Il figlio è frutto dell’amore. Non è un bisogno d’amore.

Lo so! Siamo in mezzo ad una guerra che potrebbe trasformarsi in qualcosa di ancora più terribile, e se non bastasse stiamo uscendo malconci da due anni di emergenza Covid, eppure c’è una notizia che è rimbalzata su tutti i principali media e ci ha distratto per un giorno dalla cupezza del presente. Una bella notizia per molti. E’ davvero così? Tiziano Ferro ed il suo compagno Victor hanno dichiarato al mondo social di essere diventati papà di due bambini, rispettivamente di quattro e di nove mesi. Nel messaggio l’artista si definisce l’uomo più felice del mondo.

Ferro non racconta però la modalità che gli ha permesso di diventare papà. Non la racconta di proposito. Sicuramente non è avvenuta in modo naturale, su questo non ci possono essere dubbi. E’ facile credere che abbia deciso di ricorrere all’utero in affitto. Ora non mi interessa commentare la notizia in sè, non mi interessa neanche proporre una riflessione che si concentri solo sulle coppie omosessuali. Vorrei parlare di ciò che credo di conoscere un po’ di più: il desiderio di diventare padre.

Il figlio è un diritto? Una coppia che non può generare non può dirsi piena e felice? Sono domande che non riguardano naturalmente solo le coppie omosessuali, che sono sterili sempre proprio per come sono costituite. Chi decide di vivere una relazione omosessuale sa che quella relazione sarà indubbiamente sterile. Il “diritto” del figlio riguarda anche tantissime coppie etero, che magari scoprono solo strada facendo di non essere in grado di generare vita biologica. Per tanti motivi. Qui nessuno vuole condannare nessuno. Il desiderio di fecondità di Tiziano Ferro è normalissimo. Come lo è per tante altre coppie etero o omo. Ciò dimostra soltanto il desiderio ontologico dell’uomo di amare e di essere amato. Non c’è nulla di sbagliato in quel desiderio. Allora perchè non va bene ciò che ha fatto?

Personalmente credo che, quando un desiderio diventa diritto, smette di essere una spinta positiva nella nostra vita e diventa un freno. Quel bambino, che Tiziano ha voluto a tutti i costi, non è più frutto dell’amore, ma diviene idolo. Non dona vita ma ce la chiede. Cosa intendo dire? Quando il nostro desiderio diventa un assoluto, diventa cioè un bisogno la cui soddisfazione è determinante per sentirci felici, significa che stiamo riponendo il senso della nostra vita non più nell’amore, ma nell’egoismo. Non più nel dono di noi stessi ma nel prendere dall’altro. Non importa ciò che sentiamo, le emozioni e i sentimenti, che probabilmente sono sinceramente belli. Sincerità non è però sempre verità. Io posso essere sincero e pensare di fare la cosa giusta e sto invece facendo il male. Non fraintendete. Quel figlio non ha colpa, resta una meraviglia ed è infinitamente amato da Dio. Ciò che non va è la motivazione che spinge un uomo e una donna a diventare genitori. Ciò che non funziona non è nel risultato ma in quello che c’è nel cuore. I figli non sono un diritto che ci è dovuto per colmare i vuoti del nostro cuore. Se così fosse metteremmo sui figli un peso enorme. Dovrebbero essere sempre all’altezza del compito. Senza contare che i figli non ci appartengono e dopo una ventina d’anni ci lasceranno per vivere la propria vita.

Nulla di tutto questo. Cosa sono i figli allora? Sono un dono. Un dono immeritato. Per questo ci sono dati all’interno di una relazione d’amore. Per questo un bambino ha bisogno di un papà e di una mamma. Un bambino ha bisogno di un papà e di una mamma che gli vogliono bene e che si vogliono bene. Se ci pensate bene noi sposi, almeno dovremmo avere questo atteggiamento, generiamo nuova vita per amore. Il nostro amore è così grande che non riusciamo a trattenerlo all’interno della coppia e vogliamo condividerlo e donarlo a una nuova creatura frutto della nostra unione. Questa, almeno,  è la logica di Dio  a cui noi dovremmo aderire per vivere ecologicamente e in modo pienamente umano. Il peccato e l’egoismo ci hanno allontanato da questa comunione con Dio e sta a noi impegnarci per recuperarla.

Capite la differenza. Una coppia di sposi che si ama davvero, cioè che è capace di donarsi in tutto quello che è, piena dell’amore che vive in sè, avverte la spinta a donare quell’amore tanto grande di cui fa esperienza all’esterno. Per questo può essere feconda in mille modi e non solo generando un figlio. Diverso è chi sente il bisogno di un figlio per essere felice. In quel caso forse dovrebbe rivedere qualcosa in sè e nella sua relazione affettiva. Non si può cercare un figlio perchè sentiamo di non avere avuto abbastanza ma perchè sentiamo di avere avuto così tanto che desideriamo condividerlo.

Quello che ho scritto non vuole essere un giudizio verso nessuno. Ho voluto solo raccontare ciò che anche io, commettendo i miei errori, ho capito nella mia storia d’amore con Luisa, nel mio matrimonio che dura ormai da vent’anni e che ci ha permesso di generare 5 figli di cui 4 sono ancora con noi mentre Giò non è vissuto che pochi giorni dopo il concepimento. Figli che non abbiamo mai sentito come un diritto ma che abbiamo accolto come un dono immeritato e una responsabilità verso Dio.

Antonio e Luisa

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2 Pensieri su &Idquo;Il figlio è frutto dell’amore. Non è un bisogno d’amore.

  1. Lei scrive “E’ facile credere che abbia deciso di ricorrere all’utero in affitto.”, ma in realtà potrebbero averli adottati, magari all’estero o magari come padre single credo si possa anche in Italia a patto che all’altro la cosa stia bene… Quindi condanniamo anche chi vuole adottare un figlio perchè non può averne? Se noi cristiani (soprattutto i cattolici) la smettessimo di essere così bigotti la gente si avvicinerebbe di più al Signore…

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    • Non mi sembra di aver giudicato la persona ma l’atto in sé. Detto questo sull’adozione il giudizio morale sarebbe sicuramente diverso sempre con la certezza che affidare i bimbi a genitori etero sia sempre meglio visto che per ogni bambino ci sono 10 famiglie che hanno fatto richiesta di adottare. Non è questione di essere bigotti. Poi se vuoi pensarlo libero di farlo. Ciao

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