Non approfittarne!

Nella prima lettura della Messa di Domenica scorsa c’è una frase che vi riportiamo:

Dal primo libro di Samuèle (1Sam 26,2.7-9.12-13.22-23)  […]“Non ucciderlo! Chi mai ha messo la mano sul consacrato del Signore ed è rimasto impunito?” […]

Utilizziamo solo questa frase ma dobbiamo contestualizzarla : praticamente Saul va a cercare Davide con tremila soldati per farlo fuori affinché non diventi re al posto suo, ma Davide sfugge all’agguato, di notte scende nell’accampamento di Saul, ed ha l’occasione di ucciderlo senza che nessuno se ne accorga poiché tutti i soldati dormono beati. Davide però non compie l’omicidio ed esclama al suo braccio destro Abisài la frase sopra riportata.

Apparentemente sembra un’episodio tanto lontano nel tempo e nella cultura da non dirci niente, eppure basta fermarsi un momento e metterci nei panni dei protagonisti; Il Signore aveva rigettato Saul come re, a causa di un atto di mancanza di fede (leggi qui), ed al suo posto aveva scelto Davide. Un boccone troppo amaro per Saul il quale cerca vendetta, forse mosso anche dall’invidia (come Caino a suo tempo). Davide ha quindi tutte le ragioni per sbarazzarsi di Saul, per dargli una bella lezione, per far valere la preferenza di Dio nei suoi confronti, gli sarebbe bastato infilzarlo nel sonno e, senza grossi spargimenti di sangue innocente, avrebbe chiuso la questione, avrebbe regolato i conti, ma… c’è un ma… Davide non muove un dito contro il consacrato del Signore… ma Saul non era stato rigettato come re? Sì, ma non viene sconsacrato da Dio, perché? Perché Dio non agisce come noi, Egli non ritratta i suoi doni, le sue scelte, Egli è fedele alle proprie scelte… quindi se lo aveva consacrato, tale resta fino alla morte.

Ecco il primo insegnamento per noi sposi. Non sono sufficienti i nostri sbagli, le nostre fragilità, i nostri errori, i nostri peccati per farci sconsacrare da Dio. Se siamo sposi nel sacramento, lo siamo fino alla morte di uno dei due, anche se l’altro si comporta come Saul che volta le spalle a Dio, alla sua promessa e alla sua volontà nel vivere la propria vocazione… nonostante tutto ciò Dio non ritratta la parola data e lo lascia consacrato… similmente noi possiamo combinare un sacco di guai ma restiamo sposi l’uno dell’altra fino alla morte, è un vincolo che nemmeno Dio può scogliere… per fortuna Egli non ci ripaga secondo le nostre opere!

Continuiamo però l’approfondimento di questa frase perentoria della Parola di Dio pronunciata da Davide, poiché essa ha da ammonirci anche nel suo significato più prossimo, ossia è un invito a non uccidere il consacrato di Dio. Purtroppo assistiamo quotidianamente sui social media ad assalti più o meno velati a vari consacrati del Signore… questo prelato piuttosto che quell’altro ha detto o fatto questo con tanto di foto ad immortalarne il pubblico ludibrio, il pubblico scandalo… Davide aveva avuto questa opportunità eppure non ha alzato la mano sul consacrato del Signore, e quanti di noi invece uccidono i consacrati del Signore in vari modi? Non vogliamo essere sentimentaloni ma vogliamo ricordare che il Catechismo ci ha insegnato, riprendendo una frase della Parola di Dio, che “la lingua uccide più della spada”… l’uccisione fisica è solo uno dei tanti modi con cui uccidere una persona. I consacrati del Signore che sbagliano alla guisa di Saul possono essere quelli che vivono lontani da noi, ma può essere il nostro parroco o il nostro vescovo, non ha importanza questo, ma non dobbiamo ucciderli… sarebbe come dire a Dio che si è sbagliato sul loro conto (oltre ad essere un’ulteriore ferita alla comunione e spesso una mancanza di carità fraterna).

E’ possibile che Dio si sbagli? Ovviamente no. Dobbiamo sempre tener presente che abbiamo un Dio che sa trarre bene anche dal male… un esempio? Che male c’è peggiore del deicidio, cioè dell’uccidere Dio fattosi uomo in Cristo Gesù di Nazareth? Eppure da questo grande male Dio ha saputo trarre il più grande Bene: la Redenzione.

Cari sposi, nella nostra relazione impariamo ogni giorno che “si prendono più mosche con un cucchiaino di miele che con un barile di aceto“… se questo vale all’interno del nostro matrimonio è nostro compito trasportarlo con l’esempio al di fuori delle nostre mura domestiche… dobbiamo amare i nostri sacerdoti e vescovi anche e soprattutto quando sbagliano perché sono i consacrati di Dio… così come abbiamo imparato a nascondere agli altri i difetti del nostro amato/a per non ferirlo/a e mancare a lui/lei di rispetto , così dobbiamo fare anche con i consacrati di Dio.

Coraggio sposi, anche questo è un frutto di fecondità del nostro amore !

Giorgio e Valentina.

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