Accogliere non basta se non cambia la tua vita.

Oggi vorrei tornare su una piccola polemica che mi ha visto coinvolto con don Marco Pozza. Sì voglio fare nomi e cognomi perchè alla fine non c’è nulla di cui vergognarsi. Don Marco è una persona bella e si occupa di atività non facili come l’accompagnamento dei carcerati. Attività importanti. Quindi don Marco ha tutta la mia stima. In questo caso però, a mio avviso, ha sbagliato. Un errore comune a tanti credenti. Credo che don Marco rappresenti un numero sempre più consistente di persone all’interno della Chiesa. Non a caso ho letto ultimamente della partecipazione degli scout al gaypride. Hanno partecipato perchè si sono sentiti di farlo proprio in quanto cristiani. Così hanno risposto alle critiche i responsabili. Questa mia riflessione non vuole quindi essere un attacco a qualcuno ma una serie di punti che vorrei analizzare. Partiamo dall’inizio. Cosa è successo? Don Marco ha postato degli auguri per l’unione civile di Alberto Matano (giornalista e volto televisivo) con il compagno Riccardo Mannino. Lo ha fatto definendo quell’unione matrimonio. Questa esternazione ha creato scalpore e la solita ed immediata divisione in due schieramenti contrapposti. Da una parte gli entusiasti contenti dell’apertura mentale del prete che è stato capace di vedere l’amore tra due persone senza regole preconfezionate e limitanti e chi, come me, ha colto la gravità della dichiarazione. In una frase ha distrutto la morale e la teologia cristiana sul matrimonio e sull’amore.

Inutile nasconderlo. Questi due schieramenti ci sono da tempo e da tempo si fronteggiano all’interno della nostra Chiesa. Non è questione di poco conto. Ora mi permetto alcune considerazioni. Siete liberi di commentarle anche criticarle dicendo la vostra.

NON SI CONDANNA MAI LA PERSONA. Una delle critiche che maggiormente ricevo quando affronto questi temi è la presunta mancanza di misericordia. Vengo accusato di mettermi al di sopra degli altri e di giudicare situazioni che io non vivo e sofferenze che non conosco. Sono d’accordo su tutto. Io non sono meglio di Alberto o Riccardo. Io non li conosco e avranno sicuramente come tutti noi dei pregi e dei difetti. Conosco però bene i miei limiti, i miei peccati e i miei sbagli. Questo mi permette di non sentirmi meglio di loro. Appunto per questo mi identifico con loro e mi chiedo: cosa vorrei per la mia vita? Qualcuno che mi desse ragione o qualcuno che mi amasse nella verità? E qui arriviamo alla seconda riflessione. Cosa significa accogliere?

