiuta noi sposi a trovare il senso e a dissetarci. Ci disseta perchè ci permette di essere fecondi. Luisa ed io siamo fecondi non perchè abbiamo avuto quattro figli, ma perchè abbiamo imparato a farci dono l’uno per l’altra e nel dono d’amore si trova anche il senso della vita. Una vita trova senso quando si impara a donarla. Chi cercherà di salvare la propria vita, la perderà; ma chi la perderà, la manterrà viva. (Lc 17, 33)

Il matrimonio non ci rende felici solo perchè possiamo soddisfare tutti i nostri bisogni affettivi e sessuali. No! Certo ci fa piacere ricevere attenzioni e sentirci al centro dell’amore dell’altro. Questo però non è ciò che ci rende davvero felici. Io sono felice quando riesco a rendere felice Luisa, quando mi dono a lei, quando sono capace di sacrificio per lei. La promessa matrimoniale che ho fatto a Luisa di amarla ed onorarla ogni giorno della vita diventa la promessa di Dio di farmi trovare la felicità. Che non è la gioia ebete e superficiale di certe caricature di cristiani, ma è la pace che viene dalla pienezza di vita e di senso che si riesce a sperimentare. Nonostante i miei limiti e i miei peccati che ancora ci sono, ma la direzione ce l’ho ben chiara. A volte riesco altre meno. Per questo esiste il perdono e la misericordia.

Più ci si riesce a donare e più la vita sarà carica di senso e di pace. Tanti santi ne sono un esempio. Anche nella tribolazione non hanno mai perso la pace. Ed è così che anche la persona abbandonata dal coniuge, se entra in questa dinamica di sacrificio e dono gratuito, può riuscire a vivere la sua situazione in una pace e in un senso che molte coppie di sposi non riescono a trovare in una vita trascorsa insieme. Non ci si sposa perchè l’altro ci renda felici. E’ un’illusione che possa riuscirci. Anche solo perchè è mortale e ci sarà sempre la paura di perderlo. Ci si deve sposare per rendere felice l’altro e se riusciamo in questo cambio di mentalità, troveremo anche noi la nostra felicità. Quella vera. Mi rendo conto che il mondo porta da tutt’altra parte. Siamo educati a dare valore alla relazione in base a quanto riceviamo e a quanto ci soddisfa. Il centro siamo sempre noi. Questo non porta felicità. Rende le relazioni solo sempre più precarie. Pensateci un secondo. Proprio nel nostro tempo in cui le relazioni non sono mai state così libere dal giudizio sociale e da vincoli religiosi e civili, proprio in questo periodo ci sono tantissime persone che soffrono per quelle relazioni e necessitano di cura psicologica. Non c’è mai stata così tanta fragilità.

Il senso è quindi nel dono e il matrimonio è un’occasione per vivere il dono di sè e l’accoglienza dell’altro in modo totale. Senza risparmio. Per questo possiamo dissetare quella sete che sentiamo nel cuore. Per questo è una vocazione che ci può condurre a Gesù e ci permette di vivere da re e regine la nostra vita.

Antonio e Luisa

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