ACCOGLIERE NON BASTA SE NON CAMBIA LA TUA VITA. Avevo già scritto in passato proprio di questo tema e riprendo la stessa riflessione perchè è sempre più attuale. Papa Francesco, nel suo ospedale da campo, nella sua Chiesa della misericordia, ci ha fatto intendere che è importante che al centro della pastorale e dell’accompagnamento venga messa la persona concreta, con la sua storia, i suoi problemi, le sue ferite e i suoi errori, per condurla alla pienezza. Questo è meraviglioso. Fare in modo che l’accoglienza sia solo l’inizio di un cammino che conduce alla pienezza della vita. Un cammino difficile e di discernimento dove la Chiesa non impone nulla, ma aiuta ogni persona a scegliere la cosa giusta, la via stretta. Purtroppo accanto al Papa non vedo sempre un clero e una pastorale preparati alla sfida che il Pontefice ha lanciato ai suoi preti e a noi tutti. Vedo la misericordia che si ferma alla semplice accoglienza. Spesso perchè non c’è più la capacità di accompagnare. Soprattutto per quanto riguarda il sesto comandamento. Si parla di amore in modo spirituale come se il corpo non c’entrasse. Come se atti, atteggiamenti e comportamenti non fossero decisivi nel vivere in modo autentico o falso l’amore.  Il sesto comandamento, quello più dimenticato e quasi irriso è stato nella pratica abolito. Ed ecco che rapporti prematrimoniali, uso di anticoncezionali, adulterio, seconde nozze, rapporti omosessuali vengono sempre più accolti nella Chiesa come se fossero espressioni d’amore e non di fragilità e peccato, come se nella Chiesa dovesse essere accolto il peccato oltre che il peccatore. E’ come se la Chiesa dicesse a quelle persone, ad ognuno di noi, tu sei il tuo peccato, per accogliere te devo accettare anche ciò che di sbagliato stai commettendo. Un po’ di tempo fa in un’omelia, un sacerdote, persona di fede e a cui voglio bene, ha affermato che la Chiesa non può lasciare indietro nessuno. E’ come se lui, durante una gita in montagna, non si fermasse con quelli che non riescono ad arrivare alla vetta. Avrei voluto dirgli che non basta fermarsi con quelle persone, accoglierle nel loro limite, nel loro peccato, nella loro fragilità e con tutte le loro ferite. Questo va bene, ma non basta. La misericordia è altro, la misericordia è dire a quella persona che Dio gli ha dato tutto per arrivare alla pienezza, ai duemila metri, alla vetta, e che non è meno degli altri. Significa mettersi accanto a quella persona con pazienza ed allenarle giorno per giorno fino a farla arrivare in vetta. Misericordia vuol dire iniziare un cammino insieme a quella persona perchè possa ritrovare la forza e vivere nella realizzazione la propria vita. Ecco perchè si deve dire alla persona omosessuale che Dio la ama sempre e comunque, ma solo nella castità sarà felice e potrà vivere relazioni pienamente umane. Così ai fidanzati si deve avere il coraggio di dire che il rapporto sessuale è un gesto falso se vissuto fuori dal matrimonio dove non c’è un’unione indissolubile. Avere il coraggio di accogliere i divorziati risposati, ma senza ipocrisia, senza cancellare la verità del male e il dolore che è stato seminato negli anni. Una misericordia che accoglie senza chiedere nulla trasmette due messaggi.

  1. Tu sei il tuo peccato e non puoi essere meglio di così. Sinceramente io di un’accoglienza così, che sa di elemosina, non saprei cosa farne. Fortunatamente nella mia vita ho incontrato pastori che mi hanno accompagnato e mi hanno aiutato a capire che non ero stato creato per vivere in quella miseria in cui mi trovavo, ma Dio mi voleva figlio di Re.
  2. Non esiste una legge naturale. Il caos. Ognuno trova la sua verità. L’amore è tutto e niente. E’ inutile tutto il magistero e l’insegnamento della Chiesa. Noi sappiamo che non è così. La legge non è una serie di richieste astratte e frustranti ma è il nostro libretto delle istruzioni per capire il nostro cuore e diventare pienamente uomo e pienamente donna.

Vi piace una Chiesa così? E’ attraente? Certamente no. Non ti rende migliore. La Chiesa deve invece avere lo sguardo di Gesù, uno sguardo che ha colpito profondamente l’adultera, Uno sguardo che parlava e trasmetteva tutto il suo amore a quella donna. Uno sguardo che diceva: Non vedi come sei bella, come ti desidero. Tu sei molto di più di quello che stai facendo, tu sei una meraviglia. Sono pronto a dare la mia vita per te perchè tu possa ritrovare la tua umanità e vivere nella pienezza per cui sei stata creata. Io lo so che è così. Io conosco quello sguardo. Uno sguardo che ho trovato in padre Raimondo Bardelli e che mi ha dato la forza di cambiare la mia vita. Uno sguardo che trovo ogni giorno nella mia sposa che mi da la forza perseverare e di non tornare indietro.

Antonio e Luisa

2 Pensieri su &Idquo;Accogliere non basta se non cambia la tua vita.

  1. Cari Antonio e Luisa .. grazie! Lodiamo insieme il Signore per questo dono grande che avete di parlare chiaro, semplice e comprensibile ma senza sconti. Avete declinato perfettamente “Carità nella Verità …” il politically correct lasciamolo al mondo … noi vogliamo camminare verso la santità, insieme a tutti i nostri fratelli.

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